La cittadinanza? il 91% con le nozze
«All'Italia il record europeo dei clandestini»
Rapporto del Cnel sugli immigrati: la regione più accogliente è la Lombardia
ROMA - È la Lombardia la Regione che ha favorito maggiormente l’integrazione degli immigrati. Seguita dal Veneto e dalle grandi regioni del Centro-Nord: Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Marche. Lo ha scritto il Cnel, nel terzo rapporto sull’immigrazione stilato in collaborazione con la Caritas-Migrantes. Quattro gli indici considerati: la polarizzazione, intesa come capacità di ogni regione di attrarre gli stranieri; la diversificazione culturale; la stabilità sociale e l’inserimento lavorativo.
MAPPA - La più ambita è il Veneto, seguita da Marche e Toscana. Perde posizioni il Lazio, per la diminuita capacità di offrire posti di lavoro. Anche se è ancora la regione con il maggior numero di immigrati e anche quella con la maggiore diversificazione etnica, con ben 183 nazionalità che coesistono nel suo territorio. Seguita dalla Lombardia, con 174 nazionalità.
PERMANENZA - Il più alto grado di stabilità sociale, ovvero la permanenza degli immigrati nella stessa regione, viene raggiunto dalla Valle d’Aosta. Seguita dalle Isole, Sardegna in particolare, e dalle zone con consolidata tradizione migratoria, come Piemonte e Lombardia. Ma il livello è buono anche nelle regioni centro-settentrionali del versante adriatico: Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo.
LAVORO - In Toscana, nelle Marche e in tutto il Nord-Est, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia, oltre che in due regioni meridionali come Calabria e Sardegna, esiste un sufficiente livello di inserimento occupazionale. Che raggiunge livelli ottimali in Piemonte e Lombardia. Seguono Friuli-Venezia Giulia e, al Sud, la Basilicata, la Puglia e il Molise. Chiude questa graduatoria, con il tasso in assoluto più esiguo, l’Umbria.
CITTADINANZA - Occorrono 10 anni di ininterrotta e regolare permanenza in Italia per ottenere la cittadinanza. Cosa quasi impossibile per gli immigrati regolarizzati in genere dopo un lungo periodo di lavoro nero. Ecco perché il 91,4% delle 10.645 concessioni effettuate nel 2002 è basato sul matrimonio. Vengono accettate più domande al Sud che al Nord. In testa alla classifica ci sono il Molise, l’Abruzzo, la Basilicata e la Sardegna. Tra le ultime Veneto e Lombardia.
CRIMINALITÀ - Il rapporto ha anche studiato il fenomeno della devianza, che ha i livelli più bassi in Umbria e in Valle d’Aosta, mentre è alta in Liguria, dove il rapporto tra stranieri denunciati e soggiornanti è addirittura di 1 a 7, soprattutto tra le popolazioni di nazionalità africana.
CLANDESTINI - Ne abbiamo più che ogni altro Paese dell’Ue. Il dossier accusa la legge Bossi-Fini che «ostacola l’ingresso regolare» poiché richiede limiti di reddito molto alti e non collega domanda e offerta di lavoro. Il sistema delle quote è ritenuto «poco realistico». «Nel 2003 - si sottolinea - al dichiarato fabbisogno di oltre 220 mila lavoratori si è risposto con un decreto flussi di 79.500 permessi di lavoro di cui solo 29.500 per lavoro stabile».
CRITICHE - «La legge Bossi-Fini non si è accorta dei cambiamenti del fenomeno dell’immigrazione - ha osservato ieri don Giancarlo Perego, responsabile della Caritas italiana - né dei 300 mila bambini appartenenti a 186 culture diverse entrati nelle nostre scuole». Secondo Perego occorre «trovare soluzioni perché l’immigrazione non rischi di diventare motivo di conflittualità sociale». Per Giorgio Alessandrini, del Cnel, «serve una profonda revisione della Bossi-Fini. E’ disegnata per un’immigrazione "corta". Quella di chi arriva, lavora e va via. Il problema oggi invece è quello dell’immigrazione di lunga durata».
Virginia Piccolillo
1 ottobre 2004 - Corriere.it
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