Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2009


La tesi esposta ieri da Libero è semplice. Il Fatto quotidiano, definito chissà perché “l’ultrasinistra del giornalismo”, segue solo vicende che riguardano Silvio Berlusconi.Tutto il resto lo cestina o lo sottovaluta. E che le cose stiano così,secondo il giornale della famiglia Angelucci, lo dimostra quantoaccaduto intorno al caso di Piero Marrazzo. “Il 25 settembre”, scrive Maurizio Belpietro,“un gruppetto di colleghi e politici ricevette un sms che informavadell’esistenza di un video in cui si vedeva Marrazzo ‘che sniffa condue trans’”. Ma i cronisti de Il Fatto, al pari di Giuseppe D’Avanzo di Repubblica,non fecero niente, non andarono a “caccia d’immagini come avrebberofatto se si fosse trattato di Berlusconi”. Alzarono, invece, le spallee dissero “che la notizia è una bufala”.

Chi scrive potrebbe rispondere ricordando di essere uno dei pochi cronisti querelati da Marrazzo per un pezzo sulle spese allegre della sua Regione. O sottolineare che altri governatori “rossi” come, Claudio Burlando, Antonio Bassolino e Nichi Vendola,hanno visto sulle nostre pagine documentate inchieste che li mettevanoalla berlina. Oppure potrebbe invitare Belpietro a rileggere i verbalidel caso Marrazzo pubblicati ieri da Il Fatto (e non da Libero), da cui emerge come lui e l’editore Angelucci, avvertiti dal direttore di Chi Alfonso Signorini,esaminarono il 12 ottobre il video, ma non scrissero una riga. Ecercarono, invece, di acquistarlo per 100 mila euro, pur sapendo che,viste le modalità criminali con cui era stato girato, non lo si potevapubblicare.

Il punto però è un altro. Il 25 settembre, a noi come ai colleghi di Libero,arrivò un sms in cui si leggeva: “Altra spolverata di fango, pare stiaper uscire un filmatino con Marrazzo che sniffa con due trans. Ormaisiamo nella fogna infognati”. A inviarlo era Luigi Crespi, un tempo sondaggista di Berlusconi e oggi consulente di esponenti di sinistra e destra, tra i quali anche alcuni ministri. Il Fattolo chiamò e apprese che lui non aveva il video, che non lo aveva visto,e che nemmeno voleva svelare chi gliene avesse parlato. La cosa, comesi dice in gergo, “puzzava”. Crespi aveva avuto tra i suoi clienti Francesco Storace.Nel 2005 degli investigatori privati legati all’entourage di Storaceerano stati arrestati proprio perché spiavano Marrazzo. Dalleintercettazioni, poi, era emerso che una delle idee era quella diinfangarlo assoldando un trans da fotografare con lui. Per questo, unavolta ricordata la vicenda, anche Crespi concluse che la storiasembrava solo uno dei molti veleni fatti circolare dopo gli articoli deIl Giornale sul direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Al Fatto però si ragionò sul da farsi. Dimostrare che gli uomini del premier - come ipotizzammo - stessero raccogliendo materiale per incastrare gli avversari,era una notizia. Ma l’unico controllo possibile - parlarne con Marrazzo- fu scartato perchè, se la voce fosse stata falsa, il governatoreavrebbe finito per presentare una denuncia, mettendo a rischiol’identità della nostra fonte. Solo ieri, infatti, Crespi ci haautorizzato a fare il suo nome, peraltro dopo che era già statospiattellato da Libero, con tanti saluti al dovere diriservatezza. Arrivati a questo punto, il suo ruolo è comunquesecondario. Il video, come è noto, fu mostrato per la prima volta a duecroniste di Libero, il 15 luglio. L’allora direttore Vittorio Feltri, non lo acquistò e non pubblico una riga. Lo stesso fece Oggiad agosto. Poi in ottobre il filmato, approdato nelle mani diSignorini, fu a un passo da essere comprato da Belpietro e dal suoeditore proprietario di cliniche convenzionate con la Regione Lazio. Fuesaminato più volte. Ma i lettori del quotidiano milanese loscopriranno solo il 22 ottobre, quando il Ros arresterà chi locommercializzava. Questi sono i fatti. Le conclusioni sono invece libere. Anzi Libero.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)



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