tratto da IL RESTO DEL CARLINO 29 giugno 2003
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«Non scendo a patti coi potenti piuttosto rinuncio alla carriera»
RAVENNA - «Non sono disposto a scendere a patti o a rischiare di procurare un danno alla città: ne va del mio onore di repubblicano. Piuttosto rinuncio all'incarico». E' politico di lungo corso. Eppure il vicesindaco Giannantonio Mingozzi fatica a controllare l'emozione. Ha appena consegnato nelle mani del sindaco una lettera — riportata integralmente a lato — in cui spiega perché decide di ritirare la sua candidatura alla presidenza dell'Autorità portuale di Ravenna. Messo in rampa di lancio dallo stesso sindaco, in contrapposizione ai 'poteri forti' del mondo portuale, ha ottenuto via via il consenso degli alleati di giunta, mentre sul principio c'erano state obiezioni della Margherita e di alcune frange degli stessi diessini. L'opposizione invece ha sistematicamente sparato a zero sul suo nome. Negli ultimi giorni poi la candidatura Mingozzi ha registrato l'aperta ostilità di alcuni ambienti del mondo industriale.
Mingozzi allora si arrende?
«Non la metterei così. Attorno al mio nome e alla mia appartenenza politica si è creata una situazione insostenibile. Io sono oroglioso di essere repubblicano, e di quello che i repubblicani impegnati nelle istituzioni hanno contribuito a fare per la crescita del benessere della comunità. Ma quando si insiste a considerare l'appartenenza a un partito come un marchio negativo, mentre per me costituisce valore aggiunto, quando si invoca una figura 'al di sopra delle parti', mentre io non credo alla neutralità di certi incarichi, allora registro che c'è qualcosa che non va. E siccome non ho alcuna intenzione di rinnegare il mio essere repubblicano e i valori che ne derivano, allora non mi presto più al gioco».
Ritiene che il fuoco di sbarramento nei confronti della sua candidatura non venga dalle segreterie di partito?
«Francamente non vedo intrighi di maggioranza: attorno al mio nome c'è stato un consenso crescente tra gli alleati e anche in Regione e nello stesso Pri nazionale. Piuttosto credo che la causa degli ostacoli derivi dalle mie prese di posizione scomode e poco gradite a certi ambienti».
Cioè i gruppi che esercitano forti influenze sul porto?
«Nella mia azione di amministratore pubblico ho cercato di allargare la platea dei protagonisti del sistema marittimo, di aumentare credibilità e competitività del nostro scalo, di favorire le iniziative di nuovi imprenditori e dei giovani. Questo, evidentemente, rompe degli equilibri. Anzi, chiamiamole incrostazioni. E ha dato fastidio».
In sostanza lei sarebbe un candidato scomodo?
«Credo che alcuni ambienti preferiscano sostenere candidature non proprio 'addomesticabili' ma comunque disponibili a concordare i termini di una mediazione sulle questioni più importanti del porto, come lo sviluppo delle aree, l'organizzazione della Sapir, lo sviluppo del terminal passeggeri».
Scusi, ma non è proprio quello che si fa in politica?
«Sì, ma la mediazione va fatta nell'interesse generale senza subire l'influenza di alcuni poteri o categorie. Io non mi presto agli equivoci».
Ma a Ravenna non sono proprio i repubblicani gli interlocutori privilegiati del mondo delle imprese?
«Già, e questo è un motivo per cui considero davvero irritante quanto sta accadendo sulla presidenza del porto».
Tuttavia se è vero che la candidatura Mingozzi aveva già un forte consenso, perché non ha tenuto duro?
«C'è un'etica nel mio modo di essere repubblicano e uomo delle istituzioni. Insistere avrebbe potuto inasprire il conflitto politico e spingere qualcuno a giocare la carta del commissariamento del porto per poter poi rovesciare fango sulle amministrazioni locali: è un rischio che non voglio far correre al porto e alla città. Preferisco farmi da parte».
Prevede conseguenze all'interno della giunta?
«No, non credo. Spetterebbe comunque al sindaco prendere iniziative».
E Mercatali come ha reagito alla sua lettera?
«Mi ha detto che gli dispiaceva molto. E' stato corretto. Ha agito in modo coerente al rapporto di grande fiducia reciproca che c'è sempre stato tra noi».
di Marcello Petronelli
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 2 luglio 2003
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«Un presidente di tutto il porto»
Un presidente che sia «fortemente attento agli interessi collettivi della realtà ravennate e non l'espressione degli equilibri consolidati» e che operi «in un quadro di coesione con gli operatori e con le istituzioni». E' l'identikit del futuro numero uno dell'Autorità portuale disegnato dagli esecutivi provinciale e comunale del Pri all'indomani della rinuncia del vicesindaco Giannantonio Mingozzi a candidarsi alla successione di Remo Di Carlo. La sua scelta rappresenta «un gesto di orgoglio repubblicano e di rispetto istituzionale» che non deve diventare pretesto per «ritardi strumentali, commissariamenti o peggio dissidi tra Governo, Regione ed Enti locali». Il defilarsi di Mingozzi non significa tuttavia un disimpegno dei repubblicani: anzi le valutazioni del vicesindaco con delega al porto, rimarca l'Edera, spingono a indicare un candidato «che si impegni a fare del porto di Ravenna uno scalo competitivo in ordine al completamento dei servizi, delle infrastrutture di collegamento, dei fondali, della promozione, favorendo l'inserimento di nuovi operatori».
... riceviamo da Roberta Brunazzi ...
Pari opportunità, non demagogia anti-costituzionale
No alla decisione di fissare per legge lo stesso numero di uomini e di donne nelle liste che si presenteranno alle prossime elezioni regionali
La decisione presa dalla commissione Statuto della Regione Emilia-Romagna di prevedere, per le liste elettorali delle elezioni regionali, un numero paritario di donne e uomini e di estromettere le liste che non vi si attenessero, rappresenta una palese violazione costituzionale e un episodio di propaganda politica che passa attraverso l¹umiliazione delle donne.
Anticostituzionale perché la Corte Costituzionale, già con sentenza n. 422 del 12/09/1995, ha dichiarato anticostituzionale proprio in virtù dell¹art. 51 della Costituzione in modo inequivocabile questa possibilità: ³Viene pertanto a porsi in contrasto con gli invocati parametri costituzionali la norma di legge che impone nella presentazione delle candidature alle cariche pubbliche elettive qualsiasi forma di quote in ragione del sesso dei candidati². E ancora: ³In particolare, in tema di diritto all¹elettorato passivo, la regola inderogabile stabilita dallo stesso Costituente, con il primo comma dell¹art. 51, è quella dell¹assoluta parità, sicchè ogni differenziazione in ragione del sesso non può che risultare oggettivamente discriminatoria, diminuendo per taluni cittadini il contenuto concreto di un diritto fondamentale in favore di altri, appartenenti ad un gruppo che si ritiene svantaggiato. E¹ ancora il caso di aggiungere che misure quali quelle in esame non appaiono affatto coerenti con le finalità indicate dal secondo comma dell¹articolo 3 della Costituzione, dato che esse non si propongono di ³rimuovere² gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere determinati risultati, bensì di attribuire loro direttamente quei risultati medesimi. La ravvisata disparità di condizioni, in breve, non viene rimossa, ma costituisce solo il motivo che legittima una tutela preferenziale in base al sesso. Ma proprio questo è il tipo di risultato espressamente escluso dal già ricordato art. 51 della Costituzione, finendo per creare discriminazioni attuali come rimedio a discriminazioni passate².
³C¹è ancora da ricordare che misure quali quella in esame si pongono irrimediabilmente in contrasto con i principi che regolano la rappresentanza politica, quali si configurano in un sistema fondato sulla democrazia pluralistica, connotato essenziale e principio supremo della nostra Repubblica. E¹ opportuno, infine, osservare che misure siffatte, costituzionalmente illegittime in quanto imposte per legge, possono invece essere valutate positivamente ove liberamente adottate da partiti politici, associazioni o gruppi che partecipano alle elezioni².
Più chiara di così, la Corte Costituzionale non poteva essere. E¹ avvilente constatare come la cultura giuridica del Paese possa essere calpestata da evidenti ragioni elettoralistiche o da scorciatoie legislative, che dovrebbero riguardare la volontà dei partiti. Ragioni che, tra l¹altro, umiliano le donne costringendole ad una tutela non in base al consenso e al merito ma a quote incostituzionali. Aggiungo infine che questa proposta, se diventasse legge, annullerebbe di fatto l¹esito elettorale per manifesta incostituzionalità. Fatto che non gioverebbe molto alla causa delle donne.
Widmer Valbonesi
Segretario regionale PRI Emilia-Romagna
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 8 luglio 2003
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I repubblicani faranno sentire la loro Voce
CESENA - Il Pri organizza tre feste della Voce repubblicana: la prima comincia domani e si conclude il 20 al circolo Endas «E Cafiton» di Sant'Andrea in Bagnolo, in via Dismano. La seconda si terrà dal 25 luglio al 3 agosto al parco Endas di Martorano; la terza a Ponte Abbadesse dal 7 al 10 agosto. «Ventisei giorni di festa in un mese — ha messo in luce il segretario di consociazione Renato Lelli che ieri ha presentato alla sede del Pri il programma delle feste insieme al vicesindaco Mario Guidazzi e al consigliere comunale Nazario Sintini — dimostrano che il Pri è ancora molto radicato nel nostro territorio. Il mix delle feste è quello tradizionale: musica, specie romagnola, ma anche disco-music per i ragazzi, buona cucina, da sempre una peculiarità delle nostre feste e gestita da volontari a differenza di altri che affidano il servizio a privati. Ma non mancheranno i momenti politici: a Sant'Andrea in Bagnolo dovrebbe intervenire il nostro segretario nazionale Francesco Nucara; inoltre organizzeremo un dibattito sulla situazione politica cesenate e sulla posizione dei repubblicani».
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 13 luglio 2003
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Mazzotti: «Traditi dagli alleati nella candidatura al Porto»
RAVENNA - Mauro Mazzotti, il Pri ravennate ha masticato amaro in silenzio quando il suo candidato alla presidenza del Porto, il vicesindaco Mingozzi, si è fatto da parte. Ora sosterrà lealmente la candidatura di Giuseppe Parrello?
«Non ho dubbi che, se lo ha proposto il sindaco Mercatali, di cui ho grande stima, sia un manager serio, affidabile, qualificato».
Anche se è avversato dal centrodestra e non suscita entusiasmo nel mondo delle imprese?
«Questo è un fatto che va approfondito. Il vicesindaco Mingozzi, altrettanto titolato e affidabile per quell'incarico, ha ritirato la candidatura perché avrebbe corso il rischio di spaccare la città. Invece ora si tira dritto».
A che conclusioni arriva?
«Parrello affronta l'ostilità del Polo a Ravenna e prevedibilmente anche a Roma, eppure ha ottenuto un consenso più elevato. Forse il manager delle Pagine Gialle a Roma, o a Ravenna o a Bologna ha ottenuto più appoggi di quanti a parole non ne avesse registrati Mingozzi».
Ma il Pri nazionale, alleato del Polo, aveva dato un sostanziale semaforo verde a Mingozzi. Secondo lei è venuta meno la stampella degli alleati di centrosinistra?
«All'interno dei Ds c'è stato uno scontro reale. Ho visto Mercatali e il segretario Fiammenghi 'tirare' per il vicesindaco. Gli altri non so».
Vi sentite traditi?
«La Margherita non si è schierata sulla candidatura Mingozzi. E' singolare che il suo rappresentante istituzionale di maggior prestigio, il presidente della Provincia, abbia tenuto sempre una posizione defilata. Salvo rompere il silenzio nelle ultime ore per convergere sulla candidatura di Parrello».
Insomma qualcuno ha tirato i fili, fino a farci inciampare Mingozzi?
«Mi chiedo solo se Parrello possa disporre negli ambienti parlamentari e in Regione di appoggi più solidi di quelli che in teoria dovrebbe avere Mingozzi. Per inciso, resto convinto del fatto che, oltre a meriti e capacità personali, il vicesindaco potrebbe raccogliere un consenso più ampio».
Sta pensando di rilanciarlo?
«Mi sbranerebbe se lo facessi. Le istituzioni hanno fatto la loro scelta. A noi repubblicani interessano le politiche da realizzare sul porto. Ci preme che vengano rotti quegli equilibri stratificati che impediscono l'affermarsi di nuove iniziative. Osservo solo che in questo compito forse la politica avrebbe potuto agire meglio di quanto non possa fare un manager, per quanto qualificato».
Marcello Petronelli
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 21 luglio 2003
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I «lunghi» guai di via Dismano
PIEVESESTINA (Cesena) - sicurezza per la viabilità e tutela delle aziende. Widmer Valbonesi, capogruppo del Pri al consiglio provinciale, ha presentato una interpellanza sulla via Dismano. Valbonesi spiega che «all'imbocco dell'autostrada A14 si stanno facendo lavori sulla rotonda, con una pericolosissima soluzione di emergenza». Il capogruppo Pri chiede se le misure prese per la rotonda siano effettivamente sicure. «Inoltre - continua Valbonesi - i lavori di tombinamento dello scolo Dismano terranno chiusa, forse per un anno, l'arteria di collegamento Cesena-Ravenna. Ciò causerà un danno notevole alle attività economiche della zona. Sono interventi davvero necessari?».
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 24 luglio 2003
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Il Pri sollecita una ferrovia sul Candiano
RAVENNA - L'esecutivo comunale del Pri ha avviato un esame del sistema infrastrutturale e ha già individuato due interventi su cui chiederà agli alleati di giunta, nel Comune capoluogo e in Provincia, di misurarsi. Il confronto andrà esteso anche alle principali associazioni economiche e sociali della città. Oltre alla elaborazione del nuovo Piano regolatore, al primo posto tra i progetti sostenuti dal Pri c'è la realizzazione di un collegamento ferroviario che unisca destra e sinistra del porto canale «perseguendo la necessaria ricucitura della città vecchia». Occorre poi ridefinire le priorità infrastrutturali «con una particolare sollecitazione — sottolinea l'Edera — al superamento del blocco prodotto dall'incrocio fra la Ravegnana e l'Adriatica». L'iniziativa del Pri ha l'obiettivo di riportare l'attenzione delle forze politiche e delle strutture economiche sui problemi della città, dopo la fase conflittuale delle nomine per l'Autorità portuale. «Abbiamo avvertito con preoccupazione — sottolineano i repubblicani — segnali di contrasti tra istituzioni e organizzazioni imprenditoriali». Dunque oltre a formulare un'agenda dei lavori per fine estate, l'esecutivo ha affidato al vicensindaco Giannantonio Mingozzi l'incarico di guidare la missione che incontrerà le forze economiche e sociali per 'ricucire lo strappo'.
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 24 luglio 2003
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FORLI' - Alle 20.30 di stasera, nella sede di corso Garibaldi 161, è convocata la direzione del P.R.I..
All'ordine del giorno ricostituzione della sezione di Predappio, convocazione del congresso straordinario e provvedimento innanzi al collegio nazionale dei Probiviri contro il segretario del Pri forlivese, Luigi Sansavini.
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 24 luglio 2003
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CULTURA - Ma il Comune deve fare di più
di Mariaconcetta Schitinelli
responsabile cultura
P.R.I. forlivese
Dopo la lettura della proposta fatta al Carlino il 19 luglio da uno studente universitario circa la gestione dei beni culturali, per contribuire al dibattito mi sento di riproporre all'attenzione il nucleo centrale di un convegno promosso a Forlì dal Partito Repubblicano sui distretti culturali, cioé su quella integrazione del mondo dei beni culturali negli altri circuiti economici e sociali, attraverso operazioni di marketing del territorio, ad opera di apposite società di gestione: in particolare, l'innovazione e la valorizzazione dell'offerta turistica, l'adeguamento dei trasporti, l'adattamento delle infrastrutture in un'ottica provinciale o, addirittura, subregionale, con uno sforzo di programmazione di lungo periodo.
Non si deve trascurare lo sviluppo anche economico e sociale che simili esperienze, non solo straniere, hanno creato. Si tratta di una visione moderna e dinamica di promozione del patrimonio che, da bene semplicemente culturale, può diventare anche risorsa economica e occupazionale. Vorrei aggiungere un'osservazione su un altro aspetto: quello dell'offerta culturale forlivese promossa dall'Amministrazione,per osservare che si muove su binari poco variati di anno in anno. Lo capirei, se ci fosse un evento ricorrente, di grande richiamo, un grande fatto culturale che possa connotare la città di Forlì, individuandone una precisa fisionomia, ma così non è. Si continua nella 'solita' offerta di spettacoli teatrali e musicali, senza creare nulla di specifico e originale; mentre sarebbe importante guardare ad altre realtà italiane come Siena, Urbino, Porto Sant'Elpidio, Montepulciano.
Non potremmo tentare anche noi?
Mariaconcetta Schitinelli
responsabile cultura
P.R.I. forlivese
tratto da IL RESTO DEL CARLINO 26 luglio 2003
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Il voto del 2004 ai raggi x
FORLI'-CESENA - Alle prossime amministrtaive si voterà in 23 comuni della provincia di Forlì-Cesena. In 18 casi (9 nel comprensorio forlivese, altrettanti nel Cesenate) i sindaci attuali non sono rieleggibili, dunque saliranno alla ribalta parecchi volti nuovi.
Quanto agli schieramenti, il centrosinistra governa nel Forlivese 10 dei 12 comuni dove si andrà alle urne: Forlì, Forlimpopoli, Civitella, Galeata, Meldola, Portico-S.Benedetto, Predappio, Premilcuore, Tredozio e Santa Sofia, mentre il centrodestra guida a Rocca S.Casciano e Modigliana.
Più variegato il panorama del Cesenate.
Il centrosinistra governa 8 amministrazioni (Cesena, S.Mauro Pascoli, Gambettola, Longiano, Montiano, Borghi, Mercato Saraceno e S.Piero in Bagno), mentre il centrodestra è in maggioranza a Sarsina e Roncofreddo. Si può definire «trasversale» il raggruppamento alla guida del Comune di Savignano.
Il partito di maggioranza relativa, i Democratici di sinistra, fa la parte del leone con 13 sindaci dei comuni che saranno impegnati nelle elezioni del prossimo anno.
Per ora molte attenzioni sono rivolte alle scelte del partito repubblicano, che potrebbe rivelarsi decisivo per uno schieramento o l'altro, nella conquista della maggioranza dei seggi in alcuni consigli comunali.