di Massimo Fini
La leader della Cdu tedesca, Angela Merkel, ha inviato una lettera al presidente dell’Unione Europea, Barroso, e ai premier conservatori perché facciano causa comune per impedire l’ingresso della Turchia nell’Ue. Il no dei conservatori tedeschi non è dovuto tanto a ragioni di principio, perché il rispetto dei ‘diritti umani’ in Turchia è, per usar un eufemismo, dubbio (la minoranza curda, cinque milioni di persone, vi è oppressa da decenni con metodi non molto diversi da quelli di Saddam), ma dal timore di una islamizzazione della Germania dove i turchi sono già tre milioni. Ma non è tutto.
Ciò che molti uomini politici tedeschi temono più che la penetrazione turca è quella americana. La Turchia, grande portaerei naturale, è infatti il vero alleato degli Stati Uniti nella regione, che agli occhi americani vale più di tutta l’Ue messa insieme. Gli interventi militari americani in Bosnia e in Kosovo sono stati fatti per creare un cuneo di musulmanesimo non integralista nel cuore dei Balcani, cioé dell’Europa, a pro della Turchia. Che poi gli europei abbiano appoggiato queste guerre contro i serbi, cioé contro l’Europa e la sua componente cristiano-ortodossa è da mettere in conto solo alla loro stolidità.
Ma una Turchia, già potentemente rafforzata nei Balcani, che diventi anche membro a tutti gli effetti della Ue sarebbe, oltre che un pericolo in sè (‘mamma li turchi’), la rappresentante permanente degli interessi americani nel Vecchio Continente e ciò bloccherebbe in modo definitivo quel processo di autonomizzazione, politica e militare, dell’Europa dagli Stati Uniti che è la ragione più profonda dell’unità europea. Perché se l’Europa deve essere solo quella dell’euro, che già ci è costata e ci costa tanti sacrifici economici, possiamo tranquillamente farne a meno
Massimo Fini
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19.09.04




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