L’Ulivo scrive a Nader: ritirati o vincerà Bush
Il candidato indipendente alla Casa Bianca furioso per la lettera speditagli da 116 esponenti della sinistra italiana
Rutelli: «Rischi di togliere voti decisivi a Kerry». La replica: è un’ingerenza nella politica Usa
di STEFANO MANNUCCI
«CARO Nader, la stimiamo ma ritiri la sua candidatura indipendente per la Casa Bianca. Non comprometta la vittoria di Kerry». Firmato Rutelli, Violante, Cento, Folena, Realacci, Melandri e altri 110 parlamentari dell’opposizione. Risposta dell’interessato: «Come si permettono? È una vera e propria ingerenza nella politica interna degli Stati Uniti». Con la grazia di un elefante in una cristalleria, la sinistra italiana irrompe così nello scenario delle presidenziali Usa, dove il cosiddetto «Nader factor», la mina vagante tra i due contendenti principali, vale all’incirca uno o due punti percentuali, e come nel 2000 può costare carissima ai democratici: allora la presidenza Gore sfumò per poche centinaia di voti, quelli intascati dal miliardario paladino della causa ecologista. Con il risultato che la politica ambientalista Usa (di cui Gore stesso era un convinto sostenitore) finì nelle mani un presidente tutt’altro che "verde". Dall’iniziativa della lettera, spedita all’ufficio di Nader alla fine del luglio scorso, si dissociarono apertamente Fassino e D’Alema. Ma quell’appello reca in calce le firme di un vero e proprio "parterre du roi" ulivista: dai Ds all’Udeur, passando per la Margherita, con capigruppi alla Camera ed ex ministri. «Siamo un gruppo di politici italiani che apprezza le tue battaglie al fianco dei cittadini e dei consumatori americani sin dagli anni Settanta », si presentavano i "nostri", «ma malgrado le tue intenzioni, che senza dubbio sono le migliori, la tua candidatura potrebbe significare la sconfitta per John Kerry, su cui noi, invece, riponiamo le nostre grandi speranze». E ne spiegavano il motivo, gli intrepidi 116: «Perché, come europei, siamo anche legati agli Stati Uniti...e oggi ti chiediamo di non offrire una seconda chance a George W. Bush, che costerebbe cara al tuo Paese e alla comunità internazionale. In un mondo sempre più interdipendente, la scelta di chi guiderà la più potente nazione della Terra avrà profonde e durevoli ripercussioni. Ecco perchè ti chiediamo di ritirarti dalla corsa e garantire il tuo appoggio, anche con riserva, a John F. Kerry». Cordiali saluti, Rutelli, Violante & Co. Una mossa non casuale, quella degli italiani: in quegli stessi giorni Nader aveva acquistato una pagina sul "Boston Globe" per dare addosso a Kerry e i democratici, che per lui sono solo pedine delle grandi lobby d’affari, e non oserebbero mai trascinare fuori le truppe Usa dall’Iraq, nè varare una politica fiscale più efficace di quella di Bush. Concetti ripetuti non più tardi di 24 ore fa: al Resources for the Future, un centro di studi politici di Washington, Nader ha confermato di aver ricevuto la lettera dall’Italia e non ha nascoste sorpresa e stizza. Ha sottolineato il tono «cortese » del messaggio, ma anche che la sinistra- spaghetti non deve ficcare il naso nella campagna elettorale americana. Ce n’è anche per Berlusconi: il candidato concede che «è un grande uomo d’affari», ma «immaginate come sarebbe l’America se Bush fosse proprietario di Cnn, Abc e Nbc. Poveri italiani - ha sospirato - hanno tutta la mia solidarietà». Prima reazione, al fotofinish, da Ermete Realacci: «Ma quale ingerenza? La lettera è il riconoscimento dell'importanza che le elezioni Usa hanno sul destino dell'Europa e del mondo». In ogni caso, Nader non intende farsi da parte. In ben 34 Stati l’indipendente ha raccolto le firme necessarie per l’ammissione al ballottaggio con Bush e Kerry, mentre in altri 16 casi la verifica delle petizioni è affidata al giudizio delle Corti, dopo il suo ricorso. Di sicuro solo l’Oklahoma gli negherà il piacere di rompere le uova nel paniere ai due grandi rivali. Ma in Florida il suo nome è già nelle schede: in quello stato-chiave, quattro anni fa, Nader si garantì oltre 97mila preferenze, quasi tutte sottratte a Gore. Al democratico ne sarebbero bastate 537 per diventare presidente.
Martedì 19 Ottobre 2004




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