Pax Pleroma,
La Tradizione Universale e Perenne, non ha qualità determinate da pesi e misure quali il tempo e lo spazio, per la semplice ragione che queste ultime sono relazioni, assieme ad altre, che si pongono in essere nella manifestazione creativa (dispiegamento polare), che è il sensibile, il percettibile della Tradizione stessa.
Nel corso degli anni ho maturato l'assoluta e granitica convinzione che la Tradizione Universale e Perenne, altro non rappresenti il pensiero divino: la sfera ontologica.
Essa è la Barbelo gnostica, dal cui sottostante tutto discende, essa è il Phat egizio, essa è l'ipostasi neoplatonica, o la Lux Increata cabalistica.
Ma l'uomo si trova, in prima istanza, ad agire su di un piano fenomentico, sensibile, dove immancabilmente tutto è relativo, come è relativo il pretendere di rapportare l'universo interno ad uno spillo su di un tavolo.
E' attraverso i nostri sensi che percepiamo la realtà(?), ed in base al nostro pensiero razionale che la decodifichiamo. Un colore, una sensazione, un odore, o quanto altro, non ha valore di oggettività fra uomini, ma di sfumatura peculiare e personale.
Ciò accade anche quando, taluni uomini, hanno l'ardire di interrogarsi attorno alla manifestazione del pensiero divino, che tutto ha regolato, loro stessi compresi. Ecco quindi che l'intelletto, frutto di quel rizoma perenne dell'animo umano, percepisce con distinguo, in base a quanto è frutto del patrimonio esperienzale.
Ho sempre definito, e continuerò a farlo, la Tradizione Universale e Perenne come un fiume carsico che ogni tanto affiora, generando laghetti, e corsi d'acqua, in prossimità di singoli illuminati, o di comunità iniziatiche. Ma quando esso affiora, il corso che si determina è quello dettato dall'ambiente circostante, e non certo quello disegnato da ambiente riscontrabile a mille e mille chilometri di distanza.
Ecco quindi che impossibilitati, a prescindere dai vaneggiamenti teosofici, nel comprendere la filosofia Universale e Perenne, dobbiamo cimentarsi, con gli strumenti di cui disponiamo, le qualità che ci animano, e le interfaccie innate, allo studio di quelle tradizioni particolari, che altro non sono il riverbero della prima, come un raggio di Sole che colpendo diverse anfore di cristallo colorato, genera difformi e cangianti armonie luminose.
Quello che però a molti sfugge, è che noi siamo le stesse anfore, della metafora di cui sopra, e siamo stati impastati con sabbia ed acqua di un luogo. Il nostro corpo fisico, il nostro vettore, è frutto del connubio quaternario, che trova miscela e composizione qui, e non altrove. Cosa facciamo ? Auspichiamo di essere altra anfora perchè il gusto dell'esotico anche in esoterismo è sempre alla moda, oppure con il fare del bimbo che copia i compiti dal compagno accanto, di cui ignora, essendo il primi giorni di scuola, l'effettiva preparazione, correndo il rischio che esso sia ben più asino di se medesimo.
Nei fatti l'Oriente ha perso in modo più grave la propria aurea di spiritualità dell'Occidente , in quanto se è vero che globalizzazione e consumismo sono mostri partoriti dalla nostra fervida mente, è anche vero che i figli di oriente si sono prostituiti ad un idolo che neppure hanno avuto l'inferino ingegno di modellare con le loro mani. Palesando una debolezza spirituale, pari e al contempo diversa, rispetto a quella occidentale. Non dimentichiamo la volgarizzazione del sistema delle caste, non dimentichiamo come certi chiaccherati maestri trovino i loro natali proprio in tale porzione del mondo, non dimentichiamo gli odi e le barbarie commesse ancora oggi fra illuminati induisti, o fra gelosi monaci buddisti.
La Cina, patria del Tao, si conforma alle leggi di mercato, dopo che a suo tempo aveva piegato la schiena e la mente al comunisto, anch'esso figlio dell'occidente. L'India è divorata dal cancro della povertà, della miseria, della fame, della perenne baratro atomico con il vicino Pakistan, mentre i suoi figli più dotati, fuggono negli Usa in cerca di lavoro qualificato, e del sistema di vita occidentale. Il Giappone ha da 150 anni rinunciato alla propria tradizione, e rappresenta oggi il Modello Occidentale. Nel Tibet a poco sono valse le preghiere e i riti sciamanici, innanzi ai fucili e alle bombe dell'esercito comunista cinese. Stendiamo un velo pietoso sul sud-est asiatico..... Cosa si dovrebbe fare noi occidentali andare ad elemosinare spirito e saggezza, da chi non è in grado di infondere ne l'una e nell'altra nella propria terra ?
Se tutto il mondo è paese, allora io preferisco ancora oggi il mio di paese, a cui sono legato sicuramente da una linea di sangue che mi ha portato a nascere in Italia, in Europa, affinchè la mia anima potesse apprendre, ciò che è velato nella mitologia e filosofia greca, a calcificare le mie ossa nel diritto e nell'organizzazione romana, a edificare un tempio ricorrendo ai pesi e alle misure dei misteri egizi, e a bere e mangiare il sangue e il corpo del Cristo, lo gnostico perfetto.
Dell'oriente non mi curo, se non marginalmente. Avrò avuto altre vite, e avrò altre vite per studiarlo. Non mi va di comportarmi come colui che giunto in terra straniera come turista, corre in libreria a si compra la cartina geografica di un paese terzo, e pretende di percorre le strade della prima con l'ausilo di essa, oppure ipotizzare di essere altrove.
MilleNomi




Rispondi Citando
2010: