....non parlare di Darfur
L’inviato speciale dell’Onu per il Sudan, Jan Pronk, è andato a Bruxelles per chiedere all’Unione europea e alla Nato mezzi economici e logistici per far fronte alla crisi del Darfur, che continua ad aggravarsi.
L’Onu ora riconosce che quella del Sudan è la peggior crisi umanitaria del momento, ma ha deciso soltanto l’invio di tremila soldati dell’Unione africana, che non partono se l’Europa e l’America non forniscono “aerei, combustibile, automezzi e tutto l’appoggio logistico e finanziario”.
Insomma la più grande organizzazione militare del mondo dovrebbe fare da allenatore a bordo ring di un’improbabile armata africana che sembra assetata più di soldi che di gloria.
L’ineffabile Pronk ha spiegato che l’Ue “si gioca molto” in Darfur, perché gli scontri tra arabi musulmani e africani non islamici creano una situazione che può essere utilizzata come nuovo centro di destabilizzazione.
Se le cose stanno così (e forse stanno anche peggio, se si considera il milione di profughi e le decine di migliaia di vittime della pulizia etnica delle milizie sudanesi), la comunità internazionale deve prendere una decisione vera.
O intervenire sul serio, con tutte le conseguenze, o lasciar perdere.
I tremila caschi blu africani disarmati, senza un mandato preciso e comandati da non si sa chi, è meglio che se ne rimangano a casa. Altrimenti tra qualche mese servirà una nuova missione per liberarli.
La guerra di religione e i conflitti etnici, che sono lì da più di dieci anni, e senza nessun intervento occidentale, non si stroncano con gli appelli umanitari.
L’Onu, prigioniera dei pregiudizi terzomondisti alimentati da qualche potenza che si crede più furba degli altri, prima o poi dovrà prendere atto della realtà.
A quel punto potrà chiedere alla Nato di intervenire, e non solo “logisticamente”.
Ma come non l’ha fatto per il Kosovo, dove gli islamici erano le vittime, non lo fa neppure per il Darfur, dove sono i carnefici. Chiede solo un po’ di quattrini, che avrà, e che finiranno nei conti svizzeri di qualche satrapo africano, mentre il genocidio continua.
saluti




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