LA SINISTRA E IL MAL D'AMERICA
di Maurizio Lucidi
Credo che ci sia da molto da riflettere sull’articolo di Giuliano Amato pubblicato il 20 Agosto sulla Repubblica, incentrato sull’antiamericanismo che pervade una grossa parte del centrosinistra. Mi auguro che ci riflettano Rutelli, Fassino, Boselli e si schierino con Amato, considerato che sono già partite le prime critiche da parte degli esponenti della sinistra radicale al commento dello stesso Amato e non solo quelle scontate di Bertinotti (del resto coerenti con la sua posizione in materia), ma anche quelle provenienti dalla parte più estrema della coalizione (mi riferisco ai Verdi, ai Comunisti italiani e al correntone DS). L’on Amato ha ancora una volta messo il dito nella piaga; ha constatato come in una larga fetta di elettorato, la sinistra è percepita come antiamericana e di conseguenza anche antioccidentale e antisemita. Certo, ciò è dovuto anche alla propaganda della destra, a cui fa comodo dipingere un centrosinistra incapace di governare in quanto diviso sulla politica estera, ma sta poi a noi dimostrare il contrario. Criticare Bush o criticare Sharon non significa essere antiamericani o antiebraici, così come chi va a manifestare per la pace non è certo contro l’Occidente, ma poi bisogna prendere le distanze nette da chi nei cortei brucia le bandiere americane ed israeliane ed inneggia al terrorismo palestinese ed iracheno. La politica estera è un tema importante che non può essere affrontato con slogan o battute ad effetto e può determinare la vittoria o la sconfitta di una coalizione, come ha dimostrato lo studio dell’Itanes pubblicato sul Mulino dopo le elezioni politiche del 2001. Personalmente condivido in pieno la posizione dell’on Amato e mi auguro che si apra nell’Ulivo su questa tematica un dibattito serio e approfondito, si affrontino le questioni sul tappeto lasciando da parte gli slogan da pacifismo terzomondista e si arrivi ad una posizione chiara senza ambiguità o reticenze. Credo che sia importante per una coalizione che chiede agli elettori un mandato per governare, dimostrare che sulla politica estera si è raggiunta la maturità necessaria a lavorare perché si affermi un futuro migliore per il mondo basato su relazioni tra pari e non sullo scontro tra civiltà. Questo sono in grado di farlo solo le coalizioni progressiste ed è lo spartiacque con le coalizioni di centrodestra. Però bisogna dimostrarlo con comportamenti seri e coerenti.




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