Alcuni mesi fa, la Redazione di Orion propose alla Libreria Ar di collaborare ad uno dei suoi numeri con uno scritto su Nietzsche.
Il contributo, di Giovanni Damiano, fu ospitato nel numero 230, del novembre 2003
Dioniso e la volontà di potenza. Riflessioni su Alfred Baeumler interprete di Nietzsche
Questo scritto verte su di una recente iniziativa delle Edizioni di Ar, riguardante la pubblicazione dei testi di Alfred Baeumler su Nietzsche. In occasione del quarantennale delle Ar (nate nell'autunno del 1963), i testi baeumleriani rappresentano, simbolicamente, una sorta di 'fermaglio'. Come il fermaglio ha un doppio movimento di apertura/chiusura, così le opere di Baeumler chiudono un ciclo e, al contempo, ne aprono un altro. Ma, per meglio chiarire il ricorso a tale 'simbolo', è bene suddividere, schematicamente, lo scritto in tre punti, distinti soltanto per ragioni analitiche, ma, in realtà, fra loro strettamente intrecciati.
Innanzitutto, va ribadita la persistente centralità dell'opera nietzscheana. Ovviamente, ciò comporta affrontare Nietzsche con serietà di studio e non limitarsi a inserirlo in quelle liste di "nomina/numina" da 'recitare', poi, come un mantra o a riportare qualche suo aforisma dove capita. Centralità e non attualità, però. Questo, lo snodo essenziale. Nel senso che centrale rimane il Nietzsche diagnosta (del nichilismo) e prognosta (della Umwertung assiologica). Ma tutto ciò permane, molto più di ieri, inattuale. Perché l'oggi è perfettamente refrattario alla grande lezione nietzscheana. Oggi, infatti, assistiamo alla più sfrenata riproposizione di quei 'valori' di cui già Nietzsche aveva intravisto, con sguardo 'meridiano', il tramonto. L'oggi è, insomma, sostanzialmente pre-nietzscheano. Certo, resta in piedi buona parte della retorica nietzscheana (dove bisogna leggere l'eco della 'rettorica' michelstaedteriana). Ossia, restano la finzione dell'accoglimento del messaggio di Nietzsche in vista, però, della sua neutralizzazione, la riduzione del pensiero nietzscheano a formule stereotipate (la "morte di Dio", ecc.), le vaghe professioni di 'disincanto', la derubricazione di Nietzsche ad araldo del 'pensiero debole' (in via di esaurimento, fra l'altro) e via discorrendo.
E all'interno della centralità dell'opera nietzscheana, un ruolo di rilievo è occupato da quel suo lato politico che, dopo decenni, è stato finalmente disseppellito dal volume di Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, Torino, 2002. Si tratta del Nietzsche quasi anticipatore della Rivoluzione Conservatrice, cosa acutamente sottolineata anni addietro in Italia da Adriano Romualdi e da Giorgio Locchi, sulla scia del lavoro di Armin Mohler, La rivoluzione conservatrice in Germania 1918-1932. Una guida, Napoli-Firenze, 1990 (ed. orig. 1950), la cui intera terza parte, intitolata "Immagini-guida", è per l'appunto prevalentemente dedicata a Nietzsche[1]. Anzi, il lato politico di Nietzsche finisce col contribuire ad una migliore messa a fuoco dell'intera opera nietzscheana, come Losurdo ha spiegato particolareggiatamente[2].
Passando, ora, al secondo punto, va evidenziato l'interesse pluridecennale che le Ar hanno riservato a Nietzsche, testimoniato dalla pubblicazione, nel lontano 1971 (seconda edizione 1981), del volume di A. Romualdi, Nietzsche e la mitologia egualitaria e proseguito con la stampa, nel 1981, del testo di F. Ingravalle, Nietzsche illuminista o illuminato? e, nel 1995, dell'importante lavoro di G. Brandes, Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico[3]. Questa costellazione di testi costituisce una sorta di 'polittico' con l'aggiunta, da ultimo, dei testi baeumleriani.
Scendendo più nel dettaglio: l'attenzione costante mostrata dalle Ar per Nietzsche non va tanto cercata nel tentativo di sottrarre allo 'spirito del tempo' il monopolio ermeneutico dell'opera nietzscheana (aspetto comunque cruciale se si vuol dar vita ad un 'canone culturale' autonomo), quanto nella necessità di dover fare i conti col 'cuore nero' (il nichilismo) del moderno. E nessuno più di Nietzsche merita di essere interrogato al riguardo.
Con Nietzsche il disincanto, vero 'vessillo di guerra' della modernità, si rivolge contro quest'ultima. Questa è la mossa decisiva: sottoporre la stessa modernità all'impietosa dissezione del disincanto. Ovvero, mostrare il volto 'mitico-ideologico' della modernità, rivelandone il segreto: tutti i 'valori' moderni, a partire dal cristianesimo, sono intrinsecamente nichilistici. A questa 'apocalisse', Nietzsche risponde nell'unico modo possibile: con una raddoppiata 'dose' (ad un tempo veleno e rimedio[4]) di nichilismo. Da un lato, il nichilismo è 'veleno', perché conduce al naufragio e alla perdita di senso derivanti dalla caduta dei 'valori supremi' in cui l'ultimo uomo confida, dall'altro è 'rimedio', perché, facendo tabula rasa di quelli che in realtà altro non erano che idoli, rende possibile l'avvento di nuove 'tavole di valori'. Insomma, Nietzsche è perfettamente consapevole di una fatale verità: denunciare l'essenza nichilistica dei 'valori' succedutisi dal cristianesimo in poi, significa accelerare il corso stesso del nichilismo, portarlo alle estreme conseguenze. Significa squarciare il consolatorio 'velo di Maya' che, nascondendo il nichilismo dei 'valori', permetteva all'umanità di continuare a vivere. Ma, a questo punto, si aprono tre prospettive: o far finta di nulla (restare sordi all'annuncio dell'uomo 'folle'), o, passivamente, lamentarsi della fine dei 'valori', oppure prendere slancio per un nuovo 'paesaggio'. L'ultima è la 'via' nietzscheana. Che non è, quindi, un mero espediente tendente a sostituire un 'valore' ad un altro affinché tutto resti immutato e la crisi venga 'rimossa'. Al contrario, Nietzsche 'muove' dalla consapevolezza del nichilismo. Qui è il suo essenziale punto di forza.
Orbene, è proprio la 'via' nietzscheana ad essere al centro dell'interesse delle Ar. Ossia, non sottrarsi alla crisi del moderno, bensì assumerla come punto di partenza per disegnare nuovi scenari (anche politici, in primis un nuovo Rangsordnung basato sulle molteplici 'strutture d'imperio' generate dalla volontà di potenza). E, non a caso, questa è la tesi centrale dei libri di Romualdi e Ingravalle. In breve, nell'endiadi rivoluzionario-conservatrice 'rivoluzione' è prendere atto dello sfacelo nichilistico senza nostalgie per ciò che crolla, 'conservazione' è preservare (nel rinnovamento) quell'originaria conformazione-intuizione del mondo che, nella concezione nietzscheana, è riassumibile con un nome: Dioniso.
Infine, Baeumler. Colpito da interdetto per la sua adesione al nazionalsocialismo e per essere stata la "figura chiave per l'assimilazione di Nietzsche all'ambito ideologico del III Reich" (Montinari dixit), Baeumler è stato relegato per decenni nell'oblio, pur essendo, oggettivamente, uno studioso di prima grandezza. Con 'ovvi' corollari: l'opera baeumleriana è stata, di volta in volta, liquidata come 'ideologica', ripresa senza riferimenti all'autore, passata di proposito sotto silenzio o, infine, drasticamente 'sottostimata'[5]. E per chi conosce minimamente le cose della cultura, sa che spesso ci si limita a rinnovare i giudizi di condanna senza neanche peritarsi di controllarne la fondatezza[6].
Ecco perché le Ar hanno ritenuto opportuno pubblicare i lavori di Baeumler, partendo dall'Estetica (1999; ed. orig. 1934), per poi continuare con i due volumi entrambi usciti nel 2003: Nietzsche filosofo e politico (ed. orig. 1931) e L'innocenza del divenire. Scritti nietzscheani (una silloge comprendente testi che vanno dal 1929 al 1964).
Ma qual è l'interpretazione che Baeumler dà di Nietzsche? Innanzitutto, Baeumler è il primo a considerare Nietzsche un filosofo e a studiarlo di conseguenza, mettendone in luce l'unitarietà del pensiero e il fondamentale versante metafisico-politico. E senza dimenticare che Baeumler, grazie anche alla sua curatela delle opere nietzscheane edite, a partire dal 1930, per i tipi di Kroener (compresa un'antologia in due volumi di materiali tratti dal lascito postumo), è stato un conoscitore di prima mano della complessa 'ragnatela' costruita da Nietzsche.
In particolare, Baeumler individua nella grecità arcaica il fondo 'metafisico' al quale Nietzsche attinge, in vista di una rinnovata essenza germanica. Detto altrimenti, "il giovane Nietzsche si accosta ai Greci come ai propri veri educatori. Egli mira non tanto ad un ripristino dell''antichità', quanto a far rivivere il mondo ellenico rievocando gli istinti più reconditi dell'essenza germanica"[7]. È dal mondo greco presocratico che Nietzsche trae i suoi riferimenti cruciali: Dioniso ed Eraclito su tutti. Ma non c'è nulla di storicistico in questo, nota opportunamente Baeumler. Non si tratta di mera passione antiquaria o di interesse prettamente accademico/filologico. Anzi, qui è in gioco la filosofia dell'avvenire. Ovvero, una realtà 'eraclitea', agonale, eroica, incentrata sulla lotta. "Il Nietzsche filosofo è quello dionisico-agonale"[8], scrive, perentorio, Baeumler. E ancora: "Dioniso è la formula originaria della volontà di potenza"[9]. Di qui, Baeumler presenta un 'paesaggio' scosso dalle volontà di potenza in lotta tra loro, un paesaggio non ordinato da alcun teleologismo ma sempre cangiante, e in cui a trionfare è l'innocenza del divenire e l'amor fati. Non c'è posto, in un simile scenario, né per l'oppressiva cupezza cristiana del peccato né per un 'ordine' dato una volta per tutte. Ma chi può restar saldo nel mondo 'eracliteo'? In altri termini, chi è in grado di vincere il nichilismo e affrontare la nuova realtà 'post-nichilistica' scaturente dal cozzo delle volontà di potenza? La risposta: "tramite la nozione di 'sovrauomo' Nietzsche cerca di mettere al bando il nichilismo che egli intravede incombere sull'Europa e di cui riconosce l'avvento e i tratti distintivi con formidabile preveggenza"[10].
Pertanto, per Baeumler la filosofia di Nietzsche è radicalmente non borghese e non cristiana, lontanissima dal Reich cristiano-tedesco, dall'idealismo coscienzialista di Cartesio e da quello dialettico di Hegel (che neutralizza il polemos nella sintesi conciliatrice), e pure dal 'culturalismo' impolitico tipico della borghesia sognante. Altrettanto chiaramente, Nietzsche è a siderea distanza dall'egualitarismo democratico[11] (nient'altro che una secolarizzazione del risentimento cristiano).
In conclusione: Baeumler non solo anticipa di settant'anni la lettura politica di Nietzsche oggi finalmente emersa anche in Italia con Losurdo, ma è anche un salutare antidoto contro tutte le letture 'tranquillizzanti' del pensiero nietzscheano.
Giovanni Damiano
--------------------------------------------------------------------------------
[1] Non a caso Nietzsche è presenza fondamentale in alcuni dei grandi protagonisti della Rivoluzione Conservatrice. Ad esempio, Ernst Juenger considerava Nietzsche, accanto a Schopenhauer e a Hoelderlin, uno dei suoi "fari" (v. E. Juenger, Scritti politici e di guerra, vol. I°, Gorizia, 2003, p. 95, nota 74).
[2] Per un'analisi più approfondita del testo di Losurdo, anche in relazione ai volumi su Nietzsche editi dalle Ar, rimando al mio "Il Nietzsche di Romualdi, Ingravalle e Losurdo", in Margini, n° 42, 2003, pp. 1-2.
[3] Va ricordato, al proposito, che Nietzsche, in una lettera a Brandes del 2 dicembre 1887, ebbe a scrivere: "l'espressione radicalismo aristocratico che Lei impiega è ottima: mi permetta di dirlo, è la cosa più intelligente che abbia letto sinora sul mio conto".
[4] Cfr. E. Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, vol. I°, Torino, 1976, p. 49 per la duplice natura, di rimedio e veleno, della 'dose'.
[5] Per non parlare dei casi in cui concetti baeumleriani sono stati attribuiti a tutt'altre persone. Ad es. l'importante definizione di Nietzsche come "ago oscillante" viene solitamente considerata di Thomas Mann (cfr. L. A. Terzuolo, "Come interpretare il Nachlass di Nietzsche", appendice ad A. Baeumler, L'innocenza del divenire. Scritti nietzscheani, Padova, 2003, pp. 263-264). Inoltre, in buona parte ancora da esplorare sono i rapporti intercorsi tra Baeumler e altri protagonisti della cultura tedesca del Novecento, in specie Martin Heidegger. Al riguardo segnalo che nell'ultimo Margini (n° 44, 2003) sono stati pubblicati documenti inediti di Heidegger e Baeumler inerenti il loro rapporto.
[6] Importante, al fine di una rettificazione dell'accusa mossa a Baeumler di aver 'nazificato' Nietzsche, è lo scritto di M. Baeumler, "Postille alle tesi di Mazzino Montanari su Baeumler interprete di Nietzsche", appendice ad A. Baeumler, L'innocenza del divenire, cit., pp. 243-248.
[7] A. Baeumler, L'innocenza del divenire, cit., p. 16.
[8] Ivi, p. 27.
[9] Ivi, p. 21.
[10] Ivi, p. 114.
[11] Cfr. il paragrafo su Rousseau in A. Baeumler, Nietzsche filosofo e politico, Padova, 2003, pp. 89-94.
--------------------------------
Testi di Alfred Baeumler, pubblicati dalle Edizioni di Ar:
Alfred Baeumler, L’innocenza del divenire, a cura di L. Alessandro Terzuolo, Edizioni di Ar, Padova 2003, collezione “Gli inattuali”. Pp. 280. 25,00
Dopo la pubblicazione di Nietzsche filosofo e politico, le Edizioni di Ar presentano qui gli scritti su Nietzsche che Alfred Baeumler, in qualità di saggista e curatore, ha pubblicato tra il 1930 e il 1964. Il titolo di questo volume, L’innocenza del divenire, riprende quello della “Postfazione” al Nachlass di Nietzsche scelto e ordinato dallo stesso Baeumler per i tipi di Kroener.
Alfred Baeumler, Nietzsche filosofo e politico, ‘gli Inattuali’, circa 200 pp. – volume pubblicato con il contributo dell’Università di Torino (dipartimento di discipline filosofiche) – Edizione italiana e traduzione a cura di Luigi Alessandro Terzuolo. Euro 20.
Il metodo baeumleriano non si concede sottigliezze né fronzoli di sorta, e, a questo proposito, è molto semplice ed efficace: far parlare Nietzsche di Nietzsche. Ma sopra tutto far parlare la sua opera fondamentale, ovvero La Volontà di potenza, che si erge sullo sfondo delle opere di Nietzsche come il vero caposaldo metafisico del suo pensiero.
A. Baeumler, Estetica. Presentazione di M. Pinottini e F. Ingravalle. Traduzione di F. Coppellotti. Euro 15,50.
Partendo dal presupposto secondo cui "La riflessione estetica si è accesa davanti all’apparizione del bello e non di fronte a quella dell’arte", Baeumler sviluppa in due sezioni ("L’idea del bello" e "Il concetto dell’arte") l'intera vicenda dell’estetica occidentale, da Platone e Aristotele fino ai teorici rinascimentali dell’arte




Rispondi Citando