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  1. #1
    Silvioleo
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    Predefinito Antitrust. Mito e realtà dei monopoli

    Antitrust. Mito e realtà dei monopoli
    recensione di Francesco Galietti - 20 agosto 2004


    Uno dei posti da commissario UE più ambiti è, manco a dirlo, quello del responsabile dell'antitrust. In questi anni si è detto e scritto ogni bene possibile dell'operato di Mario Monti, ma quasi mai i commenti sono scesi nel merito della questione antitrust. Già, forse anche perché in realtà su monopoli e antitrust la gente (e, quel che è peggio, anche giornalisti e sedicenti esperti) ha le idee poco chiare. Basta sfogliare le prime pagine di "Antitrust. Mito e realtà dei monopoli", curato da Alberto Mingardi, per scoprire come troppo spesso vi siano degli equivoci circa l'idea stessa di monopolio. E vedere come si seguiti a credere all'equazione «monopolio = male per il consumatore», e come dietro a larga parte dei discorsi che si fanno in materia di antitrust pesi, vistosissima, un'infrastruttura teorica tanto complessa quanto irreale.

    L'idea del curatore di questa agile Kampfschrift, giacché il testo non fa nulla per nascondere una giustificabilissima verve polemica, è semplice ed efficace: riunire cinque piccoli saggi che, sinotticamente, affrontino il problema dell'antitrust, rendendolo scevro di ogni elemento mitico. Il tutto condito dalla prefazione di Sergio Ricossa, economista decano di Torino, da lunghissimi anni abituato a gridare «il re è nudo» quando è realmente così. E' piacevole, peraltro, leggere testi privi dello stile da trombone che troppe volte si riscontra in ambito accademico, quando i relatori parlano una lingua per eletti e non cercano invece la chiarezza. Non così avviene nei saggi di Bruno Leoni, Yale Brozen, Clyde Warner Crews, Richard B.McKenzie e di un ancora giovane Alan Greenspan.

    Per cui non è difficile leggere questo libretto e scoprire che, quando si parla di monopoli, si deve abbandonare innanzitutto il pregiudizio diffusissimo per cui il monopolio nuoce al consumatore. Si deve piuttosto riconoscere che in realtà di monopoli ne esistono almeno due tipi. Il primo è quello costituito da società che si sono "fatte da sé", che devono la propria posizione di monopolista esclusivamente alle proprie abilità nell'abbattere i costi e tradurre questo risparmio in un abbassamento dei prezzi. A queste società va riconosciuto un merito grandissimo, quello di aver saputo interpretare nel modo migliore i gusti dei consumatori. Infatti non si è mai data in natura una situazione in cui un monopolio reggesse con barriere all'entrata per potenziali concorrente se non nei casi in cui il monopolio apparteneva al secondo tipo prospettato: il monopolio legale. Questi ultimi sono effettivamente dei tipi di monopoli che, calati dall'alto in quanto garantiti da barriere statali, quasi mai soddisfano i bisogni dei consumatori.

    Ma sui monopoli statali la scure della legislazione antitrust si abbatte molto più di rado che su quelli privati. Non bisogna d'altronde dimenticare che la legislazione antitrust in Europa, fino a poco fa, era fonte di introiti per i singoli Stati, mentre ora contribuisce ad arricchire l'apparato pubblico UE. E come fidarsi di burocrati che hanno la testa piena di teorie economiche neoclassiche? Ebbene sì, la principale pietra d'inciampo di tutto l'enorme apparato antitrust europeo (ma anche, in misura minore, di quello USA) sta nella teoria neoclassica, vale a dire in quell'insieme di bellissime curve di domanda e offerta, di costi e ricavi marginali e medi, di mille altre amenità di cui qualunque studente di economia, legge e scienze politiche oggi si riempie la bocca. La grave critica che la teoria neoclassica muove al monopolio è che, in questa situazione, il venditore perviene alla formazione di un prezzo monopolistico superiore a quello di equilibrio in regime di concorrenza, e vi dovrebbe pervenire restringendo l'offerta, ossia sottraendo al mercato e magari distruggendo una parte del bene che potrebbe offrire. Il grosso handicap di questa teoria è che presuppone che il prezzo di equilibrio in regime di concorrenza sia noto al monopolista nella situazione di monopolio in cui si trova. Ma come può, chi si trova in situazione di monopolio, conoscere il prezzo "di equilibrio" in concorrenza?

    I prezzi reali, ammonisce Bruno Leoni, non si conoscono mai in anticipo, ma si determinano di volta in volta, in ogni situazione, con le compravendite relative. Ecco perché
    dobbiamo stare molto attenti a non voler vedere a tutti i costi un Robin Hood paladino dei consumatori nelle autorità antitrust.

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    Predefinito Re: Antitrust. Mito e realtà dei monopoli

    In Origine Postato da silvioleo
    Antitrust. Mito e realtà dei monopoli
    recensione di Francesco Galietti - 20 agosto 2004


    Uno dei posti da commissario UE più ambiti è, manco a dirlo, quello del responsabile dell'antitrust. In questi anni si è detto e scritto ogni bene possibile dell'operato di Mario Monti, ma quasi mai i commenti sono scesi nel merito della questione antitrust. Già, forse anche perché in realtà su monopoli e antitrust la gente (e, quel che è peggio, anche giornalisti e sedicenti esperti) ha le idee poco chiare. Basta sfogliare le prime pagine di "Antitrust. Mito e realtà dei monopoli", curato da Alberto Mingardi, per scoprire come troppo spesso vi siano degli equivoci circa l'idea stessa di monopolio. E vedere come si seguiti a credere all'equazione «monopolio = male per il consumatore», e come dietro a larga parte dei discorsi che si fanno in materia di antitrust pesi, vistosissima, un'infrastruttura teorica tanto complessa quanto irreale.

    L'idea del curatore di questa agile Kampfschrift, giacché il testo non fa nulla per nascondere una giustificabilissima verve polemica, è semplice ed efficace: riunire cinque piccoli saggi che, sinotticamente, affrontino il problema dell'antitrust, rendendolo scevro di ogni elemento mitico. Il tutto condito dalla prefazione di Sergio Ricossa, economista decano di Torino, da lunghissimi anni abituato a gridare «il re è nudo» quando è realmente così. E' piacevole, peraltro, leggere testi privi dello stile da trombone che troppe volte si riscontra in ambito accademico, quando i relatori parlano una lingua per eletti e non cercano invece la chiarezza. Non così avviene nei saggi di Bruno Leoni, Yale Brozen, Clyde Warner Crews, Richard B.McKenzie e di un ancora giovane Alan Greenspan.

    Per cui non è difficile leggere questo libretto e scoprire che, quando si parla di monopoli, si deve abbandonare innanzitutto il pregiudizio diffusissimo per cui il monopolio nuoce al consumatore. Si deve piuttosto riconoscere che in realtà di monopoli ne esistono almeno due tipi. Il primo è quello costituito da società che si sono "fatte da sé", che devono la propria posizione di monopolista esclusivamente alle proprie abilità nell'abbattere i costi e tradurre questo risparmio in un abbassamento dei prezzi. A queste società va riconosciuto un merito grandissimo, quello di aver saputo interpretare nel modo migliore i gusti dei consumatori. Infatti non si è mai data in natura una situazione in cui un monopolio reggesse con barriere all'entrata per potenziali concorrente se non nei casi in cui il monopolio apparteneva al secondo tipo prospettato: il monopolio legale. Questi ultimi sono effettivamente dei tipi di monopoli che, calati dall'alto in quanto garantiti da barriere statali, quasi mai soddisfano i bisogni dei consumatori.

    Ma sui monopoli statali la scure della legislazione antitrust si abbatte molto più di rado che su quelli privati. Non bisogna d'altronde dimenticare che la legislazione antitrust in Europa, fino a poco fa, era fonte di introiti per i singoli Stati, mentre ora contribuisce ad arricchire l'apparato pubblico UE. E come fidarsi di burocrati che hanno la testa piena di teorie economiche neoclassiche? Ebbene sì, la principale pietra d'inciampo di tutto l'enorme apparato antitrust europeo (ma anche, in misura minore, di quello USA) sta nella teoria neoclassica, vale a dire in quell'insieme di bellissime curve di domanda e offerta, di costi e ricavi marginali e medi, di mille altre amenità di cui qualunque studente di economia, legge e scienze politiche oggi si riempie la bocca. La grave critica che la teoria neoclassica muove al monopolio è che, in questa situazione, il venditore perviene alla formazione di un prezzo monopolistico superiore a quello di equilibrio in regime di concorrenza, e vi dovrebbe pervenire restringendo l'offerta, ossia sottraendo al mercato e magari distruggendo una parte del bene che potrebbe offrire. Il grosso handicap di questa teoria è che presuppone che il prezzo di equilibrio in regime di concorrenza sia noto al monopolista nella situazione di monopolio in cui si trova. Ma come può, chi si trova in situazione di monopolio, conoscere il prezzo "di equilibrio" in concorrenza?

    I prezzi reali, ammonisce Bruno Leoni, non si conoscono mai in anticipo, ma si determinano di volta in volta, in ogni situazione, con le compravendite relative. Ecco perché
    dobbiamo stare molto attenti a non voler vedere a tutti i costi un Robin Hood paladino dei consumatori nelle autorità antitrust.
    ====
    SCIOCCHZZE ..I MONOPOLI SI CREANO PER LEGGE (VEDI MEDIASET, ENEL, TELECOM) ,
    O SEMPLICEMENTE PERCHè DUE O PIù CONCORRENTI SI FONDONO IN UN'UNICA SOCIETà, O SI ACCORDANO PER FISSARE I PREZZI PIù ALTI POSSIBILI... FIGURATI SE I CAPITALISTI HANNO TEMPO E VOGLIA DI ANDARE A CERCARE E A STUDIARE LE TEORIE NEOCLASSICHE E QUALI SAREBBERO GLI EQUILIBRI DEL MERCATO SE POSSONO PRATICARE I PREZZI CHE VOGLIONO.
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  3. #3
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    Predefinito

    Scorretta la classificazione dei due tipi di monopoli: la Microsoft si sforza per impedire che il software giri su sistemi operativi concorrenti a Windows.

 

 

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