Da Il giornale di Brescia:
L’edizione annuale del dossier di Caritas e Migrantes sull’immigrazione
Stranieri, Brescia è seconda
Preceduta solo da Roma nel rapporto tra abitanti ed immigrati
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Anna Della Moretta
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L’immigrazione diventa sempre più una caratteristica strutturale della nostra società e non semplicemente un fenomeno d’emergenza. Ed è dunque ora di affrontare il tema dei diritti, ripartendo dal lavoro, per giungere all’abitazione, alla salute e all’istruzione. Punti decisivi, senza i quali è difficile pensare nemmeno ad un tentativo di coesione sociale. «È evidente a tutti, dunque, che lo scenario da pensare ora è quello della cittadinanza», ha commentato don Virginio Colmegna, direttore della Caritas Ambrosiana, presentando ieri a Milano i dati del Dossier statistico 2004 sull’immigrazione. Dati dai quali emerge che Brescia è la seconda città a livello nazionale ad «ospitare» lavoratori stranieri, se si considera il numero di presenze rapportato alla popolazione bresciana residente. Ed anche a livello regionale, Brescia e provincia sono al secondo posto dopo Milano. Un rapporto, quello della Caritas, che raccoglie dati ormai conosciuti. Nulla di inatteso, ma la conferma, secondo Colmegna, «che gli immigrati sono oggi persone decisive per lo sviluppo economico e a richiederli è lo stesso mercato del lavoro. Per questo, è necessario abbattere le bandiere che ostacolano la regolarizzazione di una presenza sempre più richiesta». «Potrebbe anche essere questo il modo - secondo i commentatori del Dossier Caritas -per dare battaglia alla criminalità organizzata che spesso ha origine in zone grigie dove mancano i diritti». Su questo fronte, la recente regolarizzazione prevista dalla legge Bossi-Fini ha certamente fatto la sua parte nel togliere dal sommerso migliaia di lavoratori. «Ora, però, è il momento di pensare a regolare i flussi, programmando quelli richiesti, anche in un confronto con il resto dei Paesi europei». Un quadro articolato, nel quale su tutti spiccano i numeri e quello degli immigrati è in continua crescita. I regolari a livello nazionale sono due milioni e seicentomila, mentre tra Brescia e provincia superano i 120 mila. Un esempio della crescita continua riguarda la nostra città: gli stranieri residenti (dato riferito al mese scorso) sono 23.200, il 32% in più di quanti erano registrati al primo gennaio 2003. A livello nazionale, in quattro anni - dal 2000 al 2004 - gli immigrati sono addirittura raddoppiati, «complice» certamente l’ultima sanatoria. Per la Caritas, che ieri ha appunto presentato la XIV edizione del suo Dossier, se continuerà questo andamento, tra dieci anni la popolazione immigrata sarà nuovamente raddoppiata. Un quarto degli immigrati che vive in Italia con regolare permesso di soggiorno risiede in Lombardia, regione che conferma in questo modo anche quest’anno il suo primato sul resto del Paese. Secondo il dossier Caritas, sono 502.610 gli stranieri stimati come regolari soggiornanti nella nostra regione (dato del 2003, la stima ora si aggira sulle 700 mila unità), pari al 22,9% del totale: circa la metà si concentra nella sola provincia di Milano, il resto nelle province di Brescia (con dato aggiornato allo scorso anno) e di Bergamo. Fanalino di coda, la provincia di Sondrio con una presenza straniera inferiore alle quattromila unità. I motivi per cui ottengono il permesso di soggiorno sono soprattutto il lavoro (il 69,4% a fronte del 66% nazionale), seguito dai motivi famigliari (24,2%); il 62,9% svolge lavoro subordinato o stagionale, mentre una quota sempre più crescente, pari ora al 6,5%, svolge lavoro autonomo. «Al di là della freddezza dei numeri, l’analisi contenuta nel nostro Dossier intende evidenziare che l’immigrazione italiana si trova davanti ad un bivio - si legge nell’introduzione -. Sappiamo di andare controcorrente, ma crediamo che le tre parole chiave dalle quali non si possa prescindere quando si parla di immigrazione siano quelle della programmazione, dell’accoglienza e dell’integrazione. Il mercato del lavoro può ricavare un sostegno positivo da un’immigrazione meglio regolamentata; allo stesso modo, a livello culturale e religioso, il confronto con persone portatrici di altre sensibilità è fonte di continui stimoli. Terza parola chiave, l’integrazione: i nuovi venuti, che vogliano rimanere in modo stabile, devono anche essere i nuovi cittadini». Dunque, nè serie A nè serie B, ma pari diritti e doveri.
Cari bresciani mi sa che nell'arco di 20 anni dovremo far per forza le valigie perchè la città e la provincia saranno invivibili![]()




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