Tutti uniti, dal Nord al Sud del Paese per sbarrare il passo alla Thatcher di Viale Trastevere, Letizia Moratti, affossatrice dell'istruzione pubblica. Sono i ricercatori, i dottorandi, i borsisti, gli assegnisti, gli studenti, il personale tecnico e i docenti dell'università, ma anche i genitori, gli studenti, gli insegnanti e il personale Ata delle scuole di ogni ordine e grado.
I ricercatori universitari sono indisponibili a ricoprire incarichi di supplenza e affidamento fino a quando il disegno di legge sullo stato giuridico della docenza universitaria, approvato lo scorso 31 luglio dalla VII commissione Cultura della Camera, non verrà ritirato.
Lottano per affossare un "disegno di legge diktat" che ha lo scopo di dare "il benservito ai ricercatori per far posto ai precari, più facilmente assoggettabili all'università competitiva, aziendalizzata e gerarchizzata", che vuole realizzare Berlusconi completando l'opera dei suoi predecessori. Ricordiamo infatti che tale provvedimento prevede la messa ad esaurimento del ruolo di ricercatore universitario, sostituito dalla formula puramente formale del "docente aggiunto", l'introduzione massiccia di un precariato diffuso, il blocco delle assunzioni e del turn-over, l'introduzione delle "cattedre d'azienda" al servizio dei privati, l'abolizione della distinzione tra assunzioni a tempo pieno e a tempo definito per favorire le attività libero-professionali dei baroni. A questo vanno aggiunti gli ulteriori drastici tagli governativi ai finanziamenti all'università (almeno 600 milioni di euro) e alla ricerca pubblica, già da tempo meno della metà di quelli medi degli altri paesi europei, il cambiamento del meccanismo di finanziamento agli Atenei non più per numero di iscritti ma a seconda della competitività, accompagnati dalla decisione della board of trust del Ministero di dirottare un mare di fondi pubblici verso i cosiddetti centri d'eccellenza pubblico-privati, definiti anche "Accademie al servizio dell'innovazione del sistema produttivo e della competizione internazionale", come è accaduto per il megafinanziamento destinato all'Istituto di alta tecnologia, una fondazione inaugurata di recente in pompa magna nella città di Genova
"La legge delega - spiegano i ricercatori - rappresenta un attacco senza precedenti all'università pubblica in Italia introducendo, tra le altre cose, una precarizzazione selvaggia della docenza, a partire dalla abolizione del ruolo di ricercatore sostituito da figure precarie (contratti 'Co.Co.Co', 'a progetto', 'a termine' ecc) e rendendo manifesta la volontà del governo di privatizzare e precarizzare il sistema di alta formazione e ricerca. Se passasse questo sciagurato piano i lavoratori in generale e i docenti in particolare dell'università sarebbero ancora più sottomessi, nella loro condizione giuridica ed economica, alle attuali corporazioni accademiche nonché alle politiche culturali legittimate ed autorizzate. Per questo nella nostra lotta abbiamo chiesto l'appoggio dei docenti e dei precari, delle organizzazioni sindacali e più in generale di tutto il mondo della scuola e dell'università". Persino il Crui (Consiglio dei rettori universitari italiani) per bocca del suo Presidente, Piero Tosi, in una intervista a "l'Unità" del 2 ottobre ha appoggiato la lotta in corso spiegando che "con il ddl Moratti il percorso per diventare docente universitario è di 29 anni. Ventinove anni di precariato e di incertezza. Una situazione insostenibile ed improponibile. Per questo abbiamo chiesto il ritiro del ddl e il riconoscimento pieno della terza fascia di ricercatore, nonché un piano di assunzioni di almeno 5mila giovani ricercatori oltreché lo sblocco per 1.600 ricercatori vincitori di concorso bloccati da anni". L'assemblea dei docenti delle università del Veneto, insieme ai rettori di Venezia e Padova, ha chiesto al parlamento l'avvio del reclutamento di almeno 20mila persone contro l'invecchiamento del personale docente.
Oggi Moratti ieri Gentile
stessa riforma stesso regime!
“Riforma” Moratti dev’essere abrogata!
http://www.pmli.it




Rispondi Citando
