....Zapatero
Se non lo avessero eletto legittimamente i cittadini, con l’aiuto esplosivo di chi sappiamo, il premier spagnolo Zapatero, niente di personale (è anche simpatico), dovevamo inventarlo noi del Foglio.
Nella sua figura politica, e nel suo programma “nichilista” (così lo ha definito un eccellente editoriale di Avvenire), si riassumono due dei caratteri decisivi del tempo che viviamo: la paura e l’indifferenza.
Paura della guerra, e suo esorcismo irresponsabile attraverso la fuga seguita agli attentati di Madrid;
indifferenza verso il problema dell’esistenza e della vita nel tempo della tecnica, testimoniata dall’ondata laicista che sta sommergendo la Spagna con l’ampia legislazione ultra-permissiva dagli embrioni all’aborto alle adozioni omosessuali, fino al divorzio-lampo.
Non sarebbe saggio negare a Zapatero il diritto di fare quel che fa, secondo lo statuto proprio di un giovane leader socialista, di un modernizzatore che ha formato un governo mezzo-femminista le cui foto di gruppo ricordano i film di Pedro Almodòvar, geniale creatore nella crisi occidentale.
Non sarebbe saggio negarci il diritto di criticare l’unione sacrale che si realizza nell’ispirazione del suo programma al di là delle scelte singole, tutte discutibili: rinunciamo a difendere il nostro modo di vita, questa è l’unione sacrale, perché il nostro modo di vita è indifferente, perché la vita non ha valore in sé, non è superiore al benessere, al conforto, al consumo di scienza e tecnica su larga scala.
I vecchi socialisti, come i vecchi liberali, avevano ancora un rapporto con problemi estranei alla piena realizzazione del self interest, trovavano il tempo di interrogarsi sulle basi plurali, ma solide, del concetto e della pratica della libertà individuale.
I nuovi socialisti, e i nuovi liberali, vanno invece di fretta, come i loro soldati che voltano la schiena al nemico, come i loro embrioni che devono essere usati presto e bene, come i loro fulminei divorzi nonsense, come la frettolosa educazione che intendono impartire in scuole perfettamente omologate alla religione civile del laicismo di Stato.
Gratta il pacifista o l’irenista e troverai un campione dell’eutanasia come dogma legislativo, un entusiasta della vita e della famiglia artificiali costruite nella distrazione o nel disdegno dei dubbi embrionali; gratta l’anticlericale di ritorno, lo spagnolo senza memoria storica, e troverai il politico pronto a subire l’avanzata del califfato, pur di non soffrire.
Ferrara su il Foglio
saluti




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