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    Predefinito USA News / Anniversario amaro per Obama

    Ad un anno dall'elezione del presidente i repubblicani conquistano
    Virginia e New Jersey. Bloomberg si conferma sindaco di New York

    Anniversario amaro per Obama
    Democratici sconfitti nei test locali


    dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI



    NEW YORK - E' un anniversario amaro per Barack Obama. Un anno dopo la sua vittoria alle presidenziali, il partito democratico incassa una sonora sconfitta in alcune elezioni locali. E' un mini-test limitato a pochi Stati, ma per i repubblicani è stata festa grande. E' un segnale che alle elezioni di mid-term del 2010 l'opposizione di destra potrà insidiare il controllo democratico sul Congresso. I democratici hanno perso non solo il governatore della Virginia, com'era ampiamente previsto, ma anche quello del New Jersey che invece sembrava in bilico fino all'ultimo. La "magìa" di Obama stavolta non ha funzionato, neppure in uno Stato che è tradizionalmente una roccaforte democratica. "E' l'inizio della nostra rimonta", ha dichiarato il presidente del partito repubblicano Michael Steel, precipitandosi nel New Jersey a partecipare alle celebrazioni del suo candidato.

    La delusione più cocente per Obama è venuta proprio lì nel New Jersey, dove il repubblicano Chris Christie ha ottenuto quasi il 50% dei voti. Si è fermato a un modesto 46% il governatore uscente, il democratico Jon Corzine. Sulla débacle del New Jersey hanno pesato certo dei fattori estranei alla popolarità di Obama. Corzine ha pagato il fatto di essere "l'uomo di Wall Street" (fu chief executive della Goldman Sachs) in una fase in cui i banchieri calamitano il risentimento popolare. Inoltre il governatore uscente non ha mantenuto la promessa di ridurre la pressione fiscale.

    E la sua immagine è stata associata a una serie di scandali che hanno macchiato la classe dirigente locale, sia pure senza coinvolgerlo direttamente. Ma Obama sperava di poter fare la differenza: fino all'ultimo il presidente si è esposto in prima persona, con tre interventi in campagna elettorale al fianco di Corzine. Tutto inutile. Un pezzo di base democratica ha disertato il voto, nello Stato alle porte di New York che l'anno scorso aveva dato a Obama un margine di vittoria (57%) molto superiore alla media nazionale.

    Un copione simile si è visto in Virginia. In questo caso la vittoria repubblicana era annunciata, lo Stato del Sud ha tradizioni conservatrici. Però un anno fa Obama era riuscito a strappare an che la Virginia al suo rivale John McCain, grazie a una forte affluenza alle urne degli afroamericani. Che ieri sono rimasti in gran parte a casa. Lasciando al candidato repubblicano Robert McDonnell il 59% dei voti. E' questo un aspetto cruciale del voto di ieri: la disillusione, la disaffezione e l'assenteismo di quelle fasce di nuovi elettori - giovani e minoranze etniche - che avevano dato un contributo decisivo alla "marea Obama" il 4 novembre 2008.

    E' una magra consolazione per la sinistra il fatto che la riconferma di Michael Bloomberg a sindaco di New York sia avvenuta con un margine molto più risicato del previsto, appena il 51% contro lo sfidante democratico William Thompson. Così come non fanno notizia le scontate vittorie dei sindaci democratici di Boston e Detroit.

    Nonostante la scesa in campo di Obama nel New Jersey, gli uomini del presidente negli ultimi giorni avevano cercato di negare la portata nazionale del voto e quindi di minimizzare in anticipo l'impatto di una sconfitta. "Sono voti amministrativi decisi dalle questioni locali" aveva detto il sondaggista del presidente Joel Benenson. Ma oltre ai problemi locali nelle campagne elettorali ha avuto un peso notevole la crisi economica. A conferma che ormai l'elettorato non è più disposto a fare sconti ai democratici in nome dell'eredità dell'Amministrazione Bush.

    L'alta disoccupazione, così come la guerra in Afghanistan, "appartengono" ormai al presidente attuale. I rischi di un'opposizione repubblicana sempre più dura, e capace di fare breccia anche tra i democratici moderati, sono apparsi chiaramente proprio ieri. Pochi minuti prima che si chiudessero le urne nel New Jersey, il leader democratico al Senato Harry Reid aveva dovuto ammettere che con ogni probabilità mancheranno i 60 voti necessari per fare passare la riforma sanitaria. Il cantiere sociale prioritario per Obama può slittare al 2010, secondo Reid. E tra un anno ai repubblicani basterà conquistare qualche seggio senatoriale in più alle elezioni di mid-term, per avere i numeri necessari all'ostruzionismo sistematico. Contro l'agenda riformista di Obama la guerra della destra a quel punto potrebbe diventare paralizzante.

    La radicalizzazione della destra però può anche giocarle un brutto scherzo da qui al 2010. Lo dimostra l'unica elezione di ieri che ha aperto un barlume di speranza per i democratici. Si tratta del rinnovo del 23esimo collegio parlamentare di New York. Una zona teoricamente sicura per i repubblicani. Che però si sono cannibalizzati, proprio per effetto della rincorsa estremista. La loro candidata fino alla settimana scorsa era Dede Scozzafava. Troppo moderata, con posizioni liberal su aborto e matrimoni gay, è stata il bersaglio di una feroce campagna dell'ala destra del suo partito, guidata da Sarah Palin e dagli anchormen Glenn Beck e Rush Limbaugh. La Scozzafava ha finito per ritirarsi ma ha dato indicazione di voto per il candidato democratico, Bill Owens. Mentre i repubblicani si sono riversati su un ultrà conservatore, Douglas Hoffman. La vittoria finale è andata a Owens.

    © Riproduzione riservata (4 novembre 2009) Tutti gli articoli di esteri


    Anniversario amaro per Obama Democratici sconfitti nei test locali - esteri - Repubblica.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    Usa, i repubblicani vincono in New Jersey e in Virginia

    I conservatori si sono aggiudicati le due uniche poltrone da governatore in palio. A New York Michael Bloomberg è stato confermato sindaco per il suo terzo mandato



    Usa, i repubblicani vincono in New Jersey e in Virginia - Il Sole 24 ORE

    In America, alle elezioni di ieri, è tornato a soffiare il vento conservatore. I repubblicani si sono aggiudicati le due uniche importantissime poltrone da governatore in palio in Virginia e in New Jersey. Unica consolazione per i democratici nelle tre partite centrali di queste elezioni, la vittoria del seggio congressuale nel 23esimo distretto a New York. Sempre a New York Michael Bloomberg, indipendente di destra, si è aggiudicato un terzo mandato, ma non con il plebiscito che ci si aspettava.

    In Virginia, dove i democratici avevano fatto importanti passi in avanti negli ultimi anni, la vittoria repubblicana è stata schiacciante: il telegenico Bob McDonnel ha avuto una maggioranza del 59% contro il 41% del democratico Creigh Deeds. In New Jersey, l'ex procuratore repubblicano Chris Christie ha battuto con una sonora maggioranza del 51% Jon Corzine, governatore uscente, ex banchiere di Goldman Sachs, appoggiato fino in fondo da Barack Obama, che ha avuto solo il 41% dei voti (un altro 6% è andato a un indipendente). In Maine infine, uno degli stati più progressiti dell'unione, si è deciso di abrogare il matrimonio fra gay con una maggioranza del 52% contro il 48 per cento. Nel 23esimo distretto congressuale nello stato di New York, al confine con il Canada, conservatore da sempre, Bill Owens ha vinto con il 49% contro il 45% di Douglas Hoffman, che correva per il partito conservatore. Dede Scozzafava, il candidato ufficiale del partito repubblicano, che si era ritirata sabato scorso appoggiando Owens, ha avuto il 5% dei voti. Tre partite centrali in queste elezioni, un "due a uno" che non cambia però il messaggio di fondo: il voto del centro e degli indipendenti è tornato per la prima volta in alcuni anni coi repubblicani. Il messaggio fa squillare un importante campanello di allarme per i democratici, visto che queste elezioni erano considerate un test per la tenuta della leadership di Barack Obama, sconfitta in New Jersey, e del partito in vista delle elezioni di metà mandato dell'anno prossimo.

    Per le elezioni cittadine, come si è detto, a New York Michael Bloomberg ha vinto sì un terzo mandato per guidare la città ma non è stata la vittoria travolgente che ci si aspettava. Bloomberg ha avuto una maggioranza del 51% contro il 46% del democratico Bill Thompson.
    Ultima modifica di Florian; 04-11-09 alle 17:38
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    E così Virginia e New Jersey cambiano governatore, sconfitti i due democratici uscenti... interessante anche il ballottaggio che si va delineando ad Atlanta, con la possibilità per la candidata bianca del Gop di strappare clamorosamente la poltrona di sindaco dopo generazioni contro avversari tutti di colore.


    Obama Dealt a Blow as Dems Fall Short in Races



    GOP Gains Could Hurt Obama Political Capital, If Not Agenda - FOXNews.com


    G.O.P. Wins Two Key Governors’ Races; Bloomberg Prevails in a Close Contest

    http://www.nytimes.com/2009/11/04/ny...4elect.html?hp


    Maine Voters Reject Gay Marriage Law

    Maine Voters Reject Gay Marriage Law - FOXNews.com
    Ultima modifica di Bèrghem; 04-11-09 alle 10:44
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    Special Election

    Vincono i Repubblicani e Obama non sembra più così invulnerabile

    di Andrea Holzer

    l'Occidentale, 4 Novembre 2009





    Nonostante la vittoria storica del ventitreesimo distretto, quella di oggi è una giornata storta per i Democrats e per l’amministrazione Obama: l’elezione di governatori Repubblicani in Virginia e nel New Jersey, infatti, non lascia intravedere nulla di buono in vista delle elezioni di mid term del prossimo novembre e sancisce la fine dell’invulnerabilità elettorale del Presidente.

    I media americani offrono punti di vista diametralmente opposti sulla sconfitta Democrat, la CNN spara a tutta pagina il titolo “Queste elezioni non sono un referendum su Obama”, mentre il Los Angeles Times ribatte: “Le vittorie del GOP mandano un chiaro messaggio ai Democratici”. Questa volta con molta probabilità la verità non sta nel mezzo. Anche una voce tradizionalmente più vicina agli obamiani come il New York Times, infatti, considera questa sconfitta come un segnale negativo: “Un anno dopo essersi spenta, la speranza Repubblicana si riattizza”, titola il quotidiano di New York. “Le vittorie repubblicane nelle corse ai posti di governatore in New Jersey e Virginia, pongono il partito in una migliore posizione per ribattere l’onda politica scatenata da Obama lo scorso anno”, continua il NYT.

    D’altro canto, si deve ammettere che una roccaforte GOP come il ventitreesimo distretto dello Stato di New York è andata a finire saldamente nelle mani del candidato democrativo Bill Owens che si sta imponendo sul suo rivale Doug Hoffman per 49% a 45% (con il 92% dei voti già contati). Questo può essere un motivo di riflessione per gli Elephants nella loro giornata di gloria. Allo stesso tempo, però, la vittoria di Owens indora la pillola della sconfitta dei Donkeys.

    Con le precauzioni dovute a uno spoglio non ancora completo, si può già cominciare ad analizzare gli scarti di questa tornata. Il robusto vantaggio di Owens non deve però trarre in inganno: i sondaggi per Obama sono ancora negativi e dimostrano il discontento dei suoi elettori in merito all’operato del Congresso a guida Democratica. “Durante gli ultimi mesi il fatto che i democratici sarebbero andati incontro a una dura tornata elettorale di medio termine è stato sempre più chiaro”, ha dichiarato Charlie Cook responsabile dell’indipendente Cook Political Report, dopo il voto. “Quello che abbiamo visto oggi non contrasta in nessun modo con tale affermazione”.

    A onor del vero, va riconosciuto che le elezioni di questo tipo non sempre sono indicative di una tendenza futura. Nel 2001 ad esempio, con George W. Bush alla Casa Bianca (durante un periodo paragonabile a quello odierno di Obama), i governatori Democratici vinsero sia in Virginia, sia nel New Jersey, salvo poi perdere al Senato e alla Camera l’anno successivo. Questa volta però, in Virginia, il Repubblicano McDonnel ha battuto il suo rivale per 59% a 41% e il suo collega di partito Christie ha battuto il rivale Democratico Corzine (pupillo di Obama), nel New Jersey, per 49% a 45%.

    Si tratta di numeri che magari non avranno una proiezione certa alle elezioni di medio termine previste per novembre 2010, ma che certamente possono portare agli Elephants molti soldi in vista di una futura raccolta fondi e molte nuove reclute nel loro “esercito”. La visibilità gioca un ruolo fondamentale nella politica statunitense. Stando a David Axelrod, senior adviser di Obama, questa vittoria Repubblicana non significa automaticamente una sconfitta per il suo Presidente: “se è vero che siamo di fronte a una forte reazione negativa [degli elettori] contro i Democratici, allora perché siamo riusciti a vincere in un posto in cui non si eleggeva un Democratico da centocinquant'anni?”.

    Indipendetemente dagli sviluppi futuri, si può comunque azzardare un altro tipo di considerazione: i giovani afro-americani o di origini latino-americane e quelli che votavano per la prima volta non hanno aiutato Obama supportando i suoi uomini in Virginia e New Jersey (rispettivamente Deeds e Corzine) come avevano aiutato il giovane presidente lo scorso anno. Questo può significare che gli stessi elettori indipendenti (chiamati “surge voters” con riferimento alle operazioni militari mediorientali) questa volta hanno scelto di appoggiare candidati del GOP.

    Ma in questa tornata elettorale i Repubblicani possono gioire per un altro motivo: l’esame (di coscienza) che l’abbandono di Dede Scozzafava (una GOP moderata con visioni Democrat sull’aborto e sul matrimonio gay) rischiava di imporre al Grand Old Party non ci sarà. Gli elettori conservatori hanno scelto di appoggiare solamente candidati dediti alla causa, senza ambiguità. Secondo l’ex capo del Partito Repubblicano del Michigan, Saul Anuzis, “i Repubblicani possono vincere quando fanno in modo di enfatizzare la questioni giuste e non lasciano che il loro messaggio sia cooptato…[invece] i democratici e alcuni dei loro amici nei media tentano di dipingere un po’ tutti i Repubblicani come cavernicoli che soffiano sul fuoco”.

    La questione fondamentale rimane comunque aperta: i risultati elettorali di oggi segnalano i limiti dell’influenza elettorale di Obama anche se Axelrod, il suo consigliere principale, si dice convinto del contrario e la butta sulla geopolitica: “credo che i nostri elettori si faranno vivi per le elezioni nazionali e questa non era un elezione nazionale”.


    Vincono i Repubblicani e Obama non sembra più così invulnerabile | l'Occidentale
    Ultima modifica di Florian; 04-11-09 alle 17:33

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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    Usa: nell'elezione dei governatori ha vinto il voto "contro"

    Commento di Mario Platero

    il Sole 24 Ore, 04 novembre 2009


    In generale ieri in America abbiamo visto un voto "contro". Contro lo status quo, contro chi è al governo, contro la disoccupazione, contro il pericolo di nuove tasse, contro la crisi economica che ancora si sente per strada, mentre a Wall Street sono tornati a scorrere bonus miliardari. C'e anche stato un voto contro le incertezze di Barack Obama. Dopo aver proclamato "L'audacia della speranza" il Presidente ha mostrato "timidezza nel governare", come aveva brillantemente riassunto ieri la commentatrice Arianna Huffington nel suo blog. La leadership del Presidente Obama infatti torna oggi inevitabilmente al centro dell'attenzione dopo queste "piccole" elezioni americane. A un anno dall'appuntamento storico che ha dato il Primo presidente nero all'America, a un anno dal risultato del 2008 che ha riportato i democratici al controllo della Casa Bianca e del Congresso simultaneamente, l'elettorato ha confermato ieri di non voler firmare cambiali in bianco. Soprattutto, ha confermato che non era giusto confondere l'entusiasmo che un anno fa ha portato Barack Obama alla Casa Bianca con un cambiamento del baricentro politico del paese. Ieri l'America ha espresso si' un voto di protesta, ma davanti all'acceso dibattito sulle riforme e sull'economia, ha anche detto di essere ancora saldamente ancorata al centro. Cosi', il tocco magico di Barack Obama, la speranza del "Yes we Can", il suo disarmante ottimismo giovanile si sono formalmente appannati. A parte la sconfitta in Virginia, in qualche modo annunciata, c'era da difendere la roccaforte del New Jersey. Il Presidente si era recato ben cinque volte nello stato per appoggiare Jon Corzine. E l'intera macchina elettorale del partito si era mobilitata per difendere la poltrona di governatore in uno stato che da sempre e' tradizionalmente democratico. Obama in New Jersey aveva vinto contro John McCain l'anno scorso con una maggioranza di ben 15 punti percentuali. Era uno stato insomma che non si poteva perdere per non scoraggiare la base elettorale e per non spaventare i democratici moderati in Congresso che devono ancora votare per le riforme di Obama.

    Invece gli indipendenti e i democratici moderati, preoccupati dalla disoccupazione, spaventati dall'idea di un ritorno eccessivo dello stato nei loro affari, sono tornati coi repubblicani con tutte le conseguenze del caso. Cosa succedera' adesso della riforma sanitaria e del progetto per la riforma energetica in Congresso? Il voto infatti, occorre dirlo, è anche contro la leadership in Congresso, dominata sia alla Camera, con Nancy Pelosi, che al Senato, con Harry Reid, dall'ala sinistra del partito. Una corrente che ha riportato nella retorica e nei fatti, posizioni della vecchia sinistra liberal americana che fino a qualche anno fa sembravano ormai relegate negli archivi della storia americana.
    C'è da dire che queste elezioni sono state anche influenzate dalle campagne pubblicitarie contro le riforme in discussione in Congresso e dalla propaganda delle lobby contrarie. Riforme per la sanità per l'energia che, alla fine, quasi certamente passeranno entro la fine dell'anno. Al piu' tardi entro gennaio. Perche' dopo, in vista del meta' mandato del novembre 2010, quello si importantissimo, assisteremo a una brusca virata di Obama a destra: quello di ieri non e' un messaggio che la Casa Bianca potra' ignorare. E Obama il pragmatico non lo ignorera', sa bene che l'idealismo arriva solo fino a un certo punto.


    Usa: nell'elezione dei governatori ha vinto il voto "contro" - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di Florian; 04-11-09 alle 17:38

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    Bob McDonnell




    Chris Christie

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    Dio vi ringrazio...Che l'inizio della resurrezione degli Stati Uniti?

    Il vero obbiettivo è sfrattare il servus servorum AntiChristi dalla Kasba Arcobaleno (già Casa Bianca) e intronizzare un Re degno di George II d'America.



    Cristo Re e la Vergine Immacolata proteggano gli Stati Uniti d'America
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

    http://vandeano2005.splinder.com/

  8. #8
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    festeggiamo pure gente,ma il cammino è ancora lungo.

    ora si tratta di non interromperlo

  9. #9
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    Ma come,Sua Maestà Imperial Regia Apostolica San Barack Obama dalle Hawaii è stato battuto? hefico:
    Chissà cosa scriverà la Repubblica domani :sofico:
    Senatore Imperiale,Patrizio dell’Impero,Duca Duce di Parmula,Placentula et Guastallula,Sovrintendente agli ‘Mperial vitigni di Sangiovese,Vicecomandante del FICA.

  10. #10
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    Predefinito Rif: USA News / Anniversario amaro per Obama

    Non dobbiamo interpretare i risultati di queste elezioni come una valanga politica destinata a travolgere Obama. C'è ancora tanto da lavorare per trasformare le elezioni di medio-termine in una "marea" rossa (non rossa comunista, ma rossa GOP ovviamente!) capace di scardinare le fondamenta del consenso obamiano di stampo liberal-progressista. Ma d'altra parte, sbagliano i commentatori filo-presidenziali quando riducono il tutto a semplici questioni locali, a normali spostamenti elettorali. Il Presidente - nessuno lo può negare - si era speso in prima persona per sostenere i candidati democratici in campagna elettorale.

    Questo voto ricalca almeno in parte le forti perplessità del popolo americano verso la sconcertante riforma sanitaria, i dubbi sulla conduzione della guerra afghana, la rabbia per le prime promesse non mantenute o rinviate. Obama non è poi questo gran "super-eroe" imbattibile e inscalfibile. Il GOP, dopo tanti anni di amare sconfitte, giustamente canta vittoria. Il futuro ora è più roseo per l'Elefantino.

 

 
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