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Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Et voilà, Confindustria ci fa già capire cosa ci aspetta!

    "Sul federalismo ho tanti dubbi"
    Montezemolo propone nuovo patto sociale
    Il presidente di Confindustria Montezemolo ha espresso dubbi sul federalismo: "Dobbiamo evitare di infilarci in qualche tunnel che ci conduca ad avere maggiori spese e minore efficienza". Montezemolo ha il "sospetto" che con il nuovo federalismo aumentino le province, il personale pubblico, i costi e il fisco per i cittadini. Intanto ha proposto ai sindacati un nuovo patto sociale che ricostruisca il sistema degli ammortizzatori sociali.

    Ci aspettano tempi durissimi.

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  2. #2
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    Intanto loro che parlano tanto di sud, ma nei fatti apropno gli stabilimenti in cina infischiandosene dei diritti civili inesistenti in quel paese
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
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    Predefinito Re: Et voilà, Confindustria ci fa già capire cosa ci aspetta!

    In origine postato da Capitan Kurlash
    "Sul federalismo ho tanti dubbi"
    Montezemolo propone nuovo patto sociale
    Il presidente di Confindustria Montezemolo ha espresso dubbi sul federalismo: "Dobbiamo evitare di infilarci in qualche tunnel che ci conduca ad avere maggiori spese e minore efficienza". Montezemolo ha il "sospetto" che con il nuovo federalismo aumentino le province, il personale pubblico, i costi e il fisco per i cittadini. Intanto ha proposto ai sindacati un nuovo patto sociale che ricostruisca il sistema degli ammortizzatori sociali.

    Ci aspettano tempi durissimi.
    Montezemolo sta recitando una parte importante all'interno del nuovo progetto politico del centro-sinistra. E, per la Lega, non è un "nemico" da poco, visto che, campando sulle vittorie di Todt e Schumacher, appare alla gente come un vincente. Credito da spendere, insomma, ne ha. E' necessario, secondo me, affrontarlo faccia a faccia, confrontarsi con lui in un dibattito televisivo in cui qualche federalista (decidete voi chi) lo metta a tacere. Questo paese ha bisogno di responsabilità fiscale diffusa, di vincolo di destinazione sui fondi, di contratti territoriali, di pluralismo territoriale e di democrazia. Qualcuno queste cose gliele deve dire di fronte ai padani tutti, non solo quelli leghisti.

  4. #4
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    Andrò controcorrente ma penso che Montezemolo abbia sostanzialmente ragione.Prima di spararmi contro,aspettate che mi spiego meglio...

    Ha ragione,se come penso,sa come vanno a finire le "riforme" in Itaglia: ovvero che essendo un falso federalismo,alcune competenze non saranno gestite ESCLUSIVAMENTE dalle regioni,ma andrà a finire che lo Stato centralista per non mollarle,duplicherà la burocrazia.

    In un Paese federale serio infatti,se si scrive nero su bianco che alcune competenze (sanità,polizia,istruzione scolastica ecc...) saranno gestite dalle regioni,lo Stato centrale,da quel momento in poi,non metterà + becco...ma essendo in Itaglia,il becco,in un modo o nell'altro,celo vorrà sempre mettere...col rischio (quasi sicuro) di moltiplicare la burocrazia e la spesa pubblica.

  5. #5
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    Ha ragione,se come penso,sa come vanno a finire le "riforme" in Itaglia: ovvero che essendo un falso federalismo,alcune competenze non saranno gestite ESCLUSIVAMENTE dalle regioni,ma andrà a finire che lo Stato centralista per non mollarle,duplicherà la burocrazia.

    Non c'è bisogno che lo stato duplichi, gli enti locali ci riescono benissimo da soli. Ma non è un motivo per fermarsi. Vedi l'articolo.

    Da "La Padania" del 6 settembre:

    Quando deve curare un paziente, un medico onesto prima formula una diagnosi precisa e corretta sulla malattia e, successivamente, prescrive la cura appropriata. Ma se il medico è disonesto e ha un interesse economico nel prescrivere un particolare tipo di farmaco od eseguire un determinato intervento chirurgico, non avrà nessuno scrupolo a formulare una diagnosi scorretta, strumentale al suo tornaconto, infischiandosene serenamente della salute del malcapitato.
    A questa seconda categoria di medici possono essere equiparati i pennivendoli che, da qualche settimana a questa parte, stanno orchestrando una vera e propria campagna di disinformazione sui presunti maggiori costi amministrativi del federalismo rispetto a quelli di uno stato centralista.
    Ma le bugie hanno le gambe corte, e questi signori non si rendono conto che sono in contraddizione con se stessi: se, infatti, sono così bravi ad analizzare e puntualizzare gli sprechi che vengono riscontrati nel governo degli enti locali, regioni in testa (vedi la denuncia degli enormi costi per consulenze legali rilevati nel bilancio della Regione Puglia), vuol dire che il federalismo funziona, in quanto consente una trasparenza nell’analisi dei costi a livello di finanza locale che il sistema centralista di Roma Ladrona, che tutto imbroglia, intorbidisce e confonde, non permette per la sua stessa natura. In altre parole: con il Federalismo si può iniziare a diagnosticare dove affonda le sue radici la mala pianta dello spreco e dell’inefficienza burocratica e clientelare della pubblica amministrazione, mentre in uno stato centralista questo è praticamente impossibile, con buona pace dei professoroni che, in malafede, vorrebbero provare il contrario, ma in realtà finiscono per darsi la zappa sui piedi da soli.
    Ma, se vogliamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo anche constatare che diagnosticare esattamente una malattia non equivale a guarirla: una buona diagnosi non è una soluzione in quanto tale, ma un momento necessario e propedeutico alla prescrizione di una cura risolutiva. In termini politici: mentre con lo stato centralista i Cittadini onesti possono solo pagare e lamentarsi senza speranza, in un sistema federalista possono finalmente ambire ad ottenere una maggiore giustizia fiscale ed una migliore efficienza amministrativa, per il semplice fatto che hanno finalmente in mano gli strumenti appropriati per effettuare un serio controllo politico e amministrativo sull’operato dei loro rappresentanti nelle istituzioni. Ma questa è un’eventualità tutt’altro che scontata, se commettiamo l’errore di illuderci che il federalismo sia un punto di arrivo e non un punto di partenza. Perché in quello che dicono i pennivendoli di cui sopra un fondo di verità c’è: infatti, se ci limiteremo a consegnare il federalismo in mano agli statalisti, otterremo come risultato quello di regalare una fabbrica di corda al boia, perché le pubbliche burocrazie non mancheranno l’occasione per tentare di volgere l’evento a loro favore, cercando di espandersi ulteriormente a livello locale e dare vita ad un centralismo regionalista che andrà a sovrapporsi a quello romano.
    Un esempio pratico del suddetto rischio è già riscontrabile in quanto sta accadendo con i nuovi statuti regionali che, tra quelli approvati e quelli in corso di elaborazione, prevedono quasi tutti un considerevole aumento del numero dei profumatamente pagati Consiglieri regionali, ovviamente a spese delle tasche dei cittadini (proprio mentre a Roma la Lega sta lottando per diminuire il numero dei parlamentari!). Tanto per fare alcuni esempi: nelle “rosse” Emilia e Toscana si è passati da 50 a 65, mentre nel “povero” Sud, sempre pronto a piangere miseria e a batter cassa, la Puglia passa da 60 a 70, l’Abruzzo e la Calabria da 40 a 50: evidentemente, quando si tratta di aumentare gli stipendi politici i soldi non mancano mai (salvo poi strillare contro i tagli dei trasferimenti del Governo agli enti locali).
    In controtendenza il Piemonte, la prima Regione ad avere adottato il nuovo Statuto (approvato in prima lettura) senza contemplare un aumento del numero dei Consiglieri regionali, nonostante che la bozza approvata dall’apposita commissione ne prevedesse il passaggio da 60 a 80 e che il provvedimento fosse appoggiato a larga maggioranza, dal Polo (Lega compresa) ai DS. Come è potuta accadere questa inversione di rotta? Innanzi tutto, buona parte della base leghista ha fatto la sua parte, denunciando il fatto e manifestando in maniera risoluta, pubblicamente ed ai vertici del Movimento piemontese, il proprio disappunto. Inoltre, come abbiamo potuto positivamente constatare, anche dalla base di altri partiti è cominciato a serpeggiare un certo malumore, che evidentemente ha finito per condizionare le rispettive dirigenze locali (ma sarebbe successa la stessa cosa se le dirigenze interessate fossero state quelle delle segreterie nazionali, nel senso italiano del termine?). In ultimo, e qui bisogna reggersi forte, risolutivo è stato l’ostruzionismo di un partito che sicuramente antistatalista non è: Rifondazione Comunista. Risultato: in Consiglio regionale e sulla stampa locale è venuto fuori un tale putiferio che persino un esponente della Margherita (altro partito che al federalismo e all’antistatalismo non vuole sicuramente bene) ha dovuto ammettere che «per aumentare i consiglieri da 60 ad 80, o anche solo a settanta, erano necessarie motivazioni alte, che non ci sono state».
    Sarà un caso che, Rifondazione o non Rifondazione, la prima regione in controtendenza sull’aumento dei Consiglieri regionali si trova proprio in Padania? Noi pensiamo di no. Nel nostro piccolo, con il sito www.padania.to.it , nelle discussioni tra la gente e con una capillare diffusione di e-mail, abbiamo fatto la nostra parte per denunciare questa ennesima fregatura che stava per essere perpetrata a danno dei Cittadini ma, certamente, non ci illudiamo di essere stati determinanti. Ma se i segnali di disapprovazione che anche gli altri partiti hanno colto al loro interno e nell’elettorato piemontese sono stati così forti da farli recedere dal provvedimento (e con Polo + DS d’accordo temevamo che ormai fosse cosa fatta), forse vuol anche dire che il lavoro di trasformazione culturale in senso antistatalista e riformista che la Lega, lentamente, ha portato avanti nel dibattito politico nel corso di tutti questi anni, ha attecchito nella testa dei Cittadini in maniera trasversale molto più di quanto possa apparire da un’analisi superficiale basata sulle dichiarate appartenenze partitiche.
    Ed è proprio questo che i nemici del cambiamento temono: che con il federalismo ed il conseguente avvicinamento delle istituzioni nei confronti dei Cittadini, le corporazioni dei politici e le loro immense schiere di cortigiani finiscano per essere messe con le spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità, e debbano prendere atto, volenti o nolenti, della reale volontà popolare, senza poter più barare grazie alle comode paludi fornite dell’ “Alta politica” del centralismo romano.
    Ma tutto questo non accade da sé: occorre vigilare e continuare a combattere, perché è solo con la partecipazione che i popoli possono tutelare se stessi . Il federalismo non è un fine, ma lo strumento ideale per contrastare inefficienze, burocrazie, sprechi. Anche se, come speriamo, riusciremo ad ottenere il federalismo o, almeno, la devoluzione, le ragioni per cui è nata la Lega Nord non per questo andranno in pensione. Contro lo statalismo, di destra e di sinistra, e per il liberismo la lotta è continua: sempre.

  6. #6
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    Intanto ha proposto ai sindacati un nuovo patto sociale che ricostruisca il sistema degli ammortizzatori sociali.

    Mai fidarsi dei figli di madre nota e di padre incerto.

 

 

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