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    brescianofobo
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    IRAQ/ RAPPORTO: I COSTI DELLA TRANSIZIONE FALLITA

    Crescono violenza, insicurezza, attacchi alla coalizione


    Roma, 4 ott. (Apcom) - Lo stillicidio giorno per giorno di attentati, bombardamenti, uccisioni, rapimenti non dà l'esatta dimensione del fallimento della transizione irachena. Un quadro d'insieme, invece, lo si può avere mettendo uno dopo l'altra le cifre. Lo ha fatto l'Institute for Policy Studies, un think tank progressista americano, che ha pubblicato un rapporto, consultabile sul sito internet di Foreign Policy Focus.

    Il ritratto è a tinte foschissime. Non ci sono dubbi, secondo il rapporto: la transizione fallita irachena ha un costo enorme per l'Iraq, per gli Stati Uniti e per il mondo intero.

    LA GUERRA E' FINITA?

    In molti avevano celebrato il "Trasferimento di sovranità" del 29 luglio scorso come un toccasana che, oltre a riportare il potere nelle mani degli iracheni, avrebbe riportato sicurezza nel paese. E' successo? Il rapporto fornisce dati inequivoci: nel perioso dal 20 marzo al primo maggio 2003 la media mensile di vittime militari Usa (morti e feriti) era di 482, tra il 2 maggio 2003 e il 28 giugno 2004 era scesa a 417, ora è di 747.

    Sono aumentate le vittime (morti e feriti) anche tra i dipendenti stranieri di aziende private che operano in Iraq. In media erano 7,6 i "contractor" stranieri che morivano ogni mese durante i 14 mesi dell'occupazione. Dal "Trasferimento di sovranità" sono saliti a 17,5.

    Segno di una più attiva guerriglia. Un risultato ovvio, se si pensa che il numero dei ribelli è quadruplicato tra novembre 2003 e i primi di settembre 2004, secondo stime del Pentagono. Il vice comandante delle forze della coalizione, il brigadier generale britannico Andrew Graham ha affermato che il numero di 20mila guerriglieri è sottostimato. A sua convinzione è che la resistenza irachena annoveri tra i 40 e i 50mila uomini. A questi vanno poi aggiunti i 24mila combattenti anti coalizione che, secondo la Brookings Institution, sono stati arrestati o uccisi tra maggio 2003 e agosto 2004.

    Un'impasse che ha anche un costo politico per la coalizione. Se alla guerra si era voluta dare una parvenza di multilateralità, con la cosiddetta "Coalizione dei volenterosi", la transizione diventa sempre più unilaterale. Il 18 marzo 2003, all'inizio della guerra, i paesi che sostenevano la coalizione erano 30. Da allora, otto paesi si sono ritirati dall'Iraq e il Costarica ha chiesto di non essere più ufficialmente considerato membro della coalizione. Se all'inizio del conflitto la Coalizione rappresentava il 19,1 per cento della popolazione mondiale, i paesi rimanenti oggi ne rappresentano il 13,6 per cento.

    Tra i paesi che hanno deciso di ritirarsi, anche uno che dava un importante contributo alla forza militare della coalizione: la Spagna.

    I COSTI DELLA TRANSIZIONE

    1.I costi per gli Stati Uniti


    - Costi umani Tra il 19 marzo 2003 e il 22 settembre 2004 sono 1.040 i soldati americani uccisi (oggi sono arrivati a quota 1055, ndr). Di questi, oltre 800 sono morti dopo che il presidente Usa George W. Bush ha dichiarato la fine della guerra il primo maggio 2003 a bordo della portaerei Roosevelt. Oltre 7.400 soldati Usa sono stati feriti, il 94 per cento dei quali dopo la dichiarazione della fine del conflitto. I soldati della coalizione non americani uccisi sono 135, la gran parte dei quali morti dopo la fine della guerra guerreggiata. I contractor civili uccisi, entro il 22 settembre scorso, sono 154 dal primo maggio 2004, di cui 52 sono americani.


    - Costi per la sicurezza
    Se c'è un soggetto che si è avvantaggiato con la guerra, questo è il terrorismo internazionale. Secondo il prestigioso International Institute for Strategic Studies (Iiss) di Londra, i membri di al Qaida sono oggi 18mila, mille dei quali attivi in Iraq. Un rapporto del Dipartimento di Stato del 2003, "Pattern of Global Terrorism", ha documentato 635 morti e 3.646 feriti dovuti ad attentati terroristici nel 2003. Secondo il rapporto gli "incidenti significativi" sono aumentati dal 60 per cento del 2002 all'84 per cento del 2003.

    La guerra ha inoltre danneggiato la credibilità degli Stati Uniti nel mondo. Sondaggi condotti in paesi europei e arabi mostrano che le opinioni pubbliche di questi paesi sono convinti che l'invasione irachena ha danneggiato piuttosto che aiutare la guerra al terrorismo. Secondo l'Annenberg Election Survey, il 52 per cento degli americani disapprova la politica di Bush in Iraq.

    Mal di pancia sono emersi anche sulla gestione militare del conglitto. Molti ex alti ufficiali delle forze armate americane, tra cui anche il generale dei Marines Anthony Zinni, hanno criticato le scelte militari Usa. Non è piaciuta la scelta di non cercare il sostegno di alleati tradizionali degli Stati Uniti, quella di puntare su un gruppo di esiliati iracheni dalla reputazione discutibile.

    Basso anche il morale delle truppe in Iraq. A marzo del 2004, secondo un rapporto dell'esercito Usa, il 52 per cento dei soldati era sfiduciato e i tre quarti mostrava poca fiducia negli ufficiali.

    Negativo anche il trend nel trasferimento della sicurezza nelle mani degli iracheni. La Guardia nazionale irachena rappresenta oggi un terzo delle truppe Usa presenti in Iraq. Troppo poco per garantire una "prima risposta" alle emergenze.

    Si è cercato di contribuire alla sicurezza esternalizzando alcuni dei compiti tradizionalmente assegnati ai militari. Sono 20mila i contractor privati attualmente presenti in Iraq e spesso mancano di addestramento sufficiente, oltre a seguire procedure diverse da quelle dei militari.


    - Costi economici
    Il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato 151,1 miliardi di dollari per l'Iraq. Sono già stati promessi altri 60 miliardi di dollari a novembre, dopo le elezioni. Questo, secondo l'economista Doug Henwood, vuol dire una spesa suppletiva media di 3.415 dollari all'anno per ogni famiglia Usa. James Galbraith, economista presso l'Università del Texas, prevede un decennio di problemi economici, alto deficit della bilancia commerciale Usa e inflazione, dopo un breve periodo di crescita sostenuta dalle spese belliche

    Stupri, violenze, rapimenti: il Far West iracheno

    La questione irachena ha avuto un sensibile effetto anche sul prezzo del petrolio,che viaggia oggi ai livelli più alti degli ultimi 20 anni, attorno ai 50 dollari per barile. Secondo una stima, se il greggio si mantiene attorno ai 40 dollari per barile per un anno, il Pil Usa potrebbe perdere oltre 50 miliardi di dollari.

    C'è una categoria di cittadini americani che, più di altri, sta subendo i costi della transizione: i militari della Guardia nazionale. I 364mila riservisti sono stati costretti a chiamate di 20 mesi. Secondo alcune stime, tra il 30 e il 40 per cento dei riservisti il salario della Guardia nazionale è più basso di quello che ottengono nela vita civile. Tra il 2003 e il 2003 il numero delle famiglie dei riservisti che hanno fatto ricorso agli aiuti alimentari dello stato è cresciuto esponenzialmente.


    - Costi sociali Se servono soldi per la guerra, da qualche parte devono uscire. Il rapporto cita un memorandum della Casa Bianca, che doveva restare segreto, secondo il quale sono stati tagliati fondi per l'educazione, per la casa, per l'avviamento al lavoro, per la ricerca medica e, addirittura, per la sicurezza interna.

    Ovviamente, un costo sociale enorme viene dal numero enorme di soldati tornati dal teatro menomati. Circa il 64 per cento degli oltre 7mila soldati americani feriti non potrà tornare alla vita precedente. Soprattutto, dal momento che giubbotti protettivi e armature non proteggono gli arti, sono numerosissimi gli amputati. Insufficiente la ricettività dell'Amministrazione per la sanità dei reduci, mentre il Congresso ha approvato per il 2005 un finanzialemento per 2,6 miliardi di dollari. Pochi per le associazioni dei veterani.

    Da non sottovalutare anche i costi per le cure psicologiche e psichiatriche. Il New England Journal of Medicine ha riferito a luglio che un soldato su sei, al ritorno dalla guerra, ha mostrato segni di stress post-traumatico, depressione, ansia. Tra il 23 e il 40 per cento di questi hanno chiesto di accedere a cure psichiatriche pubbliche.


    2. Costi per l'Iraq


    - Costi umani
    I civili iracheni morti fino al 22 settembre a causa dell'occupazione sono tra i 12.800 e i 14.800. I feriti sono stimati attorno ai 40 mila. Durante i combattimenti soldati iracheni e i ribelli uccisi sono tra 4.895 e i 6.370.

    C'è poi un costo umano che potrebbe essere pagato negli anni a venire. Gli effetti dell'uranio impoverito che, pur non essendo ancora studiati con precisione, potrebbero provocare un aumento delle patologie tumorali. Il Pentagono stima che le forze Usa e britanniche hanno scaricato tra 1.100 e 2.200 tonnellate di artiglieria che contenevano materiale tossico e radiattivo durante la campagna di bombardamenti. Secondo studi, una quantità molto minore di uranio impoverito usato nella guerra del Golfo del 1991 ha provocato una moltiplicazione per sette delle malformazioni alla nascita di bambini nella zona di Bassora.


    - Costi per la sicurezza
    Non ci sono solo i combattimenti. L'Iraq del dopoguerra è un Far West in cui assassinii, stupri, rapimenti costringono la popolazione a tapparsi in casa con l'arrivo del buio e impediscono ai bambini di frequentare le scuole. Le morti violente sono aumentate da una media di 14 al mese nel 2002 a 357 al mese nel 2003.

    Un fatto devastante per la popolazione. Secondo il Centro iracheno per gli studi strategici, l'80 per cento dei cittadini del paese che fu di Saddam Hussein vorrebbero un ritiro immediato della coalizione.


    - Costi economici
    Non erano pochi neanche prima della guerra. Ma nel dopoguerra il 30 per cento dei disoccupati è raddoppiato arrivando al 60 per cento nell'estate del 2003. Secondo l'amministrazione Bush, i senza lavoro sono drasticamente diminuiti, impegnati nella ricostruzione. Solo che solo 120mila persone, su una forza lavoro di 7 miliani sono impegnati in progetti per la rinascita del paese.

    E' un fatto che la ricostruzione è una torta che si sono spartite le compagnie americane, piuttosto che le aziende irachene radicate sul luogo, a cui sono arrivate le briciole.

    Nazioni Unite delegittimate, diritti umani violati


    - Intanto, la principale risorsa del paese, il petrolio, è largamente sottoutilizzata. Da giugno 2003 si sono susseguiti almeno 118 attentati contro le infrastrutture petrolifere irachene. A settembre di quest'anno, ancora non si è arrivati a raggiungere la produzione dell'anteguerra.


    - Costi sociali Un decennio di embargo aveva già danneggiato le strutture sanitarie irachene. Ancora oggi ospedali e cliniche soffrono una drammatica penuria di farmaci e strumentazione, oltre a un forte sovraffollamento.

    Non va meglio nel settore dell'educazione. Secondo l'Unicef oltre 200 scuole sono state distrutte nel conflitto e migliaia sono state saccheggiate nel caos della caduta di Saddam. Il disagio, secondo il Dipartimento di Stato Usa, permane immutato oggi.

    Strutture idriche e fognarie hanno subito gravissimi danni durante il conflitto. Imponente anche il danno ambientale, con i pozzi di petrolio che sono andati a fuoco proiettando nell'atmosfera fumi tossici. Il paese è completamente da sminare, ogni mese in media saltano in aria 20 persone per gli ordigni inesplosi.


    - Costi per i diritti umani
    Abu Ghraib è emblematica. Anche dopo la caduta del regime, le violazioni dei diritti umani sono proseguite. Non si tratta solo delle torture ai prigionieri iracheni da parte dei soldati americani nel carcere di Baghdad. Dopo l'11 settembre, ci sono state oltre 300 accuse per abusi in Afghanistan, Iraq e a Guantanamo. Oltre 155 inchieste sono state completate.


    - Costi per la sovranità
    Quanto conta il governo ad interim iracheno? Secondo il rapporto poco. L'attuale esecutivo guidato da Ayad Allawi non può annullare 100 provvedimenti presi dall'Autorità provvisoria di coalizione (Cpa). Riguardano aspetti chiave per la ricostruzione: dalle privatizzazioni delle aziende di stato alle norme che impediscono di favorire le aziende irachene nei lavori di ricostruzione.


    3. Costi per il mondo



    - Costi umani
    Il 22 settembre erano 135 i soldati della coalizione non americani morti in Iraq. A questi, vanno aggiunte le persone che nei paesi più poveri, dove ci sono gravi crisi umanitarie, non hanno potuto usufruire delle risorse dirottate dagli umanitari alla guerra.


    - Effetti sul diritto internazionale
    La decisione unilaterale Usa di muovere guerra preventiva all'Iraq - scrive il rapporto - pone un grave precedente, violando la Carta delle Nazioni Unite. Inoltre, le violazioni delle Convenzioni di Ginevra potrebbero essere in futuro imitate da altri paesi.


    - Delegittimazione delle Nazioni Unite
    Una vittima di guerra, per il rapporto, è l'Onu. La guerra unilaterale mina le possibilità future del Palazzo di Vetro di diventare in futuro l'agone in cui si affrontano le diverse istanze nelle crisi internazinali.


    - Coalizioni
    La Coalizione dei volenterosi non annoverava le opinioni pubbliche di molti dei paesi che ne facevano parte. In alcuni di questi, il no alla guerra toccava il 90 per cento. Secondo il rapporto, si tratta di un grave danno alla democrazia.


    - Costi per l'economia globale
    I 151,1 miliardi di dollari usati dal governo Usa per la guerra, avrebbero dimezzato la fame mondiale, coperto per intero il fabbisogno di farmaci per l'Aids oppure avrebbero risposto al fabbisogno per due anni dei paesi in via di sviluppo di potabilizzazione dell'acqua. La corsa del prezzo del petrolio fa temere fenomeni di "stagflazione" (inflazione accompagnata a stagnazione economica) come negli anni '70. Le compagnie aeree si attendono una crescita dei costi di un miliardo di dollari o più al mese.


    - Insicurezza globale
    Il 2003, secondo il Dipartimento di Stato Usa, è stato l'anno con più attentati da quando gli Stati Uniti hanno cominciato a raccogliere dati su questo argomento.


    - Costi per l'ambiente globale
    L'uranio impoverito ha contribuito all'inquinamento anche delle acque fluviali del Tigri. Inevitabili effetti anche su paesi vicini, come l'Iran e il Kuwait.


    - Diritti umani
    Le torture dei soldati americani sui prigionieri iracheni e l'atteggiamento lasco della Casa Bianca verso gli abusi di questo tipo, secondo il rapporto, danno una licenza per la tortura ai governi che nel resto del mondo tendono ad avere standard insufficienti per i diritti umani.

    copyright @ 2004 APCOM

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    ma tu oltre ai bandana non vai mai?

  5. #5
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    Soldi spesi bene, gli effetti positivi si vedranno prossimamente quando l'iraq sarà pacificato.

  6. #6
    brescianofobo
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    In Origine Postato da Malik
    Quanto è costata la GUERRA ALLA SERBIA?
    Una cazzata, rispetto a questa, e in più ha raggiunto il suo scopo, che era quello di far mollare il kossovo.

    Adesso Al Qaeda ha 18.000 terroristi, la resistenza irachena 50.000 uomini, vengono feriti o uccisi 700 americani al mese e il prezzo del pertolio è andato a 50 dollari.

    E dopo un anno e mezzo non si vede via d'uscita.

    Tirami fuori ancora quel thread in cui dicevo che sarebbe stato un Viet-nam.

  7. #7
    Makeru ga, katta
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    In Origine Postato da Manuel
    Soldi spesi bene, gli effetti positivi si vedranno prossimamente quando l'iraq sarà pacificato.

    Abbassano il costo della benza?
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  8. #8
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    In Origine Postato da marcejap
    Abbassano il costo della benza?
    cosa centra con l'iraq?

  9. #9
    brescianofobo
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    In Origine Postato da Manuel
    Soldi spesi bene, gli effetti positivi si vedranno prossimamente quando l'iraq sarà pacificato.
    Un altro che non ha letto l'articolo.

    I soldi spesi sono 151 miliardi di dollari, ma questo è ancora il meno.

  10. #10
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    In Origine Postato da brunik
    Una cazzata, rispetto a questa, e in più ha raggiunto il suo scopo, che era quello di far mollare il kossovo.




    bell'obbiettivo

 

 
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