La Finanziaria 2005 della Casa del fascio di Berlusconi
Una stangata da 24 miliardi di euro
I tetti imposti alla spesa di ministeri, regioni ed enti locali devasteranno la sanità, l'assistenza, la scuola e lo "Stato sociale". Tagli agli investimenti per il Mezzogiorno. Pochi soldi per i contratti del Pubblico impiego. Obbligo di assicurazione sulla casa. Svendita del patrimonio statale ai privati. Superstrade a pedaggio
Aumenteranno le tasse locali
La mega-stangata di 24 miliardi di euro (quasi 50 mila miliardi di vecchie lire), già annunciata nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) per gli anni 2005-2008 varato furtivamente il 3 agosto scorso, è stata pienamente confermata con l'approvazione della legge finanziaria per il 2005, avvenuta il 29 settembre, da parte del governo del neoduce Berlusconi. E pensare che solo pochi mesi fa, il 9 luglio per essere esatti, la Casa del fascio berlusconiana aveva approvato l'ennesima "stangatina" di ben 7,5 miliardi di euro composta di tagli alle spese per 4,2 miliardi di euro e di nuove imposte per 3,5 miliardi di euro colpendo il Sud, le condizioni di vita delle masse popolari e l'ambiente, attraverso la reiterazione dei condoni edilizi.
Una mega-stangata che mira a riportare il deficit statale dal 4,4% del 2004 al 2,7% sul Pil (Prodotto interno lordo) nel prossimo anno e si compone di 9,5 miliardi di tagli alla spesa, attraverso l'applicazione del tetto alla crescita dei bilanci dell'amministrazione pubblica del 2%, 7 miliardi di nuove imposte e altri 7 miliardi derivanti da cartolarizzazioni e dismissione di immobili pubblici. Una mega-stangata fatta dunque essenzialmente di tagli e di tasse, per ridurre il debito entro i parametri europei di Maastricht e per fare cassa che, nella sua articolazione, colpisce pesantemente anzitutto le masse popolari, specie del Mezzogiorno, i lavoratori del pubblico impiego, ai quali viene negato il diritto di rinnovare il contratto nazionale di lavoro, ma anche il cosiddetto "ceto medio", ossia i commercianti, gli artigiani e i liberi professionisti e persino le imprese. Che penalizza le possibilità di spesa dei ministeri, delle regioni e degli enti locali con effetti devastanti per la sanità, la scuola, l'assistenza, l'insieme dello "Stato sociale".

La politica economica del governo del neoduce
La quarta Finanziaria del secondo governo Berlusconi, forse la peggiore di tutte, ribadisce con totale evidenza il tipo di politica economica, finanziaria, fiscale, sociale e del lavoro attuata nel corso della presente legislatura, con un segno marcatamente neofascista, liberista e federalista finalizzata all'abbattimento dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, alla liberalizzazione e alla precarizzazione del "mercato del lavoro", al taglio dei salari e delle pensioni, alla demolizione di quanto rimasto del vecchio welfare, alle privatizzazioni, all'abbandono del Mezzogiorno, all'affossamento di scuola, università e ricerca pubblici; finalizzata a rendere più ricchi i ricchi e più poveri i poveri. Non a caso il nuovo Mussolini promette, pensando alle prossime elezioni regionali e politiche, la "riforma" dell'Irpef tutta a beneficio dei redditi medio-alti e altissimi, la cui prima parte dovrebbe essere approvata entro il 31 dicembre prossimo, per una spesa prevista di 6 miliardi di euro; sempre che trovi le risorse finanziarie per farla.
La menzogna, la truffa e l'inganno sono da sempre il modo di proporsi e di comunicare di Berlusconi, aiutato in questo dai mass-media borghesi e di regime, gran parte di sua proprietà. E non si è voluto smentire nemmeno in questa circostanza. "E' andata bene. Abbiamo approvato una Finanziaria - ha affermato questa faccia di bronzo - che non contiene né tagli né stangate". Al Corriere della Sera ha scritto in modo truffaldino: "Meno tasse per tutti è l'impegno primario del governo". Mentre il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, che senza veri cambiamenti di linea ha sostituito a capo di questo ministero il defenestrato Giulio Tremonti, descrive la manovra economica "semplice e robusta", confessando però subito dopo la finalità principale di essa con queste parole: "abbiamo dato una piallata - dice - ai disavanzi tendenziali. Il tendenziale era del 4,4% e (con la suddetta stangata, ndr) sarà del 2,7%". Ma non è detto che questo obiettivo sarà poi raggiunto, considerando che le stime delle entrate e della riduzione della spesa sono del tutto ipotetiche e che le cifre macro-economiche sull'evoluzione del debito e sulla crescita del Pil hanno poco fondamento con la realtà. C'è già infatti chi, tra gli economisti, prevede per la prossima primavera un'altra manovra di aggiustamento dei conti (leggi stangata), come del resto è successo anche quest'anno.

Il variegato fronte della protesta
Ma questa volta sarà dura per il neoduce creare consenso maggioritario attorno alla sua Finanziaria che oltre a impoverire ulteriormente le masse popolari e a sfasciare i servizi sociali ha un tratto recessivo che aggrava ulteriormente la crisi in cui versa l'Italia e accentua il declino industriale, le difficoltà delle grandi aziende, l'affossamento della ricerca e dell'innovazione, la mancanza di risorse a sostegno dell'occupazione e dello sviluppo. Una prospettiva questa che scontenta quasi tutti e, inevitabilmente fa crescere il fronte di coloro che protestano talvolta per motivi analoghi, oppure per motivi più specifici. Protestano i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, anche se colpevolmente non hanno indetto ancora forme di lotta adeguate. Protestano i partiti di "centro-sinistra", anche se la loro opposizione parlamentare risulta quasi sempre incoerente, contraddittoria e pronta a patti bipartisan. Protestano i rappresentanti degli enti locali (Anci) che minacciano una manifestazione nazionale. Protestano le associazioni degli artigiani e dei commercianti contro il giro di vite fiscale che li colpisce. Dissensi espliciti sono stati espressi questa volta anche dalla Confedilizia contro le misure che interessano la casa e la stessa Confindustria di Montezemolo, ivi compresi i giovani imprenditori, in relazione al taglio degli incentivi alle imprese a sostegno dell'occupazione nelle zone depresse e alle risorse per la costruzione delle grandi opere infrastrutturali. A produrre questo clima di progressivo rifiuto contribuiscono leggi già approvate in parlamento come la controriforma delle pensioni, e leggi da approvare come quelle sciagurate di tipo costituzionale sulla devolution e sui poteri del premier e del capo dello Stato, per non parlare delle conseguenze fortemente negative ricadute sulla scuola e sull'università a causa delle controrifome Moratti.
Per quanto Berlusconi e Siniscalco minimizzino la portata della Finanziaria approvata e neghino di aver deciso tagli alla spesa e nuove tasse, nonostante tornino a promettere a breve un secondo capitolo della manovra economica "per il rilancio della competitività - dice il ministro dell'Economia - e la tutela del potere d'acquisto", a scorrere i provvedimenti in questione si capisce bene perché c'è questo scontento.

Il tetto del 2%
La misura principale e allo stesso tempo più grave della Finanziaria è rappresentata (art.3) dal tetto del 2% alla crescita delle spese dei ministeri, delle regioni, province e comuni e per gli anni 2006 e 2007, mentre per il 2005 tale tetto è del 4,8% però prendendo a riferimento il bilancio del 2003, che fa scendere il limite massimo a 2,6%. Una misura copiata dal liberismo inglese denominata Golden Rule, mai applicata nelle precedenti finanziarie, e attuata in modo indiscriminato, che produce tagli generalizzati a pioggia, senza tenere in conto le differenti necessità e urgenze e soprattutto sapendo di mettere a disposizione della pubblica amministrazione finanziamenti assolutamente insufficienti. Infatti il taglio maggiore alle spesa pubblica proviene proprio da qui! Una misura che costringerà forzatamente le suddette istituzioni a tagliare i servizi o aumentare le tasse locali (l'Ici, le addizioni Iperf, la tassa sui rifiuti, le tariffe sui trasporti, ecc.) oppure ad assumere contemporaneamente ambedue queste decisioni.
Si possono perciò prevedere, se non ci saranno cambiamenti sostanziali, ricadute pesanti anzitutto sulla sanità pubblica già fortemente tartassata in questi anni usando proprio il sistema della chiusura progressiva del rubinetto dei finanziamenti. è noto che il fondo sanitario nazionale è da tanto tempo sottodimensionato rispetto alle necessità reali. Questo al di là di gestioni allegre e sprecone per favorire il privato, come nel caso della regione Lombardia di Formigoni. Il drastico limite alle spese sopracitato non può non mettere in seria difficoltà la gestione del servizio sanitario nazionale, specie nelle regioni più povere, che dovranno tagliare i servizi sanitari o reintrodurre i ticket e aumentare le imposte di loro competenza. Sono previste penalità per le regioni che sforeranno il budget loro assegnato. In questo contesto inoltre si può immaginare lo sconquasso che può produrre il federalismo di marca bossiana che assegna alle regioni tutto il potere legislativo e gestionale sulla sanità.
L'assistenza e lo "Stato sociale" erogati ormai in gran parte a livello locale, l'ammodernamento delle città sono altre vittime del taglio netto ai finanziamenti alle province e ai comuni tutti, cioè anche quelli sotto i 5 mila abitanti, per le spese correnti e gli investimenti che fanno capo alle legge Obiettivo. Il governo in parole povere dice: con i soldi che vi assegno dovete arrangiarvi. Se non vi bastano potete ridurre le prestazioni e i progetti, potete emettere nuove imposte o aumentare quelle in vigore. Se non state alle regole scatteranno sanzioni pesanti.

Scuola e pubblico impiego
La scuola pubblica, come se non bastassero i guai provocati dalle "innovazioni" della Moratti, subisce altri colpi demolitori dalla manovra economica governativa. Il finanziamento delle spese correnti risulta cronicamente insufficiente, tanto da costringere le singole scuole a indebitarsi. Il blocco degli organici per il 2005 e il 2006 proprio nel momento stesso che aumentano le iscrizioni di nuovi alunni, specie nelle ex elementari oggi primarie, di 8.026 unità, e nel momento stesso che aumentano in numero e in percentuale le presenze dei figli di immigrati non può che incidere negativamente nella gestione della scuola e nella qualità dell'insegnamento. In questo pesa anche la riduzione corposa degli insegnanti di sostegno per i disabili decisa a suo tempo dal ministro dell'Istruzione. Cosicché, decine di migliaia di insegnanti precari che da anni aspettano di passare di ruolo dovranno rimettere nel cassetto le loro speranze.
Per i lavoratori della scuola, così come per quelli della sanità e per l'insieme dei 3 milioni dei dipendenti pubblici non ci sono sufficienti finanziamenti per rinnovare i contratti nazionali di lavoro scaduti da almeno 10 mesi. La distanza tra le richieste sindacali (sia pure avanzate nel rispetto dell'accordo fregatura del 23 luglio '93) per l'aumento delle retribuzioni pari all'8% e la miseria concessa dal governo attorno al 3,7% per un totale di 56 milioni di euro (più altri 20 per forze di polizia e forze armate) è tanta. E non è tutto. Queste (poche) risorse stanziate devono essere reperite attraverso risparmi dalla spesa complessiva della pubblica amministrazione a partire dal blocco del turn-over; in pratica i lavoratori che per varie ragioni lasceranno il lavoro non saranno rimpiazzati. I sindacati di categoria in segno di contestazione hanno indetto per le prossime settimane uno sciopero di 8 ore da gestire a livello regionale.

Casa
Aumenteranno per i proprietari e per gli inquilini le spese per l'abitazione. Un aumento che passa dalla revisione degli estimi catastali, prevista in Finanziaria, che i comuni potranno chiedere per fare fronte a necessità di bilancio. Infatti tale rivalutazione varrà anche ai fini dell'Ici. Che passa dall'aggravio della tassa sui rifiuti, la Tarsu, che si applicherà all'80% della superficie catastale. Che passa da un nuovo balzello che consiste nell'obbligo, di fatto, di assicurare la casa contro le calamità naturali, "terremoti, maremoti, frane e alluvioni, inondazioni e fenomeni vulcanici". Come a dire, d'ora in avanti lo Stato si libera da ogni responsabilità.
Un balzello a cui, tra l'altro, è direttamente interessato Berlusconi essendo il proprietario della Mediolanum, cioè una delle maggiori compagnie assicurative italiane, fregandosene dell'eclatante conflitto di interessi. Questi provvedimenti, denuncia il sindacato degli inquilini, Sunia, porterà a insopportabili aumenti dei canoni di affitto già a livelli stratosferici. Per le 30 mila famiglie sotto sfratto non c'è niente.

Mezzogiorno
Per il Mezzogiorno, che dovrebbe rappresentare la prima priorità nazionale, non c'è nulla. Anzi, questa manovra economica peggiora la situazione. Come? Intanto continua a destinare al Sud una quota del bilancio nazionale inferiore di quello che gli spetterebbe, rispetto alle altre parti del Centro e del Nord. Inoltre, tutte le misure che colpiscono la sanità, gli enti locali, la pubblica amministrazione, la casa, ecc. hanno qui riflessi maggiori e più pesanti. E poi ci sono dei provvedimenti che incidono negativamente sull'economia e l'occupazione meridionali, che riguardano il calo dei finanziamenti a sostegno delle zone depresse, la trasformazione degli incentivi alle imprese a fondo perduto per l'occupazione in prestiti agevolati che, anche al di là di ogni giudizio di merito, non è la stessa cosa e rischia di far battere in ritirata molte aziende che non sono in grado di affrontare questo aggravio di bilancio; che riguardano l'introduzione del pedaggio nelle superstrade, come la Salerno Reggio Calabria e più in generale la carenza di fondi che la Finanziaria ha stanziato per la costruzione delle grandi opere infrastrutturali, ancora ferme allo stadio di progettazione, alcune delle quali programmate proprio al Sud. Questa mazzata sferrata dal governo Berlusconi al Mezzogiorno non è che l'ultima di una lunga serie. Basti dire che le agevolazioni per l'occupazione nel 2003 sono diminuite del 16,5% rispetto al 2002 e del 28% rispetto al 2001.

Fisco concordato
Nella Finanziaria viene riproposto e ampliato il concordato triennale fiscale per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, liberi professionisti). è chiamata anche "pianificazione concordata" per determinare in modo preventivo le imposte da pagare. Però sulla base di studi di settore revisionati che comportino, rispetto al passato un aumento dell'imposizione fiscale. Insomma, il neoduce mentre promette la riduzione della tasse nella pratica le aumenta. Noi in ogni caso siamo contrari di principio al concordato fiscale preventivo perché, diversamente dal lavoro dipendente, il prelievo è ipotetico e in cifra fissa e non sulla base dei redditi effettivamente realizzati.
Altre misure negative di un certo rilievo, che meritano di essere segnalate, riguardano la dismissione di una quantità rilevantissima di immobili pubblici di proprietà del ministero della Difesa, si parla di 18 mila unità, da vendere a privati; il trasferimento a prezzi di mercato di tratti della rete stradale nazionale assoggettabili a tariffe, a società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato; la vendita e la cessione in affitto, sempre a privati, di beni culturali non occupati da funzioni di servizio purché questi si accollino i costi di restauro.
Allo stato attuale le reazioni dei vertici sindacali confederali sono risultate attendiste, ambigue, deludenti, A parole condannano l'impostazione della Legge finanziaria. Per Epifani (Cgil) è una vera stangata. Per Pezzotta (Cisl) non c'è un capitolo condivisibile. Per Angeletti (Uil) non ci sono scelte che salvaguardino i redditi dei lavoratori dipendenti. Il segretario della Cgil arriva al massimo a invocare la mobilitazione. Ma di scioperi, compreso quello generale, nessuno parla. A parte la Fiom che invece nel suo ultimo Comitato centrale lo ha proposto a chiare lettere. Ci vuole una grande manifestazione nazionale a Roma cui partecipino i lavoratori, i pensionati, gli studenti e le masse popolari in genere. Cosa si aspetta ancora? Che una commissione unitaria di studio di sindacalisti chiarisca i contenuti della Finanziaria? Eppure invece la sua gravità e la sua natura affamatrice è sin troppo evidente.
Ritardare ulteriormente la proclamazione dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie è un segno di debolezza, un tempo regalato al neoduce per mettere a tacere i dissensi e blindare la sua maggioranza e per addolcire con delle concessioni l'opposizione parlamentare. Una cosa deve essere chiara: questa Finanziaria non può essere modificata, con la lotta di piazza va affossata interamente nella sua impostazione di fondo e nei suoi punti specifici. è una lotta che va fatta senza cadere nel tranello di un nuovo patto sociale proposto dal neo-presidente della Confindustria Montezemolo, che finirebbe una volta di più per sacrificare i bisogni delle masse lavoratrici e popolari in nome degli "interessi nazionali" della borghesia.
Va affossata la Finanziaria e buttato giù il governo del neoduce Berlusconi.

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