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    Predefinito L'ipoteca integralista di magdi Allam? Il "Dio Quattrino" e suoi derivati

    Ancora si scava tra le macerie di Taba nel Sinai. Ancora i poveri corpi delle vittime dell’ennesimo atto di terrorismo devono essere sepolte. Eppure corvi, sciacalli e sparvieri si aggirano attorno ai cadaveri. E cercano di voltare il tutto nella ennesima speculazione. Tra costoro, immancabile, Magdi Allam. Che, sul "Corriere della Sera" (1), da la sua interpretazione e fa la sua analisi.

    Da tempo Magdi Allam, con la sua faccia nera e la sua origine egiziana, posa ad "esperto" di cose arabe e musulmane. Preso sul serio dai media italiani, a partire dal "Corriere della Sera". A leggerlo con un minimo di attenzione, torna in mente la storia di una "centrale di propaganda USA" che dirama opinioni ed interpretazioni al mondo intero. Solo che qualcuno, leggendo il suo ultimo intervento, potrebbe obiettare: "ma no! E’ zeppo di affermazioni maldestre, è infarcito di affermazioni puerilmente faziose perché possa essere frutto di una qualche intelligence".

    Chi obietta sconosce evidentemente il funzionamento di simili "centri di pensiero". La cosa funziona così: alcune centinaia di "cervelloni" (o ritenuti tali) elabora delle "tesi" di interpretazione degli avvenimenti. Tenendo, ovviamente conto, degli interessi da sostenere e propagandare. E di una certa duttilità nell’esporle ed esprimerle in maniera che risulti credibile alla grossa opinione pubblica. Finito il lavoro, dette tesi vengono lette collettivamente, in un apposito pensatoio. Inutile dire che, per una tesi che circola con l’imprimatur ufficiale, alcune centinaia vengono gettate nel cestino.

    Ed è a questo punto che interviene il nostro Magdi Allam e alcuni giornalisti e/o "esperti" alla Magdi Allam. Raccolgono dal cestino una di quelle tesine, la firmano e la contrabbandano alla opinione pubblica come "pensiero originale" dei firmatari. E, se non mi credete, vi prego di riflettere un poco su come funziona Internet e su come vi si possa attingere materiale vario, "navigando".
    In ogni caso, la prova del nove di quanto da me sostenuto è fornita dall’articolo in questione. In detto articolo si conviene che l’Egitto e la sua economia ricevono un duro colpo dall’azione terroristica, ma si sostiene che l’azione del governo egiziano contro il terrorismo "è stata lacunosa" (1). Scritto questo, il nostro aggiunge testualmente: "Considerando l’insieme dell’ondata terroristica che si è abbattuta prima e dopo l’11 settembre 2001, emerge che i Paesi mussulmani più colpiti dal terrorismo sono quelli che tollerano una presenza significativa degli integralisti islamici, i cui regimi si barcamenano tra la repressione delle frange più estremiste e il contenimento della società civile laica e liberale" (1). E qui noto un salto lessicale che, a mio sommesso parere, fa a pugni con la logica. Infatti: cosa significa scrivere che l’azione del governo egiziano contro il terrorismo "è stata lacunosa" e darlo per dimostrato asserendo che l’Egitto tollererebbe la presenza di "integralisti islamici"? E, ancora, cosa vuol dire: barcamenarsi "tra la repressione delle frange più estremiste e il contenimento della società civile laica e liberale"?

    Domanda: "terroristi" ed "integralisti islamici" sono la stessa cosa? Il buon Magdi non lo dice, ma a me pare di no: è "terrorista" chi impugna le armi e/o possiede armi che conta di impugnare. E’, invece, "integralista islamico" chi la pensa in una certa maniera. Altra domanda: si accusano i governi arabi di essere "poco democratici", ma contestualmente si chiede che si diano a perseguitare gli "integralisti islamici"….. perché colpevoli di pensarla in una certa maniera. Tutto questo non è contraddittorio?
    Il buon Magdi mostra di non afferrare l’assurdità delle sue richieste e continua imperterrito: "… i Fratelli Mussulmani, espressione di un Islam integralista, apparentemente legalitario….". Già: se i Fratelli Mussulmani si comportano in maniera che lo stesso Magdi definisce "apparentemente legalitario" come fa il governo egiziano a perseguitarli? E’ un mistero che Magdi Allam non chiarisce. Ma aggiunge, ed è illuminante, che il governo egiziano si è opposto e si oppone alla politica estera degli USA per il Medio Oriente. E, infatti, è successo decine di volte che l’ONU esprime precisi giudizi sulla politica statunitense in Medio Oriente. Solo che gli USA (ed Israele) se ne sono infischiati di quello che dice l’ONU. A questo punto la divergenza tra Egitto ed USA e tra opinioni pubbliche mussulmane e USA appare più chiara di quanto vorrebbe darci ad intendere il "nostro africano di nazionalità egiziana trapiantato in Italia". C’è una divergenza di fondo tra quanto sostengono gli USA ed Israele sul Medio Oriente e quanto sostengono i popoli tutti del pianeta Terra. Solo che Magdi non poteva dirla così. Si sarebbe esposto a "rischio stipendio". In parole chiare e semplici: non si tratta di integralismo mussulmano, ma di integralismo di certi "cristiani yankee" alleati agli "integralisti ebrei (= sionisti)" che impongono, con la forza delle armi, il loro volere all’ONU e ai Popoli della Terra.
    Giunti a questo punto, il nostro "giornalista/imbonitore" si lancia in un triplice salto mortale: "… una radicata diffidenza nei confronti di Israele, di cui si teme la possibile egemonia regionale sul piano economico, politico e della sicurezza…". Insomma: lo strapotere di Israele nel Medio Oriente? Una paranoia di Mubarak, non la triste realtà. Qui evito ogni commento per non infrangere alcune leggi messe lì a proteggere Allam e tutti coloro che si buscano lauti stipendi facendo gli Allam.
    Anzi il nostro prosegue: "L’ostilità ad Israele è il collante ideologico che cementa il fronte interno, dall’estrema sinistra marxista all’estrema destra islamica". Ed infatti, come si fa ad esprimere una condanna per Israele, così buono, così pacifico, così inerme…. E non si avvede, il nostro impostore, che nella fattispecie, la condanna per la politica che Israele attua in Palestina non è solo di "matrice mussulmana", ma è il mondo intero che esprime analoga condanna. Già: ma lui, Magdi Allam, lo stipendio mica lo busca dal "mondo intero". A pagare è chi gli chiede di propalare certi commenti.
    Detto questo, il nostro conclude: "Distinzioni ideologiche che non trovano riscontro nei massacri indiscriminati perpetrati da questo terrorismo islamico di natura aggressiva, che si fonda sulla legittimazione di tutti i nemici, militari o civili, siano essi ebrei, cristiani i mussulmani". Parole sante. Peccato non tengano conto di quanti Palestinesi muoiono sotto i missili e le cannonate degli Israeliani. E delle migliaia di civili iracheni uccisi dalle bombe americane. A proposito: sa Magdi Allam che l’amministrazione USA ha dichiarato che non c’erano motivi per aggredire l’Iraq? Proprio così: né armi di distruzione di massa, né legami tra Saddam e Al Qaeda. Eppure gli USA stanno ancora in Iraq e ricorrono ai bombardamenti per terrorizzare la popolazione irachena. Ma, probabilmente, Palestinesi ed Iracheni non sono "genere umano" per Magdi Allam. E, a quanto pare, neppure per il "Corriere della Sera".

    Antonino Amato, 10 ottobre 2004

    (1) "L’ipoteca integralista sull’Egitto" di Magdi Allam, da "Il Corriere della Sera" del 9 ottobre 2004, pagina 1.

  2. #2
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    Predefinito L' ipoteca integralista sull' Egitto

    Per l' Egitto è il colpo più duro dal tragico 17 novembre 1997, quando sei terroristi islamici falcidiarono a raffiche di mitra una sessantina di turisti occidentali e una decina di poliziotti nella Valle delle Regine a Luxor e poi si suicidarono. Per circa un anno il turismo, che costituisce la locomotiva trainante dell' economia, si arrestò. Le conseguenze furono assai pesanti sul piano dell' occupazione, della svalutazione della sterlina e del calo sostanziale del tenore di vita della popolazione. L' uscita dalla crisi si ebbe grazie alla drastica repressione dell' estremismo islamico e alla militarizzazione delle strutture turistiche. Ebbene gli attentati terroristici nel Sinai di giovedì notte indicano che questa soluzione è stata quantomeno lacunosa. Il presidente Mubarak ha fatto della stabilità interna la massima priorità. A tal fine ha tollerato la crescente influenza delle organizzazioni radicali lo Scenario Considerando l' insieme dell' ondata terroristica che si è abbattuta prima e dopo l' 11 settembre 2001, emerge che i Paesi musulmani più colpiti dal terrorismo sono quelli che tollerano una presenza significativa degli integralisti islamici, i cui regimi si barcamenano tra la repressione delle frange più estremiste e il contenimento della società civile laica e liberale. Non è un caso che l' Egitto, al pari di Iraq, Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Yemen, Kuwait, Sudan, Indonesia, Iran, Algeria, Giordania e Marocco, sia tra i Paesi a rischio. Da quando il 6 ottobre 1981 Mubarak uscì miracolosamente indenne dall' attentato, costato la vita al presidente Sadat, ha fatto della stabilità interna la massima priorità. A tal fine ha ricucito i rapporti con i Fratelli musulmani, espressione di un Islam integralista apparentemente legalitario, tollerandone la crescente attività e influenza registratasi nonostante il movimento sia formalmente fuorilegge. Sempre con l' occhio rivolto al fronte interno, Mubarak ha patrocinato una politica estera all' insegna di un panarabismo anacronistico e controproducente, spesso contrassegnata dall' opposizione agli Stati Uniti. È un dato di fatto che l' Egitto ha fatto fallire il progetto americano avviato a Casablanca nel 1993 per dare vita a una unione economica tra i Paesi del Medio Oriente, così come si è opposto alla recente proposta di Bush di un Grande Medio Oriente, che includesse anche Turchia, Iran e quel Pakistan, legato alla Nato. Né è un mistero che Mubarak, insieme al re saudita Fahd, non ha incoraggiato il leader palestinese Arafat a sottoscrivere un accordo di pace con Barak a Camp David nell' estate del 2000. Ebbene questi veti egiziani alla strategia americana si giustificano con una radicata diffidenza nei confronti di Israele, di cui si teme la possibile egemonia regionale sul piano economico, politico e della sicurezza. Il risultato è che il clima interno in Egitto è saturo di una propaganda anti-israeliana che spesso culmina nell' aperto antisemitismo. L' ostilità a Israele è il collante ideologico che cementa il fronte interno, dall' estrema sinistra marxista all' estrema destra islamica. Non si può escludere che i terroristi suicidi del Sinai possano aver goduto di complicità in seno alle forze di sicurezza egiziane. È difficile immaginare che possano aver impunemente violato un' area rigidamente militarizzata. Viene alla mente il massacro di sette israeliani, di cui quattro bambini, compiuto da un soldato egiziano sempre nel Sinai il 5 ottobre 1985. La vicenda venne prontamente archiviata dopo l' arresto e l' annuncio del suicidio del soldato, definito uno psicolabile. Ma che l' esercito fosse stato infiltrato dagli estremisti islamici era ben noto dato che lo stesso assassino di Sadat, Khaled al Islambuli, era un ufficiale. Ed è sempre l' ostilità a Israele ciò che determinò nell' aprile del 1996 il fallimento di un vertice internazionale contro il terrorismo svoltosi a Sharm el Sheikh, alla presenza di Clinton, Eltsin, Peres, Arafat e Ciampi. I partecipanti non si misero d' accordo neppure sulla definizione del terrorismo. Gli arabi, capeggiati da Mubarak, insistettero affinché venisse annoverata come terrorismo anche la repressione militare israeliana. Il contrasto di fondo fece sì che l' evento fu chiamato in modo generico «vertice dei costruttori della pace». Una pace che in realtà resta un miraggio. Probabilmente bisogna ripartire proprio dalla tragedia di Taba. Facendo tesoro dell' immagine altamente simbolica della collaborazione tra i soccorritori egiziani e israeliani in mezzo alle macerie dell' Hotel Hilton. Una collaborazione su cui investire per dar vita a una seria ed efficace conferenza internazionale contro il terrorismo, da intendersi come ogni azione promossa da gruppi e individui che disconoscono sul piano ideologico e religioso e violano sul piano concreto il valore della sacralità della vita. Gli attentati del Sinai dovrebbero dimostrare la vacuità delle distinzioni operate, anche in Occidente, tra resistenza e terrorismo, tra vittime lecite e illecite. Distinzioni ideologiche che non trovano riscontro nei massacri indiscriminati perpetrati da questo terrorismo islamico di natura aggressiva, che si fonda sulla legittimazione dell' uccisione di tutti i nemici, militari o civili, siano essi ebrei, cristiani o musulmani.

    Magdi Allam

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...d_egitto.shtml

 

 

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