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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito I costi (inconfessati) di Kyoto

    I costi (inconfessati) di Kyoto Il protocollo fa il solletico all'ambiente e tartassa i contribuenti
    di Carlo Stagnaro


    Con l’adesione della Russia e il decollo dell’emission trading europeo (il sistema di scambio delle “quote di emissione” di gas serra), il protocollo di Kyoto entra nel vivo. Il trattato siglato nella città giapponese prevede di ridurre le emissioni dei gas sospettati di contribuire al riscaldamento del pianeta. L’Italia dovrebbe scendere del 6,5% al di sotto dei livelli del 1990.



    Tuttavia, le emissioni di anidride carbonica (il più noto gas serra) sono aumentate del 6% nel corso degli anni ’90, e si prevede che cresceranno di un altro 10% entro il 2010. Questo significa che la riduzione effettiva da affrontare sarà di quasi il 20%: dai 521 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti del ‘90, il Paese è salito a 547 nel 2000, e nel 2010 – se non la musica non cambierà – si spingerà a 580, contro il limite di 487 imposto da Kyoto.



    Per far quadrare i conti, l’Italia ha disegnato un piano d’azione che segue due binari: una serie di misure tese a ridurre le emissioni (tra cui l’erogazione d’incentivi alle fonti rinnovabili e l’uso della leva fiscale), e soprattutto l’acquisto di crediti di emissione. Uno studio dell’International Council for Capital Formation ha stimato che i provvedimenti appartenenti alla prima categoria potrebbero conseguire poco più del 40% delle riduzioni richieste; per il restante 60% dovrebbe subentrare l’acquisto di crediti. E’, naturalmente, difficile stimare l’effetto economico di tale strategia. Per l’ICCF, l’impatto sul PIL potrebbe essere significativo: nel 2010, una diminuzione rispetto al tendenziale dello 0,5%, che corrisponderebbe alla distruzione di circa 50 mila posti di lavoro all’anno.



    Spingendo lo sguardo più in là nel futuro, al 2020 e al 2025, le cose andrebbero ancor peggio. Senza un giro di vite, le emissioni continuerebbero a crescere. Quindi, occorrerebbe l’acquisto d’altri crediti, che spingerebbe il Pil al ribasso, rispettivamente, dell’1,9 e del 2,9%, con una perdita complessiva di 190 mila posti di lavoro all’anno nel 2020 e di 280 mila nel 2025.



    Questo diluvio di numeri può apparire arido e noioso. Eppure, è con le cifre che si mette alla prova la bontà d’una linea politica. Kyoto ha un costo tangibile, che però non viene mai considerato. E’ facile sventolare sondaggi che evidenziano il supporto popolare al taglio delle emissioni. Ma quante, tra le persone che sostengono il protocollo, sono consapevoli che esso implica un aumento del costo dell’energia, dei carburanti, dell’elettricità, e di tutti i beni il cui processo produttivo richiede elevati consumi energetici? E quanti sanno che il clima neppure s’accorgerebbe di Kyoto?



    Se i fautori del trattato fossero in buona fede non si sottrarrebbero al dibattito su questi temi. Invece, oltre gli slogan non vanno: tanto, pagheranno i soliti.



    (Da L'Indipendente, 16 ottobre 2004)

  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

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    In Origine Postato da Montalbano
    Stagnaro? E' tornato dall'Argentina? E Guaita e Scopelli che fine hanno fatto?
    devo ancora sentirti una sola volta dire la tua su un argomento...se non lo vuoi fare xche'scrivi?

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da Montalbano
    Con la mazzata che ha sparato Stagnola, dovrei pure dare un parere? Va bene, prendo in prestito le parole del mio nipotino di tre anni, che è molto più intelligente di Stagnato. Lo capisco pure io che l'applicazione del Protocollo comporta dei costi, solo che se non lo applichiamo subito, i costi saranno molto più elevati a causa dei disastri che il mutamento del clima comporta nell'arco dei prossimi anni. Contento? Però non ti abituare agli interventi del mio nipotino. Mica sono uno sfruttatore di bambini, io...
    il problema è che il clima neppure si accorgerebbe di kyoto,come si dice nell'articolo..e che sui presunti disastri di cui tu parli non ci sono esattamente opinioni concordanti,non ci sono certezze...non vorrei che stando un po'troppo a contatto col nipotino tu avessi letto un po'troppe favoline...in cui magari fra 10 anni new york verra'inondata da una maxi tempesta,stile filmone americano...

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da Montalbano
    Ho capito, hanno fatto una conferenza internazionale e firmato un documento sulla base di rapporti non concordanti. Strepitoso. Te lo ha detto Stagnante?
    immagino abbiano fatto il tutto sulla base di rapporti concordanti,i quali pero'sono tutt'altro che accettati all'unanimita'...mi sembra evidente sta cosa...

  5. #5
    Silvioleo
    Ospite

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    In Origine Postato da Montalbano
    Adesso ho capito, sono concordanti, ma non accettati all'unanimità. Infatti li hanno firmati tutti e mancava solo la ratifica dei Parlamenti. Stai attento alle unghie, a forza di aggrapparti agli specchi ce le lasci...
    il fatto che si prendano come base di un accordo dei rapporti scientifici non significa che non ve ne siano altri discordanti...e che le posizioni in materia siano molto complesse,tutt'altro che unanimi...non è difficile da capire....

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    L'evidenza scientifica non è dalla parte di Kyoto
    di Fabio Malaspina


    Putin ha cambiato idea ed ora è favorevole a Kyoto.



    Dal Dicembre 2003, in cui la Russia aveva dichiarato di restare fuori dal protocollo, ad oggi non sembra che ci siano state nuove evidenze scientifiche tali da giustificare il ripensamento. Molto probabilmente la firma piuttosto che a raffreddare il clima globale, forse sarà utile a raffreddare il clima delle discussioni sull’ingresso della Russia nel WTO e forse sul comportamento russo in Cecenia. Forse non assisteremo più, come successo poco diplomaticamente ancor prima di seppellire i morti di Beslan, alle domande dell’Europa sul comportamento della Russia nel Caucaso.


    Torniamo al protocollo, in questi anni la discussione è stata sempre incentrata sugli scenari e cataclismi futuri che avrebbe determinato la non ratifica del protocollo di Kyoto: proviamo a spiegare in parole semplici in cosa consiste.


    Nel decennio scorso a Kyoto 150 Nazioni parteciparono alla stesura di un protocollo in cui si imponeva solo ai Paesi maggiormente sviluppati ed ai Paesi in via di transizione (praticamente USA, Canada, Europa, Russia, Giappone e Australia) di ridurre entro il 2008-2012 le loro emissioni di gas serra del 5% rispetto al 1990.


    L’accordo inoltre prevede che chi emetta meno della quantità di anidride carbonica prevista, potrà vendere la quota rimasta disponibile ad altri paesi (trading) oppure è possibile tenere nel conteggio le nuove foreste o nuovi sistemi capaci di eliminare l’anidride dall’atmosfera (sink).


    Facciamo un esempio utilizzando la presunta nocività del fumo passivo (scusandoci per la grossolanità perché ridurre l'uno riguarda il vizio, per l'altro in molti casi significa cambiare il livello di vita):


    in una stanza ci sono 600 persone di cui 500 fumano (gli altri purtroppo hanno da risolvere principalmente il problema della sopravvivenza), si decide che la stanza è troppo piccola per consentire di mantenere l’aria pulita. Si analizza come era la situazione nel 1990: 30 persone (i trecento milioni di statunitensi) fumano 36 sigarette, altre 70 persone ne fumano 24 (i 700 milioni di europei) e le altre 400 che ne fumano tutti insieme circa 45.

    Lo stato dell’aria per molti già è causa effetti nocivi, allora si decide una riduzione del 5% delle sigarette fumate nella stanza nel 1990, senza preoccuparsi di considerare che la situazione evolve nel tempo:



    i 400 e che al momento della firma fumano già circa la metà delle sigarette totalmente fumate, visto che finora non hanno fumato come gli altri hanno diritto di fumare quanto gli pare (pure quei trecento (India e Cina) che stanno sempre più spesso con la sigaretta accesa). Possono anche fumare senza filtro perché sono giustificati dal fatto che finora non lo hanno fatto (tutti questi paesi aderiscono al Protocollo ma non accettano obblighi);
    i trenta statunitensi debbono ridurre da 36 a 34 sigarette, sono il gruppo che in valore assoluto è il più colpito, ma del resto i loro genitori e nonni già fumavano e se proprio in difficoltà gli si da la possibilità di acquistare delle sigarette dagli altri;
    i 70 europei debbono ridurre da 25 a 24. I paesi dell’Est, tra cui la Russia, hanno già ridotto rispetto al 1990 per altri motivi, ma costatato che hanno diminuito troppo potranno vendere le sigarette non consumate. Per gli altri è fortunato chi ha già un alternativa pronta (ad esempio il nucleare[1] di cui recentemente molti famosi ambientalisti, ribaltando la loro posizione, sono diventati i migliori propagandisti).

    Se non siamo ambientalisti (con tendenze comuniste) che si accontentano solo che all’interno della stanza ci siano maggiori condizioni di apparente uguaglianza, le decisioni prese possono far sorgere una serie di domande:


    Se quello che muove è uno spirito di custode del pianeta e la convinzione che il fumo passivo fa male, siamo altrettanto sicuri che la situazione per l’aria e le condizioni di vivibilità nella stanza sono migliorate?
    Possibile che nell’era della complessità e globalizzazione dove tutto si evolve rapidamente, si stipula un accordo pensando al passato; una visione ristretta al mondo del confronto est-ovest e non alle prospettive globali che includano almeno l’Asia?
    L’accordo non apre la possibilità di poter vendere ai paesi meno sviluppati tecnologia inquinante e non più utilizzabile nel mondo sviluppato (le sigarette senza filtro)?
    Non ha il protocollo una visione statica, mentre quello che può accadere è una delocalizzazione delle produzioni che "inquinano" maggiormente nei Paesi senza vincoli e una spinta al nucleare (l’unica credibile alternativa ai combustibili fossili, le altre si dicono "alternative" ma al massimo sono "energie aggiuntive")?
    Perché si prende come riferimento la situazione relativa all’anno 1990 come se fosse quella ideale. Gli esperti del clima in grado di fare previsioni a cento anni con la precisione del decimo di grado non possono dirci qual è la quantità di anidride carbonica che il sistema Terra può assorbire senza traumi ed alla quale bisognerebbe tutti tendere con una politica a lungo termine (a questo discorso invece si preferisce sempre valutare la situazione come scostamento arbitrariamente fissato da un momento del passato arbitrariamente fissato)?
    Se è necessario permettere a tutti di fumare non rovinando l’aria, non sarebbe stato meglio spendere i soldi dei già tanti Paesi disponibili, anziché per il controllo di ciò che ogni Paese deciderà di fare (pagare la multa, iniziare o incrementare la produzione di energia nucleare, delocalizzare le produzioni più “inquinanti”, acquistare crediti, etc), per trovare una soluzione tutti insieme: una seria ricerca in cui realisticamente si sviluppi e produca della tecnologia per un uso razionale, efficiente ed equilibrato dell’energia (ad esempio trasformando le auto da stufe con le ruote a qualcosa con rendimenti migliori)?
    Non serve rispondere alle domande.



    Ormai gli ambientalisti sono felici per essere stati capaci d’imporre la propria volontà e perché, forse, diverranno a pagamento i controllori degli “inquinatori”; l’Autorità europea non propone una soluzione sostenibile che agevoli i cittadini ma scarica su di loro il problema imponendo ferree limitazioni a cui i cittadini dovranno sottostare avendo la sola libertà di trovare ognuno la propria soluzione ed i modi di pagamento; per l’ambiente se l’anidride carbonica è dannosa, come affermano gli ambientalisti ma fortunatamente siamo scettici, la situazione sarà sempre peggiore come per l’aria della stanza dei fumatori.

  7. #7
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    Le basi scientifiche del trattato sul clima sono inesistenti di Franco Battaglia


    Alla fine, il governo russo ha dato la propria benedizione al protocollo di Kyoto. Prendiamo atto della scelta, ma speriamo che l’opinione pubblica russa sia correttamente informata che quella scelta è stata fondata su ragioni di convenienza politica (o, peggio, affaristica di pochi gruppi di potere) e non ha alcuna base scientifica. Anzi, a dire il vero, la scelta è stata fatta in opposizione ai consigli della comunità scientifica e anche di quella economica: «è stato ampiamente provato che il protocollo di Kyoto non ha alcuna base scientifica», ha dichiarato Yuri Izrael, che è Direttore dell’Istituto per il Clima e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze russa; «è un atto politico destinato a danneggiare gli interessi nazionali della Russia», ha aggiunto Andrei Illarionov, che è il consigliere economico del presidente Putin.



    Scelta politica, quindi. Io direi ricattatoria: lo scorso maggio Putin è stato messo alle strette dall’Unione europea, che gli ha imposto di essere benevolo nei confronti di quel protocollo in cambio della benevolenza dell’Ue in ordine all’ammissione della Russia nella Wto.



    Le ragioni scientifiche dell’insensatezza di quel protocollo si possono calcolare sul retro di una scatola di fiammiferi (i dettagli li lasciamo a quella pletora di burocrati che periodicamente si riuniscono nei posti più improbabili del mondo per discutere, appunto, di dettagli). Premesso che l’atmosfera contiene, già di suo, 3 milioni di megatonnellate di CO2, l’intervento dell’uomo consiste nell’immissione annua di 6 mila megatonnellate in più, di cui la metà proviene dai paesi industrializzati la metà da quelli in via di sviluppo; il protocollo di Kyoto prevede che i paesi industrializzati riducano le proprie emissioni del 5%, il che significa immetterne 5850 anziché 6000 di megatonnellate. L’informazione va completata osservando che il principale gas-serra non è la CO2 ma l’acqua, fatto che rende ancora più risibile l’intervento sulla CO2 previsto dal protocollo di Kyoto ai fini della riduzione del riscaldamento globale. Qualunque sia l’entità di tale riscaldamento nel 2100, con quel protocollo essa verrà raggiunta nel 2101.



    Ma c’è questo riscaldamento? Beh, che ancora i ghiacci si sciolgano può essere vero: dopotutto, il pianeta esce da un’era glaciale i cui effetti continuano a oggi. Ma il riscaldamento negli ultimi 150 anni? Le misure dalle stazioni sulla Terra dicono di sì: mezzo grado di aumento dalla metà del XIX secolo. Ma le misure satellitari degli ultimi decenni dicono di no. E, comunque - concordano tutte le misure - nel periodo 1945-1975, la temperatura media globale è diminuita. Le previsioni sul futuro sono state avanzate esclusivamente da modelli al calcolatore che hanno valore scientifico nullo, e che hanno incluso scenari fantasiosi per lo sviluppo dell’umanità.



    La scienza seria dice quanto segue: ammesso (e non concesso) che l’uomo dia un contributo ad un qualche riscaldamento globale, esso non c’è da attenderselo, da qui a 100 anni, superiore a 2-3 gradi. E aggiunge: un riscaldamento di tale entità non può che apportare benefici all’umanità. Fatto, questo, che se certamente non giustifica di adottare azioni per raggiungere una ottimale maggiore temperatura, a maggior ragione neanche giustifica l’adozione di misure per evitare di raggiungerla.



    Per conoscere la posizione definitiva del Parlamento russo bisognerà attendere, immagino, alcuni mesi. Staremo a vedere se il Parlamento ascolterà la voce della scienza e delibererà per il bene del Paese, o se prevarranno la ragione politica, il ricatto da parte dell’Europa e l’interesse di pochi gruppi di potere.

    Pubblicato il 06/10/2004

  8. #8
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    In Origine Postato da silvioleo
    il problema è che il clima neppure si accorgerebbe di kyoto,come si dice nell'articolo..e che sui presunti disastri di cui tu parli non ci sono esattamente opinioni concordanti,non ci sono certezze...non vorrei che stando un po'troppo a contatto col nipotino tu avessi letto un po'troppe favoline...in cui magari fra 10 anni new york verra'inondata da una maxi tempesta,stile filmone americano...
    C'è un rapporto del PENTAGONO (mica di Greenpeace o del WWF) in cui si dice che lo scenario prospettato dal "filmone americano" non è poi tanto lontano dalla realtà...

  9. #9
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    In Origine Postato da multietnico
    battaglia?e chi cazzo è per mettere in dubbio l'analisi dcientifica che mette il mondo in allarme rispetto all'inquinamento?
    che titoli ha?
    Vogliamo scommettere che si tratta di un articolo di Libero?

  10. #10
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    In Origine Postato da silvioleo
    il fatto che si prendano come base di un accordo dei rapporti scientifici non significa che non ve ne siano altri discordanti...e che le posizioni in materia siano molto complesse,tutt'altro che unanimi...non è difficile da capire....
    Certo, le società prtrolifere (e gli "scienziati" da loro prezzolati) non sono d'accordo...

 

 
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