Realizzato l'obiettivo della Casa del fascio e della P2
Nasce la costituzione del regime neofascista
La "sinistra" borghese ne è corresponsabile perché ha spianato la strada al governo del neoduce Berlusconi e non ha avuto il coraggio di bloccarlo buttandolo giù con la piazza
L'Italia divisa in 20 staterelli. Poteri mussoliniani al premier. Cancellati i diritti universali alla salute e all'istruzione
La disgustosa manifestazione di esultanza davanti a Montecitorio, inscenata dal neoduce Berlusconi e dai suoi amiconi fascisti della Lega con tanto di striscioni inneggianti al federalismo e a Bossi, ha salutato in perfetto stile mussoliniano l'approvazione il 15 ottobre alla Camera della controriforma neofascista, presidenzialista e federalista della Costituzione voluta dalla Casa del fascio. La controriforma torna ora al Senato perché il testo da esso approvato in prima lettura ha subìto delle modifiche alla Camera, e il suo iter, considerata la doppia approvazione a distanza di tre mesi richiesta dalle leggi costituzionali, è ancora lungo. Ma ormai è chiaro che il bulldozer di Berlusconi e Bossi sta travolgendo ogni ostacolo e arriverà presto al traguardo, probabilmente anche ben prima della fine della legislatura. A quel punto solo una valanga di NO al referendum confermativo potrà impedire che si realizzi definitivamente il golpe istituzionale della nuova Costituzione del regime neofascista.
Riscrivendo ben 43 articoli della seconda parte della Costituzione democratica borghese e antifascista del 1948, la controriforma della Casa del fascio ne stravolge infatti completamente l'intero impianto e spirito, secondo il disegno e gli obiettivi neofascisti, presidenzialisti e federalisti del "piano di rinascita democratica" e dello "schema R" della P2 di Gelli, di Craxi e dello stesso Berlusconi. A cominciare dai veri e propri poteri mussoliniani che con il cosiddetto "premierato forte" vengono assegnati al capo del governo. Il quale non è più presidente del Consiglio, "primus inter pares", nominato dal presidente della Repubblica sentiti i partiti e il parlamento, ma diventa un primo ministro eletto direttamente "dal popolo" (tramite collegamento coi candidati e le liste), nomina e revoca personalmente i ministri (mentre ora tale potere spetta al capo dello Stato, sia pure su proposta del presidente del Consiglio) e "determina" la politica generale del governo, mentre adesso la "dirige". Al capo dello Stato resta soltanto una funzione notarile.
Premierato mussoliniano e federalismo
Il premier non ha più nemmeno bisogno di ottenere la fiducia del parlamento come adesso per governare: deve solo "illustrare il programma" in parlamento, e quest'ultimo (o meglio la sola nuova Camera dei deputati) "si esprime con un voto" (non vincolante, perciò) sul solo programma. Ma non basta. A questi superpoteri si aggiunge un meccanismo ricattatorio verso la Camera che di fatto ne cancella la possibilità di sfiduciare il premier e costringerlo alle dimissioni, poiché in caso di approvazione di una mozione di sfiducia il capo dello Stato è obbligato a sciogliere la Camera e indire nuove elezioni. A meno che la mozione, della sola maggioranza (clausola "anti-ribaltone"), non contenga anche l'indicazione di un nuovo premier ("sfiducia costruttiva"). è facile comprendere come con simili poteri, che non avrebbero assolutamente nulla da invidiare a quelli di Mussolini, l'obiettivo della P2 di completare la seconda repubblica facendola diventare a tutti gli effetti una repubblica presidenziale sarebbe sostanzialmente realizzato: poco importa se attraverso Palazzo Chigi piuttosto che il Quirinale.
Un altro grosso obiettivo raggiunto dalla Casa del fascio e dalla P2 è il federalismo: con la devolution alle Regioni del potere legislativo su assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica e gestione degli istituti scolastici e di formazione, definizione dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico delle regioni, polizia amministrativa regionale e locale, sono state infatti gettate le basi per la distruzione dell'unità nazionale e lo spezzettamento dell'Italia in 20 staterelli in antagonismo tra di loro, a spese delle regioni più povere del Paese a cominciare dal Mezzogiorno. Tra le immediate conseguenze di questo vero e proprio golpe separatista preteso a tutti i costi dalla Lega neofascista, razzista e secessionista del bandito Bossi, c'è la cancellazione dei diritti universali alla salute e all'istruzione, che così saranno completamente privatizzate e riservate alle regioni più ricche del Paese.
Parlamento e corte costituzionale
Anche il parlamento, già ridotto di fatto ad un'appendice passiva dell'esecutivo, esce completamente stravolto - sempre in senso neofascista, presidenzialista e federalista - dalla controriforma della Casa del fascio. Sparisce infatti il "bicameralismo perfetto" (due camere con uguali poteri, doppia approvazione delle leggi). Nasce un Senato federale eletto contestualmente ai Consigli regionali, fortemente condizionato, quindi, dagli interessi locali. Deputati e senatori diminuiscono fortemente: da 630 a 500 i primi e da 315 a 252 i secondi. Le due camere hanno competenze legislative diverse e le leggi dell'una, in pratica, non devono più essere approvate anche dall'altra, salvo per alcune materie particolari. Il governo ha facoltà di richiedere che un proprio o fatto proprio provvedimento venga iscritto all'odg delle camere e votato entro tempi certi. I presidenti delle Camere non sono più eletti con regole decise dal parlamento stesso in base a criteri di "garanzia", bensì con un rigido meccanismo maggioritario fissato dalla nuova Costituzione.
Anche la Corte costituzionale viene legata più strettamente alla maggioranza e alle lobby federaliste: i giudici restano 15, ma non più nominati in parti uguali, 5 per ciascuno, dalla presidenza della Repubblica, dal parlamento e dai vertici della magistratura. Ora a quest'ultima e al capo dello Stato ne sono assegnati solo 4 per ciascuno, mentre il parlamento sale a 7, di cui la maggioranza (4) va al Senato federale.
Non per nulla il neoduce, la prima cosa che ha fatto è stata di telefonare in clinica a Bossi per esultare con lui. I due banditi, il cui asse privilegiato esce evidentemente rafforzato dalla "verifica"- farsa della scorsa estate, hanno ottenuto in pieno quello che volevano: premierato mussoliniano per Berlusconi, federalismo per Bossi. "Abbiamo fatto le riforme istituzionali, ora tocca alla giustizia", ha sentenziato raggiante il neoduce. "Dopo 143 anni di centralismo, ormai ci avviamo allo Stato federale. Si spezzano le catene che hanno soggiogato il nord, il centro ed il sud del paese. è una rivincita di Cattaneo nei confronti di chi ha voluto questo Stato centralista", ha esultato il leghista Cè nel suo intervento prima del voto finale.
Corresponsabilità dell "sinistra" borghese
La "sinistra" parlamentare esce sconfitta da questa battaglia, ma non con onore. Essa è anzi corresponsabile di questo golpe istituzionale. Intanto perché ha spianato la strada alla Casa del fascio prima con la Bicamerale golpista di D'Alema che proponeva lo stesso stravolgimento neofascista, presidenzialista e federalista della Costituzione, come il caporione fascista Fini gli ha non a caso ricordato; poi con la controriforma federalista realizzata dal "centro-sinistra" nel 2001; e oggi arrivando a proporre alla Casa del fascio un'assemblea costituente per fare tutti insieme le "riforme", senza peraltro vergognarsi di astenersi sull'articolo 1 del ddl governativo, né di votare via via diversi emendamenti "condivisi" con la maggioranza. Ma soprattutto è corresponsabile perché non è stata capace e non ha avuto il coraggio di mobilitare le piazze per buttare giù il neoduce Berlusconi prima che potesse portare avanti il suo nero disegno fino a questo rischiosissimo punto.
Ancora ora, dopo le vomitevoli scene di esultanza della Casa del fascio che ben fotografano la gravità dell'infame golpe istituzionale alla Camera, i leader rincoglioniti e imbelli della "sinistra" borghese balbettano, se non addirittura continuano a sottovalutare con miopia suicida la gravità della situazione. Come Fassino, secondo cui tutta l'infamità della controriforma costituzionale si ridurrebbe a "un vestito di Arlecchino che nessuno sarà capace di fare indossare all'Italia". Altro che vestito di Arlecchino: è una vera e propria camicia nera quella che Berlusconi, Bossi, Fini e la P2 stanno facendo indossare all'Italia!
Anche il narcisista trotzkista Bertinotti, sottovalutando i poteri mussoliniani che il neoduce si è cucito su misura, non ha trovato di meglio che dichiarare: "Oggi la maggioranza di centrodestra della Camera ha sconfitto la Costituzione. Si è aperta un'ulteriore ferita (sic!) nella democrazia del Paese".
Lo stesso capogruppo diessino, Violante, nella sua dichiarazione di voto contrario, non ha fatto altro che ripetere fino alla nausea alla Casa del fascio che comunque "una riforma della seconda parte della Costituzione è urgente per dare modernità ed efficacia alle istituzioni e per dare competitività al paese sulla scena internazionale"; che "il vostro modello non è il federalismo, sul quale noi siamo d'accordo"; che "si doveva istituire il premierato - questione sulla quale eravamo e siamo d'accordo - ma avete invece costruito un despota"; e infine che "se la riforma in esame dovesse essere approvata, noi siamo pronti a chiedere al paese di respingerla attraverso un referendum; poi, dovremo sederci allo stesso tavolo e decidere quali siano le procedure più idonee per una riforma che serva al paese...".
Mobilitarsi per il referendum
Insomma tutto quello che la "sinistra" borghese rimprovera alla Casa del fascio è di aver fatto "un pasticcio", una "riforma" rappezzata che non funzionerà, e soprattutto di averla fatta da sola, rifiutando il confronto e il dialogo con l'opposizione! Per non parlare della sua partecipazione alla sconcia ovazione generale a Bossi che il leghista Calderoli aveva sollecitato dall'aula. Come non concordare pienamente allora, visti i fatti, con il giudizio del Segretario del PMLI, espresso nel saluto alla 7¨ Riunione plenaria allargata del 4° UP del Partito dell'11 settembre scorso? "I partiti della `sinistra' borghese - ha detto il compagno Giovanni Scuderi - non sono affidabili e credibili nemmeno sul piano dell'antifascismo, dell'antimperialismo e dell'antinterventismo militare. Come è possibile allora da parte delle masse coscienti e informate accettare e votare un loro governo? Berlusconi e Prodi sono due facce della stessa medaglia capitalista e imperialista. L'uno e l'altro sono attualmente i principali rappresentanti politici rispettivamente della destra e della "sinistra" della classe dominante borghese. Entrambi intendono gestire gli affari del capitalismo e dell'imperialismo italiani".
A questo punto per tutti i sinceri democratici e antifascisti, l'imperativo è quello di mobilitarsi e prepararsi con la più ampia unità e determinazione, alla battaglia per affossare col referendum la nuova Costituzione del regime neofascista. Tutte le istanze, i militanti e i simpatizzanti del PMLI, laddove esistono le condizioni, devono entrare nei comitati per il referendum, che già stanno cominciando a nascere nel Paese, per sostenere con tutte le nostre forze e sulla base delle nostre motivazioni la vittoria del NO. Un NO risoluto e di massa alla controriforma neofascista, presidenzialista e federalista della Costituzione della Casa del fascio e della P2.
www.pmli.it




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