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    A - democratia
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    Predefinito Gli immortali dell'Himalya

    Babaji e il mistero dei Maestri Immortali dell'Himalaya



    Da tempi immemorabili le popolazioni indiane e nepalesi che vivono nelle solitarie vallate pre-himalayane parlano di santi uomini che vivono ad alta quota, in perfetta solitudine, dediti alla meditazione e alla preghiera. Non hanno fuoco per scaldarsi nelle gelide notti, anzi sono soliti fare il bagno nelle acque freddissime del sacro Gange, vicino alle sorgenti. Non hanno neanche scorte di cibo, e loro unico riparo sono anfratti e grotte naturali. Pochi li hanno visti, sebbene molti ne parlino; pellegrini diretti alle sorgenti del sacro fiume, contadini e pastori, di tanto in tanto, ne danno notizia.

    Quello che più colpisce, in tali venerabili eremiti, è l’estremo vigore fisico, la giovinezza senza età, talvolta una sorta di alone luminoso che sembra risplendere loro sulla fronte e che pare emani dal loro capo; e la bruciante intensità dello sguardo. Spesso sono poco vestiti, eppure paiono sopportare il rigido clima montano con particolare naturalezza; si dice che possano asciugare una tunica bagnata nell’acqua fredda in pochi minuti, semplicemente indossandola, col calore che si sprigiona dal loro corpo.

    Ma la cosa più stupefacente e, per una mente occidentale, più difficile da credere è che a questi santoni (che, a parere di alcuni, potrebbero anche essere diverse manifestazioni di un’unica persona) viene attribuita un’età molto, ma molto più avanzata di quella che dimostrano; anzi, molto più avanzata di quella di un comune essere umano. Si parla di cento anni, ma anche più; si sussurra che alcuni di essi sono stati visti a intervalli di decenni, perfino di secoli, e sempre col medesimo aspetto vigoroso e giovanile. Il pensiero corre ai “santi immortali” del taoismo o, nel caso delle culture europee, agli artefici vittoriosi della “Grande Opera” alchemica, al conte di Saint-Germain e, in pieno XX secolo, al mitico Fulcanelli, l’elusivo autore di opere come Le dimore filosofali e Il mistero delle cattedrali.

    E’ verosimile che, in accordo con gli insegnamenti dello Yoga, alcuni abbiano raggiunto lo stadio di siddha, essere perfetto; altri di jivanmukta, liberato mentre vive; altri ancora, forse, lo stadio supremo di paranmukta, supremamente libero, anche dalla morte: che è l’ultimo stadio trans-umano, prima di giungere alla suprema liberazione dell’avatar, dotato di un corpo di luce e ormai pienamente liberato da ogni vincolo della natura, compresi lo spazio e il tempo.

    Davanti a tali possibilità, inevitabilmente il pensiero analitico-razionale dell’emisfero sinistro si domanda: “Possono succedere simili cose?”. Se lo è chiesto anche il bravo Tiziano Terzani che, nella sua ultima intervista, ha parlato di uno sciamano siberiano di trecento anni, capace, si diceva, di curare qualunque malattia; salvo poi verificare che era solo una leggenda, “perché – sue testuali parole – nessun uomo può vivere fino a trecento anni.” E se lo è chiesto anche quella strana figura di studioso del taoismo che è stato il francese Puget, ex militare nell’Indocina del primo Novecento, autore del suggestivo saggio L’immortalità fisica.

    Ma il problema, crediamo, posto in questi termini, risulta difficilmente comprensibile. Infatti, non si può comprendere un fenomeno di tale natura con le categorie mentali proprie della ragione strumentale e calcolante. Giustamente Mircea Eliade, il grande storico delle religioni (per fare solo un esempio), quando descriveva il “volo” dello sciamano nella sua opera fondamentale Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, si rifiutava di entrare nel merito se il volo fosse da intendersi esclusivamente in senso mistico e psichico o anche in senso fisico-materiale. E la stessa attitudine assumono gli studiosi dello sciamanismo presso i popoli indiani delle due Americhe. Chiedersi se sia solo la mente a “volare”, magari con l’aiuto di sostanze allucinogene o, comunque, di stati alterati di coscienza (e ciò vale anche per i dervisci rotanti, nella tradizione sufi dell’Islam) oppure se ciò avvenga anche con il corpo, significa ricadere in quello sdoppiamento artificiale di res cogitans e res extensa di cartesiana memoria, che mutilando l’essenziale unità dell’Essere, tanto male ha recato alla filosofia occidentale negli ultimi quattro secoli.

    Il concetto fondamentale che bisogna adottare, infatti, è a nostro avviso che non esiste alcun “occhio esterno” capace di operare una tale distinzione perché, se esistesse, esso non potrebbe vedere se non ciò che l’occhio fisico (ma non l’occhio spirituale) è abituato a vedere, misurare e calcolare. Una tale visione distaccata, oggettiva e, per così dire, neutrale non esiste né potrebbe esistere: la ragione strumentale non dà che ragione strumentale, tertium non datur. Ben lo sanno anche i mistici e i veggenti della tradizione occidentale, sottoposti di tanto in tanto a minuziose indagini allo scopo di smascherarne le “frodi”. Esistevano le “voci” di santa Giovanna d’Arco, fuori del suo orecchio interiore? Il diavolo veniva realmente, cioè come un’entità esterna e oggettiva, a turbare le notti del curato d’Ars? Vedeva o udiva la Signora splendente di luce, fuori della sua psiche in stato di estasi, la giovane Bernadette Soubirous?

    Ma torniamo agli antichissimi santi anacoreti dell’Himalaya. E cominciamo col puntualizzare che quei monti non sono, per i popoli che da millenni ne abitano le pendici – sia induisti, che buddhisti – una serie di pieghe tettoniche della crosta terrestre, prodotte dallo scontro della zolla indiana con la zolla euro-asiatica (come dicono i nostri sapienti geologi); né, tanto meno, la magnifica palestra naturale per la smania di gloria e di conquista delle spedizioni alpinistiche occidentali (e, oggi, anche indiane, cinesi e giapponesi) che hanno disseminato di croci i loro fianchi dirupati e che hanno portato fin sopra gli ottomila metri di quota, insieme ai chiodi a pressione piantati nella roccia, alle bombole di ossigeno e a migliaia di tonnellate di rifiuti abbandonati, tutta la loro avidità di conquista e di possesso, la loro vanità narcisistica di primeggiare, il loro sfrenato spirito di competizione, le loro spietate rivalità e inimicizie (al punto di danneggiarsi l’un l'altra con incoscienza criminale, per esempio provocando valanghe per ritardare l’avanzata dei rivali).

    No: per le popolazioni locali quei monti sono, né più né meno, la dimora degli dèi. Non basta: sono esseri viventi essi medesimi, sono a loro volta delle potenti divinità che possono rivelarsi benevole o malevole, a seconda della purezza di spirito, dell’umiltà o dell’arroganza degli occasionali viandanti e pellegrini. Chi sale le loro pendici è indotto a farlo con profonda consapevolezza della propria fragilità, con profonda gratitudine verso una natura viva e animata, dunque con profonda sensibilità “ecologica”, avanzando con passo leggero e rispettoso, evitando ogni inutile rumore e ogni sacrilega sporcizia lungo il proprio cammino.

    Superstizioni, leggende, miti di un’umanità “bambina”? Eppure non sono stati pochi gli occidentali che, dismesso l’usato orgoglio e l’abituale supponenza eurocentrica, hanno potuto esperire una tale dimensione spirituale nel rapporto con i monti himalayani; e non solo studiosi e viaggiatori colti, come la francese Alexandra David-Neel, ma anche alpinisti “sportivi” puri, come il tedesco Kurt Diemberger, che ne ha parlato in alcune sue pagine famose.

    In un tale contesto, si capisce che il santo immortale dell’Himalaya è una creatura d’eccezione, che ha saputo recidere per sempre ogni legame karmico e che, abbandonandosi con perfetta lucidità e con perfetta fede nell’abisso dell’assoluto, ha superato vittoriosamente gli angusti (e illusori) confini tra lo spirito e la materia, entro i quali, invece, la massa degli uomini quotidianamente si dibatte, simile a ranocchie immerse in uno stagno fangoso, e che scambiano la propria minuscola pozza per l’universo infinito. Nel celebre libro Autobiografia di uno Yogi, Paramahansa Yogananda parla di un santo venerato, Babaji, capace di portare grandi benefici a coloro che lo invochino e perfino a coloro che ne pronunzino soltanto il nome. Babaji vive da secoli nei recessi più alti delle vallate himalayane, immerso in preghiera e legato alla vita terrena unicamente dal desiderio compassionevole di portare benefici all’umanità ignorante e sofferente, immersa in questo nero Kali Yuga.

    Di tanto in tanto si parla di avvistamenti, di incontri, di sconvolgenti esperienze di uomini comuni (ma dallo spirito puro e devoto) con questo essere straordinario che, per usare l’espressione di Sri Aurobindo, ha saputo varcare i limiti della condizione umana e ha raggiunto, mediante l’illuminazione, quella natura sovrumana che è frutto del Risveglio; anzi quella natura più che divina, se è vero che gli dèi, nella concezione del Buddha, vivono beati per innumerevoli millenni, ma infine anch’essi muoiono perché anch’essi appartengono all’impermanenza dell’illusorio mondo fenomenico.

    Hariakhan Baba Maharaj è stato visto da testimoni fra il 1800 e il 1900. Parlava una mescolanza di nepalese, hindi e kurmachal, ma era anche in grado di esprimersi nella parlata del suo interlocutore, da qualunque parte dell’India questi provenisse. Nessuno sapeva di dove fosse giunto, ove fosse nato e quando. Possedeva tutti i siddhis (poteri) di cui parla il terzo libro degli Yogasutra di Patanjali: capacità di rendere il proprio corpo grandissimo o piccolissimo, levitazione, invisibilità, forza sovrumana, telepatia, chiaroveggenza. Era in grado di compiere miracoli; ma, soprattutto, esercitava un particolare fascino, emanava una particolare energia cui era praticamente impossibile resistere.

    Fu visto in diversi luoghi dell’India settentrionale fra il 1961 e il 1924; nelle diverse occasioni era segnalato con nomi diversi, ma divenne chiaro che si trattava della stessa persona allorché un certo Mahendra Brahmachari ebbe una visione nel 1949. Dopo tale evento, quest’ultimo ebbe una intensa conversione spirituale e dedicò i successivi trentacinque anni della sua vita a viaggiare attraverso l’India, raccogliendo ogni testimonianza riguardo a Babaji, di cui era diventato fervente seguace. Ne risultò un libro di testimonianze, intitolato Punya Smriti, adoperando il nome fittizio di Guru Charnasrit.

    Un altro libro dedicato alla figura di Babaji, intitolato Hariakhan Baba, known, unknown (“conosciuto, sconosciuto”), di Baba Hari Dass, è stato pubblicato nel 1975 negli Stati Uniti d’America, a cura della Sri Rama Foundation. Altre notizie su questo straordinario personaggio, e specialmente sulla esperienza mistica e devozionale di un certo Gumani, che divenne suo discepolo, nonché su un curioso episodio avvenuto nel 1914, quando il ministro dell’educazione, Pandit Iwala Datt di Almora voleva far punire Babaji (non riconosciuto come tale) per avergli sorriso, cosa che parve al ministro una mancanza di rispetto, mentre poi si vide che quel sorriso nasceva da un reale episodio di chiaroveggenza che lasciò tutti senza parole, si possono trovare su Internet. Vi sono perfino due fotografie che lo ritraggono seduto in meditazione, nella posizione del loto, e che sarebbero state scattate da un certo Sorabij, che poi, al momento di svilupparle, con sua enorme sorpresa, mostrarono due diversi aspetti del personaggio, benché fossero state scattate l’una dopo l’altra: nella prima Babaji indossa una tunica e un copricapo tibetano, nell’altra solo un succinto pezzo di stoffa intorno ai fianchi.

    Ricordiamo, infine, che uno dei più famosi discepoli di Babaji è stato Lahiri Mahasaya, nato nel 1828, che lo incontrò nel 1861 e che ricevette dal Maestro il dono della conoscenza delle sue vite anteriori, e che ebbe l’immenso privilegio di permanere nello stato del samadhi, in cui l’individuo si immerge nel grande flusso della Coscienza Cosmica, per ben sette giorni consecutivi, ricevendo poi la missione di diffondere l’insegnamento dello Yoga nelle regioni periferiche dell’India.

    Dopo un lungo periodo di discepolato in solitudine, Lahiri Mahasaya tornò a vivere nel mondo, riprendendo contatto con la sua famiglia e tornando a svolgere il suo lavoro, esempio radioso di un grande illuminato che non volge le spalle all’umanità, ma rimane in mezzo ad essa per guidarla e incoraggiarla con il proprio esempio. Il suo discepolo diretto, Sri Priya Yukteswar, è stato a sua volta il maestro di Paramahansa Yogananda e gli ha trasmesso, come ben sanno i lettori di quest’ultimo, quell’interesse e quell’amore per le affinità tra Cristianesimo e Induismo, viste come molto più forti degli elementi di diversità (spesso solo apparente). Yogananda, partendo dalla California, ha dispiegato a sua volta un’intensa opera di predicazione in Occidente, facendosi conoscere da un pubblico vastissimo.

    Qualcuno, sentendo parlare di un maestro che vive nascosto, alle pendici dell’Himalaya, da almeno un secolo e mezzo, scuoterà la testa e penserà che molti esseri umani vogliono ancora credere alle favole in questa nostra epoca di vertiginoso progresso (?) scientifico-tecnologico.

    Forse, chissà.

    Del resto, sarebbe inutile discutere con un tale scettico: per la mentalità scientista e materialista oggi dominante, tutto ciò che non è spiegabile, misurabile e –possibilmente – riproducibile in laboratorio, è solo frode o ignoranza. Se fosse per i nostri Soloni alla Piero Angela, qualche tipo di C.I.C.A.P. (Centro Italiano di Controllo per le Affermazioni sul Paranormale) internazionale dovrebbe organizzare quanto prima una spedizione alle falde dell’Himalaya per sfatare la “leggenda” di Babaji (così come, in Occidente – sia detto fra parentesi – molti credono di aver sfatato per sempre la “leggenda” dello Yeti). Lasciamoli alle loro tetragone certezze, ai loro tristi dogmi. Essi sono culturalmente così attardati, da non sapere che la stessa scienza più avanzata, in particolar modo la fisica delle particelle sub-atomiche, è pronta a riconoscere la possibilità di tutta una serie di fenomeni ritenuti “impossibili” dalla fisica classica (vedi, ad esempio, il libro di Ugo Plez).

    Ma è certo che anche la scienza più avanzata può solo distruggere certe nostre positivistiche presunzioni: per accedere alle verità superiori è comunque necessario un “salto spirituale che, dall’esterno (cioè, oggettivamente) non può essere né descritto, né compreso. E tuttavia rimane sempre attuale l’osservazione di Shakespeare, nell’atto primo dell’Amleto: “Vi sono più cose fra terra e cielo, di quante tutta la vostra filosofia riesca solo ad immaginare. “ E soltanto l’occhio interiore, allenato dalla meditazione e illuminato dalla Conoscenza, può incominciare a vederle, udirle, accettarle.



    http://www.esonet.org/Application/vi...l'Himalaya'
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Gli immortali dell'Himalya

    "I picchi settentrionali dell'Himalaya vicino a Badrinarayan sono tuttora benedetti dalla presenza vivente di Babaji, Guru di Lahiri Mahasaya. Il Maestro che vive appartato dal mondo ha mantenuto per secoli, e forse per millenni, la sua forma fisica. Babaji, che non conosce la morte, è un avatar; questa parola sanscrita significa "discesa"; le sue redici sono: ava, "giù" e tri "passare". Nelle scritture indù, avatara indica la discesa della Divinità nella carne dell'uomo".

    (Paramahansa Yogananda)
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Gli immortali dell'Himalya



    Devraha Baba, scomparso nel 1990, era molto famoso nel nord dell'India.
    Devraha Baba era un Dasanami con un vasto seguito popolare che lo voleva dotato delle siddhi. Gli sono stati attribuiti numerosi miracoli.
    Ne avevo udito il nome e visitai il suo campo al Kumba Bela, senza riuscire a vederlo. In seguito incontrai molti che si dichiaravano suoi devoti e discepoli e che giuravano che fosse molto vecchio. Più devoti incontravo, più appariva vecchio. Per alcuni era già il guru del nonno, del bisnonno, del trisnonno e di avi molto anteriori.
    L'età del venerabile Baba arrivò presto a 250 anni ma l'ultimo tra i devoti che incontrai gliene attribuiva almeno 400! In realtà pare ne avesse circa ottanta al tempo del suo samadhi.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Gli immortali dell'Himalya

    Non lo so, Baba, se Devraha abbia vissuto per 400 anni o per 4 milioni di eoni...quello che mi chiedo e': perche' uno yogi dovrebbe perseguire il fine ultimo dell'immortalita' fisica?

    Perche'?
    Ultima modifica di RAYO; 01-07-11 alle 19:43
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  5. #5
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    l'immortalità che uno yogi persegue non è quella fisica...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    l'immortalità che uno yogi persegue non è quella fisica...
    Credo di averlo sempre saputo...
    Ultima modifica di RAYO; 01-07-11 alle 20:49
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    l'immortalità che uno yogi persegue non è quella fisica...
    E di che genere sarebbe?hefico:
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    E di che genere sarebbe?hefico:
    Spirituale e divina...il sottrarsi all'illusione della rinascita...perseguire il ricongiungimento permanente con cio' che ci ha generato.

    Quello che rende immortale lo yogi è il trasformare questa comprensione in un viaggio senza ritorno...

    ...un distacco permanente ed eterno che è liberazione per gli esseri superiori e paura e sgomento per tutti gli altri (io ne ho paura).


    Immagino che il sorbire un'infinitesimale frazione di questa pura e liberatoria consapevolezza richieda tempo (non lo so quanto, un nano-secondo o un miliardo di secoli) e magari in qualche grotta himalayana, proprio in questo istante, c'è un babaji che, nel sorbire quel nettare, non si sta accorgendo del passare del (suo) tempo....ed il (suo) tempo non si sta accorgendo di lui.



    p.s. grazie per avermi agitato la nottata.
    Ultima modifica di RAYO; 01-07-11 alle 23:18
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Gli immortali dell'Himalya

    Allucinogeno.
    Questi son matti!



    BREATHARIANISMO

    Un sacro viaggio individuale

    (Intervista a Jasmuheen pubblicata sul Bangkok Metro Magazine)



    Domanda: Che cos'è esattamente il breatharianismo, e in che cosa consiste? Dove e quando è sorto?

    Risposta: Il breatharianism è sorto all'alba dei secoli. La Mente Universale indica che ci fu un tempo in cui tutti gli esseri erano sostenuti da forze praniche. Breatharianismo è la capacità di assorbire tutti gli elementi nutritivi - vitamine e cibi dei quali si ha bisogno per avere un veicolo fisico sano - dalla forza vitale universale o energia chi. Colui che lo pratica non ha bisogno di cibo. Se si vuole divenire breathariani occorre esercitare il dominio sulla propria mente, attuare cioè una consapevole riprogrammazione della memoria cellulare, eliminando ogni convinzione limitativa e meschina.

    Domanda: Come si diventa breatharian e quali sono i requisiti?

    Risposta: Come detto, il problema sta nella capacità di porsi in sintonia. La ricerca indica che gli esseri umani hanno un sistema basato su quattro corpi: fisico, emozionale, mentale e spirituale; sistema paragonabile a una chitarra a quattro corde. Ciascuna corda rappresenta una nota, e quando è accordata, la musica che ne scaturisce (come la vita che si vive) è magica: allo stesso modo un essere umano acquista armonia e capacità illimitate. Se è invece in disarmonia, l'individuo, come uno strumento scordato, proverà malessere emotivo, fisico e mentale. I requisiti per essere un breathariano consistono unicamente nel forte desiderio di non avere limiti e di condurre la vita al massimo potenziale. Questo significa esaltarsi sino al punto di aprire la mente a seducenti possibilità. Significa avere il cuore pieno di gioia e gratitudine per il dono che ci è stato elargito di creare e di essere testimoni della grandiosità della creazione. Significa avere la capacità di assorbire tutto quello che desideriamo da tutte le dimensioni, attraverso questi cinque sensi cui si aggiungono i due sensi più sottili: l'intuizione e il sapere. vivere di luce è semplicemente una conseguenza naturale del viaggio e dell'esperienza di essere assolutamente perfetti.

    Domanda: Quanti breathariani vi sono nel mondo e dove si trovano?

    Risposta: Per quel che ne so, oltre 200 persone dell'area oceanica sono coinvolte in questo movimento. Da circa quattro anni ho intrapreso questo particolare viaggio iniziatico, e la mia attività attuale è molto differenziata; comunque, a causa dei miei continui spostamenti vengo a conoscenza di molte iniziative al riguardo. Non si conoscono però nomi e luoghi, e non vi sono documenti indicanti quanto il fenomeno sia esteso. Comunque si tratta di una pratica molto comune per gli sperimentatori dell'immortalità, per gli yoghi dell'India e dell'Himalaya: costoro vivono senza nutrirsi né dormire, e sono in grado di mutare a loro piacimento la temperatura corporea.

    Domanda: Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa pratica?

    Risposta: Uno dei primi vantaggi di cui potei godere di una incredibile luminosità del mio essere, una ampiezza nel sentire, un percepirmi carica d'energia, estesa, multidimensionale. Tutti benefici derivanti dal lasciarsi sostentare dalla scintilla divina che è in noi. Ricordo il primo giorno in cui provai la sensazione di non essere più limitata dalla realtà fisica, ma di essere completamente libera. Libera di scegliere. Libera di creare. Libera di studiare, di ricercare, e quindi di mettere in pratica questi nuovi modi di essere e di pensare. Ogni giorno sento che la vita è un dono, e per questo ringrazio la forza creatrice per la gioia che mi concede di vivere questa esperienza fisica. Cerco di avere sempre presente il dato di "essere un ente spirituale che vive un'esperienza umana". Sento che tutto è meraviglioso, in quanto essere spirituale la cui essenza si fonda sulla legge di risonanza, la quale opera - a vari gradi e in tutti i campi - in maniera elettromagnetica.

    Per quanto concerne altre prerogative, in molti si elevano i livelli energetici e con questi la capacità terapeutica, la chiaroveggenza e la sensibilità uditiva. Ad alcuni ricrescono i capelli, ad altri i capelli grigi riacquistano il loro colore naturale. Badate che ciò non dipende dal tipo di alimentazione, ma dalla acquisita libertà di scelta.

    Ribadisco infatti, che nessuna cellula del mio corpo ha bisogno di essere alimentata per vivere. Avendo la consapevolezza di ciò, sia a livello teorico che pratico, so che ha ben poca importanza il fatto di mangiare odi non mangiare. La mia predisposizione naturale è di vivere di luce. Poterlo fare è così semplice che potrei dire faccia parte dei data base della mia memoria. In ogni caso la mia ricerca e il comunicare quanto vado apprendendo, serve a facilitare ad altri questa pratica iniziatica. Pratica che se ormai non mi preoccupa più, essendo attivamente impegnata nel M.A.P.S., è rivolta ad insegnare agli altri il vero potenziale umano. In tal modo l'energia debilitante della sfiducia, determinata da paura ed ignoranza, può essere trasformata nella luce della conoscenza.

    Nella mia ricerca e nei viaggi compiuti nella regione oceanica, ho tratto alcuni insegnamenti che riassumerei nel modo seguente:

    In quest'opera siamo come delle cavie che sperimentano una possibile soluzione del problema della fame nel mondo. La pratica del digiuno è d'antica origine, ma è stata dimenticata dal mondo moderno industrializzato. La sfida principale per noi consiste nello spingere la gente al di là dell'abituale sistema di vita, dei valori comunemente accettati. Dobbiamo quindi, per realizzare questo nostro scopo ed estendere questa nuova conoscenza al mondo intero, disattivare questa energia negativa prodotta dal timore a dalla sfiducia.

    Molti di noi hanno tratto risultati positivi dalla loro ricerca, studiando metafisica, prima a livello intuitivo, quindi a livello consapevole, durante molte vite. Ora, dal momento in cui ricordiamo e riponiamo la nostra fiducia in questa conoscenza, comprendiamo che questa pratica iniziatica può determinare un senso di sconforto nella massa inconsapevole. Questi sono argomenti di discussione riservati a menti superiori: solo coloro che hanno attivato i quattro quinti del loro cervello sono in grado di comprendere e di apprezzare i nostri ideali e le nostre visioni. In seguito a questa nostra opera di diffusione - molti non conoscono neppure il processo della reincarnazione - speriamo di piantare dei semi di speranza, d'amore e di gioia nei cuori di tutti coloro che intuiscono il valore di questo insegnamento che affratella l'umanità. Il problema non consiste nel mangiare o nel non mangiare. Per le culture economicamente sviluppate ed industrializzate il vero problema consiste nel riuscire ad essere liberi nel proprio essere come nelle proprie scelte, alla cui base non deve albergare alcun senso di paura. Per le civiltà e le regioni che soffrono la fame, si tratta della libertà dal bisogno di cibo e quindi dalla morte provocata dalla sua mancanza. Stiamo offrendo all'umanità la possibilità di scegliere di creare collettivamente un modello di realtà che rechi una trasformazione positiva individuale e planetaria, che porti ad onorare tutte le forme di vita. La durata di questa azione dipende da quanti cuori e quante menti vorranno udire e comprendere questo messaggio per poi agire di conseguenza.

    La nostra attuale missione è di ambasciatori del M.A.P.S. e il mio specifico ruolo è quello di Essere senza limite.

    Stiamo apprendendo insieme, insegnando insieme, dimostrando insieme. I miei compagni di viaggio trovano che il problema principale consista nell'alienazione sociale derivante da questa scelta, vi sto che la maggior parte delle civiltà occidentali consuma il cibo essenzialmente per un piacere emotivo; vale a dire che l'agire sociale si fonda principalmente sul mangiare. Un altro problema, ancora legato al cibo, è il senso di noia derivante dal non mangiare e quindi dal non gustare il cibo, si che un forte disagio investe coloro che si nutrono soprattutto per piacere. Molti breathariani hanno pertanto scelto di mantenere la possibilità di provare il piacere del palato consumando ad esempio un biscotto al cioccolato una volta al mese, o altro che li soddisfi.

    Una volta appreso e dimostrato che il nutrimento proviene interamente dalle frequenze più elevate e più sottili dell'energia pranica (che indichiamo come energia fotonica), si ottiene la liberazione dal preconcetto bisogno del cibo. A questo punto si può indulgere al consumo di qualche alimento per il solo senso del gusto e del piacere, non per bisogno. Stiamo ancora indagando sulla profondità e complessità della psiche umana per quanto concerne la connessione del mangiare, quale attività fondata su basi emotive, con questo aspetto di noia. Come dice Sai Baba, una volta dominato il senso del gusto, si riesce a dominare tutti gli altri sensi.

    Domanda: Si possono determinare rischi per la salute, problemi o carenze (di ferro ad esempio, o di vitamina B 12)?

    Risposta: Riprendendo la domanda precedente, affermo che la vita è prana. Se una persona sceglie di essere alimentata dalle forze praniche, queste gli apportano tutte le vitamine e le altre sostanze necessarie per mantenere un corpo fisico, che nell'auto-rigenerarsi, diviene immortale. Da ciò si deduce che il sentirsi stanchi o avere problemi di salute deriva esclusivamente da un atteggiamento mentale, dal non aver saputo trasformare la propria struttura mentale/cellulare da cui si originano le proprie convinzioni. Personalmente non consiglierei questo viaggio iniziatico a chi non è ancora riuscito a sintonizzare il proprio campo energetico su questa nuova armonia, a chi non abbia appreso questa metafisica o la "legge universale dei quanti". Perché questa pratica sia proficua e non produca danni, occorre saper esaltare il nostro intelletto attraverso la ricerca e superare ogni preconcetto limitante.

    Domanda: Il corpo e' soggetto a mutamenti fisiologici?

    Risposta: Attraverso questa pratica di dominio della mente, si potrà cambiare a proprio piacere la forma del corpo. E ciò lo chiamiamo riplasmazione. Il nostro lavoro consiste nell'attivare e quindi utilizzare i quattro quinti del cervello, dove alberga la consapevolezza più elevata. Di solito si è troppo presi dalla "mente inferiore" tesa alla sopravvivenza nella realtà fisica, per poter esplorare il pieno potenziale umano. Ma una volta ottenuto il completo dominio dei bisogni elementari, allora si è liberi di esplorare la coscienza superiore, attraverso la meditazione ed altre pratiche tradizionali. Questa nuova coscienza ci permetterà allora di godere del nostro Essere illimitato.

    Dal punto di vista fisiologico, la ghiandola pituitaria e quella Pineale, nell'accrescere le nostre capacità, fanno sì che la telepatia diventi prerogativa normale di molti individui. Una cosa che vorremmo fare è documentare questo lavoro con filmati, utilizzando macchinari moderni in grado di leggere i campi di energia, con la partecipazione di terapeuti accreditati sia nell'ambito della medicina tradizionale che di quella elaborata in ambito New Age: così fece il Dalai Lama nel 1991 in collaborazione con l'Università di Harvard. Stiamo pertanto cercando chi sia interessato a finanziare e sostenere questo progetto.

    Domanda: Che cosa accadrà agli organi dell'apparato digerente? Si atrofizzeranno o si ridurranno?

    Risposta: Se si osserverà il corpo all'interno, si potrà vedere un fiorire di energia, simile ad un'onda, che lo magnetizza. Ciò dipenderà dalla vostra decisione e dal vostro comando di venire alimentati pranicamente. Il prana allora affluisce attraverso i pori della pelle. Ciò mi fa ricordare il modo di nutrirsi delle balene, che filtrano ettolitri di acqua per nutrirsi del plancton. Il guardare allora gli organi, le ossa, il flusso sanguigno, produrrà un'impressione meravigliosa. Quel che di solito "vedo" è un riflesso di salute vibrante. Questa "diagnosi" interna basata sulla lettura intuitiva dei campi d'energia, la si raggiunge attraverso l'attivazione del sesto senso. La diagnosi dipende molto dall'essersi liberati delle scorie cellulari. É scoria un pensare negativo, un sentire negativo ed un alimentarsi con sostanze nocive.

    Attraverso tecniche tradizionali si producono fenomeni facilmente comprovati: il metabolismo cambia e lo stomaco si riduce, dal momento che non è più impegnato nella "normale" funzione digestiva. Molti di noi hanno utilizzato terapie alternative, sia tradizionali che non tradizionali, ed hanno ottenuto risultati positivi. L'azzardo è dovuto al fatto che molte pratiche nel mondo occidentale non sono mai state sperimentate, per cui non si hanno modelli con i quali confrontarsi. In generale, comunque, una volta che si è riusciti ad alimentarsi col prana, la parte fisica non ha più patito malesseri di alcun genere.

    La digestione e l'alimentazione costituiscono due problemi separati. Che gli organi, il sangue e le ossa, vengano nutriti con la so-stanza eterica del prana o con la sostanza fisica del cibo, essi manterranno e dimostreranno perfetta salute e vitalità. Per poter compiere una autodiagnosi, suggerisco che l'individuo richiami alla memoria il tempo in cui gli organi erano ben allenati nell' operare questo raffinato lavoro energetico e comandi piena consapevolezza di ciò:

    questo faciliterà la pratica di una diagnosi energetica. Si tratta di un'azione puramente intuitiva che ci pone in grado di sintonizzarci e di connetterci con la Mente Universale o con la coscienza superiore. E comunque fondamentale tener presente il fatto che possiamo soltanto attrarre una vibrazione che rispecchi la nostra propria consapevolezza.

    In sintesi diciamo allora che gli organi si mantengono in forma, quindi migliorano, raggiungendo la piena salute, nella misura in cui si esercita il completo dominio del corpo: allora si sperimenta una consapevole e illimitata capacità di creare la realtà. La sfida dell' alimentazione pranica è uno dei più potenti mezzi che conosco per verificare il potere della pura scintilla di energia che realmente ci sostiene. Senza di questa non potremmo vivere. Senza questa non conosceremmo il piacere, la gioia, oppure l'illimitato. Ecco il modo per richiamare tale potere: «Cara potente presenza dell'Io sono, io ordino il completo dominio di tutti i miei corpi inferiori, affinché tu possa manifestarti completamente. Io adesso esprimo completa-mente Magia Divina e Dominio e Paradiso in tutti gli ambiti, in alto come in basso. E così sia!». Che grande enunciato!

    Un atteggiamento e un pensiero positivo producono una positiva esperienza di vita.

    Oppure evocate la forza divina che è in voi, il Maestro interno, Dio, Padre o Madre creatori, o quel che voi volete.

    Domanda: Che cosa accade agli organi del gusto? Forse si atrofizzeranno?

    Risposta: Un grosso problema per chi vuole intraprendere questa pratica è la perdita del gusto, dei piaceri del palato. E importante non assumere un atteggiamento negativo in tal senso, sì da creare una dipendenza emozionale dal cibo, per cui possiamo continuare ad indulgere ad un piacere intermittente del cibo. Quel che abbiamo sperimentato è che le persone, quando smettono di mangiare, divengono desiderose di sapori molto forti o molto dolci, oppure oscillano fra le due tendenze. Con un po', del sapore desiderato si rimuove tale bisogno, mentre parallelamente si utilizzano metodi di riprogrammazione per eliminare la dipendenza dal cibo. E nostra intenzione che questa pratica sia piacevole e non negativa.

    Domanda: E possibile tornare a mangiare? Possono sorgere dei problemi?

    Risposta: La maggior parte della gente che compie questa pratica torna a mangiare senza alcun problema, e facilita questo ritorno all'alimentazione solida mediante ingestione di liquidi: dal brodo si passa alla frutta e alla verdura per giungere in fine a una normale alimentazione. La ragione principale per la quale la gente ricomincia a mangiare sta nella pressione sociale, nello stancarsi di apparire un diverso. Notate che del resto questa pratica non attrae molte persone; la maggior parte della gente che ne sente parlare, conclude o che è impossibile non alimentarsi, oppure pensa che non valga la pena di privarsi di qualcosa di così piacevole come il mangiare.

    Domanda: Costituisce un problema la disidratazione? Che cosa bevono i breathariani? Soltanto acqua o anche altre sostanze liquide? Che cosa pensa della caffeina, dell'alcool o di altri stimolanti?

    Risposta: Ci sono persone che non mangiano e non bevono, ma la maggior parte dei breathariani del mondo occidentale mantiene il rituale socializzante di una tazza di tè, per non essere completamente alienati. La maggior parte non indulge in alcolici, in quanto hanno un effetto negativo sui cambi di energia del corpo. Alcuni però pensano di potere, attraverso il dominio esercitato dalla mente, trasmutare in luce tutto quel che viene ingerito. Io personalmente preferisco sempre una buona tazza di tè!

    Domanda: Ci possono essere problemi con la maternità? Una breathariana può allattare?

    Risposta: Ho conosciuto solo una donna che ha partorito praticando il bretarianismo. Non ha avuto problemi di allattamento e il bambino era perfettamente in salute. Si ritorna a quello che è un problema mentale. Occorre una trasformazione mentale, occorre rendersi assolutamente conto che quando ci si nutre della forza vitale universale, il corpo fisico rimane vitale e gode di ottima salute.

    Domanda: Si può divenire breathariani sin dalla nascita o c'è un'età minima per questa pratica?

    Risposta: Molti bambini che vengono attualmente al mondo non provano il desiderio di mangiare. E una conseguenza naturale del loro elevato grado vibratorio e dell'alto livello di coscienza raggiunto. Per quanto concerne l'età minima, dipende dalla famiglia in cui si vive e dall'ambiente sociale, perché molti bambini vengono facilmente influenzati, al di là delle loro capacità innate. Sovente vengono limitati nelle loro capacità intuitive dagli adulti, che proprio per la loro età pensano di avere una maggiore conoscenza (principio discutibile a livello esoterico).

    Domanda: Il bretarianismo può danneggiare la crescita, lo sviluppo fisico? Esistono dei bretariani grassi?

    Risposta: Coloro che attuano questa pratica sono sempre in armonia, hanno un completo dominio sulla loro struttura molecolare e possono regolare a piacimento la loro misura corporea e la loro figura attraverso una riprogrammazione. Il corpo è un computer biologico, la mente è il software, la vita è la stampa. Se non piace la vita o un suo aspetto, si può riprogrammare il software. Un pensare positivo produce una vita di valore, un pensare senza limiti produce una vita senza limitazioni.

    Per quanto concerne la domanda sui "breathariani grassi", dico che ci sono persone che hanno intrapreso questa pratica con l'intenzione di dimagrire. Ma poiché questa è una iniziazione sacra adatta al guerriero dello spirito, non sono stati in grado di continuare a seguirne i dettami, per cui hanno ricominciato a mangiare. L'intenzione di chi vuole intraprendere questo cammino deve essere pura. Al di là comunque di chi ricomincia a mangiare, considerate che il successo dell'iniziativa sta nel fornire un nuovo modello di conoscenza. La memoria cellulare deriva dall'esperienza di poter vivere mesi o anni alimentandosi col prana. Questa convinzione è trasferita nella memoria cellulare, cosa che determina un livello sottile ma potente di libertà.

    Domanda: Che nesso ha questa attività col sonno? Tutti i breathariani praticano la meditazione? Sono ricchi di energia?

    Risposta: I breathariani in maggior parte dormono la metà di quanto erano soliti dormire, odi quanto viene considerato giusto dormire. Essi dormono soltanto quando vogliono; di solito allo scopo di uscire dal corpo ed entrare in altre bande d'energia.

    Per quanto concerne la meditazione, dico che costituisce il metodo più efficace per produrre armonia interiore. Essa ci permette inoltre di accedere all'illimitata natura della pura scintilla d'energia che è in noi. Molti breathariani hanno fissato la loro profonda consapevolezza in un eterno presente, e scelgono di meditare in maniera formale per la gioia del rimanere in silenzio senza distrazioni esterne, distrazioni ben diffuse nell'ambito della cultura occidentale. I livelli di energia sono fantastici, in particolare quando se ne ha piena convinzione. Ricordatevi di questo principio allorché intraprenderete il vostro viaggio iniziatico che vi porterà al dominio della mente sulla materia.

    Domanda: Quali saranno gli influssi del breatharianismo sull'aspettativa di vita? È una fontana di giovinezza o conduce alla vecchiaia? Influenza la bellezza fisica?

    Risposta: Non posso parlare a nome di tutti i breathariani, ma soltanto in base alla mia esperienza personale, per cui la mia immortalità fisica si sviluppa di pari passo con il principio del breatharianismo. L'indiano Giri Baia e Teresa Neumann, che ebbe le stimmate di Cristo, erano entrambi breathariani: essi invecchiarono serenamente e Teresa morì. L'essere un breathariano non garantisce l'immortalità fisica, a meno che non si riprogrammino la ghiandola pineale e quella pituitaria, affinché secernano soltanto ormoni vitali. Per essere fisicamente immortale occorre abbandonare il preconcetto per cui la morte è ineluttabile, e depurare i campi di energia dei corpi di tutte le impurità intellettuali, emotive e materiali (attinenti cioè all'alimentazione). È un'azione di purificazione e costituisce lo strumento armonizzato nella maniera più sublime nell'orchestra del divino, che si rivela nella realtà fisica. Ciò vuoi dire allora che la fontana della giovinezza è connessa con un nostro atteggiamento mentale. Dal canto mio posso dire di esercitare dominio sul mio veicolo (il corpo fisico) e di non esserne schiava, ed è mia intenzione perseguire lo scopo che mi sono fissata nella vita: elevare il mio corpo verso la luce o disfarmene allorché avrò con-dotto a termine la mia opera, piuttosto che provocane la morte per negligenza o eccessi. Aggiungo che poche persone hanno capacità sciamaniche e possono trasformare a loro piacere il loro aspetto fisico. Il valore del resto non sta nella bellezza fisica, ma nella bellezza vibratoria.

    Domanda: Questa pratica influisce sul campo sessuale e sulle relazioni sessuali?

    Risposta: Molti breathariani che hanno un loro partner, seguono sovente la pratica tantrica, o quella taoista, per cui i flussi di energia sessuale stimolano sia l'orgasmo cerebrale che quell6 sessuale. Questa pratica fa in modo che l'energia sessuale (chakra di base e chakra sacrale) venga incanalata assieme all'energia spirituale (corona e chakra frontali) e all'energia di un amore incondizionato (chakra del cuore) mediante la tecnica dell'orbita microcosmica (come indicato da Mantak Chia, l'autore del Tao Yoga dell'amore)*.

    Molti possono scegliere il celibato, e non per mancanza di possibilità di esprimersi sessualmente, ma in seguito ad una trasformazione consapevole della vita sessuale determinata dall'aver incanalato l'energia sessuale in una vibrazione creativa più alta, più raffinata. Le energie sessuali devono essere trasformate in una più elevata vibrazione oppure utilizzate per la procreazione o indirizzate mediante una pratica tantrica.

    Domanda: I breathariani possono avere bambini? Ci sono breathariani che concepiscono?

    Risposta: Certamente!

    Domanda: Esiste un'organizzazione internazionale di breathariani e se esiste come funziona? I breathariani costituiscono un gruppo omogeneo o un movimento religioso?

    Risposta: Assolutamente no. Per conto mio l'essere bretariana costituisce il 2 per cento del mio io, comunque e qualcosa di positivo che, assieme ad altri, sto sperimentando. La nostra accresciuta energia ha poi creato una serie di ramificazioni tese a combattere la fame nel mondo. Col nostro operato stiamo semplicemente cercando di fare in modo che la gente acquisisca un nuovo modo di essere che le permetta di liberarsi del bisogno del cibo, del dormire e persino delle costrizioni del tempo. Il controllo della temperatura del corpo, visto che questo non richiede cibo o sonno, è un derivato dell'essere senza limite e in grado di sfruttare il nostro pieno potenziale. Queste pratiche sono seguite da innumerevoli yoghi.

    Disse Gesù: «Tutto quel che ho fatto lo potete fare anche voi, e meglio».

    Come già detto, sono una ambasciatrice del M.A.P.S., che è il movimento di una Società Positiva Ridestata. Coloro che sono interessati alla trasformazione personale e planetaria, per il bene di tutti, sono i benvenuti in quest'azione di sostegno, senza distinzione di credo religioso o altro. Il nostro notiziario, la Elraanis Voice, è dedicato alla ricerca e alla divulgazione di una illuminazione sia individuale che collettiva, che si rifletta in ambito sociale, economico, educativo e politico.

    Domanda: Vi sono dei breathariani famosi?

    Risposta: Il conte di Saint Germain, che compose le opere attribuite a Shakespeare: non lo si vide mangiare né bere in pubblico, e mantenne per secoli un'età indefinita. Maestri come Sai Baba, Babaji ed altri yoghi dell'Himalaya, i quali non hanno bisogno di alimentarsi. Altri maestri spirituali sono rimasti per 40 giorni senza acqua né cibo. L' "immortalista" più ragguardevole si dice sia Bhartriji, yoghi di duemila anni. Secondo Leonard Orr, il fondatore del Rebirthing, Bhartriji ha la sua residenza in un ashram nel villaggio di Bhartara, nel distretto di Alwar, nello stato indiano del Rajasthan.

    Ecco ora in sintesi alcuni vantaggi derivanti dall'alimentarsi con la luce:

    - Sarà dimezzato o annullato il tempo dedicato al sonno.

    - Avrete poteri metapsichici, come la chiaroveggenza, e il vostro essere acquisirà una luminosità straordinaria.

    - Acquisirete un'energia illimitata ed altro ancora!

    /--------------------------------/



    Per ulteriori approfondimenti su breatharianismo e alimentazione pranica consigliamo i libri di Jasmuheen "Ambasciatori di luce" "Alimentazione pranica" e "Nutrirsi di Luce"

    BREATHARIANISMO


    UK: Scotland

    Woman 'starved herself to death
    '

    Police believe a woman found dead in a remote part of the Scottish Highlands may have starved herself as part of her religious beliefs.
    A diary belonging to Australian-born Verity Linn suggested she had been fasting to fulfill the rules of a ritual normally practised by Tibetan monks.

    Her naked body was found on 16 September by a fisherman on the west coast of Sutherland near Loch Cam.

    It is understood Ms Linn - thought to be in her 40s - worked for the new-age community of the Findhorn Foundation at Cluny Hill College in Forres.

    Her diary recorded her last days as she refused to eat or drink, believing it would "spiritually cleanse" her body and "recharge her both physically and mentally."

    Survival method

    Ms Linn's writing's revealed she had practised "breatharianism" - a survival method which relies on light and taking only tiny amounts of food and liquid.


    Her diary said she entered into a complete fasting period on 4 September and two days later she travelled by bus from Forres to Inverness and then on to Sutherland where she pitched her tent on a rocky hillside.

    Although the results of a post mortem are not expected for a number of days, detectives are convinced the woman was the victim of her interest in a little-known cult which promoted fasting.

    Her diary mentioned the teachings of self-proclaimed prophet Jasmuheen who believes people can draw nourishment from the "divine life force in the form of liquid light".

    'Popular member'

    One of Ms Linn's former colleagues at Findhorn, Robin Alfred, said she was a popular and valued member of the community.

    He added: "It would be unfair to speculate on what happened to her as there is no medical confirmation that fasting did contribute to her death.

    "We did not know that she was on a fast nor were we aware of any other health condition she may have suffered from. All we knew was she was going on holiday and we wished her well."

    A spokesman for Northern Constabulary said: "We can confirm the links with the foundation. It seems her intention was to carry out this "cleansing" and then continue with her normal life.

    "We suspect that her fasting was a contributory factor in her death."

    BBC News | Scotland | Woman 'starved herself to death'
    Ultima modifica di RAYO; 01-07-11 alle 23:57
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gli immortali dell'Himalya



    So che c'era già un thread con la vicenda di Prahlad Jani...è incredibile.
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

 

 
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