DOPO LA LETTERA DI PRODI / PARLA GIOVANNI SARTORI
Se vince, povero Prodi
Duro il giudizio del costituzionalista: il centro-sinistra è troppo diviso su tutto. Con Bertinotti forse può battere Berlusconi. Ma poi sarà condannato a non governare colloquio con Giovanni Sartori
di Gigi Riva
Quando, a settembre, si ritroveranno attorno a un tavolo, i leader del centro-sinistra non potranno che constatare l'impossibilità di stendere un programma comune e si dovranno inventare delle formule oscure, di nessun significato, per poterle vendere al pubblico. Il professor Giovanni Sartori misura le enormi distanze che dividono, su pressoché tutto, i moderati dalla sinistra radicale. Non è affatto sicuro che l'opposizione possa vincere le elezioni. Anche succedesse, grazie a errori colossali di Berlusconi, si troverebbe nell'impossibilità pratica di governare. È anche stupito dall'assenza, nel dibattito estivo, di una questione che giudica cruciale: quella delle riforme istituzionali. Il Polo si appresta ad approvare federalismo e premierato: due leggi sciagurate che sarebbe poi difficilissimo cancellare. E contro le quali vorrebbe assistere a una battaglia politica convinta e totale. Quanto alle primarie, teme che possano sortire un effetto indesiderato: indebolire Prodi anziché rafforzarlo.
Partiamo dalle primarie. Cosa rischia Prodi?
"Prodi ha voluto queste primarie per esibire un suffragio maggiore di quello che gli attribuiscono i sondaggi. Però il gioco è rischioso. Le primarie coinvolgono gli attivisti intensi, estremisti, e molto meno l'elettorato tiepido. Dunque Prodi si ritroverebbe primo, mettiamo con un 30 per cento, ma forse con un secondo ingombrante, come Bertinotti, poniamo al 15-20, che potrebbe rivendicare quel peso nei negoziati".
Al di là dell'opportunità, sono comunque una buona idea le primarie?
"Lo sforzo organizzativo e di mobilitazione che richiedono mi sembra sproporzionato rispetto allo scopo che è soltanto di confermare Prodi come leader. I nostri sono partiti sotto stress elettorale continuo. Sovraccaricare delle macchine un po' vecchie e anche un po' stanche non mi pare una buona idea. Senza contare che è complesso stabilire i meccanismi. In America non ci sono partiti di tesserati, da noi sì. E allora come si fa a dire che partecipano tutti?".
Bertinotti e Di Pietro vorrebbero le primarie di tipo referendario non sul candidato, ma sui punti qualificanti del programma.
"Fanno confusione: le primarie scelgono persone, non programmi. Il loro è dunque un polverone demagogico. L'elettorato non sa come risolvere i problemi (ammesso che li conosca). Se gli chiedi con un sondaggio: vuoi la pace? Risponde: sì, la voglio. Ma poi?".
Se abbiamo una democrazia rappresentativa non è per caso...
"Appunto. Facciamo funzionare la democrazia rappresentativa e non investiamo l'elettorato di scelte che non è in grado di fare. Gli elettori scelgono chi sceglierà, questa è la dottrina classica della democrazia".
Per farla, lei non sembra così contrario al ritorno al sistema proporzionale.
"Il Mattarellum che abbiamo è il peggior sistema possibile. Pertanto anche la proporzionale può essere meglio. E poi la demonizzazione della proporzionale è assurda. La Spagna ce l'ha ed è diventata pressoché bipartitica. La Germania ce l'ha e dal punto di vista della meccanica di governo funziona, con due grossi partiti più due partiti minori. Noi ne abbiamo 12. No, è follia mantenere questo sistema elettorale".
Lei cosa propone?
"Io, si sa, ero per il maggioritario a doppio turno di tipo francese. Ho sempre detto che il maggioritario a un turno avrebbe creato questa situazione perché attribuisce un potere di ricatto ai piccoli partiti. Ma andrebbe bene anche un proporzionale di tipo tedesco con sbarramento e senza alleanze".
Che effetti produrrebbe?
"Servirebbe soprattutto a un centro-sinistra sempre più impantanato e frammentato. I Ds non sono più un solo partito, la stessa Margherita non è del tutto omogenea, più tutti gli altri. Con il proporzionalismo tedesco resterebbero la Margherita, i Ds e Bertinotti: tre partiti. Stessa cosa nel centrodestra, i tre partiti. In totale fa sei partiti, il che mi sembra accettabile".
Perché, se va a suo svantaggio, il centro-sinistra difende il Mattarellum?
"Questo proprio non lo capisco. È il sistema che lo impiomba di più. Si sono cacciati in questo imbuto e non sanno più come uscirne. D'Alema sostiene che la sinistra con la proporzionale perde. Perché deve perdere? Qual è la logica di questa asserzione? Il fatto è, comunque, che nelle ultime Europee, col proporzionale puro, chi ha perso davvero è stato Berlusconi".
Chiunque sia il leader del centro-sinistra si deve porre, da subito, la questione delle riforme istituzionali?
"Certo. Ma se Berlusconi arriva a fine mandato le riforme le fa lui. Sono già in calendario per settembre la devolution e il premierato elettivo. La sinistra dovrebbe impiegare tutte le sue energie per bloccarle perché sono una sciagura. E invece ondeggia. Bertinotti non se ne interessa. Eppure qui si fa una riforma costituzionale che ignora completamente il parere degli esperti. E lo fanno come fosse un mercato delle vacche: Bossi vuole la devolution, Berlusconi vuole il premierato elettivo. Affare fatto".
Con quali conseguenze per il Paese?
"Primo, un premierato assoluto, dunque molto pericoloso. Secondo, un federalismo che affonderà il Paese perché renderà ancora più lento e farraginoso il meccanismo delle decisioni. E se Berlusconi riesce a farle, come si cancellano? Una volta fatte sarà difficile disfarsene".
A proposito di leggi da abolire. Ha fatto un gran rumore la proposta di Rutelli di verificare all'atto pratico alcune riforme del Polo, come quella sul mercato del lavoro o sulla scuola.
"Sul principio ha ragione. Non è pensabile che in un sistema di alternanza ogni nuova maggioranza cancelli tutta la legislazione precedente. Eppure la sinistra gli è subito saltata addosso".
E sul merito?
"Io la legge Biagi sul mercato del lavoro la metterei alla prova. La riforma Moratti è invece disastrosa. Verrebbe da dire: ripartiamo dalla riforma Gentile, ma è una boutade. Comunque la Moratti non va e una volta approvata radica il malfatto. Ecco a Rutelli risponderei con un sì e un no".
Di Pietro vorrebbe cancellare le riforme sulla giustizia: Cirami, Schifani, falsi in bilancio...
"Su questo sono d'accordo. Anche perché alcune sono facilissime da cancellare. Aggiungerei però la Frattini sul conflitto di interessi (strano che Di Pietro se ne scordi). Anche la Gasparri sul sistema delle telecomunicazioni, va sicuramente rifatta".
E la Bossi-Fini?
"Quella legge non mi convince, ma andava male anche la precedente. Il problema è molto complesso e va valutato a livello europeo. Invece in Italia se ne fa un'arma di propaganda elettorale. Si calcola che gli africani pronti ad arrivare in Europa sarebbero 250 milioni. Scherziamo?".
I demografi ci dicono che da qui al 2020 mancheranno sei milioni di persone in età di lavoro.
"Questo è l'approccio economico. Ma accanto si deve considerare la questione dell'integrazione culturale. L'Islam è in India da più di mille anni e lì ancora si scannano. L'integrazione dell'islamico è difficilissima. Per quanto riguarda l'approccio economico, rilevo che noi abbiamo un'altissima disoccupazione. E allora? In realtà noi vorremmo manodopera a basso costo. E in ogni caso non è che si può risolvere un problema di crescita economica con un danno di disintegrazione sociale".
Pensioni. Rutelli ritiene che non sia scandaloso alzare l'età per chi fa un lavoro non usurante. Bertinotti si infuria. Come si conciliano?
"Premessa. Associare Bertinotti a un governo garantisce il mal fare. Quello delle pensioni è un problema di tutto l'Occidente, e lui dice no. Così guadagna voti, ma ci affonda in un debito insostenibile. E vorrei aggiungere una piccola coda".
Prego.
"Bertinotti non capisce o non vuol capire che la globalizzazione esiste e che impedisce che lo Stato sociale sia pagato all'interno di ogni Paese scaricandone i costi sul prezzo dei prodotti. Ora non lo può più fare, pena finire fuori mercato. Oggettivamente è la globalizzazione che mette in crisi lo Stato sociale".
Pare assai difficile mantenere il welfare come lo abbiamo conosciuto.
"In generale non ci possiamo permettere di pagare costi per i quali non abbiamo soldi. E i soldi sono partiti, in parte per la globalizzazione, in parte per gli sprechi. Prendiamo la Sanità. Migliaia di medicinali marciscono negli scaffali dei consumatori perché costano poco. La Sanità non può reggere a questi ritmi di esborso. E poi, certo, la bolletta sanitaria è aumentata per colpa delle regioni. Nello Stato centralizzato la battaglia di contenimento della spesa si fa una volta sola, al centro. Ma se questa battaglia si moltiplica per 20 regioni allora non ce la si fa più".
Altro tema di divisione a sinistra è la politica estera.
"La posizione del pacifismo assoluto, propria della sinistra estrema, è del tutto irresponsabile. Se tutti si ritirano dall'Iraq è davvero la volta che lì si crea uno Stato terrorista che prima non c'era, e che avrebbe le risorse e le infrastrutture per costruirsi armi di distruzione di massa".
Le si può obiettare facilmente che quello è l'esito della politica di Bush.
"Certo, una politica sbagliatissima. Ma ormai la frittata è fatta. Come si fa a disfarla e cosa facciamo per il futuro? Anche qui non vedo un programma serio e comune a sinistra".
Se sono così spaccati su tutto che si diranno, a settembre, al famoso tavolo, i leader del centro-sinistra?
"Inventeranno formule oscure, generiche, elastiche, senza significato, da vendere alla credulità del pubblico".
E con questa prospettiva possono vincere?
"Non ne sono certo. A meno che Berlusconi non commetta errori colossali. In ogni caso possono vincere le elezioni ma non governare. Il che li squalificherebbe per parecchio tempo a venire".
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