Veneticità
Esiste una veneticità remota e attuale: occorre ricordarcene, bisogna sentirla, volerla, realizzarla, ponendo così fine alla alienazione italica. La veneticità è una somma di virtù congenite, testimoniate dalla storia. Non è un prodotto del "risorgimento" sabaudo (1866) né della Repubblica Italiana (1946). Veneticità è programmazione storica etico-intellettiva dell'uomo veneto, acquisita e sedimentata. Vi occorrono ambientazione di valori e diversità di cultura millenarie.
Obbiettivo
Come primo obbiettivo, si intende recuperare, come proprio patrimonio ideologico, i valori della tradizione. Ridare poi nuovo vigore alle capacità originali con cui i Veneti hanno saputo sempre produrre idee autonome, libertà, buona amministrazione, lavoro, ricchezza, sapendola inoltre distribuire alla comunità.
Operare per la rinascita generale della veneticità e per la sua riscossa politica. Quello di essere e sentirci Veneti, in antitesi con tutto ciò che ci nega, sia all' interno delle attuali strutture della Regione, sia, ancor più, nelle centrali dello Stato, deve essere il proposito comune, con buona pace di tutti e con democrazia per tutti. Una generica autonomia è termine equivoco: è concessione interessata dello Stato centrale. Noi vogliamo sovranità politica e relazioni reciproche di tipo federale, con lo Stato e le altre Regioni.
Certezze
Dobbiamo essere un popolo di certezze, non di crisi. Amare la propria identità senza uniformarci a quella degli altri. Saperci rinnovare con la certezza di non compromettere le vocazioni naturali. Si illude chiunque, nei partiti e nei governi, crede di creare un popolo nuovo, bruciandone le radici, soffocandone la cultura con un'istruzione di surrogati, deviandone le inclinazioni, conculcandone le virtù native, o derubandole del loro prodotto.
Non è razzismo che le singole Regioni rifiutino costumi, linguaggi, concezioni di vita, e modi del vivere privato e pubblico, che non siano loro congeniti. Il nostro è un impegno con la storia del Veneto. Non appare interessante puntare su un futuro che non abbia radici nel passato. Abbiamo la certezza di non voler diventare un mercato di spartizione di beni e di poteri. Mafia, camorra, sequestri di persona, commercio delle droghe, baratteria, non sono forme di malavita di invenzione veneta.
Terra di San Marco
A chiunque dobbiamo rispondere come il barcaiolo a Renzo ne "I promessi sposi" del Manzoni: "Terra di San Marco!". Equivale libertà, solidarietà, sentimento della comunità e dell'autonomia: contro ogni forma di sopruso. Anche nel 1628 - direbbe il Manzoni - nel milanese imperversava la malavita spagnolesca; ma nella terra di San Marco, invece, fiorivano le industrie: il lavoro vi era rispettato, e il risparmio, unito alla capacità, promuoveva l'operaio a proprietario di industria. I suoi figli uscivano dallo stato di analfabetismo per usare l'istruzione come elemento di difesa e di progresso personale.
Fierezza di essere Veneti è forza di autodifesa contro uno Stato che tutto vuole livellare nell'ignavia, e di tutto appropriarsi. E' uno Stato privo di virtù umane quello al quale resistiamo.
Tratto da:"VIA DA ROMA!"
di Flaminio De Poli
edizione Del Candelo




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