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Discussione: La gioia di vivere.

  1. #11
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    Predefinito noi non aderiamo infatti

    noi siamo fondatori dell'eldr

  2. #12
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    Predefinito

    Gli eldr sarebbero i liberali, quelli di Watson?

  3. #13
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    Predefinito bravo ci sei arrivato

    proprio watson. Pensa che D'Alema sta nel pse invece, dove c'è Blair.

  4. #14
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    Ah, quindi voi su Berlusconi la pensate come Watson, bene.

    Quindi la pensate come me. Meglio.

    Strano, però, perchè spesso invece date l'impressione dei bananas. Siamo io e Watson ad essere strani oppure o lo siete voi, personaggi strani?

  5. #15
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    Predefinito no non la pensiamo come watson

    su berlusconi, ma accettiamo che la si pensi come watson. In un partito democratico è legittimo il confronto su posizioni diverse, dovrebbero essere i valori comuni a tenerci uniti. Del resto non la pensiamo come Watson nemmeno su Blair. Ma siamo convinti che l'ideale di watson corrisponda alla nostra stessa impostazione politica e teniamo conto dei suoi giudizi, così come lui ha sempre tenuto conto dei nostri.

  6. #16
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    Predefinito

    Ah, quindi l'ideale di Watson corrisponde alla vostra impostazione politica.

    Ma anche l'ideale di Berlusconi corrisponde alla vostra impostazione politica.

    Peccato che mi sembri che gli ideali di Watson e di Berlusconi non corrispondano per niente alla stessa impostazione politica, sono proprio l'opposto tra di loro.

    Spiegami te la soluzione al mio dilemma, il sottile filo dell'equilibrio dialettico con quale riuscirai a conciliare le due cose.

    Io sono molto terra a terra, lo sanno tutti che io non ho il tuo acume teoretico: secondo me gli ideali sono quelli di Watson ma i soldi sono quelli di Berlusconi.

    Ma un republicano, al Parlamento Europeo, avrebbe le palle di votare contro Berlusconi come ha fatto la liberaldemocratica Sbarbati?

  7. #17
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    Predefinito in un partito liberale non vige il pensiero unico

    è questo che Brunik non riesce a capire. Con Berlusconi abbiamo fatto un'intesa di legislatura che potrebbe mai più riproporsi. Con Watson abbiamo fondato un partito europeo che rappresenta la tradizione liberale democratica e riformatrice, poi su molte cose abbiamo valutazioni diverse, ma tireremo avanti per altri cento anni, e ci conto. Escludo che Berlusconi duri tanto. Non abbiamo rappresentanti al parlamento europeo per cui che risposta ti posso dare nel merito del voto? Abbiamo in genere sempre raggiunto valutazioni di voto comuni all'interno del gruppo, salvo rari casi.

  8. #18
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    Predefinito

    Ho capito che voi qua state con Berlusconi perchè in questo momento vi conviene, ma non me l'hai mica detto se in Europa avreste votato contro il monopolio mediatico di Berlusconi come ha fatto il vostro partito, mentre qua in Italia il problema del monopolio dite che non esiste neanche, sono fantasie di quei faziosi di sinistra.

  9. #19
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    Predefinito non conosco la materia europea

    in questione ed il voto dell'eldr. Il monopolio mediatico in Italia ce lo ha la sinistra, non Berlusconi. Berlusconi manco controlla le sue reti, al più rete4.

  10. #20
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    Predefinito

    Si profila una scissione tra il PRI e l'ELDR, perchè loro sono per la libertà di informazione, al contrario vostro, pare, che ripetete le solite bananate che dice anche Emilio Fede.



    Il Parlamento di Strasburgo censura la concentrazione di potere in Italia

    Libertà di informazione. L'Ue condanna Berlusconi


    Alessandro Cisilin

    Liberazione 23 aprile 2004


    Strasburgo nostro servizio

    L'espressione «senza precedenti» in questo caso è appropriata. Nessun esecutivo europeo aveva mai subìto una condanna europarlamentare così severa e netta come quella pronunciata ieri a carico del governo italiano, sul tema delle "violazioni alla libertà di espressione e di informazione". E nessun dossier esaminato a Strasburgo aveva mai incontrato un ostruzionismo così pesante (benché goffo e controproducente) come quello inscenato da settimane dai berlusconiani, con l'indulgenza dei loro alleati europei. Un nervoso arrembaggio della destra e, ultima ciliegina, la decisione di rinunciare al voto, dopo aver constatato che non c'era nulla da fare: una mossa per far dire ai media controllati dal premier che si è trattato non di una sonora sberla istituzionale, bensì del mero «esercizio di voto di una minoranza, senza valore legale né politico», come ha sostenuto il capogruppo forzitaliota Antonio Tajani

    Sul fronte opposto, è raggiante Giuseppe Di Lello, l'ex magistrato antimafia che coordina il gruppo della Sinistra Unita (Gue) alla commissione europarlamentare per le libertà pubbliche e i diritti dei cittadini: «Una vittoria non solamente italiana, soprattutto europea, un segnale forte contro l'anomalia berlusconiana che, dopo i tanti danni alla libertà di informazione, trova quantomeno un argine all'interno dell'Unione Europea». Fu proprio l'ex magistrato, assieme a Lucio Manisco, a raccogliere la sfida lanciata con un esposto all'Ue dall'avvocato Domenico D'Amati e dall'associazione articolo 21, proponendo il luglio scorso all'europarlamento di considerare l'inedita procedura di esclusione del governo italiano dalle riunioni europee. Motivazione: la concentrazione del potere mediatico nelle mani del premier e le conseguenti violazioni alla libertà di espressione e informazione, considerata dai Trattati come un "diritto fondamentale dell'Unione Europea". All'iniziativa si unirono immediatamente vari deputati di quasi tutte le nazionalità, anche se tiepida fu la reazione del centrosinistra, che preferì trasformare la procedura sanzionatoria in una semplice risoluzione parlamentare. Sull'iter di quest'ultima, sinistra e centrosinistra (compresi i liberali europei e alcuni radicali italiani) sono state poi compatte, arricchendo la già ottima relazione predisposta dalla liberale olandese Boogerd-Quaak di sostanziosi emendamenti, ancora a firma dell'irriverente accoppiata Di Lello-Manisco. Pesantissime le conclusioni del testo approvato ieri: all'Italia si rimprovera, fra l'altro, «l'assenza di legalità accertata ripetutamente dalla Corte Costituzionale», nonché da varie risoluzioni internazionali «ignorate dal governo italiano»; l'incompatibilità del progetto Gasparri con le norme europee a tutela della concorrenza; il crescente «tasso di concentrazione» senza pari in Europa nel mercato audiovisivo e pubblicitario; «l'irrisolto conflitto di interessi» del premier («direttamente o indirettamente in controllo di tutti i canali televisivi nazionali»), a dispetto degli impegni da lui presi, e anzi «l'incremento della sua quota di controllo della società Mediaset»; le sue «ripetute e documentate ingerenze, pressioni e censure nell'organigramma e nella programmazione del servizio radiotelevisivo pubblico»; un quadro di "anomalia" che sfida l'Unione Europea, cui si ricorda «l'obbligo politico, morale e giuridico di garantire, negli ambiti di sua competenza, il rispetto dei diritto dei suoi cittadini a mezzi di informazione liberi e pluralistici». Si chiede dunque all'Italia un cambio netto di indirizzo, ma si sollecita anche la Commissione Prodi a uscire dall'inazione mostrata su queste materie e a proporre un'apposita direttiva a tutela del pluralismo.

    La brutta figura dei berlusconiani si completa con l'ostruzionismo di questi giorni, fatto di interminabili eloqui provocatori e centinaia di emendamenti che irridevano l'Europa con ampie riproduzioni della bozza Gasparri. Operazioni inaudite da queste parti, mettendo a dura prova i traduttori, i servizi parlamentari e la pazienza degli eurodeputati, finché, per evitare l'insabbiamento definitivo della pratica, il presidente Pat Cox, sostenuto dalla maggioranza europarlamentare, ha detto basta, mettendo ai voti la bozza Boogerd-Quaak, anziché tali emendamenti. Un lungo applauso liberatorio dell'Europarlamento ha coperto le urla sdegnate dei berlusconiani, che, imitando il loro leader, accusano l'aula di anti-democrazia. La democrazia voluta dall'Unione Europea non è in effetti quella invocata a Strasburgo da Speroni, Tajani e Moscardini.

 

 
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