JUGOSLAVIA: UNA STRANA SENSAZIONE Tre anni dopo le bombe della NATO ha
inizio a Pancevo la morte lenta (26 novembre 2002)
Quella che segue e' la traduzione dal tedesco dell'intervista
all'ex-assessore verde all'ambiente di Pancevo, Zafirovic, distribuita
su
JUGOINFO nell'originale tedesco pochi giorni fa. L'intervista e' stata
rilasciata in giugno, prima che la sindaca della citta' lo
dimissionasse.
"Sempre più persone muoiono di cancro nella città" dice I. Zafirovic
quasi
per inciso.
Il giovane uomo è seduto nel suo ufficio del municipio di Pancevo e va
avanti e indietro su una sedia di pelle artificiale.
Come unico deputato del partito verde nel Parlamento della città lui è
responsabile della tutela dell'ambiente.
Zafirovic guarda disorientato i documenti ammucchiati sulla scrivania
davanti a sé.
Sono rapporti sulle conseguenze ecologiche dei bombardamenti Nato di tre
anni fa.
"Oggi muoiono molte più persone che prima dei bombardamenti del 1999.
Ma parlare di questo è tabù", si ripete.
Durante i 17 giorni e notti della primavera di tre anni fa, attacchi
aerei e
bombe colpivano obiettivi in una città di 100.000 abitanti scarsi.
Ciò che aveva portato a 10 milioni di persone lavoro e lusso modesto
diventava una maledizione per gli abitanti.
Pancevo è uno dei poli industriali più importanti in Jugoslavia.
Qui ,a soli 20 km dalla metropoli di 2 milioni di abitanti che è
Belgrado, è
situata l'industria petrolchimica del paese.
Benzina, fertilizzanti, materie sintetiche, vernici, concimi sono
prodotti
nel polo industriale.
"Il 24 Marzo del 1999, alle 20.40, cadevano le prime bombe", ricorda
Zafirovic.
Il 24 marzo era il primo giorno della guerra, solo cinque giorni prima
le
speranze di una soluzione alle trattative del conflitto del Kosovo erano
fallite nel cassetto di Rambouillet (vicino a Parigi).
"Come primo obiettivo le bombe hanno colpito la fabbrica Lola Utva dove
venivano montati piccoli velivoli ad utilizzo agricolo" dice Zafirovic.
Poi, nelle settimane successive, le bombe hanno colpito le raffinerie,
la
fabbrica di fertilizzanti Azotara e quella di materie sintetiche
Petrohemjia.
Sono state colpite sempre, fino all'ultimo giorno - 8 giugno - quando è
stato firmato un accordo di cessate il fuoco ed i militari jugoslavi si
sono
ritirati dal Kosovo.
"E' tabù parlarne"
I bombardamenti su Pancevo sono stati documentati in modo precisissimo.
Già nell'ottobre 1999, a soli quattro mesi dalla fine della guerra,
l'UNEP
pubblicava un Rapporto dettagliato sulle conseguenze ecologiche dei
bombardamenti.
Gli esperti dell'autorità a Ginevra hanno fatto dei viaggi di ricerca in
Jugoslavia dopo la fine del cessate il fuoco ed hanno provato - insieme
a
scienziati e testimoni - a fare un inventario .
Hanno identificato Pancevo, insieme alla città industriale Kragujevac,
come
"quella interessata nel modo peggiore".
"E' stato un incubo", dice Zafirovic mentre cerca di sorridere, perché
tanto
è successo tutto tanto tempo fa.
"Le bombe hanno colpito gran parte dei serbatoi nei quali erano
immagazzinate materie prime per la produzione".
In particolare nella settimana tra il 13 ed il 20 aprile la popolazione
è
andata in panico.
Ogni notte dei missili Cruise sorvolavano l'area industriale che è nelle
vicinanze del quartiere residenziale.
Le fiamme scintillavano nel cielo notturno.
Durante il giorno poi restava buio, perché una grande nuvola di fumo
sovrastava la città.
Soltanto quando iniziava a piovere il cielo si schiariva.
"Sulle automobili, sulle strade, dappertutto c'era una sostanza nera e
viscida" - ricorda il giovane consigliere - "molte persone allora sono
fuggite da Pancevo e sono andate da parenti o amici a Belgrado oppure in
altre città" - racconta.
"Le persone avevano paura.
Molte donne in gravidanza hanno abortito in quanto si sentivano
avvelenate:
gli stessi medici negli ospedali davano consigli di questo tipo." La
catastrofe ha sorpreso la città inaspettatamente.
Pancevo è situata nella regione della Vojvodina, al confine con
l'Ungheria e
la Romania.
Qui, dei conflitti al sud le persone avevano letto solo sui giornali.
Che le fabbriche nelle vicinanze fossero pericolose lo sapevano bene
però.
"L'industria chimica è da sempre una minaccia" - dice Zafirovic - "gli
operai qui muoiono giovani".
Quando l'industria chimica jugoslava fu costruita, negli anni '60/'70, i
parametri ecologici non giocavano un ruolo importante.
I medici chiamano "cancro di Pancevo" una malattia che affiorava
particolarmente negli operai della fabbrica di PVC Petrohemjia, questa
malattia era il cancro al fegato.
Loro dicevano che i responsabili di ciò erano soprattutto le sostanze
chimiche EDC (di cloro etilene) e VCM (vinil - cloruro - monomero),
ossia le
materie prime per la produzione di PVC.
Adesso il "cancro di Pancevo" si diffonde in quanto proprio queste
sostanze
chimiche sono state liberate in grande quantità, a causa delle bombe
della
NATO.
L'Umweltlexikon [Enciclopedia dell'Ambiente] descrive gli effetti
dell'EDC:
"irritante per la pelle, anestetizzante, mutageno e cancerogeno".
I sintomi sono "mal di testa, nausea con vomito, diarrea e sangue nelle
feci, coliche, anestesia profonda".
Gli effetti a lungo termine causano "depressioni e problemi di stomaco
con
vomito".
Minacciano "danni ad organi come fegato, reni ed al sangue in generale;
crescita del numero di nascite premature e neonati nati morti." Anche il
VCM
viene descritto come una sostanza che "senza dubbio causa il cancro".
"Non si può stabilire un valore limite con certezza, perché ogni
concentrazione, anche se minima, può avere effetti dannosi".
Per i luoghi di lavoro in Germania il superamento di una concentrazione
di 3
ppm (ml/m3) non è ritenuto tollerabile.
In Yugoslavia lo stesso limite passa a 5ppm.
Il team di misurazioni dell'Istituto per la tutela della salute di
Pancevo
ha individuato, il 18 Aprile 1999 (mentre le fabbriche erano in fiamme),
in
più punti della città una concentrazione di VCM da 7.200 a 10.600 volte
superiore a quella consentita.
Il Rapporto UNEP contiene ulteriori cifre.
Dalla fabbrica Petrohemjia sono state emesse 2.100 ton. del velenoso EDC
e
sono bruciate 460 ton. di VCM.
Anche altre sostanze tossiche erano nell'aria, bruciate dalle fiamme, e
sono
finite nel suolo o nel Danubio.
8 ton. di mercurio, metallo pesante che si insinua nella catena
alimentare,
si sono sprigionate da Petrohemjia.
Nella raffineria vicino alla fabbrica di plastica bruciavano, secondo
gli
esperti di Ginevra, non meno di 80.000 ton. di olio grezzo e derivati.
Anche tramite ciò si sono sviluppati i cancerogeni PAH (idrocarburi
policiclici aromatici).
"Il sistema sanitario è senza soldi"
Non tutte le sostanze sono state liberate subito dopo i bombardamenti.
Due giorni dopo l'inizio dell'offensiva, minacciata il 13 Aprile, i
direttori della fabbrica di concimi artificiali Azotara avevano deciso
di
far filtrare 250 ton. di ammoniaca liquida in un canale di scolo che
porta
al Danubio.
Qui infatti è iniziata una moria di pesci, ma i direttori temevano che
qualcosa di peggio sarebbe accaduto se le bombe avessero colpito i
serbatoi
pieni.
Infatti il giorno successivo i serbatoi vuoti sono stati bersagliati.
"E' stato un bene che gli esperti UNEP siano venuti subito sul posto" -
pensa Zafirovic - adesso sappiamo cos'è successo allora".
Ma da allora non sarebbe stato fatto quasi nulla per salvare la
popolazione.
Certo non si potrebbe annullare l'avvelenamento, ma oggi i contadini
produrrebbero verdura su campi su cui è caduta la pioggia nera.
Non ci sono statistiche affidabili nemmeno sui morti - spiega Zafirovic:
"il
sistema sanitario non ha soldi e non esistono nemmeno più termini di
paragone con la situazione precedente." Roeland Kortas è il direttore
del
Programma Clean up dell UNEP.
Con i suoi 10 collaboratori ha sede in un ufficio nel quartiere Zemun di
Belgrado, dove si congiungono la Sava ed il Danubio per arrivare al Mar
Nero.
Clean up è una espressione sbagliata.
"Fino ad ora non si sono svolte attività volte alla depurazione della
acque
e del suolo di Pancevo.
Ci si è concentrati su compiti più urgenti, per es. occuparsi del canale
di
rifiuti che va dal complesso industriale di Pancevo al Danubio.
In questo canale ci sono ton. di sostanze pericolose e la situazione
potrebbe peggiorare dato che la macchina per la depurazione è stata
distrutta durante i bombardamenti", spiega Kortas.
L'intento del Programma UNEP sarebbe quello recuperare le sostanze
liberate
e limitare la diffusione dell'acqua contaminata.
Si cerca insomma di non far aumentare ulteriormente i danni.
"L'UNEP ha identificato 26 Progetti per ridurre il rischio di salute
della
popolazione.
Per implementarli servono 20 milioni di dollari", spiega Kortas.
Grazie alle sole raccolte fondi in diverse metropoli europee sono stati
raccolti 11 milioni e la Germania ha offerto 870.000 dollari.
Gli stati aderenti alla Nato hanno speso 12 miliardi per fare la guerra
ed
ora sembrano non esserci più soldi in cassa per la ricostruzione.
"Avremmo bisogno di 100 milioni di dollari per l'operazione Clean up" -
argomenta Kortas - "ma la tutela dell'ambiente non è una priorità
impellente".
Nel centro di Pancevo dei giovani sono seduti al tavolino di un caffè.
Dopo tre anni dai bombardamenti si simula un po' di normalità.
"Le persone cercano di dimenticare" - spiega A. Weisner, membro delle
truppe
di pace - "...oggi si cerca di porre l'attenzione sulla catastrofe
ecologica, ma la popolazione è come paralizzata.
Le persone hanno problemi diversi.
La disoccupazione è alle stelle ed i salari si aggirano sui 150 euro.
Tutti cercano di sopravvivere, in qualche modo".
Nessuno è più interessato a parlare degli effetti delle bombe.
"Il governo potrebbe essere messo sotto pressione dalla popolazione per
fare
di più" - dice Weisner - "ma non ci sono soldi".
Il Primo Ministro serbo Z. Djindjic dice che le bombe hanno causato
danni di
milioni di dollari.
Delle promesse di aiuti, dopo la caduta di S. Milosevic fino ad ora,
sono
arrivati solo 500 milioni di dollari.
C'è bisogno di investimenti dappertutto.
Ospedali e scuole sono in uno stato tragico ed i soldati molte volte non
sono pagati.
"Quasi ognuno conosce qualcuno che è malato
Anche la Comunità Internazionale preferisce tacere.
Altrimenti bisognerebbe rispondere a molte domande che non si vogliono
sentire a Bruxelles, Berlino e Washington.
Perché sono state bombardate fabbriche, a Pancevo, che non producevano
materiale ad uso bellico? Forse la Nato voleva distruggere un complesso
industriale importante per indebolire la forza economica del paese?
Oppure
voleva solo distruggere la raffineria più grande della Jugoslavia, che
produceva carburanti? Perché una fabbrica di concimi e plastica è stata
bombardata a più riprese? Nei Protocolli Aggiuntivi della Convenzione di
Ginevra si dice che "una guerra che causi danni gravi, lunghi ed estesi
all'ambiente naturale è vietata".
Allora perché il Tribunale dell'Aia ha rifiutato di inquisire i
pianificatori della Nato?
Alexander Weisner non lo sa, ma sa qualcos'altro: "Quasi ognuno conosce
qualcuno che è ammalato.
Questa è una strana sensazione".
Boris Kanzleiter
http://www.akweb.de © analyse & kritik, Rombergstr. 10, 20255 Hamburg


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