di Massimo Fini
Il sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, scrive che "il chador è un mezzo islamico per cercare di distruggere la nostra civiltà, il nostro progresso". Non vedo come. Non mi risulta che gli islamici vogliano imporre il chador alle donne occidentali, siamo noi che vogliamo imporre alle donne musulmane di togliersi il chador e di essere libere secondo quello che è il nostro concetto della libertà e della dignità della donna. Così come vogliamo imporre al mondo islamico la nostra mentalità, la nostra cultura, le nostre istituzioni e non a colpi di chador ma di bombe, di missili e di massacri come si vede oggi in Iraq.
I leghisti han sempre fatto un discorso - che io condivido pienamente - di difesa della propria identità e specificità, ma molti di loro non si rendono conto che la difesa della propria identità passa per il rispetto di quella altrui (che, sia detto di passata, è il grande insegnamento delle culture dell'Africa nera, finché il fanatismo islamico e cristiano insieme all'economia occidentale non l'hanno degradata e distrutta, dove non c'è mai stata una guerra di religione perché ciascuna etnia si teneva la sua senza aver la pretesa di imporla agli altri). Difendere la propria identità senza rispettare quella degli altri è l'ennesima manifestazione di sopraffazione, di violenza e di totalitarismo.
Agli albori del movimento leghista, che tutti allora osteggiavano con una chiusura mentale che mi ricorda quella, attuale, del dottor Gentilini, fui invitato a una convention culturale lumbard che aveva come tema centrale l'identità padana e dove erano presenti molti piccoli e medi imprenditori del Nord. Io mi dissi completamente d'accordo e fui subissato dagli applausi. Ma quando ricordai che c'era anche un'identità altrui da rispettare e che ciò comportava che gli imprenditori lumbard non andassero a piazzare le loro "puzzolenti fabbriche in Tunisia o in Marocco o in Sudan" fu il gelo. Insomma siamo alle solite, alle solitissime: si ha occhio solo per se stessi e si è ciechi agli altri. Sulla "faccia solare" delle nostre donne, poniamo delle veline, delle letterine e di quelle che si mettono a quattro zampe sotto un tavolo pur di esibirsi in Tv, io ho un'opinione diversa da quella del dottor Gentilini e più vicina, forse, a quella del cardinale Ratzinger e penso che, forse, le nostre donne il chador se lo dovrebbero mettere sul sedere visto che è la "faccia solare" che più amano mostrare. Ma naturalmente, in questo campo, ognuno è libero di avere le opinioni e gli atteggiamenti che vuole: le donne islamiche di coprirsi il viso e quelle italiane di mostrare il sedere.
I miei educatori sono stati innanzitutto mio padre, Benso Fini , che diresse per sedici anni "Il Corriere lombardo", un quotidiano liberale (liberale alla maniera di Luigi Einaudi e di Giovanni Malagodi e non di Silvio Berlusconi), Gian Domenico Pisapia, il padre della moderna procedura penale italiana con cui mi laureai con 110 e lode e, in giornalismo, Indro Montanelli, che mi ha sempre stimato e voluto bene, Guglielmo Zucconi e Tommaso Giglio. Ma soprattutto ad educarmi e a formarmi sono state quelle letture che - almeno così mi pare - al dottor Giancarlo Gentilini mancano.
Massimo Fini
Fonte:www.ilgazzetino.it
3.10.04
Che ne dite? Mi pare un ottimo argomento di discussione.
Sono parzialmente d'accordo con Massimo Fini. Io rispetto lo chador e il burqa. Nei paesi arabi.
E sono d'accordo con il fatto che le nostre donne lo chador se lo dovrebbero mettere sul sedere...
![]()


Rispondi Citando


