ecco la prima tassata della nostra nuova esilarante maggioranza parlamentare
iva dal 20 al 23%......
pensate alle auto,ai generi alimentari,ecc........
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ecco la prima tassata della nostra nuova esilarante maggioranza parlamentare
iva dal 20 al 23%......
pensate alle auto,ai generi alimentari,ecc........
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Fonte?


povera italia ....
.... ma immaginatevi quando queste proposte dovranno essere approvate dal senato dove la sinistra ha solo 3 senatori di vantaggio. secondo voi passeranno?


larepubblica.....e tutti i sistemi di news di borsa stanno battendo questa notizia


articolo de La RepubblicaOriginariamente Scritto da Lollo87Lp
iva dal 20 al 22% come provvedimento principale della manovra correttiva
io proporrei che l'iva salga al 30% per il 49,8% degli italiani che hanno votato questi signori della sinistra!!




1. 22%, non 23%Originariamente Scritto da Libero
2. E' un'ipotesi, non una notizia, vedremo
3. L'impatto sui prezzi sarebbe minimo
4. Sarebbe contestuale all'abbattimento delle tasse sul lavoro
5. Bisogna risanare i conti pubblici devastati da Tremonti, questo lo dice l'FMI


Fantastico!!Originariamente Scritto da Libero


L'IVA aumenterà dell'1%, non del 3%, e le buste paga aumenteranno di 50 euro al mese, mentre il costo del lavoro passerà dal 42% di Berlusconi al 37% come in Germania.


FINANZIARIA DIFFICILE L’AGGRAVIO DELL’IMPOSTA AVREBBE UN LIMITATO EFFETTO SUL COSTO DELLA VITA E NESSUN PESO SULLE ESPORTAZIONI
Necessari sette miliardi: allo studio l’Iva più alta
Banca d'italia sospetta che il deficit abbia preso la deriva del 4.5%. Secondo l'Ue potrebbe contenersi al 4.2%
24/4/2006
ROMA. Già girano le prime simulazioni su un aumento dell'aliquota base dell'Iva dall'attuale 20% al 21%: gettito di circa 5 miliardi di euro, possibile effetto di stimolo sui consumi nei mesi precedenti se annunciato in largo anticipo come fatto dal governo Merkel in Germania. Tra gli esperti economici del centro-sinistra, l'ipotesi Iva è già entrata (su suggerimento anche della Confindustria) come il tassello che manca per finanziare le «meno tasse sul lavoro» del programma, ossia la riduzione del cuneo fiscale che grava sui salari. Si rafforza man mano che si conferma quanto sia grave lo stato dei conti pubblici. Sul costo della vita, l'effetto massimo di un aumento dell'Iva sarebbe +0,8%; molto minore in presenza di uno sgravio degli oneri sociali che inducesse le imprese a non ritoccare i listini.
Sulle merci che vanno all'estero l'Iva non si paga, dunque aumentarla favorisce l'export. E certo si farà l'intervento fiscale sulle rendite finanziarie, con più tasse su obbligazioni e guadagni di Borsa, un po’ meno (dal 27% al 20%) sui depositi bancari. Mentre la tassa di successione, uno degli argomenti centrali della campagna elettorale, diventa pressoché irrilevante ora che si discute di manovre di bilancio a grandi cifre, perché il gettito che potrebbe fornire è assai modesto. Quanto a contenere le spese, l'esame delle ipotesi sembra destinato a restare nel vago finché non si sarà finito di votare per le Amministrative, perché qui molto dipende dagli enti locali.
Già nel corso dell'anno, si dice tra gli economisti del centro-sinistra, ci si dovrà impegnare a non farle crescere, le spese, date le falle che si sospettano nei conti lasciati dal centro-destra, le spese «per consumi intermedi» delle amministrazioni pubbliche stranamente conteggiate in calo, l'Anas lasciata senza soldi per riparare le buche nelle strade dopo luglio. Va da sé che le promesse elettorali dovranno essere ridimensionate. Sembra ormai la regola, anche in altri Paesi dell'Europa mediterranea, Portogallo e Grecia, che ogni ricambio al governo, in qualsiasi direzione avvenga, metta a nudo magagne di bilancio tali da condizionare la nuova legislatura per un un paio d'anni. Già accantonata sembra la «restituzione del fiscal drag», misura inclusa nel programma dell'Unione su pressione della Cgil, costo 2 miliardi di euro. Per la riforma degli ammortizzatori sociali, che di miliardi ne potrebbe costare 3, si prospetta una attuazione graduale.
Che «crescita e risanamento dei conti siano due facce della stessa medaglia» nelle parole del Fondo monetario, i consiglieri di Romano Prodi sono i primi a sostenerlo. Però in pratica questo comporta per il nuovo governo un compito più difficile: trovare insieme le risorse per ridurre il deficit e quelle per coprire il calo del cuneo fiscale (meno costi per le imprese, qualche soldo in più nelle buste paga dei lavoratori). Nella misura promessa prima del voto, 5 punti in meno, il taglio al cuneo fiscale costerebbe al netto circa 9 miliardi. L'ammontare netto della manovra correttiva 2006 dipenderà dalla cifra di previsione sul deficit che la Commissione europea formulerà l'8 maggio.
I 7 miliardi di euro di cui si parla da qualche giorno sono una valutazione sommaria uscita dalla Banca centrale europea sulla base di varie stime di diversa fonte: equivalgono a circa mezzo punto di prodotto lordo. In via ultra-confidenziale, la Banca d'Italia sospetta una deriva del deficit 2006 verso il 4,5%; ma Bruxelles potrebbe fermarsi a una cifra più bassa, tipo il 4,2%, tale da ridurre verso i 5 miliardi la manovra-bis necessaria per tagliare il deficit al 3,8% concordato. I punti deboli della «Relazione di cassa» diffusa dal Tesoro il 1° aprile (con la previsione di deficit al 3,8%) sembrano ormai evidenti. Il Fmi ne cita due su cui si erano già soffermati i centri studi italiani: un taglio forse insostenibile di fondi alle aziende pubbliche e le «riclassificazioni» da cui risulta oltre un punto di Pil di entrate in più, troppo per un riordino dovuto a nuovi criteri contabili Istat. Per la legge finanziaria 2007 secondo il Fmi occorre una correzione netta di almeno 20 miliardi di euro, secondo la Bce 22-23 miliardi; dovendo coprire il taglio al cuneo fiscale si supererebbero al lordo i 30 miliardi. Ma Prodi spera, sulla base della scoperta del «buco», di spostare al 2007 il ritorno sotto il 3% di deficit. In questo caso, l'aggiustamento 2007 sarebbe più limitato.
LA STAMPA