Iraq, la piaga dei semafori
Oltreché pertinenti, misurate e opportune, le esternazioni del presidente del Consiglio sono anche beneauguranti. Tre giorni fa, come riferisce Repubblica, il nostro premier, fierezza e orgoglio dell'Italia nel mondo ha intrattenuto la sottosegretaria alla Giustizia Iole Santelli e due sue amiche davanti a un gelato in un bar di Roma sulla situazione in Iraq, poche ore dopo la liberazione prezzolata delle Simone. Testuali parole: «Dall'Iraq non ci ritiriamo. I nostri soldati sono lì per dare quel minimo di ordine pubblico senza il quale non si può andare a elezioni regolari. Qualcuno da noi parla di un ovattato clima antiamericano, ma io non ci credo. Le elezioni regolari saranno la conseguenza di uno Stato ben funzionante. Ormai in Iraq c'è una vita regolare, ci sono le scuole eccetera. Poi, certo, ci sono le cose che non funzionano: ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano. Ogni tanto scende uno dalla macchina e si mette a dirigere il traffico».
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Parole testuali, lo ripetiamo, del presidente del Consiglio italiano nel pieno esercizio delle sue facoltà mentali, che sono quelle che sono. Parole che, per quanti sforzi di immaginazione si facciano, possono trovare due sole spiegazioni: o il Cavaliere non sta per niente bene, e andrebbe visitato da uno bravo, oppure a stilargli i rapporti di intelligence sulla situazione in Iraq sono Massimo Boldi e Christían De Sica dal set del loro prossimo film "Natale sull'Eufrate". Il caso ha voluto che, poco dopo le sue lucide esternazioni portafortuna, proprìo a Baghdad morissero ammazzate 92 persone, fra cui 34 bambini, e ne restassero ferite altre 200, in tre attentati a distanza ravvicinata.
Naturalmente lo Stratega di Arcore attribuirà il tutto all'annoso problema che da un anno e mezzo affligge Baghdad: i semafori guasti. Da tempo gli Alleati andavano domandandosi in che cosa avessero sbagliato. Ora lo sanno: si sono scordati i semafori. Non immaginavano che, come nella Palermo di Johnny Stecchino, anche nella Baghdad liberata il problema più grave è il traffico. Un paio di vigili urbani avrebbero scongiurato questa strage e le altre. Che sono poi banali incidenti d'auto. A pensarci prima, si poteva paracadutare per qualche giorno sul posto il ministro Lunardi, che ìn questi casi conosce il da farsi: fari accesi anche di giorno, autostrade e trafori a sedici corsie, patente a punti, e non se ne parli più.
Il fatto che il triplice attentato avesse di mira una colonna di soldati Usa è pura casualità. Non c'entra nulla quell'«ovattato clima antíamericano» di cui vociferano i soliti disfattisti in Italia, ma al quale la Volpe di Milanello «non crede», Ha detto proprio
così: ovattato. E, si sa, ìn certe dosi l'ovatta può fare molto male. Sempre l'altroieri, nel tran tran della «vita regolare» dell'Iraq «ben funzionante» (semafori a parte), sono stati pure sequestrati altri dieci ostaggi, fra cui due donne. Buon segno: oltre alle «scuole eccetera», s'è rimessa in moto l'economia, al traino dell'industria più fiorente del luogo: quella dei sequestri. Anche in questo cruciale settore merceologico, l'Italia ha dato il suo decisivo contributo.
Da quando s'è sparsa la voce che gli italiani pagano regolarmente (2 miliardi a botta, pare), il reddito pro capite della provincia di Baghdad è subito balzato alle stelle e si sono spalancate prospettive floridissime per sequestratori e aspiranti tali. E la famosa lotta al terrorismo all'italiana, che consìste in due mosse infallibili: pagare il pizzo ai terroristi e tenere un contingente militare barricato da mesi in una caserma di Nassiriya senza mai uscire (appena uno mette il naso fuori, glielo mozzano: il che farebbe pensare a un ovattato clima anti-italiano, ma il premier, beninteso, non ci crede). «La nostra è un'operazione brillantissima», s'è autocongratulato il Rommel della Brianza leccando il gelato dei suoi 68 anni. Poi ha aggiunto che la nomina di Barroso in Europa, ovviamente merito suo, è stata un'«opera d'arte». Quanto al seggio all'Onu, che tutti danno per perso, non è un problema: «Ho ricevuto garanzie» (sempre da Boldì e De Sica). Idem per il trapianto di capelli: «Conoscevo una signora con un fluido particolare nelle mani: volevo farmele imporre per la ricrescita, poi purtroppo non ci sono riuscito e ho messo la bandana». Infine, l'ultimo capolavoro: la conversione di Gheddafi: «Ho convinto Bush a prendere per buone le sue aperture». Se l'amico George prende per buone quelle di Berlusconi, può prendere per buone anche quelle del Colonnello. Tre bugiardi al prezzo di uno che si garantiscono a vicenda.
La sottosegretaria Santelli e le due amiche si sono molto divertite. L'opposizione, salvo eccezioni, ha assicurato che l'unità nazionale continua: di fronte a uno statista di tale levatura, del resto, non potrebbe esser altrimenti. E i principali commentatori hanno continuato a elogiare la «metamorfosi del Cavaliere», finalmente serio e posato, lontano dalle gaffes e dalle baggianate di un tempo. Resta da capire che cosa s'intenda per gaffe e per baggianata in un paese assuefatto come il nostro. Che cosa debba dire ancora questo sant'uomo per destare scandalo. Probabilmente più nulla, ha già detto tutto. Ha ragione Freccero: siamo fottuti.
Marco Travaglio




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