dal sito del quotidiano svizzero "Il Corriere del Ticino"
" EDITORIALE - Iraq: i precedenti
Uno storico rompicapo
Gerardo Morina
Mettere a posto l’Iraq sembra oggi un compito quasi impossibile. Ma un’analisi dei precedenti storici fa concludere che, cambiati i tempi e le pedine sullo scacchiere, in fondo fu sempre così. Oggi sono gli Stati Uniti ad aver preso il posto della Gran Bretagna come potenza imperiale. Con questa differenza: che gli Stati Uniti non possono e non vogliono essere una potenza coloniale, ammettono di essere un impero, ma nello stesso tempo stentano a rendersi conto che un impero ha le sue regole . La prima è che un Paese come l’Iraq che esce dalla decolonizzazione con tre decenni di autonomia sanguinaria non può essere condotto a una solida prospettiva di governo rappresentativo se non lo si conquista prima «sul terreno», imponendo nella transizione una nuova e indiscutibile catena di comando. La seconda regola è che nella fase di trasferimento dei poteri non va trascurata la necessaria inclusione e collaborazione di componenti indigene: in altre parole il nuovo Iraq va fatto soprattutto con gli iracheni. E la terza regola è quella di cui si dotò l’impero britannico fin dal 1837, quando la Commissione parlamentare di Durham, per risolvere la questione della costante e non programmata acquisizione di nuovi territori da governare, stabilì che la linea da seguire sarebbe stata «l’educazione all’autogoverno». Il fatto significativo è che neppure però chi, come gli inglesi (la cui presenza si fece avvertire in Iraq fin dal diciottesimo secolo), cercò in passato di rispettare queste regole rimase indenne da difficoltà di conseguimento degli obiettivi. Londra assunse il mandato sull’Iraq nel 1921 in un mare di dubbi e indecisioni che riguardavano il tipo di amministrazione da assegnare al Paese. Già allora gli inglesi dibattevano in base a due teorie opposte. La prima, sostenuta dal Colonial Office, era favorevole ad un controllo diretto del Paese al fine di proteggere gli interessi britannici nel Golfo Persico e in India. Una seconda teoria privilegiava invece un controllo indiretto e proponeva l’istituzione di un governo indigeno sotto la supervisione britannica. Dal 1921 al 1932 l’Iraq fu di fatto un mandato coloniale britannico e la prima mossa per normalizzare e rendere governabile il Paese fu di favorire l’instaurarsi di una monarchia hashemita. Rimase tuttavia sempre di fondo un’ambiguità tra le norme proprie di un «mandato» e quelle di molteplici «trattati» stipulati con gli iracheni, ambiguità che divenne estremamente critica quando si scontrò con le forze nazionaliste irachene. Al punto che gli stessi nazionalisti denominarono la situazione – dice l’«Encyclopaedia Britannica» – un «perplexing predicament» («al-wad’ ash-shadh» in arabo), una «situazione imbarazzante e incresciosa» dovuta alla formula della doppia autorità. In altre parole i nazionalisti iracheni sostenevano che esistevano due governi in Iraq, uno straniero e uno nazionale, e che tale anormalità era concepibile in teoria ma inattuabile in pratica. È curioso che anche allora ci fosse inoltre un’opinione pubblica (britannica) che protestava per un impegno coloniale troppo gravoso in spese e uomini e invitava ad «uscire al più presto dalla Mesopotamia». Nel 1932 Londra pose fine al suo mandato e firmò con l’Iraq un trattato che concedeva l’indipendenza. Il primo parlamento iracheno si era riunito nel 1925 e dieci elezioni generali ebbero tempo di svolgersi fino alla caduta della monarchia e al termine del secondo periodo di presenza militare britannica in Iraq iniziato allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Quando, nel 1958, un colpo di stato depose la monarchia irachena e trasformò il Paese in una repubblica, la Gran Bretagna capì che il suo compito in Iraq era finito. Ma pur avendo applicato le regole di un dominio imperiale, di un’educazione all’autogoverno e di un rispetto per i caratteri indigeni di uno Stato autonomo, Londra non fu mai veramente convinta di aver potuto «riassestare» l’Iraq. Il quale rimase, anche ai suoi occhi, uno storico rompicapo.
28/05/2004 23:27 "
Saluti liberali




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