Oggi il quotidiano LIBERO pubblica un'interessante intervista, rilasciata al quotidiano da uno dei "Soloni" del Cato Insitute, mr. Christopher Layne, rappresentante di primo piano del pensiero conservatore classico, made in USA, a cui si sono contrapposte le teste d'uovo neoconservatrici:

" « E’ l’Europa il vero nemico degli Usa »
di FRANCESCO CARELLA

« Che si chiami Bush o Kerry, il giorno dopo l’election day, il problema numero uno per il prossimo Presidente degli Usa non sarà l’Iraq, ma il tramonto dell’egemonia americana. La vicenda irachena evidenzia, in modo inequivocabile, che fra Europa e America è crisi profonda. È questa la grande sfida che dovrà affrontare il prossimo inquilino della Casa Bianca » . Parole nette e taglienti quelle di Christopher Layne, scienziato della politica, esperto di questioni internazionali, figura di spicco del Cato Institute, centro d’eccellenza del pensiero conservatore americano. Il professore è preoccupato e non lo nasconde. Dice: « Tutti si occupano del terrorismo islamico e di come stabilizzare l’Iraq, ma non uno, candidati alla Presidenza compresi, che si accorga che sta franando sotto i nostri piedi quel sistema di relazioni internazionali che ha permesso agli Stati Uniti e all’Europa di sconfiggere il comunismo. E tutto questo, mentre alle porte dell’Occidente bussa la minaccia islamica » . Professore, la sento molto pessimista. « Il mio è il pessimismo di un realista che studia i movimenti del pendolo della storia. Quando uno Stato diventa molto potente, gli altri Stati, quelli più deboli, dopo un certo numero di anni, incominciano a temerlo e si organizzano tra loro per bilanciarne l’egemonia. In tal senso, la storia moderna, a partire dal XVI secolo, è ricca di esempi. È accaduto con l’Impero di Carlo V, con la Spagna di Filippo II, con la Francia di Luigi XIV e con quella di Napoleone, con la Germania di Guglielmo II e con il Terzo Reich di Hitler . È accaduto e potrà ancora accadere » . Ritorniamo ai giorni nostri. Lei ha scritto che gli storici futuri, quando studieranno come sia finita l’egemonia americana e come si siano divisi Europa e Usa, partiranno da una data: il 22 gennaio 2003 . Perché? « Quel giorno Chirac e Schröder dic hiararono che avrebbero collaborato, per contrastare in tutte le sedi le iniziative americane in Iraq. Ed è quello che hanno fatto e continuano a fare. Inutile nasconderselo, Francia e Germania hanno avviato un vero processo di controbilanciamento dell’egemonia statunitense. Per ora, per ragioni sia politiche che militari, si tratta di una reazione ancora di “ soft power”, ma sono convinto che nel lungo periodo questo contrappeso si farà sentire anche in termini di “ hard power” » . Il Generale Charles De Gaulle tentò dicostr uire qualcosa di simile già nel 1963, raggiungendo, però, risultati poco incoraggianti. Perché riprova rc i ? « Quello che dice è vero, ma le condizioni politiche sono completamente diverse. De Gaulle, nel ’ 63, sognò una Francia come centro di potere indipendente nel sistema internazionale. Egli cercò di costruire un asse franco- tedesco, firmando un trattato con la Germania ( quello che Chirac e Schröder hanno commemorato il 22 gennaio dello scorso anno) senza tener conto che il mondo si trovava in piena guerra fredda. Un asse di quel tipo avrebbe frantumato l’Europa e diviso il mondo atlantico. Il segretario di Stato americano, Dean Rusk, in quei giorni, scrisse: “ Se mai l’Europa si desse un’organizzazione tale da lasciarci fuori dalle grandi questioni di politica e di difesa, diventerebbe per noi difficile continuare a mantenere le nostre attuali garanzie contro un’aggressione sovietica. Non esiteremmo a fare chiarezza su questo punto se i tedeschi mostrassero l’intenzione di favorire l’idea di un asse Parigi - Bonn”. Oggi, però, la guerra fredda è alle spalle e Francia e Germania sono molto più libere nello sfidare l’egemonia americana. Del resto, non escludo che su questo terreno, in un futuro non molto lontano, possano ottenere il sostegno sia della Russia che della Cina » . Lei dimentica il ruolo frenante che potrebbe esercitare l’Unione Europea? Dopotutto, l’Europa non è costituita solo da Francia e Germania. « Io preferisco attenermi ai fatti. L’UE è al centro di un processo politico- costituzionale dagli esiti ancora molto incerti. Si potrebbe arrivare anche a una spaccatura, proprio a causa dei timori che alcuni Paesi nutrono nei confronti dell’asse franco- tedesco. Ma, al di là di questo, resto convinto che Francia e Germania faranno di tutto per sganciarsi definitivamente dall’influenza americana e trascinarsi dietro quella parte di Europa che sarà d ’ accordo. » . Un’ultima domanda. Quali consigli darebbe al prossimo Presidente degli Usa, se dovesse bussare alla porta del Cato Institute? « Ricorderei al Presidente che la possibile fine dell’era della supremazia americana non è un’invenzione degli analisti del Cato Institute. Tutto questo, a dispetto di quel che pensano i neocon, è nella realtà delle cose. Gli Stati Uniti, se vogliono continuare a svolgere un ruolo guida nel mondo, debbono fissare, da soli, un limite alle proprie ambizioni strategiche. Altrimenti, saranno altri a imporglielo. È solo una questione di tempo. Quel giorno, forse, né per gli Usa né per l’Europa, sarà un bel giorno » .
"

Senescentemente saluti liberali