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    Predefinito Metodo Liberale: concetti chiari per un progetto confuso

    Mentre a Palazzo Marini la Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, in collaborazione con il centro studi Ppe di Sandro Fontana, radunava un parterre di personalità, espressione non solo del centrodestra, per la costruzione del nuovo Ppe in versione italiana, ovvero di «un nuovo soggetto politico liberale, popolare e riformista», quasi contemporaneamente nella Sala delle Colonne dello stesso edificio Vittorio Sgarbi ha richiamato i “veri” liberali a partecipare al Convegno “Metodo Liberale”, nel corso del quale è stata presentata l’ennesima iniziativa volta a creare un soggetto di ispirazione liberale capace di far convergere tutte quelle associazioni e movimenti liberali, che fino ad oggi hanno operato in ordine sparso sul territorio nazionale, in un unico soggetto politico, indipendente sia dal centrosinistra sia dalla Casa delle Libertà.

    Francamente l’iniziativa di Adornato lascia non poche perplessità, laddove la tradizione liberale viene collocata in un movimento popolare, coinvolgendo personaggi come Clemente Mastella, Ortensio Zecchino, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Pisanu, Claudio Scajola, Rocco Buttiglione e numerosi altri esponenti democristiani. A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa possa c’entrare il termine liberale con la storia di personaggi che liberali non lo sono mai stati. E’ evidente che si viva un periodo di grossi turbamenti politici e ideologici, ma è anche per questo motivo che abbiamo trovato molto interessante la presentazione del manifesto programmatico di Metodo Liberale, che viene, come ha ammesso lo stesso Sgarbi, dopo anni di progetti e idee puntualmente falliti. A questo punto due erano le strade percorribili: rinunciare definitivamente alla politica o far tesoro delle esperienze passate e provare concretamente a costruire un movimento liberale capace di divenire un punto di riferimento per quanti, contrapposti all’improponibile centrosinistra, non ha potuto che constatare una politica ancor più in antitesi coi valori liberali compiuta dal governo di centrodestra guidato dal leader di un partito che a quei principi ha sempre dichiarato di ispirarsi.

    Oltre a Sgarbi, catalizzatore dell’attenzione dei media, i veri organizzatori del progetto sono Raffaello Morelli, segretario politico della Federazione dei Liberali, e Michele Bortoluzzi, dei Riformatori Liberali. Quest’ultimo è stato autore di un discorso che ha riscontrato un ampio consenso da parte di una platea che annoverava numerosi parlamentari e, tra gli altri, anche Mario Segni e l’ex presidente del Senato Scognamiglio, leader di un movimento che presenta numerose affinità con quello di Sgarbi.
    Morelli ha precisato che Metodo Liberale vuole essere un confronto tra chi, proveniente da esperienze diverse, si propone di avviare la composizione dell’anima liberale in una forza politica. Si sottolinea “composizione” e non ricomposizione, perché il passato non deve assolutamente pesare sulla prospettiva di creare un punto di riferimento che da troppo tempo manca nel mondo liberale. Per questo Bortoluzzi ha ricordato che la scelta della data del convegno non è stata affatto casuale: “ci si è riuniti cercando di dare corpo e dimensione ad una presenza liberale nel giorno in cui altri che si definiscono Liberal vogliono collocare la storia e la tradizione liberale nella casa popolare”. Non si può che contestare questa scelta di quanti hanno deciso di portare la loro esperienza ed il loro bagaglio di valori in un luogo diverso da quello promesso e precisamente in un grande partito democratico cristiano europeo. La contraddizione semantica di una Fondazione Liberal che vuole proporre la nascita della Casa Italiana del Ppe, quindi dei cattolici, è clamorosa. Metodo Liberale si propone invece come il tentativo di far incontrare o rincontrare chi, pur avendo attraversato percorsi diversi negli ultimi anni, sono rimasti fedeli ad una prospettiva politica liberale, ecologista, riformatrice, portatrice di pace e di metodo nella società politica italiana.
    In un recente passato si è pensato che la prospettiva corretta per realizzare questo progetto fosse la creazione di un polo laico frutto dell’iniziativa di alcuni intellettuali dell’area liberale. Lo stesso Vittorio Sgarbi ha in più riprese percorso questa soluzione, arrivando a promuovere in un recente passato Italia Laica, ovvero la casa comune dei radicali, liberali e socialisti.

    Ma questa ipotesi va scartata perché molto probabilmente foriera di nuove contraddizioni, come quelle che sono emerse dal dibattito promosso in questi mesi dal quotidiano L’Opinione di Arturo Diaconale, alla disperata ricerca di un progetto che possa riproporre la nascita di un polo laico. Rimane solo una strada, che è si faticosa, ma sicuramente più fedele alla creazione di un movimento che possa fondare sulla chiarezza e sulla trasparenza la sua proposta costruita sui valori della tradizione liberale. Il problema oggi è ricomporre innanzitutto la componente liberale, e per questo è necessario che i socialisti stiano coi socialisti, i popolari stiano coi popolari ed i liberali coi liberali.

    La creazione di un nuovo soggetto politico impostato su queste premesse non potrà impedire, però, la realizzazione di accordi con altre forze politiche, soprattutto in ambito locale, che siano le più affini per la realizzazione del proprio disegno politico e programmatico. Così Sgarbi ha auspicato comunque accordi operativi coi socialisti di Stefania Craxi in Calabria o coi radicali in alcune regioni, per quanto sia pressoché improbabile la realizzazione di un accordo di più vasto respiro con un movimento guidato da un personaggio istrionico ed umorale come Marco Pannella.
    Eppure proprio questa prospettiva evidenzia le difficoltà di portare avanti un progetto che non ha una lucida definizione nemmeno nei suoi promotori, procedendo in modo improvvisato nella definizione delle strategie. Infatti, mentre si palesa la necessità di formare un soggetto politico capace di rappresentare un punto di riferimento, anche sul piano culturale, esclusivamente per i liberali, nel concreto si deroga tale esclusività alla necessità di raggiungere una rappresentatività significativa e per questo aperta al contatto con altre realtà laiche e riformatrici.
    E’ naturale chiedersi se con un sistema bipolare come il nostro esista lo spazio per una grande forza liberale. E che ruolo questa dovrebbe ricoprire. In poche parole, bisogna mettere i propri voti a disposizione di uno dei due poli? Ed in che termini si può pensare ad un’alleanza programmatica con chi non persegue una politica di governo improntata su principi liberali? Per queste ragioni alla fine la proposta più concreta e fattibile è parsa essere quella dell’avvocato Toma che, a prescindere dall’adesione all’una o all’altra alleanza politica e per evitare che i liberali finiscano per essere tanti generali di sé stessi (come è avvenuto nelle recenti elezioni a Milano), può essere molto più utile proporre iniziative su due o tre temi sui quali far convergere la miriade di movimenti e organizzazioni di area che condividono la medesima posizione e potendo proporsi come gruppo di pressione.
    I lavori nella casa dei liberali sono ancora in corso, le differenze operative sono molto significative ma Metodo Liberale si propone come l’occasione per risvegliare quel mondo liberale che si è disperso negli ultimi anni finendo ai margini del dibattito politico.

    •   Alt 

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    Predefinito contributi per la discussione

    Metodo Liberale: concetti chiari per un progetto confuso di Paolo Carotenuto - http://www.legnostorto.com/node.php?id=20264

    Il Manifesto programmatico di Metodo Liberale: http://www.legnostorto.com/node.php?id=20263


    Appello al "Metodo Sgarbi" di Arturo Diaconale - http://www.legnostorto.com/node.php?id=20430
    Ppe italiano: perché Berlusconi è prudente da CdL - http://www.legnostorto.com/node.php?id=20433

    Forum : http://www.legnostorto.com/node.php?id=20330

 

 

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