La condizione della donna nella società israeliana (mentre in Occidente proseguono le campagne per l¹emancipazione della donna e le _ doverose - denuncie della condizione femminile nella società musulmana, si dimentica di parlare della situazione delle donne in IsraeleŠ)
Il 57% degli israeliani giustifica la violenza contro le donne. Secondo un sondaggio sulla situazione delle donne in Israele condotto in onore della giornata internazionale della donna, il 57% degli israeliani, sia uomini che donne, pensa che almeno in qualche caso la violenza contro le donne è giustificata. Il sondaggio ha scoperto che il 34% degli uomini e delle donne, ma solo il 17% dei recenti immigrati, pensa che tale violenza non è mai giustificata. Degli uomini, il 43% pensa che ³in un piccolo numero di casi² la violenza è giustificata e il 14% pensa che in ³un grande² o ³abbastanza grande² numero di casi la violenza è giustificabile. I numeri sono rispettivamente 44% e 13% tra le donne.
Il sondaggio, condotto dalla dott.ssa Mina Zemach dal Dahaf Institute per conto del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, ha saggiato 502 persone, di cui il 54% erano donne. La ricerca ha il margine di errore del 4,5%. Il prof. Zvi Eisikovit dell¹Università di Haifa, che studia da anni il fenomeno della violenza contro le donne, pone la percentuale delle donne israeliane vittime della violenza domestica al 7-8%, con il 2% di casi di grave violenza fisica. Sempre secondo i suoi dati, solo il 10-15% delle donne che hanno subito percosse dai loro partner cerca aiuto. I risultati del sondaggio del Dahaf Institute non hanno affatto sorpreso il prof. Eisikovits, avendo egli condotto uno studio analogo che gli ha permesso di stabilire che il 30% degli uomini e il 28% delle donne pensa che la violenza può essere giustificata qualora, per esempio, la moglie dica bigie al marito o non rispetti la sua autorità. ³Gli uomini sono in una posizione che permette loro di creare le norme e alle donne non resta che adeguarvi², ha detto riguardo all¹accordo degli uni con le altre sull¹argomento. ³Questa è una società patriarcale con un grave problema nel modo di pensare e di comportarsi verso le donne². Ha aggiunto che in 15 anni di esami da lui compiuti, questi comportamenti non sono cambiati in modo significativo. ³Si parla tanto di una società che sta diventando più egualitaria - ha detto. - Ebbene, non ho nessuna prova che ciò sia vero².
(Da Terra Santa, Anno LXXX, luglio-agosto 2004)


L¹appetito vien mangiando

Esistono ben tre organizzazioni delle Nazioni Unite (la FAO, il WFP e l¹IFAD), tutte con sede a Roma, che hanno la funzione di ³combattere la fame nel mondo². Bene: che fine fanno i 4,4 miliardi di dollari (oltre 8.000 miliardi di vecchie lire) che ogni anno le Nazioni Unite versano alla maggiore di quelle tre organizzazioni, la FAO? La risposta è sconvolgente. Nel modo, la FAO ha 3.500 dipendenti. A Roma, nella sua sede centrale, 1.900. Ebbene, per pagare stipendi, benefit e rimborsi ai suoi dipendenti la FAO spende l¹87% di quei 4,4 miliardi di dollari. Solo il resto è destinato, in teoria, a combattere la fame nel mondo. Un fattorino guadagna ogni anno l¹equivalente di 40 milioni di vecchie lire nette. Ripetiamo: nette. La segretaria o un impiegato 120 milioni di vecchie lire, sempre nette. Andando in su nella gerarchia si trovano i 180-220 milioni dei dirigenti. Sempre netti, ovviamente, e oltre ai benefit. Ma cosa sono questi benefit? Eccone un campionario: stanze arredate in gran lusso, anche con oggetti d¹argento e altro materiale prezioso, negozi duty free, uffici postali e bancari riservati, agenzia viaggi a prezzi speculali, due ristoranti con veduta panoramica e a prezzi politici, corsi di yoga, corsi di canto, facilitazioni nell¹acquisto di automobili, rimorsi spese di famiglia, per la scuola dei figli, e per l¹affitto della casa, buoni pasto, benzina a 40 centesimi di euro presso il distributore interno. E cosa fanno questi strapagati dipendenti? Dedicano parte del loro tempo a interessanti attività direttamente collegate a nutrire gli affamati delle tribù centroafricane: per esempio, si dedicano a una commissione per l¹etica del cibo, a un comitato per l¹ergonomia delle postazioni di lavoro e persino a una sezione investigativa per le molestie sessuali.
(Da Il Popolo d¹Italia, n. 9, settembre 2004)


Emma Bonino: la Turchia aiuto contro il terrorismo; 82 milioni di islamici non sono un¹invasione

³La vittoria nella lotta al terrorismo passa per Ankara². Risponde così l¹europarlamentare radicale Emma Bonino ai dubbi dei commissari europei olandese e austriaco sull¹ingresso della Turchia nell¹Unione Europea: ³Solo l¹alleanza con l¹unico Paese musulmano davvero moderato può salvarci dai nichilisti di Al Qaeda². (Š) ³C¹è un forte pregiudizio sulla scarsità delle informazioni. La Commissione di cui faccio parte ha valutato l¹impatto demografico degli eventuali nuovi soci. Nel 2015 l¹Europa dei venticinque Paesi avrà 456 milioni di abitanti. Se entrassero Romania, Bulgaria e Turchia saremmo 567 milioni: la Turchia con i suoi 82 milioni rappresenterebbero appena il 14,4%. Non vedo, tutto questo allarme invasione² (Š)
(Da La Stampa del 12 settembre 2004)


Premiati al Festival del Cinema di Venezia, un film a favore dell¹aborto e ad un altro a favore dell¹eutanasia

Il Festival del Cinema di Venezia ha consegnato sabato i due premi più importanti ad un film che difende l¹aborto e ad un altro che promuove l¹eutanasia. Il Leone d¹Oro è stato infatti assegnato a Vera Drake, del regista britannico Mike Leigh, che narra la storia di una donna che nella Londra degli anni Cinquanta pratica aborti clandestini a donne poverissime e disperate. Il Premio Speciale è andato a Mar adentro, diretto dallo spagnolo Alejandro Amenábar, in cui viene raccontata la storia del tetraplegico Ramón Sampedro, al quale è stata applicata l¹eutanasia. Gli interpreti premiati sono i protagonisti dei due lungometraggi, rispettivamente Imelda Staunton e Javier Bardem. (Š) Durante la cerimonia della premiazione, Mike Leigh ha affermato che le donne dovrebbero avere la libertà di decidere se vogliono o meno avere un figlio in qualsiasi angolo del pianeta. Secondo l¹ Asociación de Víctimas del Aborto, però, il film di Leigh rischia di dare un¹impressione completamente sbagliata dell’aborto. (Š) Per la Presidentessa dell¹Associazione, Carmina García-Valdés, infatti, presentando Vera Drake come ³una persona buona, madre gentile e vicina solidale, si può trasmettere la falsa informazione per cui l¹aborto è qualcosa di positivo per la donna². Questo non è vero, ha continuato la Presidentessa, perché oggi si sa che ³ha gravi conseguenze fisiche e psicologiche, che possono includere perforazioni uterine, perdita del figlio successivo, alterazioni del desiderio sessuale, sterilità e alterazioni psichiatriche².
(Agenzia Zenit del 14 settembre 2004)


Inferno iracheno (1)

Almeno 25 persone sono rimaste uccise e circa una ventina ferite nel bombardamento delle truppe americane a Falluja. Secondo quanto riferisce il comando americano statunitense a Baghdad, l¹obiettivo dell¹attacco erano presunti ³nascondigli² utilizzati dagli estremisti legati al terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi. Un portavoce ha precisato che un edificio della guerriglia è andato distrutto e numerosi terroristi eliminati, aggiungendo che nel corso del raid non ci sono state vittime tra la popolazione. Notizia quest¹ultima smentita dal dottor Iyad Mohammed, dell¹ospedale di Falluja, che ha riferito di vittime, tra cui bambini. Ieri un generale dei marines ha pesantemente criticato sul Washington Post la tattica americana a Falluja: ³Attaccare Falluja in aprile? Un errore. E ritirarsi da Falluja, affidandone il controllo a una brigata di ex soldati iracheni guidati da un ex generale di Saddam Hussein? Un errore peggiore². Ha idee nette e chiare, il generale James T. Conway, comandante della Prima Forza di spedizione dei marines, in pratica il responsabile delle forze americane nell¹Iraq occidentale. Peccato che Conway lo mostri adesso, a cose fatte, mentre lui sta lasciando l¹Iraq, mentre Falluja resta terreno di battaglia e di morte: capitale dell¹insurrezione sannita contro la presenza americana sul territorio iracheno.
(Da La Stampa del 14 settembre 2004)


Inferno iracheno (2)

(Š) Adesso però sarà meglio rendersi conto che il governo Allawi anziché garantire la sicurezza sta perdendo il controllo delle cose; a tre mesi dal «passaggio di sovranità» l¹Iraq è ridotto a desolata landa fumigante che può essere attraversata soltanto in aereo.
La ricostruzione non si è nemmeno iniziata, la distribuzione di energia elettrica mostra falle sempre più vistose, l¹acqua è sempre più inquinata e provoca malattie, l¹economia è soltanto criminale. Questa mattina l¹autobomba di Hai-fa Street ha provocato il più alto numero di vittime mai registrato nella capitale, e in questo momento gli ospedali tentano di andare avanti con i generatori a gasolio, mentre nella morgue cittadina già traboccante di cadaveri le celle frigorifere non funzionano più. E partita una richiesta grottesca e terribile, nelle camere mortuarie c¹è bisogno di barre di ghiaccio, qualcuno può trovarne ancora sui carrettini trainati da asini di poveri venditori. Se i parenti delle vittime possono, che provvedano.
I giornali della capitale calcolano chissà come che in meno di dieci giorni il tasso di violenza, già altissimo, si è impennato ancora del 51%, l¹aereo per Amman ormai rappresenta il più caro mezzo di trasporto del mondo (600 dollari per cinquanta minuti di volo) eppure è quasi impossibile trovare posti in uscita dal Paese. Questa mattina all¹ingresso dell¹albergo ci era capitato di rivedere un contractor australiano che lavora qui già da diversi mesi, un tempo varcava limiti della cosiddetta zona protetta armato come un guerriero medievale, con calci di pistola e manici di coltellacci che spuntavano dietro la giubba antiproiettile. Adesso ha perso la baldanza, si muove in fretta, il mitragliatore sempre in pugno ma l’aria circospetta, spalle chine quasi a voler nascondere la taglia da rugbista. All¹albergo palestinese si occupa con un piccolo battaglione di gurkha della difesa del quinto e sesto pano dove stazionano cittadini americani, di quel che accade al settimo piano nella hall non gli interessa. Le istruzioni sono precise, l¹aria è cambiata, dove non arriva la polizia irachena l¹esportatore occidentale di democrazia non interviene più e se può difende sè stesso all¹interno di enclave sempre più ristrette. (Š)
Al ministero le cose non appaiono ordinate come all¹Ufficio di residenza, però in compenso non si respirano tanfi sgradevoli e il maggiore Amri, che era tenente nella vecchia polizia, ha un modo di vedere le cose decisamente pragmatico. (Š) «Abbiamo pochi uomini addestrati in gran fretta. armati solo di pistole e di fucili di piccolo calibro: oggi qualsiasi banda criminale, per non parlare di terroristi o guerriglieri, è armata meglio di noi e in uno scontro a fuoco può farci a pezzi. C¹è da considerare anche l¹elemento psicologico, se un poliziotto iracheno ha a che fare con estremisti islamici o banditi comuni agisce con tenacia ma se si trova di fronte uomini della resistenza è penalizzato perché in gran parte solidarizza con loro e li sente più vicini dell¹alleato americano». L¹«alleato», insiste il maggiore, continua a ordinare operazioni di polizia che gli iracheni svolgono a capo chino senza conoscerne lo scopo e sapendo in ogni caso che gli americani gestiranno prigionieri e indagini. Insomma, come per molte altre cose concernenti guerra e dopoguerra il «passaggio di poteri» è stato soltanto virtuale, e la virtuale faccia arcigna della nuova polizia serve a mascherare una sostanziale impotenza.
«Da quando i confini sono stati spalancati - conclude il maggiore Amri - in Iraq non sono calati non i soltanto i guerriglieri islamici o nichilisti di Al Qaeda, ma anche i trafficanti di droga e merce umana, bande di rapitori professionali, violenti di ogni genere: credo non sia mai esistita una società tenuta così a lungo in condizioni di sfacelo». Lo scarto fra proclami mediatici e di governo e realtà dei fatti si coglie in coglie in qualsiasi settore delle società, Allawi aveva promesso agli iracheni progresso e sicurezza eppure mai a nazione è apparsa così arretrata ed insicura. L¹altra mattina Al Moustamar, uno dei giornali della capitale, raccontava la storia di Saida e Hanan, sorelle di Mahmoudyah. Sono state rapite entrambe, Sayda era sposata da appena tre giorni, si sono ritrovate nello Yemen in una mandria di centotrenta giovani irachene trattate come animali e costrette a prostituirsi, in qualche modo hanno potuto contattare la famiglia e gente della tribù ha potuto salvarle, anche se poi il giovane marito di Saida l¹ha subito ripudiata e Hanan non sa più dove vivere a causa della della vergogna. (Š)
(Articolo di Giuseppe Zaccaria, da La Stampa del 15 settembre 2004)


Sepolto ad Hebron il giornalista palestinese ucciso dagli americani in Iraq

E' stato sepolto nel suo villaggio natale, presso Hebron, il giovane giornalista palestinese massacrato dagli americani in Iraq mentre filmava le immagini dell'ultimo attacco USA contro civili a Baghdad. Colpito dal fuoco, il sangue di Mazen al-Tomaisi schizzò direttamente sulla telecamera, e il 25enne reporter di al-Arabiya morì in diretta TV. La sua famiglia accusa l'esercito USA: "E' pienamente responsabile della morte di Mazen. E' stato ucciso perché gli americani non gradiscono che vi siano testimoni ai massacri che quotidianamente infliggono al popolo dell'Iraq", ha dichiarato suo fratello. Ai funerali hanno partecipato migliaia di persone.
(Da www.arabcomint.com del 15 settembre 2004)


La lobby trapiantista

Esposto alla Commissione vigilanza Rai per la violazione della par condicio da parte di Rai 3 (Trasmissione Cominciamo bene, andata in onda il 15-09-04 dalle 10.30 alle 13, conduttore Mirabella, titolo della puntata: ³Doneresti i tuoi organi?²).
Trapiantisti, trapiantati, trapiantandi, gestori del mercato istituzionale degli organi (CNT), oltre 20 persone si sono avvicendate sotto la regia di Mirabella, tutte a favore della così detta donazione e dei loro egoistici interessi. Perfino il pubblico in trasmissione che avrebbe dovuto schierarsi a favore o contro il quesito doneresti i tuoi organi? (scivolando fra le poltrone blu e rosse) era palesemente selezionato affinché rispondesse SI'. La Lega Nazionale contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente a cui due giornalisti di RAI 3 avevano telefonato nella fase preparatoria è stata volontariamente esclusa, pur avendo dato la totale disponibilità e nonostante rappresenti i non donatori e il loro diritto di opposizione riconosciuto non solo dalla legge ma anche dal diritto umano. Così si è data voce solo all'Aido e alle vaste schiere che ne traggono profitti. Trasmissione fatta di mattina con il preciso obiettivo di convincere le casalinghe che donare i figli è bello e che donare gli anziani è ancor più bello (giacché ti liberi del loro peso e prendi i loro soldi!). Si è dato così il via alla propaganda che vede gli anziani come risolutori della carenza di organi per trapianto. Alla domanda qual'è il limite d'età per donare, Costa ha risposto che non c'è limite. (Š) In quasi tre ore di trasmissione non si è trovato il tempo per dire che l'espianto avviene sotto ventilazione a cuore battente e neppure per informare i cittadini non-donatori della necessità di portare con sé una dichiarazione autografa di opposizione all'espianto di organi, al prelievo di tessuti e alla morte cerebrale, quando è noto che da anni la Lega Antipredazione diffonde la Carta-vita/dichiarazione autografa secondo legge. E' sistematica la violazione della par condicio nella televisione pubblica che sempre più è assoggettata ai poteri occulti delle lobby.
(Comunicato stampa di Nerina Negrello, Presidente della Lega Nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente del 16 settembre 2004, lega.nazionale@antipredazione.org)


Rabbini di Gerusalemme vogliono ricostruire il Sinedrio

Per la prima volta in 1500 anni in Israele si pensa di ricostruire un Sinedrio, ossia una leadership religiosa extraparlamentare con funzioni amministrative e giudiziarie. Lo rivela il sito internet del rabbino cabbalista Yitzhak Kaduri mentre la radicalizzazione degli ambienti ortodossi comincia a impensierire i servizi di sicurezza israeliani, che hanno già rafforzato la protezione attorno al premier Ariel Sharon. Il sito Kaduri.net rivela che il 2 agosto scorso il progetto del sinedrio è stato segretamente discusso a Gerusalemme da un Consiglio rabbinico composto da 90 esperti. Ieri quella congregazione si è nuovamente riunita in forma più ristretta per discutere i preparativi necessari alla proclamazione del Sinedrio, che dovrebbe avvenire il mese prossimo. Fra gli organizzatori della iniziativa vengono citati i rabbini Yishai Babed, Dov Levanoni e Zvi Idan.
(Da La Stampa del 16 settembre 2004)

Pakistan: Cristiano sequestrato e torturato, aveva denunciato la corruzione di un politico musulmano. La legge sulla blasfemia si conferma pretesto per persecuzione religiosa e vendette private
Latore _ Un politico cristiano, Yousaf Naz, residente nel nord Punjab, è stato rapito, torturato e minacciato di morte per 2 volte dopo aver denunciato per corruzione un amministratore musulmano. I fatti sono avvenuti nei mesi scorsi, ma solo di recente Yousaf si è rivolto a organizzazioni non governative per far conoscere la sua situazione. Raja Ifthikar Shahzad _ questo il nome del politico musulmano _ ha anche cercato di far incriminare Yousaf per ³blasfemia², ma non è riuscito nel suo intento perché la popolazione ha preso le difese dell¹uomo cristiano e ha smascherato le false accuse di Raja. In Pakistan vige una legge, introdotta nel 1986, che prevede l¹ergastolo per chi offende il Corano e la pena capitale per diffamazioni contro Maometto. La legge però continua ad essere utilizzata come mezzo per regolare questioni private. Di recente è stata parzialmente corretta: chi sostiene accuse di blasfemia false è punito con la morte. Anche nella nuova versione, comunque, la norma prevede la pena capitale per i diffamatori dell¹islam. Yousaf Naz è un cristiano convertito dall¹induismo e dal 1979 è impegnato in politica, prima nel consiglio comunale del suo villaggio, oggi in quello distrettuale di Pind Daadn Khan, vicino a Rawalpindi (sul confine con l¹India). Nel febbraio scorso Yousaf presenta una richiesta per i fondi economici destinati alla comunità cristiana ma mai consegnati. Si scopre che i fondi sono stati usati dal presidente della Consiglio distrettuale, il musulmano Raja, appoggiato dalla polizia locale. La notizia è resa pubblica, insieme ad altri casi di corruzione di Raja. Dopo solo 2 giorni dalla diffusione della notizia, Yousaf viene rapito da 4 uomini armati: lo picchiano e gli distruggono il negozio. Egli denuncia il fatto alla polizia locale, che però non prende alcun provvedimento. Ad aprile la stampa locale riporta in modo dettagliato i casi di corruzione di Raja e il consiglio ne condanna l¹operato, dando ragione a Yousaf. Raja _ insieme ad estremisti religiosi locali _ reagisce accusando Yousaf di blasfemia, ma non riusce a farlo incriminare perché molta gente del posto si schiera con Yousaf. Di nuovo il politico cristiano viene rapito il 26 maggio insieme a suo fratello Sakeel Shehraz: portati a 200 miglia dalla loro casa, vengono minacciati di morte alla presenza di Raja. I 2 riescono a scappare e a rifugiarsi nella città Jehlum, perdendo però tutti i propri beni. Anche in questo caso, Yousaf sporge denuncia alle autorità locali, ma senza ricevere risposta. Ong e gruppi per la difesa della libertà religiosa si sono rivolti al presidente Musharaf per chiedere l¹avvio di indagini sui fatti di Rawalpindi e per assicurare protezione a Yousaf e ai suoi familiari.
(Da AsiaNews del 21 Settembre 2004)


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