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    Predefinito La fecondazione assistita non...

    ….cura l’infertilità, la dribbla

    Di fronte alle nuove possibilità della tecnica, e in particolare alle tecniche di fecondazione artificiale, il legislatore ha ritenuto di intervenire con un provvedimento, la legge 40, che ha provocato e provoca grosse discussioni e accesi dibattiti.
    In particolare gli avversari della legge sostengono che un ambito così personale come quello della riproduzione non dovrebbe essere normato dallo Stato, ma lasciato alla libertà dei singoli, degli individui.
    Sarebbero quindi lecite, e non condannabili, le varie pratiche di affitto dell’utero, di fecondazione con seme di persona morta, di adozione di figli in provetta da parte di singoli o coppie omosessuali, di ricorso alle banche del seme, di sperimentazione sugli embrioni, decretandone la morte, di fecondazione con gameti di terzi eccetera.
    Di fronte a una simile argomentazione occorre chiedersi cosa sia la legge e quale sia il suo compito.
    Secondo il pensiero cattolico la legge morale deve essere un po’ come la legge fisica: lo scienziato scopre che c’è la legge di gravità, non la inventa; la trova, la riconosce, come un dato della realtà; se così non fosse la sua legge sarebbe sbagliata.
    Così, come la legge di gravità vale sempre e non solo oggi o solo domani, ugualmente la legge morale, se è vera oggi, deve esserlo anche domani, sempre: altrimenti bisognerebbe dire che il bene e il male, il giusto e l’ingiusto non esistono, ma cambiano col cambiare dei codici, o dei dittatori.
    “La legge – scrive il professor Pasqualucci - deve mostrare di avere colto l’ordine (ordo, taxis) delle cose, dei rapporti cui si riferisce. Deve mostrare in altre parole di essere giusta.
    In ciò è la sua verità.
    Quindi la legge non è tale solo per la fonte che la promulga, per l’autorità che possiede in senso formale, per essere cioè un comando; lo è soprattutto perché manifesta quell’ordine che è nelle cose come loro verità intrinseca.
    Un ordine non creato quindi arbitrariamente dal legislatore, ma che esiste già nella realtà fisica e soprattutto morale. Un ordine che il legislatore deve riconoscere, far crescere, mantenere e infine imporre”, secondo il saggio detto: “Serva ordinem et ordo servabit te”. Cioè “conserva l’ordine esistente e l’ordine conser-verà te”: così il codice della strada deve stabilire un ordine, razionale, che non è assurda imposizione, ma garanzia di sicurezza per tutti, e cioè tutela del bene comune.
    In quest’ottica, ad esempio, il problema attuale se sia lecito o no il ricorso all’utero in affitto o alle mamme-nonne, non è questione di conservatorismo di destra o di progressismo di sinistra, bensì un problema di ordine naturale, oggettivo, da tutelare, con una legge, oppure da violentare, direi quasi stuprare, in nome di una falsa libertà.
    La fecondazione artificiale dunque, proprio in quanto artificiale e non naturale, porta in sé il rischio di stravolgere la realtà che abbiamo ricevuto, di adulterarla violentemente, con inevitabili danni per chi vi è coinvolto. Non è infatti un caso che essa presenti gravi pericoli per la salute della madre (indotti dalla iperstimolazione ovarica), per l’embrione e per l’eventuale figlio, spesso soggetto a gravi malattie degenerative e genetiche di vario tipo.
    La fecondazione artificiale non si propone, infatti, come la medicina ha sempre fatto, di ricostituire un ordine “in crisi”, curando la sterilità come qualsiasi altra malattia, ma interviene con un processo “in vitro”, cioè con un procedimento manipolatorio e innaturale, in cui il medico non è “assistente”, come si vorrebbe far credere con l’espressione “procreazione medicalmente assistita”, ma attore primario dell’atto generativo, tramite siringhe che penetrano nell’ovulo (con quali danni?) al posto dello spermatozoo, provette di vetro, appositi freezer per embrioni, preparati chimici chiamati a sostituire, un po’ alla buona, l’habitat materno eccetera.
    Sono gli stessi medici “fecondazionisti” a parlare di “Madre provetta”, come se si potesse sostituire il legame di carne e di sangue, di messaggi chimici e ormonali (il cosiddetto “colloquio crociato”) tra una madre e suo figlio con una fredda custodia di vetro. Con la fecondazione artificiale viene dunque bypassato, non corretto, non guarito, il dato della sterilità. Non è un caso, allora, neppure questo: che la sterilità con cui si fanno oggi i conti sia fortemente aumentata negli ultimi anni per l’inquinamento dell’atmosfera e dei cibi, e per il ricorso massiccio a sostanze chimiche artificiali anticoncezionali che, avendo potenzialità abortive, nocive sulla vita nascente, risultano dannose anche per le madri e le loro successive gravidanze.
    Siamo di fronte a un serpente che si morde la coda: la violazione di un ordine naturale determina l’aumento di una anomalia, la sterilità, ma la fecondazione artifìciale, che tale sterilità non vuole curare ma dribblare, genera solitamente problematiche ancora più gravi, proprio perché ulteriore violazione di una realtà data. In quest’ottica anche il dibattito sulla ricerca cambia notevolmente prospettiva: la ricerca su una malattia è il tentativo di trovare il rimedio a essa, ristabilendo la normale sanità. Non può diventare lo sforzo di trovare il surrogato, come la ciofeca al posto del caffè, a un processo naturale come la procreazione, bensì deve essere ricerca delle cause che determinano la sterilità e che vanno rimosse per permettere che l’atto normale e naturale della procreazione possa attuarsi secondo le regole che gli sono naturalmente proprie. Eppure tale ricerca sulla sterilità è ormai ferma da anni ed anni, sostituita dalla volontà di medici faustiani di essere loro i nuovi regolatori e dispensatori della vita, in modi nuovi e “originali”, ma, come è evidente, assai rischiosi e costosi, in ogni senso, per tutti.
    Il triste spettacolo che si offre oggi ai nostri occhi è quello, senza esagerare, di molti scienziati-stregoni che promettono mirabilie, solo che li si lasci lavorare in pace e al buio sugli embrioni, e cioè sulla vita umana; che non ricercano le cure per il problema che urgentemente viene loro sottoposto, la sterilità, e che, infine, facendo ciò che non dovrebbero fare e tralasciando quello che dovrebbero, danno vita, a pagamento, a nuovi malati di cui nessuno, consapevolmente, farebbe domanda.
    Infatti le ricerche riportate sul numero di settembre della rivista “Le scienze” (gruppo L’Espresso), a cura di un medico e di una biologa di grido, favorevoli alla fecondazione artificiale e contrari a ogni restrizione e ovviamente alla legge 40, fanno letteralmente accapponare la pelle. Vi si dice, senza timore e tremore alcuno, che oltre ai gravi rischi, anche di tumori e di morte, per la donna, la fecondazione artificiale produce bambini “in più alta percentuale prematuri e sottopeso”, con “rischio di handicap più alto”, rischio di “paresi cerebrali, malformazioni congenite, ritardo mentale, disturbi del comportamento”, “retinoblastoma” (tumore della retina) e “sterilità”; ancora, si spiega che su mille bambini nati in Australia con fecondazione artificiale “circa il 9 per cento di essi soffriva almeno di una malformazione congenita grave rilevabile a un anno di età, contro un 4,5 per cento tra i bambini concepiti normalmente”, e che “altri autori hanno rilevato nei nati con fecondazione assistita una prevalenza statisticamente significativa di difetti del tubo neurale, di atresia dell’esofago e di malformazioni cardiache”.
    E satis, perché si potrebbe continuare, se solo non si venisse sopraffatti dall’orrore e dal fastidio per la faciloneria con cui gli esimi scienziati cercano di spiegare che, con il tempo, basta un po’ di calma, si riuscirà ad aggiustare, in parte, il tiro, ad esempio modificando il medium di coltura, e cioè il brodino della provetta (madre, a dire il vero, un po’ bastarda), che per ora potrebbe “provocare un cambiamento nell’espressione (nientemeno, ndr) dei geni”.
    Come dire: per intanto facciamo un po’ di errori, nascono un po’ di migliaia di esseri deformi, di diverse deformità, a seconda delle diverse tecniche utilizzate, ma sono solo esperimenti, provette sulla pelle degli embrioni, delle donne e dei bambini.

    Francesco Agnoli su il Foglio del 6 ottobre

    saluti

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Evitare i...

    ….referendum


    Roma. L’infaticabile Giuliano Amato ci prova, a trovare la quadratura del cerchio che eviti i referendum sulla legge 40 e produca una normativa su fecondazione assistita e temi connessi, che metta d’accordo tutti.
    Le indiscrezioni sulle sue proposte, ora al vaglio di un gruppo ristretto di “saggi” dell’Ulivo (diessini ed esponenti della Margherita), hanno provocato la risentita reazione di Radicali, Verdi, Rifondazione comunista, convinti che non esista mediazione possibile.
    Inadeguato, antidemocratico, sconcertante, è stato definito, prima del merito delle proposte, lo stesso metodo seguito da Amato, mentre la responsabile donne dei diesse, Barbara Pollastrini, gli intima di tenere nel debito conto le “750 mila firme per ciascun quesito”.
    A onor del vero, Amato ce l’avrebbe proprio messa tutta.
    Propone la crioconservazione degli ootidi, (ovociti fertilizzati ancora non divisi), come accade in Svizzera e in Germania, dove è vietato congelare gli embrioni;
    reintroduce la diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche;
    suggerisce che la ricerca possa utilizzare embrioni “orfani”, non più utilizzabili per sopraggiunti limiti di tempo.
    E supera bellamente anche il divieto dell’eterologa, (che usa ovociti e spermatozoi di donatori “terzi” rispetto alla coppia), ammettendola solo in casi limite valutati da una commissione medica, sulla falsariga di un emendamento proposto dal senatore diessino, e cristiano sociale, Giorgio Tonini.
    Ma quali saranno i “casi limite” previsti dall’eventuale legge revisionata? Se si trattasse di quelli in cui l’omologa fallisce, (com’era prima della legge 40), ecco che la casistica diventerebbe immensa, visto che le tecniche di procreazione assistita sono soggette a un’altissima percentuale di fallimenti (80-85 per cento dei casi).
    Si farebbe, allora, meno fatica a dire che l’eterologa è di nuovo consentita.
    La fretta di Amato è tanta, e tanta è la voglia di disinnescare i referendum.
    Ma la fretta non può produrre il semplice azzeramento della normativa attuale, mentre si eludono alcuni problemi non secondari che hanno a che fare proprio con i diritti delle persone.

    I diritti di tutti contro quelli del bambino
    Per quanto riguarda l’eterologa, per esempio, ci sono i noti problemi legati all’anonimato del donatore.
    L’eterologa voluta dal fronte referendario prevede l’impossibilità, per il nascituro, di poter accedere alle informazioni sul genitore genetico. E’ lo Stato che si fa garante di quella segretezza, in nome del “diritto” della coppia che chiede l’eterologa a non veder turbata la finzione che è alla sua stessa base: quella, cioè, per cui di fronte al mondo oltre che al nuovo nato, entrambi i genitori legittimi sarebbero anche biologici (mentre lo è solo uno dei due, generalmente la donna).
    Quel segreto serve poi a tutelare il donatore, che poco gradirebbe, e si capisce, esporsi alla possibilità di essere rintracciato dai suoi figli genetici.
    Così, alla fine, l’unico soggetto di cui lo Stato oscurerebbe un diritto, l’inalienabile diritto di accedere, se vuole, alle informazioni sulla propria origine, finisce proprio per essere il figlio nato da eterologa.
    Quel diritto, è bene ricordarlo, non ha solo una valenza psicologica e umana in senso stretto, ma ha a che fare con la salute fisica.
    Avete presente l’anamnesi familiare, quelle domande del tipo: “Suo padre soffre di diabete o di asma?”.
    Ecco, il nato da eterologa non avrebbe diritto a saperlo. Sull’altare della finzione, quindi, gli si negano le opportunità di prevenzione e di cura che dovrebbero essere garantite a tutti.
    E non perché il suo papà è fuggito dopo la notte d’amore in cui l’ha concepito (capita) ma perché lo Stato protegge i dati del donatore e la finzione dei genitori legittimi più di quanto non voglia proteggere lui.
    C’è da stupirsi, allora, se si moltiplicano in tutto il mondo, accanto alle associazioni di adottati che cercano i loro veri genitori, anche quelle dei figli dell’eterologa che chiedono la stessa cosa?
    Nella laicissima Svezia da vent’anni si riconosce il diritto ai nati da eterologa, arrivati a diciotto anni, di sapere chi è il loro padre biologico, mentre in Austria i dati sul donatore, contenuti in appositi registri, sono accessibili al compimento del quattordicesimo anno d’età.
    I legislatori di quei paesi non si sono preoccupati del fatto che, dopo l’abolizione dell’anonimato del donatore, potevano crollare (ed è successo) sia le offerte di donazione sia le richieste di eterologa. Più delle fortune delle banche del seme, insomma, sono stati privilegiati i diritti dei nascituri.
    Anche il governo Blair ha proposto in Gran Bretagna l’eliminazione dell’anonimato.
    Provi a farlo anche Amato. Servirà a fare chiarezza.

    saluti

 

 

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