di Lanfranco Turci
Un sorriso cordiale, un abbraccio, un complimento sincero pieno di stupore: “Turci non mi sarei mai aspettato che tu…”. Quante compagne e compagni dell’area liberal dei Ds hanno ricevuto apprezzamenti di questo tipo durante la campagna di raccolta delle firme referendarie? Tanti sicuramente, perché non c’è dubbio che i militanti della nostra piccola area sono stati fra i primi e più generosi animatori di questa fase della campagna referendaria. Fa pensare il sincero stupore di tanti compagni, spesso meno impegnati o quasi assenti, nel vedere i riformisti dei Ds spendere tanta passione e fatica in questa battaglia. Molti hanno scoperto solo in questa occasione che "anche i liberal hanno un’anima", che non corrispondono a quello stereotipo di pantofolai in esercizio permanente ed effettivo di moderatismo, nel quale si è preteso di rinchiuderci in questi anni. Noi, i predicatori delle compatibilità economiche; i teorizzatori della responsabilità internazionale dell’Italia contro la politica dei No “senza se e senza ma”; noi che abbiamo contrastato l’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese in nome di una visione più ampia e più adeguata al mercato dei diritti dei lavoratori… noi siamo fra i protagonisti di questa grande battaglia civile contro una legge oscurantista e repressiva. Eppure è proprio così. E chi voglia uscire dagli stereotipi o da un apprezzamento passeggero e superficiale può cogliere la coerenza di queste battaglie. E’ stato detto tante volte che il riformismo non è la destra della sinistra. Il nostro riformismo non pone più la classe o il lavoro al centro della sua filosofia, ma l’individuo e la sua condizione sociale nel senso più ampio della parola, anche in relazione ai cosiddetti conflitti post-materialistici della società moderna. Quando combattiamo i luoghi comuni della sinistra demagogica lo facciamo per sostenere in modo più vasto ed efficace tutte le aree di bisogno della società, per allargare le chance di crescita sociale e civile del più ampio numero di persone. Così, con lo stesso spirito, combattiamo la battaglia contro la legge 40. Contro coloro che con metodi autoritari e statalisti pretendono di imporre all’intera società un apparato di valori di parte, fortemente limitativo delle libertà e delle speranze delle persone, noi difendiamo il diritto a procreare, a procreare possibilmente bambini sani, il diritto alla salute delle donne, il diritto e la speranza di nuove cure per milioni di persone. Come si vede nell’una e nell’altra battaglia noi poniamo al centro le persone, a cominciare dalle persone più deboli. Dunque, cari amici liberal, un po’ più di orgoglio! Togliamoci finalmente queste pantofole che ci vogliono fare calzare ad ogni costo e alla prima occasione buttiamole fra i piedi dei nostri facili detrattori.




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