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Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito LEPANTO - 7 ottobre 1571

    Oggi è il 433° anniversario di quella che fu forse la più grande battaglia navale della storia di tutti i tempi.
    La Serenissima vi partecipò valorosamente e gloriosamente con oltre il 50% delle forze in campo.
    La bandiera, usata in quella battaglia, pur provata dal logorio del tempo e delle molteplici vicissitudini, sventola ancora in onore di tutti i suoi caduti.




    nota: l'immagine è un po' grande, se necessario attendete un po' che si carichi l'animazione.

    Le altre immagini con le dimensioni rituali le troverete sul 3D delle bandiere.

    •   Alt 

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  2. #2
    100% sardu
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    Predefinito Re: LEPANTO - 7 ottobre 1571

    a lepanto c'eravamo anche noi, Tercios de Cerdeña, con i 4 mori




  3. #3
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    Nell'anniversario della grandiosa battaglia navale di Lepanto
    GIOVEDI' 7 OTTOBRE ALLE ORE 20.45 a MONTICELLO CONTE OTTO (VI)
    presso la sala riunioni del MUNICIPIO
    l'avv. IVONE CACCIAVILLANI
    presenterà il suo libro "LEPANTO"
    Ve spetemo tuti!

    Monticello Conte Otto è appena fuori Vicenza luno la strada che va a Treviso; uscita autostrada VICENZA NORD sulla Valdastico

    Sabato alle ore 17.00 iin piazza dei Signori a Vicenza, commemorazione con la Milizia Veneta.

  4. #4
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    Gloria eterna agli Eroi della flotta Cristiana che a Lepanto hanno distrutto e fermato i mussulmani.
    Oggi che il problema si ripropone con immigrazione selvaggia e ancora più pericolosamente con il tentativo di fare entrare in Europa la Turchia il loro esempio ci indichi l'unica via da seguire, i mussulmani temono soltanto la forza e allora forza sia.
    EUROPA CRISTIANA E MAI MUSSULMANA

  5. #5
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    Dal "De Magnilibus urbis Mediolani" di Bonvesin della Riva - 1288 "A uno con il nobilissimo sangue dei Visconti viene offerta una bandiera con raffigurata una vipera celeste che inghiotte un saraceno rosso: Questo vessillo va innanzi a tutti..il nostro esercito non s'accampa da nessuna parte se non vede prima la vipera sventolare su un qualche albero..questa dignità è stata concessa per merito dell'eccellente onestà di un Ottone Visconti, uomo di carattere molto valoroso e della vittoria che egli ha avuto in una guerra d'oltremare contro i saraceni..."Queste parole indicano che il simbolo di Milano non è una insegna gentilizia della famiglia Visconti, ma un simbolo offerto a seguito di imprese compiute da un antenato contro i Saraceni...
    M' el savevio no..e vialter'?. non servono commenti...ci nascondono tutto.

  6. #6
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    A Lepanto parteciparono in maniera massiccia e si comportarono da valorosi anche i marinai romagnoli e alto marchigiani, Si armarono galee da Cesenatico, Rimini, Pesaro, Ancona e Portorecanati. Proprio questi ultimi donarono i ferri, che imprigionavano i rematori cristiani schiavi del turco, al Santuario di Loreto. Con quei ceppi, debitamente fusi, furono costruiti i cancelli che circondano la Santa Casa.

  7. #7
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    Grande Cacciavillani! El xe el pì grando storego veneto.

  8. #8
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    LA BATTAGLIA DI LEPANTO

    (7 ottobre 1571)

    Nella seconda meta del XVI° secolo, la florida e pacifica Repubblica Veneta si ritrova in un’Europa scossa da forti contrasti tra Francia e Spagna e inquieta per la crescente egemonia dell’Impero Ottomano. Quest’ultimo, potente e temuto, nutre ammirazione e invidia per la longevità, la potenza, la ricchezza e la flotta della Serenissima, e brama di poterla sfidare direttamente sul mare.

    Nel 1570 i Turchi attaccano Cipro, e la conquistano definitivamente l’anno dopo (nonostante l’opposizione di una strenua resistenza conclusasi con atroci massacri e col martirio fi Markantoni Bragadin), fissando così le premesse per quella che, di li a poco, sarebbe stata la battaglia navale che più contribuì a salvaguardare la civiltà europea e la sua cristianità.


    Le due ’superpotenze’ al loro apice, l’Impero Turco con i suoi sudditi e la Serenissima con gli alleati della Santa Lega, si sfidano a Lepanto il 7 ottobre 1571. La flotta turca n'esce distrutta e non si rifarà più. Ma caliamoci un po' in quel tempo.

    Luglio 1571. Sebastiano Venier, veneziano Capitano Jeneral da Mar, impegnato nell’organizzare la flotta veneta, non riesce a soccorrere Famagosta, cittadina fortificata dell’isola di Cipro assediata dal Turco. Ad organizzarne la difesa e il Capitano Generale Marcantonio Bragadin, comandante veneziano abile e risoluto. Le mura sono massicce e imponenti, ma, dopo undici mesi di eroica resistenza, uomini, viveri e munizioni sono ridotti a1 minimo, e dalla lontana Venezia non arriva alcun soccorso. Per contro, le schiere turche, continuamente rimpiazzate, si fanno sempre più aggressive.

    1° Agosto 1571. Spinto dalla popolazione ormai decimata e dai comandanti suoi subordinati, Lorenzo Tiepolo e Astorre Baglioni, Bragadin, seppur personalmente avverso ad ogni accordo con i Turchi, acconsente di trattare la resa. Dopo tanto fragore d'arme, tante sofferenze e lamenti, il 1° Agosto 1571, il silenzio della tregua avvolge lo scenario della battaglia.

    Le clausole dell’accordo di resa, solennemente sottoscritte pure dai turchi, che ne promettono uno scrupoloso rispetto, sono più che accettabili e dignitose per i superstiti di Famagosta.

    5 Agosto. Il 5 agosto, Mustafà, comandante turco, invita al suo cospetto Bragadin e i suoi subalterni, adducendo di voler conoscere l’uomo che tanto si era distinto per "rgran valore et previdenzia", e quelli che insieme con lui "hanno mostrato tanta bravura".

    Il Pascià accoglie con cordialità il Capitano veneto e il suo seguito, ma s'incollerisce poco dopo. Accusa, senza prove, il Bragadin di aver decapitato gli schiavi turchi nella fortezza; e, quando gli chiede dove siano i viveri e le munizioni della città, sentendosi rispondere che non ne sono rimasti, che di ogni cosa "si era venuto al fine", Mustafà diventa furibondo (per aver forse solo in quell’istante realizzato che non più di 7.000 persone, in parte civili e con scarsi viveri e munizioni, avevano tenuto in scacco per quasi un anno i suoi 250.000 soldati uccidendone circa 80.000...!): fa afferrare i veneti, mozza gli orecchi al Bragadin, ordina l’immediata uccisione degli altri capitani. Intanto, in città, i Turchi violano tutti i termini della resa: assaltano le navi in partenza dall’isola, ammazzano i Veneti e gli Italiani, violentano le donne dei Ciprioti e le rinchiudono poi insieme ai bambini per farne schiavi, incatenano gli uomini alla voga nelle galee.

    15 Agosto. Alcuni giorni dopo, Bragadin, già gravemente infetto per il taglio degli orecchi, riceve dal capo turco la proposta di farsi musulmano in cambio della vita, ma il comandante veneziano subito gli rinfaccia il tradimento della parola data, scegliendosi cosi l’orrenda fine. Il 15 Agosto, dopo indicibili supplizi, egli viene denudato, legato ad una colonna e scorticato vivo alla presenza del Pascià: senza proferire lamento alcuno e con l’assoluta dignità di veneto soldato, l’eroico Capitano Generale sopporta in silenzio il suo martirio fino all’ultimo respiro. Le sue membra sono disperse fra l’esercito turco. La sua pelle, riempita di paglia, ricucita e rivestita ad umano sembiante, è mostrata in tutta Famagosta e in Asia, per arrivare poi a Costantinopoli e, infine, sottratta da un veronese, a Venezia anni dopo, dove trova finalmente sepoltura, dapprima nella Chiesa di San Gregorio e poi nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, dove giace ancora oggi.

    Fra tanto orrore, l’episodio di Famagosta sortì però indubbiamente pure il positivo effetto di indebolire il morale e le capacità offensive dei turchi, concorrendo così a determinare il favorevole esito dello scontro che avrebbe avuto luogo di li a poco più d’un mese a qualche centinaio di chilometri da Cipro, scontro che avrebbe visto contrapposte le forze ottomane alle forze cristiane e che sarebbe passato alla storia come il più sanguinoso evento sul mare di tutti i tempi.

    Mentre Famagosta capitolava e l’eroe veneto subiva il martirio, la flotta veneta era arrivata a Messina, attesa dalle altre forze della Santa Lega, una specie di Crociata promossa da Papa Pio V contro l’Infedele Turco.

    Nell’armata cristiana si erano alleate tre flotte: quella veneta, guidata dal Capitano Generale Sebastiano Venier; quella del Papa, agli ordini di Marcantonio Colonna, e quella di Filippo II, diretta dal fratello ventiseienne Don Giovanni d’Austria. Contava circa 210 galee, per metà venete, 6 galeazze, tutte venete, e oltre 60 fregate. In totale circa 280 bastimenti, sui quali trovavano posto 1800 pezzi d’artiglieria, 34.000 soldati, 13.000 marinai e 43.000 vogatori (per metà schiavi turchi e criminali comuni). Don Giovanni d’Austria era Comandante Supremo dell’armata.

    Dopo non poche difficoltà organizzative e finanziarie e numerosi episodi di rivalità tra soldati di diversa parte, si convenne di dividere le tre flotte in quattro squadre, distinte da bandiere di diverso colore e composte ognuna da navi provenienti da tutte le nazioni partecipanti, cosi da impedire il sorgere di eventuali gelosie tra le truppe e ottenere un’armata la più compatta possibile.

    Dall’altra parte, riunita nel Golfo di Corinto, stava la grand'armata musulmana, pure divisa in quattro squadre. Contava circa 230 galee e una sessantina di bastimenti minori. In totale circa 280 legni, 750 cannoni, 34.000 soldati, 13.000 mariani e 41.000 rematori (in buona parte schiavi cristiani, per lo più greci). Il Supremo Comandante era Alì Pascià, vecchio ammiraglio dei gloriosi giorni del sultano Solimano.

    7 Ottobre. Nella notte dal 6 al 7 ottobre l’armata cristiana arrivò all’imbocco del Golfo di Corinto, ad una ventina di miglia dalla flotta ottomana, da dove, all’alba del 7, ne intravide all’orizzonte le bianche vele. I Cristiani si presentavano da ponente, i Turchi da levante.
    Diderot

  9. #9
    SILVIO INNOCENTE!!!!!!!!!
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    Quelli si che erano tempi. L'extracomunitario nasone e con la faccia storta lo si faceva fuori senza tante chiacchere, non come adesso che vengono a fare i padroni a casa nostra.

    È sempre stato un mio grande desiderio aver potuto vivere a quel tempo e partecipato a quella battaglie, una delle più gloriose di tutti i tempi. Varrebe anche la pena morirci.

  10. #10
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    La cronaca della battaglia di Lepanto, dove combatteè (e fu ferito) anche il grande CERVANTES, il celebre autore del Don Chisciotte.
    Alcuni links relativi alla cronaca:

    http://digilander.libero.it/Venethia...ti/lepanto.htm

    http://www.pisahistory.it/gioco/battaglia-lepanto.htm

 

 

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