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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito L’Italia fuori dalla ricostruzione dell’Iraq?

    L’Italia fuori dalla ricostruzione dell’Iraq?

    L’Italia rischia di esser tagliata fuori dalla ricostruzione irachena. “Le imprese italiane in Iraq fino ad oggi non sono particolarmente presenti, per una serie di motivi, in primis perché il sistema con il quale si accede alle gare è un sistema al quale gli industriali italiani non sono abituati, perché è fatto on line e richiede una tecnicalità di ordine giuridico, oltre che formale, che i nostri imprenditori non hanno. Poi la scelta di partecipare ai main contracts assegnatari delle grandi opere è stata sostanzialmente abbandonata perché era troppo complesso il progetto”. E’ quanto sostiene Lino Cardarelli, vice responsabile del Program management office, la struttura guidata a Bagdad dall’ammiraglio Nash e competente nella gestione dei contratti per la ricostruzione dell’Iraq.
    Lo abbiamo incontrato a Rimini dove è intervenuto alle giornate internazionali di studio del Centro Pio Manzù.
    “I contratti - spiega Cardarelli,- “e li sono aggiudicati soprattutto americani, inglesi, canadesi e australiani. essuna impresa italiane se ne è visto assegnare uno”.
    Per noi ci sono dunque solo possibilità di intervenire come partner nei grandi contratti. Ma anche qui sembra che siamo indietro.
    Infatti chi è che si sta dando da fare per aggiudicarsi commesse: ? “I soliti coreani, i canadesi, gli australiani, gli spagnoli, i rumeni, i cechi, i polacchi, gli olandesi”, spiega Cardarelli. Alcuni di questi perché sono abituati a competere on line, altri perché, e uso un’espressione “di cui mi scuso, hanno più fame di noi. Noi dobbiamo riscoprire la tensione, la cultura, la forza, la determinazione che avevamo negli Anni Cinquanta e Sessanta. Oggi siamo un po’ troppo grassi e facciamo fatica a saltare”.
    Ma allora a noi che cosa resta?
    “C’è ancora tanto spazio. Il processo andrà avanti per qualche anno ancora e in questi ultimi tempi sto avvertendo da parte delle aziende italiane una maggior attenzione”, dice ancora Cardarelli. “Solo che a me pare che l’impresa italiana abbia altre opportunità. Così In Iraq la nostra imprenditoria si dimostra meno competitiva, perché forse può permettersi altre scelte”.
    Sembrerebbe, dunque, che le nostre aziende siano orientare a fare scelte diverse rispetto allo opportunità della ricostruzione irachena. E in questo pesano sicuramente anche le difficoltà della situazione nel Paese ancora con gravissimi problemi di sicurezza.



    18 Ott 2004
    da Giornale.it

  2. #2
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    Secondo me sarebbe comunque importante che leimprese italiane si trovassero una nicchia anche in Irak.
    Anche perché prima della Guerra del Golfo con l'Irak si facevano begli affari...

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

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    In origine postato da UgoDePayens
    Secondo me sarebbe comunque importante che leimprese italiane si trovassero una nicchia anche in Irak.
    Anche perché prima della Guerra del Golfo con l'Irak si facevano begli affari...
    il fatto che tutti corrano al banchetto tranne noi toglie pero',se ancora necessario,anche l'ultimo dubbio sugli scopi della missione italiana in Iraq....pure io comunque sono perplesso....

  4. #4
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    Certo, poi bisogna dire che quando qualcuno si muove da qui per andare in Irak c'è sempre chi lo addita come "mercenario"...
    O più semplicemente, come nel caso di Wadi (non ricordo il nome) di poche settimane fa, non viene supportato né gli viene data una mano in caso di necessità.

  5. #5
    Ospite

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    I rischi sono troppi, rischi non di impresa ma di rimanerci secchi e gli imprenditori italiani non sono eroi

  6. #6
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    Questo non è completamente vero, specialmente perché molti imprenditori si possono comodamente limitare a seguire "da lungi", in remoto, le loro attività.
    Forse è proprio un fatto di "mentalità".
    Pensateci: la borsa italiana vale, a livello mondiale, grossomodo un 7%. Esattamente quanto quella malese (ricordiamoci che ci son quotati colossi tipo la Petronas).
    Eppure quanti di noi investono soltanto o in massima parte sull'Italia? Vi fidereste a fare altrettanto sulla borsa malese?

  7. #7
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    In origine postato da multietnico
    gli avvoltoi già pregustano di dividersi la preda.ma si romperanno il becco
    Fossi in te, caro amico dei terooristi, non ci conterei troppo .
    Falluja cadrà a breve, e con un pizzico di fortuna quel cane di Al Zarkawi verrà processato in contemporanea col suo amico Saddam.

  8. #8
    Ospite

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    In origine postato da UgoDePayens
    Questo non è completamente vero, specialmente perché molti imprenditori si possono comodamente limitare a seguire "da lungi", in remoto, le loro attività.
    Forse è proprio un fatto di "mentalità".
    Pensateci: la borsa italiana vale, a livello mondiale, grossomodo un 7%. Esattamente quanto quella malese (ricordiamoci che ci son quotati colossi tipo la Petronas).
    Eppure quanti di noi investono soltanto o in massima parte sull'Italia? Vi fidereste a fare altrettanto sulla borsa malese?
    Da lungi e da remoto se devi fare qualcosa di concreto oltre che investire capitali fai ben poco.

  9. #9
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    FATTI, NON PUGNETTE

  10. #10
    Silvioleo
    Ospite

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    ah beh,+ in prima linea dell'Italia in Iraq ce ne son pochi...ovvio poi che le imprese abbiano libera scelta...ma l'altra parte dell'articolo non mi sembra esattamente irrilevante....grazie x averci ricordato i nostri meriti.

 

 
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