Cristiani nel ghetto? No, grazie
di Redazione/ 22/09/2004
Il confronto sulla fecondazione assistita ripropone il pregiudizio
ideologico come arma per screditare la tesi opposta alla propria. La
nostra risposta a tutti coloro che vogliono i cattolici chiusi in un
ghetto.
Discutere civilmente è una virtù, confrontarsi un'impresa impegnativa,
rispettarsi un compito che richiede costanza. Molto più semplice,
liquidare la posizione altrui, irriderla, sminuirla, denigrarla. Negli
ultimi giorni, il nostro portale è al centro di una campagna a sostegno
della legge sulla fecondazione assistita, un tema che ci sta
a cuore per le sue implicazioni etiche e per la delicatezza delle
problematiche che fa emergere. Abbiamo cercato con scrupolo e senno di
causa di offrire un punto di vista chiaro, documentato, evitando
arroccamenti ideologici e aprioristici e chiarendo fino in fondo la
nostra posizione.
Risultato? Alcuni apprezzamenti, qualche disappunto civile e altre
osservazioni decisamente più pesanti. Chi ci dice di vergognarci, chi
allude al nostro cervello limitato, chi invita a pensare ad altro. La
critica è il sale della democrazia, ma nel nostro piccolo sperimentiamo
ancora una volta che il tentativo di rinchiudere il punto di vista
cristiano in un ghetto è un esercizio sempre più diffuso. Non c'è
storia; nonostante la difesa dei grandi principi di pluralismo e del
diritto di ognuno ad esprimere quanto pensa, la pregiudiziale
anticristiana è intatta. La posizione di chi difende la legge ed è
contrario al referendum di abrogazione non viene discussa nel merito, ma
messa da parte con definizioni inappellabili. Del resto, che senso
avrebbe discutere con dei talebani, dei retrogradi, dei bigotti fuori
dal tempo? Verrebbe da dire che chi si comporta così dimostri debolezza
intellettuale; in realtà, denota una grande furbizia perché non esiste
strumento migliore per mettere in cattiva luce il proprio avversario,
che delegittimarlo. Se un'idea passa come astrusa e inconsistente, non
si pone il problema di discuterla. Sic et simpliciter.
Quello dei cattolici diventa così un marchio di infamia intellettuale,
come se un credente passasse le sue giornate tra le nuvole, senza
immergersi nella realtà, fosse inebriato dal fumo delle candele e
dall'odore dell'incenso, un sadico nell'opporsi a nuove possibilità di
cura, e ancor più un cinico nel condannare le coppie alla sterilità.
Peccato che non siano in gioco idee preconcette né spiriti da crociata,
ma una discussione serena di principi e temi su cui ognuno dovrebbe dire
la sua, con assoluta onestà e rispetto. Un obiettivo difficilmente
raggiungibile se mancherà il coraggio di mettere da parte schemi e
classificazioni mentali e tornare a confrontarci sul merito delle
questioni. Non serve essere un cattolico per chiedersi quale prezzo la
nostra civiltà debba pagare di fronte alle nuove sfide della bioetica.
Intanto, ci sia concessa una nota ai cosiddetti laici: da oggi il ghetto
rimane vuoto. Per sempre.
(Tratto da http://www.korazym.org/news1.asp?Id=9261)
Speciale sulla procreazione artificiale:
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=9109




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