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  1. #11
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    Quello che mi ha colpito del'articolo è stata la frase " oggi un Gandhi non c'è" non solo in senso assoluto ma anche al fatto che viviamo in un'epoca dove la comunicazione , permessa dalle tecnologia, offre a tutti grandi possibilità di veicolare i propri pensieri, i pensieri si siano ridotti di spessore, vuoti, egoisti dai quali non esce nulla di costruttivo, in questo senso oggi non c'è un Gandhi.
    Mi sembra quindi che si stia perdendo la possibilità, grazie alla tecnologia attuale, di comunicare dei messaggi che trasmettano i veri valori, le cose importanti, quelle cose che ogni tanto la vita ti fa riassaporare. Mi sembra di essere in un mondo dove tutto e tutti girano, sempre più veloci, dove il palcoscenico è l'unica cosa importante, non importa se fatto di carta o di merda,l'importante è apparire. La tecnologia oggi deve far apparire, deve illudere ma è anche vero che la tecologia è uno strumento e chi lo governa sa fare i propri interessi fornendo in fondo quello che il popolo chiede.
    Dobbiamo essere onesti è dire che se permettiamo che questi strumenti siano utilizzati così e colpa nostra, troppo difficile assumersi la responsabilità di spegnerli ogni qualvolta non li ritenessimo utili, ma si sa che questo è un atto di responsabilità personale che ha un costo, mettersi fuori dalle righe non è sempre facile.
    Chi ha avuto il coraggio di farlo è stato ripagato, minimo dalla propria coscenza, per qualcuno anche più sonoramente, senza tornare a Gandhi penso ai primi "leghisti", erano molto fuori dalle righe, contro tutti, contro un sistema che sembrava voluto da tutti perchè tutti silenziosamente acconsentivano, ma hanno dimostrato che il loro sentire era simile a quello di altri, questo ha generato la nascita di un grande movimento , un movimento di pensiero.
    Comunque sia finito questo movimento, in molti ha lasciato un seme, a molti a insegnato delle cose, per la maggior parte è stato un ottimo circolo ricreativo e si è concluso perchè mancavano i cervelli, quei cervelli che autonomamente avrebbero costruito l'evoluzione del movimento stesso.
    Pechè? Perchè fa troppo comodo usare il cervello di altri, attaccarsi ad una maniglia senza responsabilità, che quando va male è colpa degli altri, la stessa maniglia della comunicazione oggi, dove tutti si attaccano per comodità, perchè è comodo non assumersi la responsabilità di pensare con la propria testa, con il proprio sentire è meglio allinarsi ai pensieri collettivi.
    La prossima grande rivoluzione, quella che cambierà profondamente gli uomini, sarà quella di essere padroni di se stessi, di muoversi secondo il proprio essere, e quindi di essere veramente LIBERI!



    Ciao a tutti !!!!!!!

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  2. #12
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    In origine postato da McManus
    Grazie Amazzone per aver lanciato il tema, e grazie a Shaytan per quello che ha realizzato: quel "se avesse potuto comunicare così" riferito a Hitler è stato il mio primissimo pensiero una quindicina di giorni di fa quando ho visto lo spot per la prima volta.

    Il fatto è che la tecnologia (sissignori, anche quella ritenuta "democratica" come internet che noi stiamo usando in questo momento) è da sempre al servizio di chi ha il potere, e quindi i fondi per svilupparla ed utilizzarla. Internet ricordiamo che non è tanto uno strumento di libertà di espressione quanto uno strumento di CONTROLLO della medesima. Inutile stare a spiegare il perché, dovrebbe ormai essere evidente a tutti.

    Hitler, dal suo punto di vista, aveva già capito in pieno la forza della tecnologia applicata alla comunicazione di massa. Pochissimi sanno, per esempio, che la prima realizzazione pratica di un registratore audio su nastro magnetico è stata sviluppata proprio dalla AEG, e le stazioni radiofoniche della germania nazista sono state le prime al mondo ad esserne dotate. L'applicazione principale? Trasmettere i discorsi del Fuhrer con una fedetà sonora inimmaginabile anche quando Hitler era in tutt'altre faccende affaccendato. Al punto che negli Stati Uniti (nei laboratori di proprietà di Bing Crosby, poi diventati Ampex…) si sviluppò la teconologia della registrazione su nastro magnetico da 1/4 di pollice - quella utilizzata fino a poco fa, con l'avvento del digitale - proprio partendo dallo studio di un paio di magnetofoni tedeschi portati negli Usa da un soldato americano come bottino di guerra.

    Mi sono dilungato su questo esempio per un motivo molto semplice. All'epoca di Gandhi (ma anche oggi!), Gandhi stesso non avrebbe MAI potuto disporre di quella tecnologia, anche se essa fosse stata attuale. Hitler sicuramente l'avrebbe usata (ma non Stalin: il blocco del socialismo reale in quanto a tecnologia per la comunicazione di massa messo a disposizione dei civili non andava oltre una serie di prodotti scadenti tutt'altro che all'avanguardia tecnica, oltre al timore che essi venissero comunque utilizzati contro il regime: si pensi che la radiofonia in URSS partì molto in ritardo perché prima era proibito possedere un apparecchio radio; il regime aveva allestito una specie di filodiffusione per impedire venissero captate trasmissioni scomode).

    Torniamo a Gandhi e allo spot. Uno spot inquietante, a mio modo di vedere. Un tentativo - comunque molto riuscito dal punto di vista formale ed estetico - di vendere l'idea di un "grande fratello buono" mentre sappiamo che, come non "esistono poteri buoni", non esistono nemmeno grandi fratelli buoni. Gandhi non era uomo di potere, come la sua stessa biografia insegna. E' stato uomo di grandissimo valore morale per il suo popolo, un leader nell'opposizione ma per sua natura impossibilitato a gestire il potere una volta eventualmente ottenutolo. E quindi a possedere la tecnologia, patrimonio del potere e non di chi vi si oppone. Chi avrebbe mai allestito maxischermi nelle piazze di tutto l'impero romano per ascoltare la parola di Gesù Cristo? Oggi sì, ma solo perché quella parola è diventato uno strumento di potere come un altro, nelle mani di chi per duemila anni ha agito esattamente all'opposto dei suoi insegnamenti.

    A me piace ricordare un altro spot pubblicitario relativo ad un maxischermo esattamente di vent'anni fa, non a caso il 1984. Una folla inebetita di fronte al dittatore che parla dal maxischermo. Si alza un giovane che scaglia un martello (l'attrezzo olimplico) verso lo schermo e lo centra in pieno, poi inizia a fuggire. Nasceva il Macintosh, primo vero rivoluzionario personal computer, ed il claim dello spot, più o meno, spiegava (cito a braccio): "così sarebbe potuto essere il 1984 - cioè Orwell, la folla eccetera - se non fosse nato Macintosh - cioè il tipo che si alza e si scaglia contro il potere. Sarebbe stato bello fosse stato così.

    Nei maxischermi sulle piazze, da oggi in poi, ciò che rischiamo di vedere sono soltanto le decapitazioni in diretta. Senza nessuno che vi si scagli contro.

    McManus
    Tutto vero caro McManus, ma c'è di più. Gandhi non poteva aver potere per il semplice fatto che non era un "comunicatore". La sua parola, a contatto con i mass-media, si sarebbe dissolta e avrebbe perso carisma, senso, profondità. Non avrebbe rappresentato le rivendicazioni degli indiani, ma sarebbe stata una loro "rappresentazione". Non è tanto il potere che decide del destino della comunicazione. Sono le leggi stesse della comunicazione che oggi decidono chi è in grado di aver potere.

    Per governare, oggi, bisogna "tradire" la nobiltà e la serietà della parola, il legame di quest'ultima con l'anima umana rivolta alla ricerca del vero e del bene,in una parola la sua origine "divina". Per governare bisogna saper comunicare, ovvero sapere "strumentalizzare" la parola ai propri fini, saperla accompagnare a una giusta alchimia di immagini, di ombre, di mistificazioni, saper arrivare, anche con l'inganno, alla mente di chi ci ascolta. La parola non è più un seme che deve germogliare nella coscienza dell'interlocutore, ma una verità strumentale che deve giungere a "possederlo".

    Se Gandhi avesse parlato alle folle attraverso i nuovi mezzi di comunicazione non sarebbe riuscito ad andare a segno, non sarebbe riuscito a porsi, nella coscienza comune, a quella distanza che consente di "comunicare" la propria dignità (ovvero di non mettere in pasto all'opinione pubblica la propria persona nei suoi aspetti in-essenziali al ruolo che si assolve), di distaccarsi dalla propria immagine esistendo come semplice modello di valori indipendenti da tutte le qualità surretizie (come si parla, come si gestiscola, come si sorride, il livello di fiducia che si ispira) che oggi sono prioritarie rispetto ai contenuti reali e alle azioni.

    Perchè, oggi, non esistono più Gandhi, quindi? Semplice: perchè non si accetta più che, chi ha da dire qualcosa, si sottragga a quei mezzi di comunicazione che solo legittimano la "parola". Se ciò avviene, se una persona vuole tutelare il proprio "logos", vuole tutelare la propria "dignità", viene in breve ignorata e come tale surclassata da tutti coloro che, sulla propria immagine, costruiscono il proprio vuoto e inutile ( a fini etico-politici) successo.

  3. #13
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    In origine postato da amazzone
    mettersi fuori dalle righe non è sempre facile.
    Chi ha avuto il coraggio di farlo è stato ripagato, minimo dalla propria coscenza, per qualcuno anche più sonoramente, senza tornare a Gandhi penso ai primi "leghisti", erano molto fuori dalle righe, contro tutti, contro un sistema che sembrava voluto da tutti perchè tutti silenziosamente acconsentivano, ma hanno dimostrato che il loro sentire era simile a quello di altri, questo ha generato la nascita di un grande movimento , un movimento di pensiero.
    Comunque sia finito questo movimento, in molti ha lasciato un seme, a molti a insegnato delle cose, per la maggior parte è stato un ottimo circolo ricreativo e si è concluso perchè mancavano i cervelli, quei cervelli che autonomamente avrebbero costruito l'evoluzione del movimento stesso.
    * Guarda che se hai un cervello (e non lo vendi, meglio: affitti), sei una persona sospetta. In questo mondo dominato da un paese-cesso che mette gli attori a fare i politici, fa guerre per far dimenticare un coito orale, lascia emergere solo chi ha una lobby ricca alle spalle, pensare e' pericolosissimo.
    Se ti scoprono a pensare, cercheranno di isolarti, di metterti in ridicolo, di farti circondare da traditori... Proprio in Veneto dovreste avere nomi e cognomi per fare esempi!

    Invece, se non hai una sola idea valida, se parli a slogan, se parli a seconda del vento che tira, allora magari ti aiutano.
    Alla centesima marchetta, truccano le elezioni per farti eleggere . Magari in Forza itaglia, tanto per dire un nome.

    Saluti

  4. #14
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    In origine postato da Frà Dolcino
    e visto che è ,a quanto sembra , inconcepibile dare la colpa a chi la tecnologia la usa a suo uso e consumo ( ovvero tutti ) potremmo fare una bella cosa , abolire gli ultimi cento anni di tecnologie ,

    cosicche anche amazzone non perderebbe certamente tempo a scrivere sul PC e noi a ribattere cazzate , facendo attenzione alla nostra salute , perche potremmo morire per un semplice raffreddore.




    ma avremmo sicuramente un Gandhi....che a dire il vero ....non fu un grande pacifista , visto che con la SUA rivolta del sale , non furono pochi gli indiani uccisi dagli inglesi....

    e si il tempo sfuma i ricordi....
    Concordo al 100%.

  5. #15
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    In origine postato da Frà Dolcino
    e si.....
    ottima analisi....

    e visto che è ,a quanto sembra , inconcepibile dare la colpa a chi la tecnologia la usa a suo uso e consumo ( ovvero tutti ) potremmo fare una bella cosa , abolire gli ultimi cento anni di tecnologie ,

    cosicche anche amazzone non perderebbe certamente tempo a scrivere sul PC e noi a ribattere cazzate , facendo attenzione alla nostra salute , perche potremmo morire per un semplice raffreddore.




    ma avremmo sicuramente un Gandhi....che a dire il vero ....non fu un grande pacifista , visto che con la SUA rivolta del sale , non furono pochi gli indiani uccisi dagli inglesi....

    e si il tempo sfuma i ricordi....
    Da un lato hai ragione, ma se la tecnologia non ci rendesse schiavi non sarebbe così pericolosa. Se potessimo padroneggiarla alla luce di valori etici sarebbe cosa buona, ma così non è. E' la tecnologia che ormai ci possiede, anche se ripaga la nostra perdita di naturalezza e umanità con l'aumento dei livelli materiali di vita.

  6. #16
    piemonteis downunder
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    >Se potessimo padroneggiarla alla luce di
    >valori etici sarebbe cosa buona, ma così non è.

    Zena, secondo me e' esattamente l'opposto. E' proprio quando ci si mette in testa
    di "padroneggiarla alla luce di valori etici" che finisce per renderci schiavi
    (dei valori etici di quella persona o gruppo di persone che la padroneggiano).
    E' cosa buona solo quando non e' legata ai valori etici...almeno nulla ti impedisce
    di metterci i tuoi valori etici quando la usi.

    E vale per la tecnologia come per la ricerca scientifica pura.

  7. #17
    TEUTOBURGO
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    LUCA, 19,25-31
    E quegli replicò: Allora padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre perche ho cinque fratelli.
    Li ammonisca, perche non vengano anch'esssi in questo luogo di tormento.

    Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.

    E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andra a loro si ravvederanno.

    Abramo rispose: Se non ascoltano Mose e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi."

    Morale della favola:

    tutte balle.
    Anche se Gandhi fosse qui e parlasse sui megaschermi tutto sarebbe uguale a quello che è già adesso.

    Non cambierebbe un nulla.
    Quello spot è il solito buonismo da imbecilli globalista
    (nota: nulla contro gandhi, tutto contro gli autori dello spot)

  8. #18
    Estremista della libertà
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    In origine postato da ZENA
    Da un lato hai ragione, ma se la tecnologia non ci rendesse schiavi non sarebbe così pericolosa. Se potessimo padroneggiarla alla luce di valori etici sarebbe cosa buona, ma così non è. E' la tecnologia che ormai ci possiede, anche se ripaga la nostra perdita di naturalezza e umanità con l'aumento dei livelli materiali di vita.
    La tecnologia non può possederci, dal momento che "la tecnologia" non esiste, essendo solo la reificazione di un concetto astratto. Solo l'individuo pensa ed agisce.

  9. #19
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    In origine postato da aussiebloke
    [BE' cosa buona solo quando non e' legata ai valori etici...almeno nulla ti impedisce
    di metterci i tuoi valori etici quando la usi.

    E vale per la tecnologia come per la ricerca scientifica pura. [/B]
    * non concordo: se non esistesse almeno una traccia di valori etici generalmente accettati, nulla impedirebbe a gente tipo Bin Laden, Bush o Sharon, magari anche Berluska, di farsi clonare e di strombazzarlo ai quattro venti.
    Almeno adesso, se lo fanno, lo devono fare in segreto

  10. #20
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    In origine postato da aussiebloke
    >Se potessimo padroneggiarla alla luce di
    >valori etici sarebbe cosa buona, ma così non è.

    Zena, secondo me e' esattamente l'opposto. E' proprio quando ci si mette in testa
    di "padroneggiarla alla luce di valori etici" che finisce per renderci schiavi
    (dei valori etici di quella persona o gruppo di persone che la padroneggiano).
    E' cosa buona solo quando non e' legata ai valori etici...almeno nulla ti impedisce
    di metterci i tuoi valori etici quando la usi.

    E vale per la tecnologia come per la ricerca scientifica pura.
    Oggi la comunicazione non è legata a valori etici: si comunica a prescindere da chi riceve il flusso di informazioni, dalla necessità di salvaguardarne l'autonomia di giudizio,lo spirito critico, di lasciar cioè che l'altro esista come PERSONA. Noi oggi, di fronte ai moderni mezzi di comunicazione, esistiamo solo come elettori e come consumatori, come semplici contenitori di verità strumentali. Non come cittadini nel senso nobile del termine. Il problema nasce forse dal termine "etica": non credo che i mass-media debbano imporre un'etica sociale, cosa che per altro fanno già attraverso l'elaborazione del "senso di colpa" europeo, la diffusione di valori "ecumenisti" e quella del principio di tolleranza elevato a dogma. Etica significa, come ho detto sopra, pensare che colui a cui ti rivolgi sia una persona autonoma e razionale e che, come tale, debba essere trattata. Pensare che comunicare non può voler dire trasporre valanghe di cazzate nella testa della gente e a proprio vantaggio, ma mettere in relazione i soggetti fra loro, farli dialogare all'interno di regole che salvaguardino la dignità dei soggetti. Pensare insomma che la comunicazione non appartenga a chi detiene i mezzi, ma a tutti coloro ai quali si rivolge. Pensare anche che la comunicazione inter-personale, oggi elevata a scienza, possa essere pensata diversamente dall'essere il modo attraverso il quale captare la benevolenza altrui (ovvero metterglielo in quel posto).
    La teoria libertaria secondo cui la proprietà legittima ogni azione non materialmente aggressiva non aiuta a inquadrare i termini di questo problema. Presuppone che il soggetto sia sempre libero, dimenticando però che la libertà è una conquista: si è liberi se si è informati, se si conosce appropriatamente l'ambito all'interno del quale si opta per una soluzione piuttosto che per un'altra, se si è posti al riparo dal potere, morale e materiale, che altri possono esercitare su di noi in nome di gerarchie sociali. Si è liberi non all'interno della semplice forma del contratto privato, ma se si possiede pari potere contrattuale.

    P.S: certo bisogna riconoscere che Internet è un mezzo di comunicazione affatto tradizionale, un mezzo davvero aperto a tutti e che, potenzialmente, può sopperire ai mali apportati dall'inflazione radiotelevisiva.

 

 
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