Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

    "Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra". Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù.

    Questa tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare...Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.

    ***

    Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.

    I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla.

    A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.

    ***

    Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione.

    ***

    Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.

    ***

    Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? potete allora rendervi conto di che si tratta.

    Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici danno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?

    Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.

    Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il pollice, con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello. E' il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato di netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato distrutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo. Quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante.

    Un supplizio che durerà tre ore.

    Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori. il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale della croce al palo verticale.

    Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime.

    Gli inchiodano i piedi. E' mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.

    ***

    Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno stano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare. E' ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelle del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.

    Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'aria non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!

    ***

    Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.

    Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare:"Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno".

    Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi....inimmaginabile!

    ***


    Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. E' l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tortura che dura tre ore.

    Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. Ma il Padre (ed è l'ultima prova) sembra averlo abbandonato: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"

    Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?

    Gesù dà un grido: "E' finito".

    E a gran voce dice ancora:"Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito".

    E muore.

  2. #2
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    questa descrizione da un punto di vista medico delle tremende sofferenze patite da Nostro Signore coincidono il larga parte con quanto descritto nel bel libretto "La S. Sindone la scienza medica" scritto dal Dr. Giuseppe Toscano ..libro che consiglio a tutti


  3. #3
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    Predefinito Ebrei e anticristianesimo

    Storicamente l'antisemitismo, nella forma in cui si è espresso e si esprime, è il prodotto dell'ostilità religiosa (antigiudaismo) alimentata dai cristiani contro gli ebrei che sono stati accusati di essere tutti insieme, come popolo, i responsabili dell'uccisione di Gesù, ovvero del deicidio. Questo non significa, attenzione, che le autorità ecclesiastiche abbiano volontariamente e consapevolmente ispirato il razzismo antisemita, che spesso hanno invece duramente condannato. Ma ciò non toglie che questo razzismo si sia sviluppato nei paesi cristiani e, fino a questo secolo, solo in essi, nell'alveo di una condanna religiosa che è rimasta inalterata per quasi duemila anni, fino al concilio Ecumenico Vaticano II (1965). Al tempo di Cesare e Augusto, quando Roma estendeva il suo dominio sul mondo Mediterraneo gli ebrei, pur conservando ancora il loro centro territoriale e spirituale in Palestina, erano disseminati in tutto l'Impero Romano ed anche oltre le sue frontiere, dove professavano la credenza in un Dio unico. Ma fu dopo l'occupazione romana della Palestina che gli ebrei avevano dato vita a frequenti ribellioni. Le autorità imperiali, costrette spesso a intervenire militarmente per ricondurre all'ordine quella turbolenta provincia (il punto culminante della repressione fu la distruzione del tempio e della città di Gerusalemme nel 70 d.c.), nutrivano nei loro confronti sentimenti di ostilità e diffidenza che si indirizzavano anche verso le numerose comunità ebraiche della diaspora, quelle cioè che si trovavano sparse in diversi territori del bacino mediterraneo. Di questo atteggiamento furono vittime anche Gesù e i suoi seguaci cristiani che, per molto tempo, furono considerati a Roma come una setta ebraica. Ma per i cristiani, quando i discepoli originari di Gesù erano ormai scomparsi nella distruzione di Gerusalemme, era essenziale segnare la separazione fra la propria religione e quella da cui essa derivava. Nacquero così le principali accuse contro i giudei, di cui Giuda, il traditore di Cristo, diventa l'emblema stesso. Essi sono considerati colpevoli non solo di non aver voluto riconoscere la divinità di Cristo, ma addirittura di averlo messo a morte. E' appunto l'accusa di deicidio il marchio di infamia che nel mondo cristiano accompagnerà gli ebrei per quasi duemila anni. In ragione di questa accusa essi vennero emarginati dalla società, privati di molti diritti e costantemente guardati con diffidenza. Anche la violenta repressione di cui fu oggetto la loro rivolta contro i romani e il fatto stesso di vivere perseguitati, lontano dalla terra d'origine, vennero subito interpretati dai teologi cristiani come un segno della giusta punizione che essi avevano meritato con il loro delitto. Le masse cercarono di far ricadere le responsabilità delle proprie frustrazioni e delle proprie disgrazie su un "capro espiatorio": gli ebrei. Alla metà del 1300 si accusarono gli ebrei di avvelenare i pozzi e diffondere il morbo della peste, spinti dal loro odio per i cristiani senza curarsi del fatto che essi stessi ne sarebbero morti. E' da qui in poi che la storia degli ebrei cambiò tragicamente. Essi venivano ormai individuati come un gruppo etnico, con precisi connotati biologici, dal quale nessuna conversione religiosa consentiva di uscire. Questo fu evidente all'inizio del 1500 in Spagna, dove i re cattolici Ferdinando e Isabella decisero di cacciare dal loro regno tutti gli ebrei che vi abitavano. Furono cacciati 100.000 individui. La "nazione ebrea" restò così al bando delle comunità cristiane per molti secoli. Soltanto nel 1781 l'imperatore d'Austria Giuseppe II emanò una patente di tolleranza (Atto legislativo che concede la libertà di religione ai gruppi non cattolici tra cui gli ebrei) per gli israeliti, mentre la Rivoluzione francese pronunciò a sua volta la piena equiparazione degli ebrei agli altri cittadini nel 1791. L'"emancipazione" degli ebrei fu successivamente sancita nel corso dell'Ottocento dagli altri Stati europei, tra cui il Regno di Sardegna nel 1848, il Regno d'Italia nel 1861, la Gran Bretagna nel 1866, la Germania nel 1870. Assai dura per tutto l'Ottocento restò, invece, la condizione degli ebrei in Russia, in cui l'annessione delle province polacche aveva inserito più di un milione di israeliti; l'assassinio di Alessandro II (1881) provocò sanguinosi massacri di ebrei (pogrom), favoriti dal governo, che si ripeterono negli anni seguenti, provocando migliaia di morti. L'antisemitismo però non scomparve nei paesi in cui gli ebrei erano stati emancipati; esso continuò a serpeggiare virulento all'interno di circoli culturali e di gruppi politici di orientamento reazionario e nazionalista. Il razzismo antisemita prese poi nuovo vigore dopo la grande guerra, con manifestazioni particolarmente violente e irrazionali in Germania, dove il nazionalismo stimolato dalla disfatta addossò agli ebrei e ai socialisti la responsabilità della sconfitta, aprendo la strada alle farneticazioni di Hitler, che indicò negli ebrei la causa di tutte le disgrazie del paese. Gli ebrei, quindi, di nuovo, assunsero il "ruolo" di capro espiatorio...
    Gli ebrei sono intervenuti nel Concilio Vaticano II.

  4. #4
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    E cosa vorrebbe dimostrare questo articolo filo-giudaico?

  5. #5
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    Predefinito Gli Ebrei sono anticristi

    Vorrebbe dimostrare come gli ebrei vogliono distruggere il cristianesimo.
    Non è filogiudaico, ma una denuncia.

  6. #6
    Il Patriota
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    Racconto della Passione di Gesù Cristo di Maria Santissima a Santa Brigida

    «Poiché si avvicinava il tempo della Passione di mio Figlio, tutti i suoi nemici lo trascinarono via con percos_se sulle guance e sul collo; e dopo avergli sputato ad_dosso, si presero beffa di lui. Poi lo condussero alla co_lonna; qui si tolse gli abiti da solo e si avvicinò alla co_lonna con le proprie mani che i nemici legarono senza misericordia. Era tenuto in lacci e non aveva nulla per coprirsi: era nudo e dovette sopportare e patire la ver_gogna della nudità. I suoi amici erano fuggiti e i suoi ne_mici, sollevandolo, lo circondarono da ogni parte e fru_starono il suo corpo puro con ogni corruzione e ogni peccato... Vidi il suo corpo flagellato e straziato fino alle ossa, tanto che gli si scorgevano le costole e la cosa più amara fu che, quando smisero di flagellarlo, ne scavaro_no e straziarono le carni. E quando mio Figlio, rosso di sangue e trafitto, rimase in piedi in questo stato, tanto che in lui non restava nulla di sano, ripresero a flagellar_lo e qualcuno disse con apprensione: 'Come? Lo farete morire senza averlo giudicato?' E subito gli tagliò i lac_ci. Così mio Figlio si rimise i suoi abiti; e allora vidi che i suoi piedi erano in una pozza di sangue; i suoi nemici non tollerarono che si vestisse, e lo spinsero obbligan_dolo a camminare. Quando lo portarono via come un ladro, mio Figlio si asciugò il sangue dagli occhi; e quando l'ebbero giu_dicato, gli fecero portare la croce; e dopo che l'ebbe portata per un pezzo, qualcun altro la prese e la portò per lui. Tuttavia, mentre si avvicinava in questo modo al luogo della Passione, alcuni lo colpivano al collo, altri al volto; fu percosso con forza e violenza e sebbene non vedessi chi lo picchiava, ne sentivo i colpi. Quando ar_rivò sul posto della Passione, vidi che erano stati ap_prontati tutti gli strumenti destinati a dargli la morte; mio Figlio si tolse da solo gli abiti, mentre i soldati dice_vano fra di loro: 'Le sue vesti sono nostre, poiché non le riavrà: è stato condannato a morte'. Mio Figlio era lì, nudo come quando era nato; allo_ra qualcuno gli porse un velo per coprire la sua nudità e ciò gli diede grande gioia interiore. Poi i boia, duri e crudeli, lo presero e lo fecero stendere sulla croce, in_chiodando per prima la mano destra al palo, che era stato perforato in modo da far passare il chiodo. E gli trafissero la mano proprio nel punto in cui l'osso è più duro e forte; e, tirando l'altra mano verso il foro con una corda, lo crocifissero. Poi fissarono con due chio_di il piede destro e il sinistro, che si tesero rompendo tutti i nervi e tutte le vene. Dopo aver fatto ciò, essi gli misero sul capo una corona di spine, la quale trafisse così profondamente la testa di mio Figlio che i suoi oc_chi si coprirono di sangue, e così pure le orecchie e la barba! Egli, rosso di sangue e ferito, ebbe pietà di me, che assistevo addolorata e gemente e lanciò uno sguardo a San Giovanni, figlio di mia sorella, raccomandandomi a lui... Vedendo me e i suoi amici che piangevano inconso_labili, mio Figlio disse ad alta voce con tono implorante: 'Padre mio, perché mi hai abbandonato?' Come se di_cesse: 'Sei l'unico che abbia pietà di me, Padre mio!' Allora vidi i suoi occhi tramortiti, le gote bagnate, il vi_so dolente e la bocca aperta, con la lingua rossa di san_gue; il ventre aderiva al dorso, tutti i liquidi erano fuo_riusciti, come se non ci fossero più le viscere. Vidi il suo corpo pallido e sfinito, a causa del sangue che aveva perso, con le mani e i piedi rigidi e tesi sulla croce, con la barba e i capelli intrisi di sangue. Il cuore di mio Figlio, straziato, livido, solo, batteva ancora perché era di fibra buona e forte, in quanto ave_va assunto dalla mia carne un corpo puro, sano e di buona costituzione. La sua pelle era così morbida e de_licata che bastava colpirla leggermente per farne sgorga_re il sangue. Il suo sangue era così vivo che lo si vedeva scorrere sotto la pelle. Ed essendo mio Figlio di natura forte, la vita lottava contro la morte in un corpo lacera_to. Quando il dolore saliva dalle membra e dai nervi tra_fitti del corpo al cuore, la parte più sensibile e più pura in lui, il cuore provava una sofferenza incredibile; e quando il dolore scendeva dal cuore alle membra lace_re, egli ritardava con amarezza la sua morte... La morte si avvicinava, e poiché il cuore di mio Fi_glio si spezzò per l'intensità del dolore, tutte le membra ebbero un sussulto; egli protese un poco il capo e poi lo reclinò. Vedemmo la sua bocca aperta e la lingua coper_ta di sangue; le sue mani si erano scostate leggermente dal foro della croce e per questo i piedi sostenevano un carico maggiore; le dita e le braccia si distesero e la schiena aderì al tronco. Allora alcuni mi dissero: 'Maria, tuo Figlio è morto'; e altri: 'Tuo Figlio è morto ma resu_sciterà'. Mentre pronunciavano queste parole, venne un sol_dato e affondò a tal punto la lancia nel costato di mio Figlio che quasi usciva dall'altro lato! E non appena eb_be ritratto la lancia, il petto si coprì di sangue. Allora, vedendo che il cuore del mio amato Figlio era stato la_cerato, mi parve che lo fosse anche il mio. Poi egli venne calato dalla croce ed io lo presi sulle mie ginocchia come un lebbroso, completamente livido e straziato, poiché i suoi occhi erano morti e pieni di sangue, la bocca era fredda come la neve, la barba sem_brava corda e il volto era contratto; le mani erano tal_mente rigide che non si riusciva a piegarle sull'ombeli_co; essendo stato in croce, mentre lo tenevo sulle ginoc_chia aveva tutte le membra irrigidite. Fu immediata_mente avvolto in un lenzuolo pulito e bianco; e gli de_tersi le piaghe e le membra con un panno; gli chiusi gli occhi e la bocca, che erano rimasti aperti nel momento della morte. Infine venne posto nel sepolcro. Ecco, fi_glia mia! Cos'ha sofferto per voi mio Figlio». LibroI, 10

 

 

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