Ciao a tutti, ho trovato questo articolo sul Mattino di Padova del 26\09\04, mi ha colpito molto che in un mondo , sia giornalistico che quotidiano, ogni tanto qualcuno si elevi a considerazioni che volano sopra la spazzatura mediatica che ormai impregna i pensieri di tutti.
Ho pensato di riportarlo per dare spunto ad una discussione che appunto possa volare un po’ più in alto dei soliti discorsi da orticello (singolo o collettivo) perchè a volte basta solo cambire il punto di osservazione per accorgersi che un puntino non è una macchia insormontabile ma è solo un semplice puntino e come tale deve essere considerato.
Buona lettura.
“ Se Gandhi usa il telefonino”
“ C’è uno spot che gira da qualche giorno per i canali tv. E’ mescolato in mezzo a centinaia di altre pubblicità ovvie, scontate, e quando lo vedi ti tiene lì, inchiodato, niente zapping.
E’ in bianco e nero, la gente, vestita come negli anni cinquanta, la stranezza è che poi nelle piazze ci sono degli schermi giganti, la gente ha il “videotelefonino”, qualcuno l’auricolare blootooth, nello studio ovale della Casa Bianca il presidente e il suo staff sono davanti a un computer dal monitor ultrapiatto.
Tutto il mondo sta assistendo in diretta ad un unico evento. Un discorso di Gandhi. Si sente la sua voce fioca ma ferma, si vede il suo volto scarno. Dura pochi secondi lo spot, e termina con una domanda: se avesse potuto comunicare in quel modo, il mondo, oggi, sarebbe quello che conosciamo? o sarebbe diverso?
Che debba essere la pubblicità a stuzzicare, oggi, le coscienze, la dice lunga sul grande vuoto che stiamo vivendo in questa epoca. Un vuoto di idee e di pensieri pieno di odio, di violenza.
E quello spot, allora, ti lascia attonito. Perplesso. Quella domanda che altro non vuol essere – o soprattutto, almeno – che l’invito ad acquistare un prodotto, ti scuote.
Non è una domanda stupida. Non lo è in un periodo come questo dove l’incertezza, la precarietà, la paura non sono supportate da alcuna capacità interpretativa . Nessuno che sappia dosare un minimo di saggezza accanto allo scempio, allo svilimento in atto.
Ciò che quello spot in realtà ci dice è che oggi uno come Gandhi non c’è. Oggi che la tecnologia consente il massimo della comunicazione, non c’è nessuno che abbia qualcosa di costruttivo da dire.
Solo proclami di distruzione, colmi di retorica, di demagogia, di integralismo. Da una parte e dall’altra. Oggi che la tecnologia anzichè veicolare idee, consente al potere – a tutti i poteri- di veicolare la “ menzogna necessaria”. come ha pubblicamente e soavemente dichiarato qualche giorno fa l’ideologo di Putin. Menzogna necessaria a non perderlo, il potere.
Per questo lo spot in questione ci scuote. Perchè se non sapremo mai come sarebbero andate le cose se ci fosse stata la tecnologia a diffondere il pensiero di Gandhi o che so, di Marin Luther King, sappiamo invece perfettamente quanto sia terribile l’uso che viene fatto da parte di chi ha poco o nulla da dire, e molto, invece, da proclamare, minacciare, distruggere. E verrebbe da spegnerla, allora, la tecnologia. “
di Roberto Ferrucci




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