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  1. #11
    Nosce te ipsum
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    In Origine Postato da raulbelli
    Io trovo abbastanza errato anche questo discorso, salvo l'ultima frase che forse è la verità più vera.
    Perché si deve sempre rinnovare i contratti?
    La risposta corale è che aumenta il costo della vita ed allora bisogna adeguare le retribuzioni al costo della vita. Nessuno ha mai pensato che il costo della vita aumenta proprio perché si ottengono retribuzioni più alte in una infinita rincorsa tra i prezzi e le retribuzioni. Come il cane stupido che cerca di acchiapparsi la coda.
    In questo modo si è svalutata la lira di 25 volte tra il 1950 ed il 2001, tale da essere considerata carta straccia sui mercati internazionali e alla fine il lavoratore è sempre un povero disgraziato come nel 1950 e forse anche peggio, nonostante che il progresso avrebbe potuto portare benessere generalizzato anche all'ultimo dei lavoratori.
    Purtroppo il popolo è stupido. E' una massa informe che non capisce niente e si lascia condurre dai pifferai verso la rovina.
    Non sono assolutamente un economista, ma credo che il suo ragionamento sia parziale. Le monete moderne sono intrinsecamente carta straccia. E lo sono nella realtà dalla seconda guerra mondiale, e ufficialmente dal famoso incontro a Breton Woods, dove è stata tolta la convertibilità in oro. Quindi il valore delle monete è assolutamente convenzionale (non essendo legate a niente, se non al loro stesso costo di produzione, che è praticamente nullo), e le convenzioni è bene aggiornarle.
    E' quindi riduttivo affermare che è nel rinnovo dei contratti la causa dell'inflazione.
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  2. #12
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    In Origine Postato da silvioleo
    “Lo sciopero – scriveva il filosofo Bruno Leoni – è un’astensione dal lavoro in pendenza di contratto di lavoro: come tale è, o almeno dovrebbe essere, un illecito civile, per l’inadempienza contrattuale in cui si concreta”. Peraltro, se l’obiettivo è ottenere un aumento del salario, lo sciopero, come mezzo, fa acqua: le professioni più sindacalizzate sono quelle che hanno conosciuto minori crescite del reddito nel corso degli anni. Insomma: la gente vuole servizi efficienti, non sindacati padroni e schiamazzi nelle strade.
    di al filosofo di andare a fare in culo

  3. #13
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    Predefinito

    In Origine Postato da Fenicio
    Non sono assolutamente un economista, ma credo che il suo ragionamento sia parziale. Le monete moderne sono intrinsecamente carta straccia. E lo sono nella realtà dalla seconda guerra mondiale, e ufficialmente dal famoso incontro a Bretton Woods, dove è stata tolta la convertibilità in oro. Quindi il valore delle monete è assolutamente convenzionale (non essendo legate a niente, se non al loro stesso costo di produzione, che è praticamente nullo), e le convenzioni è bene aggiornarle.
    E' quindi riduttivo affermare che è nel rinnovo dei contratti la causa dell'inflazione.

    E' piuttosto strano questo modo di pensare.
    Se io entro in un negozio con uno di quei pezzi di carta straccia, posso uscire poi con della bella merce che vale.
    Mi sembra che ci sia in giro molta confusione in proposito.
    Perché non ne parliamo un po' più seriamente? Può darsi che riusciamo a chiarirci le idee noi e le facciamo chiarire anche agli altri che ci leggono.
    raul belli

  4. #14
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito Re: Riflessioni sugli scioperi

    In Origine Postato da raulbelli
    Io non sono uno schierato “a priori” politicamente; sono solo uno portato a ragionare su ogni problema, e particolarmente pronto a sganciarsi da preconcetti e da luoghi comuni.
    Faccio questa premessa perché l’argomento scioperi è, di per sé, indicatore di appartenenza: in genere, chi è favorevole agli scioperi è di sinistra e chi è contrario è di destra. Ecco, io non sarei né di sinistra, né di destra. Voglio solo ragionare sulla convenienza di fare gli scioperi, per chi li fa, per chi li subisce e per tutta la Società.
    Il concetto di base dello sciopero è:
    tu datore di lavoro non vuoi darci i miglioramenti che ti chiediamo ed allora noi ci asteniamo dal lavoro. Dato che tu guadagni denaro col nostro lavoro, ne avrai un danno e così, se non vuoi perdere troppo, ti deciderai ad accontentarci.

    Questo ragionamento, secondo me, contiene un grave errore di calcolo: l’imprenditore che investe un capitale in una impresa, per ogni euro netto che ha ricavato dalla sua impresa, (cioè dopo aver pagato i dipendenti ed aver pagato le tasse), una parte se la porta a casa per mantenere se stesso e la sua famiglia, vuoi per i bisogni immediati, vuoi per assicurarsi una tranquillità per il futuro, ed il rimanente lo reinveste nell’azienda per ingrandirsi, naturalmente per poter poi guadagnare ancora di più.
    Se i suoi lavoratori scioperando gli procurano un minore guadagno, forse ridurrà un po’ anche la parte di ricavi destinata alla famiglia, ma soprattutto ridurrà la parte destinata al reinvestimento nell’azienda.
    La conseguenza di questo, mi pare che sia più che altro un danno per i lavoratori dipendenti di quella azienda, perché il “padrone” dell’azienda solo quando sarà vicino al fallimento comincerà a ridurre quella parte dei ricavi da dedicare alla famiglia. A questo punto però il posto di lavoro sarà diventato precario per tutti i lavoratori di quella azienda.

    Se il fenomeno fosse circoscritto ad una sola azienda, potrebbe anche essere una cosa positiva, perché quando quella azienda andasse in fallimento il padrone cattivo e avaro sarebbe giustamente castigato, mentre i dipendenti andrebbero a lavorare in altre aziende sane; generalmente però si usa indire gli scioperi per intere categorie ed è tutta la categoria che ne viene a risentire negativamente e quindi non sarebbe facile poi trovare un altro posto di lavoro.
    Peggio ancora, a mio avviso, avviene quando viene fatto uno sciopero generale.
    In questo caso è tutta l’economia del Paese che ne viene a risentire e, secondo me, a soffrirne, più che gli imprenditori, sono sempre i cittadini per il calo di benessere che ne deriva (oltre ai disagi che ne vengono a subire direttamente per il fermo dei trasporti ed altro).
    E in questo caso i cittadini ne sono colpiti doppiamente, perché una buona parte dei lavoratori che scioperano sono impiegati dello Stato o degli enti locali e come cittadini, sono anche datori di lavoro perché lo Stato e gli enti locali sono roba dei cittadini.
    Qualcuno dice: lo sciopero è l’unica arma che ha il lavoratore per difendere i propri diritti, e la usa.
    Sarà così, ma a mio parere usa quell’arma contro se stesso, perché creando difficoltà al suo datore di lavoro non fa che autolesionismo.
    Qualcuno mi ha obiettato che in questi 60 anni passati i lavoratori, grazie alle lotte con gli scioperi, hanno ottenuto molti miglioramenti retributivi e normativi.
    Stando alla logica e considerando i risultati benefici del progresso, secondo me oggi i lavoratori avrebbero ottenuto dei risultati migliori senza le lotte con gli scioperi.
    Sulla base di questo ragionamento, come farei ad essere di sinistra e dare il mio voto a qualche partito del csx?
    Mi tocca votare per il cdx, anche se su tanti problemi sociali (bioetica, droga, famiglia, gays, immigrazione, razzismo, ecc.) sono più d’accordo coi partiti del csx.
    Se un bel giorno i partiti dell’Ulivo, tutti d’accordo dicessero: “finora abbiamo sbagliato; gli scioperi sono un errore e non si debbono più fare”, non esiterei un attimo a dare il mio voto all’Ulivo.
    raul belli
    Allora tu cosa proporresti per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori ?
    E non dirmi che credi all'idea positivista di progresso naturale e senza limiti.

  5. #15
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    Predefinito

    In Origine Postato da silvioleo
    “Lo sciopero – scriveva il filosofo Bruno Leoni – è un’astensione dal lavoro in pendenza di contratto di lavoro: come tale è, o almeno dovrebbe essere, un illecito civile, per l’inadempienza contrattuale in cui si concreta”. Peraltro, se l’obiettivo è ottenere un aumento del salario, lo sciopero, come mezzo, fa acqua: le professioni più sindacalizzate sono quelle che hanno conosciuto minori crescite del reddito nel corso degli anni. Insomma: la gente vuole servizi efficienti, non sindacati padroni e schiamazzi nelle strade.
    E vai con i filosofi dell'economia classica del secolo XIX...
    A differenza di quanto dice il sig. Bruno Leoni è ormai riconosciuto che nello stipulare un contratto il prestatore di lavoro ha una forza contrattuale minore rispetto a quella del datore di lavoro.
    Per questo anche la Costituzione Italiana, che ha suoi limiti in altre cose, riconosce il diritto di sciopero da parte del prestatore di lavoro e non quello di serrata da parte del datore di lavoro.
    In definitiva, nonostante dal punto di vista strettamente giurisprudenziale tale Bruno Leoni faccia un ragionamento razionale e conseguenziale, e quindi giusto, il diritto di sciopero è un'eccezione agli obblighi previsti dal contratto stipulato tra le parti (eccezione almeno fin quando non è riconosciuto diritto a tutti gli effetti dal dettato costituzionale, poiché gli aritcoli costituzionali hanno valenza giuridica superiore rispetto al contratto individuale o colettivo di lavoro, il quale non è derogabile "in pelius"), il diritto allo sciopero si giustifica in virtù della diversa forza contrattuale delle due parti stipulanti.
    Tale interpretazione si è fatta strada soprattutto nel corso del '900, sostituendosi alle precedenti teorie "contrattualistiche".
    Pur affermando di essere un ignorante non conoscendo chi sia o cosa abbia detto Bruno Leoni, dalla sua affermazione posso dedurre o che sia vissuto nell' '800, periodo in cui andavano più in voga le teorie contrattualistiche rispetto a quelle basate sulla constatazione della impari forza contrattuale delle parti, o che sia uno di quei "liberali" (inteso come "conservatore", nel senso quindi italiano, non nordamericano, del termine) che insieme a Croce professavano nostalgie del ritorno allo Stato liberale classico ottocentesco.
    Chiunque sia, cosa che la mia ignoranza non mi dà di sapere, su una cosa posso essere pronto a giocarmici gli attributi: che il signore sopra citato sicuramente abbia passato tutta la vita a proporre idee filosofiche e a fare lavoro di scrivania, mai invece abbia lavorato come operaio in una fabbrica o come bracciante in un latifondo.

  6. #16
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    Predefinito Re: Re: Re: Riflessioni sugli scioperi

    In Origine Postato da Montalbano
    Per essere conseguente dovrebbe proporre la servitù della gleba...
    Oddio... pensatori quali Alasdair McIntyre e Mangabeira Unger propongono una teoria economica basata sul ritorno alla terra che si inserisce in un futuro processo di deindustrializzazione, da loro chiamata "comunitarismo" e da Massimo Fini interpretato come "feudalesimo senza feudatari".
    Non sarebbe male un sistema in cui i servi della gleba esistano senza padroni... anche s edetto così è un controsenso.

  7. #17
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    Predefinito Re: Riflessioni sugli scioperi

    In Origine Postato da raulbelli
    Stando alla logica e considerando i risultati benefici del progresso, secondo me oggi i lavoratori avrebbero ottenuto dei risultati migliori senza le lotte con gli scioperi.

    ...
    Stando alla sua logica stringente come fa a dedurre una cosa così irragionevole?
    Senza alcuna forma di portesta non avrebbero mai ottenuto nulla ed oggi ci troveremmo a lavorare in condizioni d'inizio 900!

    Non si vede per quale ragione qualcuno avrebbe concesso qualcosa in assenza di richieste suffragate da azioni di forza.

    Saluti

  8. #18
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    Predefinito Re: Re: Riflessioni sugli scioperi

    In Origine Postato da il Pasquino
    Stando alla sua logica stringente come fa a dedurre una cosa così irragionevole?
    Senza alcuna forma di portesta non avrebbero mai ottenuto nulla ed oggi ci troveremmo a lavorare in condizioni d'inizio 900!

    Non si vede per quale ragione qualcuno avrebbe concesso qualcosa in assenza di richieste suffragate da azioni di forza.

    Saluti
    Esatto, lo Stato non concede niente di sua spontanea volontà se il popolo non lotta per averlo.
    Se non ci fosse stato il movimento socialista (cosa che sarebbe potuta essere, dato che la storia è scritta da scelte umane, non è determinata) oggi avremmo uno Stato identico a quello del tempo del marchese Di Rudinì.

  9. #19
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    Predefinito

    In Origine Postato da silvioleo
    ...
    le professioni più sindacalizzate sono quelle che hanno conosciuto minori crescite del reddito nel corso degli anni.
    Infatti le maggiori crescita ci sono state tra gli imprenditori, commercianti, artigiani, liberi professionisti,... tutte categorie di...padroni o padroncini che magari hanno dei dipendenti che a questo punto a base a tali asserzioni possiamo anche dire sotto pagati! Ed avreste voluto che non fossero nenche stat difese dai sindacati? roba da sciacalli!
    Insomma: la gente vuole servizi efficienti, non sindacati padroni e schiamazzi nelle strade.
    La gente vuole pure avere uno stipendio adeguato per poterli pagare quei servizi che lo stato ci sta rendendo sempre più cari o che privatizza. Avere dei servizi efficenti e non avere il denaro per pagarli me ne sbatto!!!

    E' il solito discorso della pancia piena che non pensa alla vuota!

    Saluti

  10. #20
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    Predefinito Re: Re: Riflessioni sugli scioperi

    In Origine Postato da il Pasquino
    Stando alla sua logica stringente come fa a dedurre una cosa così irragionevole?
    Senza alcuna forma di portesta non avrebbero mai ottenuto nulla ed oggi ci troveremmo a lavorare in condizioni d'inizio 900!

    Non si vede per quale ragione qualcuno avrebbe concesso qualcosa in assenza di richieste suffragate da azioni di forza.

    Saluti

    Certo, è sempre difficile dimostrare che le cose sarebbero andate diversamente se si fosse fatto in altro modo da come si è fatto.
    Solo con l'intelligenza ci si può arrivare; altrimenti, per chi l'intelligenza non ce l'ha, bisognerebbe provare a fare in quell'altro modo e il risultato potrebbe convincere anche quelli.
    In ogni attività umana c'è questo problema.
    La spiegazione di quello che mi chiedi stà nella legge mai scritta, ma sempre inesorabilmente valida in ogni campo della domanda e dell'offerta.
    Se crei difficoltà di qualsiasi genere a chi vuole intraprendere una attività, avrai meno posti di lavoro e quindi meno forza contrattuale.
    Grazie per la risposta un pochino più indovinata delle altre.
    raul belli

 

 
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