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    Movimento Sociale Italiano
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    Predefinito Mozioni congresso: discutiamone insieme

    [quote]
    mozione di Romagnoli
    [b]“RIAFFERMARE, RIFONDARE, RILANCIARE”

    Parte Prima (a cura di Luca Romagnoli)
    Cari camerati,
    nell'imminenza del Congresso Nazionale, ma soprattutto prima che il relativo dibattito rischi di obliterare le prospettive politiche che si vogliono ricercare e quindi sostenere, prima che chiunque strumentalmente usi argomenti pleonastici, demagogici o di retroguardia o abbia la tentazione dello "scaricabarile", voglio premettere alla mozione congressuale alcune osservazioni di carattere generale che, spero, siano recepite, andando oltre le singole mozioni e magari integrandole.
    Premessa
    Ci attendono nuove valutazioni di prospettiva e la ricerca di sinergie, che appaiono essenziali per affrontare l’imminente battaglia elettorale per le regionali e le politiche. Prospettiva che non potrà ignorare la valutazione che il nostro Movimento continua a riferirsi ad un programma antagonista e d'alternativa al sistema e che, comunque, seppure flessibile alle esigenze della legge elettorale come fin qui è stato, deve ora trovare modi di ricerca del consenso e d’ottenimento di rappresentanti nelle istituzioni diversi da quelli fin qui seguiti .
    Per essere efficaci e quindi essere interpreti di un'azione politica incisiva, nuova, non è sufficiente cavalcare l'agile antagonismo senza nutrirlo del collegamento alle diverse e tante fasce del malessere sociale che potrebbero trovare in noi i vettori del loro -almeno formale- riscatto dal dominio degli interessi dei grandi gruppi di proprietà e della finanza, nazionale e transnazionale, che potrebbero trovare in noi i difensori civici che non hanno fin qui trovato nelle istituzioni, nei sindacati e nei partiti -scusate il tenore un pò retrò- di regime. Rimando ai documenti d'approfondimento sui temi, alle loro sintesi (come ad esempio la sintesi programmatica presente sulla III di copertina de L'Antagonista) e alle ben accette integrazioni, agli spunti, ai suggerimenti che, se mai sono venuti, hanno sempre trovato e troveranno grata ospitalità, tanto nel progetto quanto nella propaganda del Movimento. Ritengo qui opportuno affrontare prima e diffusamente, seppur non esaustivamente, gli orientamenti sulla "pratica dell'agire politico" del Movimento, e sulla sua organizzazione, dando per scontato, a proposito dei temi, che quanto propagandato dai nostri siti, dai nostri programmi elettorali, quanto elaborato in questi circa due anni di Segreteria, sia sufficientemente, se non condiviso, almeno noto.
    Acclarata la centralità del nostro Partito, proprio in ragione di ciò devono ridiscutersi i rapporti nell’area “nazional-popolare”, spazio che esiste, ma è occupato da una “frammentarietà d'intenti e rappresentanti”, frammentarietà che ha fin qui prodotto inviluppo invece che sviluppo politico e, pertanto, con senso di responsabilità tenterò di esperire ogni tentativo utile al suo superamento.
    Credo sia evidentemente necessario una riorganizzazione strutturale nonché statutaria, seppure ammonisco dalla tentazione di stravolgere la nostra eredità e le nostre tradizioni statutarie, non scordando che proprio lo stravolgimento di queste condusse poi alla "trasformazione (abiura) di Fiuggi". Credo sia necessario ridiscutere, con serenità ma con determinazione, di come mettere a miglior frutto risorse umane ed economiche (queste ultime che finalmente avremo in misura ben diversa dal poco amministrato in questi due anni di Segreteria). Su questi temi, auspico che i militanti e i dirigenti del Movimento vogliano, con essenzialità e grande praticità, iniziare a riflettere e discutere in vista dell’imminente Congresso Nazionale. Questo meglio dovrà strutturare il nostro Partito e meglio dovrà definirne le tattiche, visto che la strategia, l’identità missina e quindi la “continuità ideale” non è ne può essere in discussione.
    Con le unghie e con i denti
    Può essere l’alba di un nuovo giorno; il risultato delle elezioni europee, considerate le difficoltà immani nell’ambito delle quali è maturato (che, con neologismo, definirei risultato “sovresistenziale”), conferisce ora delle potenzialità di rappresentatività e delle possibilità economiche per il rilancio del Partito mai prima esperite. Ma, certo, guardando all’oggi e al futuro, non possiamo misconoscere errori del passato che hanno messo a grave rischio la nostra continuità e che vanno in futuro evitati; tra questi:
    incapacità nella valutazione d'uomini e contesti territoriali, spesso ingenerate da ambizioni e localismi;
    errori smaccatamente organizzativi e atteggiamenti alle soglie dell’irresponsabilità (laddove non dell’incapacità), emarginando ed escludendo individui o piccoli gruppi, anche in occasione degli appuntamenti elettorali recentissimi, "scelte" e condizionamenti che hanno in alcuni casi nuociuto al risultato complessivo delle Circoscrizioni elettorali europee o delle Province al voto; la lettura del dato elettorale qualcosa in proposito evidenzia.
    Non posso, non possiamo non tenerne conto, se non altro per il futuro.
    Per costruire un nuovo modello d'organizzazione e di relazioni con la società, se Noi, campioni della socialità, non vogliamo essere marginali oltre che emarginati come spesso avviene, dobbiamo finirla d'essere - o sentirci - l’area dell’esclusione sociale. Per questo, più che cercare di occupare un ruolo già ampiamente ricoperto da altri (la destra becera e nostalgica delle forme e delle improponibili rivisitazioni, piuttosto che dell'attualizzazione, oppure quella perbenista e antipopolare del mantenimento dei privilegi di una borghesia cui nulla dobbiamo e alla quale, invece, si devono imputare tanti difetti della nostra società), è tempo di inserirsi nella società e nei suoi "modi d'organizzazione e partecipazione", per creare, nelle categorie, nelle associazioni etc. prima la stima e poi il consenso. Dobbiamo avere la capacità di relazionarci al contesto nel quale viviamo, se su esso vogliamo incidere. È questo tipo d'azione e mentalità che ha costruito e costruisce il successo elettorale di altri.
    È dunque tempo di conquistare, pian pianino, il Castello, penetrando nelle salmerie con l'astuzia, per poi tentare di dilagare nelle fucine e nell'armeria e, infine, nella corte, piuttosto che continuare assisi a lanciare invettive dal monte, compiacendoci della nostra purezza, struggendoci di nostalgia, ma non riuscendo ad aggregare altri che noi stessi! Cosa possono assommare sentimenti e ideologie è di lapalissiana evidenza: dobbiamo dunque cercare "d'aggiungere altro", proponendo qualcosa in più, proponendo qualcosa che altri non possono proporre, magari cercando di coinvolgere chi viene sul nostro progetto o, in ogni modo, lo possa integrare. Caratterizzarsi ancora di più come: “quelli del primato degli italiani, quelli dell’indipendenza e sovranità, quelli dell'identità e dell'interesse popolare nazionale ed europeo”. Questo credo riassuma i tanti temi del nostro proporci.
    Il Partito, tra le tante necessità ed obiettivi, in particolare deve considerare quanto segue:
    a) ricercare l'unità d'intenti, almeno nelle "tattiche elettorali" e senz'altro nell'azione militante. Queste possono essere più incisive se coinvolgono quanti ne condividono le finalità. Qui sta la vera difficoltà: se analizziamo cosa condividiamo con gli altri "soggetti dell'area", rischiamo di ridurci al reducismo, a vaghe asserzioni sulla tradizione e il mito etc. etc; franco poche convergenze, troviamo un'infinità di distinguo e divergenze. Attualmente noi consideriamo la Fiamma come il soggetto politico centrale più "spendibile", anche "elettoralmente", oltre che indubbiamente Partito strictu sensu rispetto ad altri; ma non considerare che sul palcoscenico sono presenti altri "attori" con i quali è opportuno, quantomeno, evitare il reciproco danno o, peggio, il pericoloso confligere sembra valutazione indispensabile. Per questo la mia proposta è tentare, almeno tentare, la Confederazione con altri soggetti o gruppi che vogliano condividere l'impegno militante ed elettorale, soprattutto nelle more della necessità immediata d'organizzazione di una "tattica elettorale" per le prossime elezioni regionali.
    b) rilanciare i nostri temi che (tra l'altro, se da più parti ripresi o addirittura scopiazzati) dimostrano un qualche "interesse e originalità" rispetto alla sostanziale omogeneità delle proposte presenti nel panorama politico, "originalità" di cui, con ingenerosità verso noi stessi, spesso non teniamo conto.
    Temi quali:
    PRIMATO DEGLI ITALIANI (o, se più piace, preferenza nazionale nel lavoro e nei diritti sociali -casa, assistenza sanitaria, istruzione, pensione-);
    GIUSTIZIA SOCIALE (e difesa dello Stato Sociale), quindi di tutte quelle che sono state conquiste sociali e veramente rivoluzionarie del "Fascismo Sole dei Popoli" movimentista prima e poi di quello dell'esperienza repubblicana. Giustizia sociale che abbiamo insegnato al mondo ancor prima che esistesse il welfare state, poi affermatosi nella Gran Bretagna laburista e nell'Europa scandinava. Ci sono garanzie sociali, diritti popolari e dell'individuo che vanno strenuamente difesi all'alba del Terzo Millennio, ricacciando tutti i tentativi degli alfieri del liberismo d'involuzione delle garanzie che uno Stato, se civile voglia dirsi, deve continuare a garantire, anzi dovrebbe ulteriormente estendere. Quindi, giustizia fiscale fortemente proporzionale ai livelli di reddito (e non, come ancora una volta tenta di fare il governo della CDL, per "fare più ricco chi già lo è"), ma anche tale da agevolare la famiglia e quelle attività economiche peculiari del nostro territorio e delle nostre tradizioni che, pertanto, non essendo "delocalizzabili", sono la vera garanzia di continuità e sviluppo per la nostra Nazione . Giustizia sociale significa opporsi, come abbiamo fatto - siamo gli unici a poterlo fare a pieno titolo-, alla devoluzione e alla "via italiana al federalismo", che, come abbiamo detto e scritto, amplia le sperequazioni tra italiani delle regioni ricche e di quelle già discriminate e afflitte dal sottosviluppo (invero indotto nel secondo dopoguerra da politiche che hanno mirato allo sviluppo industriale, mortificando investimenti nell'agricoltura o nel turismo contro semplice assistenzialismo). Giustizia, infine, significa meritocrazia nelle opportunità d'accesso ai mezzi di produzione e al lavoro, come pure nelle attribuzioni dei posti di dirigenza e responsabilità, soprattutto nel pubblico impiego;
    INDIPENDENZA E SOVRANITÀ in un'Europa Nazione e delle Patrie, che sia indipendenza vera dal giogo e dagli interessi atlantici (ma attenzione, non solo), tanto per ciò che attiene la geopolitica quanto la geoeconomia, nella convinzione che l'Europa sia ancora indiscusso "faro di civiltà", se si riesce ad opporsi al suo ulteriore avvilimento a mero mercato e a difendere, invece che al solito le grandi finanze e la grande impresa (troppo spesso cointeressate direttamente o indirettamente con le mutinazionali), le piccole economie, l'impresa artigiana e la piccola industria ; inoltre, ribadiamo con convinzione - questa volta siamo gli unici finora a sostenerlo anche pubblicamente - che siamo contrari alla strategia iperliberista di Lisbona, siamo contrari all'allargamento ulteriore dell'UE (in particolare alla Turchia e a tutti gli Stati che non hanno "continuità tradizionale" con la nostra Europa), siamo contrari alla Costituzione Europea che non rispecchia la nostra concezione e che, come già avvenuto per l'adozione dell'Euro, vogliono imporci senza consultazione referendaria.
    c) migliorare la nostra capacità di comunicazione e, proprio per iniziare, dobbiamo finalmente poter contare su un organo quotidiano di Partito che sia tale, ispirandosi alla linea del Movimento. Certo, aperto al dibattito, ma non per questo propalatore d'opinioni altrui, addirittura confliggenti con quelle del Partito che vorrebbe/dovrebbe rappresentare, così come indiscutibilmente è oggi. Questa situazione d'insoddisfazione nei confronti del quotidiano va avanti da anni e, non avendone più il controllo né la proprietà, il Movimento è stato fin qui costretto a un altro tipo di rapporto, proprio mercè la sua "soggezione economica". Bene ora quel tempo è finito, non funziona più neanche il condizionamento economico: mi sono impegnato e m'impegnerò ancora per ristabilire i diritti e perseguire gli interessi del Partito in proposito;
    d) responsabilità degli organi dell'organizzazione attraverso la loro elezione in Comitato Centrale, con delegata allo stesso organo la possibilità di revoca e sostituzione (tale organo sarà ancor più rappresentativo se formato dai Segretari Federali eletti oltre che dai componenti eletti in Congresso e a quelli statutari). Spesso, troppo spesso, è accaduto e accade che gli incarichi fiduciari si trasformino in pretesa, in "diritto acquisito", a prescindere dai risultati conseguiti e dalla soddisfazione di chi ha conferito l'incarico e di chi dall'incaricato é stato "amministrato". Diversi potrebbero essere gli esempi delle discrasie così ingenerate. È bene che ognuno prenda e risponda per le sue responsabilità, e il Partito possa incaricare o revocare con maggior flessibilità in base agli obiettivi raggiunti; questo è possibile rinnovando lo Statuto e attribuendo al Comitato Centrale il potere di scegliere (e revocare e avvicendare) i componenti della Segreteria Nazionale o Esecutivo Nazionale che dir si voglia.
    e) diffusione sul territorio delle risorse economiche, che sono assicurate per il quinquennio 2004-09 a seguito del risultato elettorale. In proposito la mia proposta è di attribuire a ciascuna Regione il 60% del rimborso elettorale annuo (in proporzione ai voti conseguiti nelle ultime elezioni europee, ma anche con ovvi pesi ponderati in base alle liste presentate nelle elezioni provinciali, all'importanza politica e demografica delle Province e delle Città, etc.).
    f) flessibilità nell'aggregazione dei militanti e nel reclutamento dei simpatizzanti; ma vanno rivisti ruoli e responsabilità, assicurando rappresentatività negli organi del Partito in base alla distinzione tra chi veramente milita e chi, appunto, simpatizza, dedicando al Movimento solo saltuariamente scampoli del proprio tempo libero;
    g) un Segretario Nazionale che rappresenti pubblicamente il Movimento (come da nostra tradizione), interpretando al meglio le linee che esso "dovrebbe esprimere" attraverso gli organi eletti in Congresso (che, è bene sottolineare, sono, da Statuto vigente: Segretario Nazionale, Comitato Centrale, Segretari Federali);
    h) un Segretario Nazionale che rappresenti il Movimento, nelle sue diverse "anime e sfaccettature" e sia garante di questa policroma composizione umana e politica, oltre che della continuità ideale e progettuale, in condizione di poter mediare tra ambizioni dei singoli ed esigenze della comunità-Partito. Poiché si é insistito, da parte di alcuni, per un congresso a mozioni e con probabili varie candidature, significa, e me ne spiace, che si é voluto cercare un "governo di maggioranza", piuttosto che continuare con la collegialità (secondo alcuni, troppa) che nella sostanza, se non nella forma, ha caratterizzato l'attuale Segreteria;
    i) un adeguamento dello Statuto e dell'Organizzazione dovrebbe vedere gli organi del Partito così articolati:
    Eletti dal Congresso Nazionale
    - Comitato Centrale composto da tutti i Segretari federali eletti più un componente ogni 100 iscritti (oltre i primi 100), integrato dai Segretari Regionali e da non più di 10 (dieci) membri cooptati dal Segretario Nazionale, con le competenze previste dallo Statuto;
    - Segretario Nazionale;
    - Giunta di Presidenza onoraria (o dei Probi Viri), composta di 7 elementi, garanti della continuità ideale, di "militanza antica" e/o prestigio culturale acclarato, con competenze di consiglio e mediazione, presieduto da un primus inter pares che n'assume la presidenza (la giunta collabora con il Procuratore Nazionale ai fini del tentativo di ricomposizione delle diatribe).
    Eletti dal Comitato Centrale
    - Presidente del Comitato Centrale.
    - Direzione Nazionale, presieduta dal Segretario Nazionale e composta da 40 (quaranta) elementi, di cui 18 eletti dal C.C. con specifiche competenze di settore, della quale facciano parte i Coordinatori Regionali, un rappresentante di Gioventù Nazionale e una rappresentante del Movimento Femminile);
    - Segreteria Nazionale (o Esecutivo Nazionale), formata da 6 componenti più il Segretario Nazionale (che tra i 6 incarica un Vice Segretario). A ciascun componente il C.C. affida specifiche competenze e responsabilità, settoriali e/o geografiche che siano;
    - Segretario Amministrativo, cui affidare l’amministrazione economico-finanziaria del Partito;
    - Procuratore Nazionale per la Disciplina, con l'incarico di istruire i provvedimenti disciplinari e quindi affidarli al giudizio collegiale dei Coordinamenti Regionali, mantenendo competenze di giudizio di secondo grado;
    - Segretaria Nazionale Femminile.
    Eletti dai Segretari Federali della Regione
    - Coordinatori Regionali (revocabili dai Segretari Federali o per richiesta a maggioranza della Direzione Nazionale, con l'esclusione dal diritto di voto in proposito dei Coordinatori Regionali): sono responsabili dell'immagine del Partito, delle iniziative politiche e della formazione delle liste a livello Regionale;
    Le cariche di Componente la Direzione Nazionale, di Segretario Amministrativo, di Segretario Nazionale Giovanile, di Segretaria Nazionale Femminile, di Segreteria Nazionale (o Esecutivo Nazionale), di Coordinatore Regionale, di Segretario Federale, di Procuratore Nazionale per la Disciplina, di Componente della giunta di Presidenza onoraria (o dei Probi viri) e, ovviamente, di Segretario Nazionale sono incompatibili con altre cariche stabilite espressamente dallo Statuto.

    Parte seconda (a cura di Roberto Bevilacqua)
    Posizione politica
    Per quel che riguarda la politica interna, dobbiamo chiarire definitivamente e senza equivoci la posizione del Movimento. Le vicende e i risultati delle recenti elezioni europee, e ancor prima delle amministrative del 2003, hanno dimostrato quanto sia difficile trovare un’ampia intesa con le altre forze “nazionalpopolari” (e quelle che si dicono comunque antagoniste al sistema), essendo ancora prevalenti certi egoismi e personalismi, tradizionali difetti del nostro ambiente. Il correre separati alle competizioni elettorali ha, peraltro, provocato un’emorragia verso l’area del centro-destra di certa parte dell’elettorato perplessa sull’utilità del voto al di fuori dei due schieramenti del cosiddetto bipolarismo, considerato il prevalente sistema elettorale maggioritario. Insomma, molti nostri potenziali elettori, a torto o a ragione, hanno preferito il “male minore” piuttosto che assistere al predominio degli ex-comunisti e sinistrume vario. Ma in quali termini, occorre domandarsi, è possibile accordarsi elettoralmente con la Casa delle Libertà, nel momento in cui la “forbice” fra le “nostre” e le loro “posizioni”, in termini di politica economica ed estera, di Stato Sociale e d'occupazione, d'immigrazione e delocalizzazioni industriali, di valori fondamentali quali la famiglia e il diritto alla vita si allarga sempre più? Come si può concepire un'alleanza con quei traditori dell’Idea che tutto hanno venduto e rinnegato, pur di conquistare un “posto al sole” nella politica che conta, e che ci hanno definito, anche se indirettamente il “male assoluto”?
    E non possiamo nemmeno condividere alcunché con chi sfrutta il suo illustre cognome a fini propagandistici e poi si schiera a favore delle coppie omosessuali, del loro matrimonio e della loro adozione di bambini, non condanna lo sciagurato intervento militare in Iraq e non si oppone all’ingresso nell'U.E. della Turchia.
    La vigente legge elettorale, che praticamente obbliga ogni forza politica a partecipare ad uno schieramento più ampio, pena la sua sconfitta, non può più essere una scusante per accordi con chi è distante politicamente da Noi anni luce. Non possiamo perdere la faccia e i consensi che, con una condotta coerente e veramente alternativa ai due schieramenti prima o poi verranno, per assicurarci effimeri ed ipotetici risultati in termini di seggi e visibilità: appiattirsi sulle posizioni altrui sarebbe il nostro suicidio come forza politica, disperdendo tutto l’enorme patrimonio ideale, culturale e programmatico ereditato dai nostri predecessori e, soprattutto, dai nostri numerosi Caduti.
    Dobbiamo avere, invece, la capacità di rivolgerci con proposte concrete a quel 30% d'elettori che ormai disertano sistematicamente le urne, stanchi delle solite promesse e dei soliti inganni pre-elettorali. E qui vanno citati quei gruppi cosiddetti "extraparlamentari" che qualche mese fa hanno aderito senza se e senza ma alla Fiamma Tricolore: questi, formati per lo più da giovani senza precisi punti di riferimento, a volte emarginati, derisi e spesso perseguitati per le loro idee, rappresentano tutt’altro che gruppi chiassosi, folkloristici e avventuristici, come qualcuno li ha definiti. Rappresentano, piuttosto, un esempio di come le giovani generazioni cerchino delle risposte che in questa società, votata al materialismo, al consumismo e alla dissoluzione dei valori, nessuno sa più dare. Ma le difficoltà incontrate da questi giovani hanno fatto scuola facendoli spesso crescere culturalmente, cosa che sarebbe stata impensabile e insperabile nel nostro ambiente e nel M.S.I. di qualche decennio fa, permeato purtroppo, occorre riconoscerlo, anche d'arrivisti, di massoni, di filo-americani e d'avvocati “azzeccagarbugli”, la maggior parte dei quali, per fortuna, prese un’altra strada nell’altro congresso di Fiuggi del gennaio 1995.
    Proprio la cronica mancanza di momenti d'apprendimento e accrescimento culturale è uno dei punti dolenti da affrontare e cercare di risolvere. Va ricordato, infatti, che i successi della sinistra italiana per oltre 50 anni si sono basati su una cultura che, a partire dall'immediato dopoguerra, è diventata quasi incontrastatamente egemone, a partire dalle scuole, dalle università, fino alle fabbriche, nei posti di lavoro in genere, nella Magistratura, nei Ministeri, negli Enti Locali e in tutti i gangli vitali dell'apparato statale. Si era giunti al punto che chi non avesse parlato un certo linguaggio o non avesse solo "pensato" in una certa, maledettamente dominante e massificante, maniera sarebbe stato inevitabilmente emarginato e penalizzato nel riconoscimento dei propri diritti, e in molti casi "fisicamente fronteggiato" dai democratici "antifascisti militanti (i quali però, va ricordato, malgrado la sproporzione numerica di quegli anni, in diversi casi le hanno anche prese…). La testimonianza di tale egemonia sono i diversi partiti più o meno comunisti tuttora esistenti in Italia, alcuni con percentuali di consenso considerevoli, anche molti anni dopo il crollo dell'impero sovietico e del muro di Berlino, caso forse unico nel panorama europeo. Coloro che circa dieci anni fa rinnegarono, favoriti da un contesto politico mutato in seguito al "crollo del muro" e al fenomeno "mani pulite" versus "tangentopoli", hanno avuto un successo incontestabile, conquistando importanti posizioni di potere e di Governo con ruoli di gran rilievo; ma, è bene ricordarlo, grazie alle idee, i programmi e i progetti che, finalmente, dopo 50 anni di ghetto e d'emarginazione, trovavano ragione e riscontri. Ma si può rinunciare a tali idee e progetti, rinnegare le proprie radici e, soprattutto, ingannare la fiducia di milioni di italiani per mire puramente arrivistiche e personalistiche? Se così fosse avrebbe ancora senso l’esistenza di un Movimento Sociale che faccia tali scelte rinunciatarie dopo dieci anni di “trincea”?
    Abbiamo il dovere-obiettivo di portare avanti, di “salvaguardare” tutto un patrimonio d'idee e di tesi programmatiche, tutto un immenso retroterra di cultura, di tradizioni e di progettualità che, altrimenti, andrebbero dispersi. Lo possiamo fare nell'attesa di tempi migliori: ci fanno ben sperare la conquista del seggio all'europarlamento, come ci fa ben sperare, la voglia di ritorno al “proporzionale” di tanti "soggetti politici minori", indotto dal sostanziale fallimento del sistema elettorale maggioritario, anche se il percorso di tale cambiamento è di là da venire, peraltro, con l’insidia della contestuale proposta di uno sbarramento “alto” (intono al 4-5 %).
    Per l’immediato futuro e in vista delle prossime elezioni regionali, pertanto, dobbiamo mirare ad aggregare intorno a noi chi è con noi in sintonia sui valori e sulle idee fondamentali, accantonando gelosie e personalismi. Il nostro compito deve essere quello di rinnovare per rilanciare e realizzare una nuova unica vera “alternativa al sistema”, nazionale, popolare e sociale, nell’ambito della quale il ruolo del Movimento Sociale Fiamma Tricolore sia indiscutibilmente centrale e fondamentale.
    Grandi temi sociali, alcuni esempi
    Lavoro
    L’acritica moda del liberismo e delle privatizzazioni selvagge hanno già distrutto e disperso nel giro di pochi anni gran parte di un enorme patrimonio statale, fatto d'immobili e d'infrastrutture d'ogni specie, messo insieme in circa settanta anni di storia Patria, nonostante il lungo intermezzo bellico. Allo stesso modo l’occupazione di tipo classico e tradizionale, che consentiva di far fronte alle necessità della propria famiglia per tutta la durata del rapporto lavoro, e anche dopo con il trattamento pensionistico, quasi non esiste più per le nuove generazioni. Come si provvede alle svendite dei beni pubblici e alle cartolarizzazioni del credito per rimpinguare il “rosso” bilancio dello Stato, così si ricorre alla cassa integrazione straordinaria, ai piani di mobilità, ai prepensionamenti, al lavoro in affitto e interinale, perché dopo decenni di malgoverno, di collusioni, di sperperi, di ladrocini e di guasti irreparabili, ci si è accorti che nella grande impresa privata, partecipata e del pubblico impiego (alla FIAT, come all’Alitalia) ci sono gli “esuberi”, e si vuole utilizzare tale scusante per coprire le incapacità di amministrare, se non addirittura il latrocinio.
    Ormai il “nuovo” lavoro e sempre più precario quando non è sommerso senza alcuna garanzia sociale. E la naturale conseguenza di questa “condanna” all’instabilità per molti è di non poter metter su famiglia e avere dei figli, proprio in Paesi come l’Italia che sono in grave e irreversibile calo demografico (considerando in calo, ovviamente, la sola popolazione “autoctona” e autenticamente italiana). Con grave ritardo, peraltro, si è constatata la tenue consistenza, di tanta ricchezza artificiale e di tante false solidità economiche sbandierate dalle principali imprese italiane (casi Cirio, Parmalat e Lubiam solo per fare qualche esempio recente), che hanno goduto e godono del contributo e degli aiuti dello Stato. Dobbiamo qui rilanciare, in tutti i settori produttivi in crisi, l’idea grande e attuale della socializzazione delle imprese.
    Occorre mettere un freno decisivo al fenomeno della “delocalizzazione” dell’attività produttive in quei paesi ove la manodopera può avere un’incidenza sul prodotto finito anche venti volte inferiore rispetto all’Italia e al resto dell’Europa occidentale dove, invece, sono obbligatori (ancora per molto?) i contributi a carico del datore di lavoro per l'assicurazione contro gli infortuni, la previdenza sociale, le pensioni e l’assistenza sanitaria. Tale fenomeno sta diventando “planetario” come logica conseguenza del “mondialismo economico”, ed è già dimostrato che la “globalizzazione” dei mercati non è la ricetta del futuro ma una mostruosità inaccettabile, che va calpestando e annichilendo, fra l’altro, le tradizioni, la cultura, gli usi e i costumi di tante realtà nazionali nel mondo intero, che vedono spesso in essa un’imposizione e un alibi alla ribellione.
    Proprio in Inghilterra, patria del liberismo più sfrenato, in alcuni casi, come ad esempio sta succedendo per la rete ferroviaria, si stanno constatando i limiti e i guasti del ricorso all’economia privata e si sta tornando indietro, verso un controllo pubblico dei settori strategici della vita nazionale. Anche le crisi energetiche degli anni passati negli Stati Uniti, che sarebbero peraltro dovute essere da monito ad evitare i recenti analoghi fenomeni verificatisi anche in Italia (nell’estate 2003), hanno reso l’idea di cosa vuol dire “societarizzare” e finalizzare indispensabili servizi pubblici al massimo profitto privato.
    La logica del libero mercato, del resto, è come un treno in orario che lascia "a piedi" chi arriva in ritardo e diventa quindi inevitabile per ogni azienda puntare al massimo profitto, pena la propria sopravvivenza. Peccato che "a piedi" rimangano i lavoratori italiani e le loro famiglie, ma tant'è: cercheranno altri a cui far consumare, a cui vendere.
    Ambiente
    L’Italia ha un territorio fra i più ricchi al mondo di risorse idriche, forse le maggiori se rapportate all’estensione, che però non sono sfruttate appieno (si pensi alla carenza nella distribuzione d’acqua in Sicilia e in Puglia o alle tante centrali idroelettriche dimesse e abbandonate al degrado). Per contro si spendono ogni anno migliaia di milioni d'euro per rimediare ai danni del dissesto idrogeologico quando accadono i prevedili e scontati disastri. A cadenza stagionale, un’alluvione, la piena di un fiume o di un torrente, mettono a nudo la cruda realtà su deficienze, ritardi e omissioni croniche. Così come un terremoto, il crollo di un palazzo, costruito chissà come e con quali permessi, scatenano le solite polemiche e rimpalli di responsabilità, poi torna tutto come prima fino alla nuova sciagura e al nuovo condono.
    Questo, va detto, con tanti specialisti, esperti del settore e giovani disoccupati che potrebbero realizzare importanti e indispensabili progetti di recupero e riassetto delle zone a rischio. E’ anche da chiedersi se, la recente riclassificazione del territorio italiano in zone sismiche, basata su dati storici, sia sufficiente, senza concreti programmi attuativi e un monitoraggio continuo dell’evoluzione geologica del sottosuolo, a prevenire nuovi eventi luttuosi. Ancora uno sfregio all'ambiente con l’ultimo vergognoso condono del governo.
    Assistenza degli anziani
    Il calo demografico, dovuto alla denatalità diffusa in tutta l'Europa, ha tra le varie conseguenze allarmanti il progressivo invecchiamento della popolazione. A fronte di tale problema non esiste un servizio sociale, organico ed efficiente, che permetterebbe, agli anziani, di esser seguiti e assistiti meglio a casa loro e a migliaia di giovani di avere un'occupazione. Esiste, in tal senso, qualche esempio "a macchia di leopardo" sul territorio italiano d'iniziative da, parte di soggetti privati o d'alcuni enti locali, ma è sempre troppo poco e, nella maggior parte dei casi si deve far fronte ad enormi rette per far accogliere gli anziani, che spesso debbono, peraltro, essere autosufficienti, in case di riposo o cliniche private. E non è nemmeno percorribile la strada del ricovero ospedaliero di lunga degenza, considerata la cronica mancanza di posti letto nelle strutture sanitarie pubbliche. Non si pensi inoltre che il devolvere completamente la gestione di tali strutture alle Regioni possa in qualche modo aiutare a risolvere tale deficienza. Un nuovo servizio sociale di assistenza degli anziani può e deve essere competenza esclusiva dello Stato, affinchè tutti i cittadini italiani possano usufruirne allo stesso modo e alle medesime condizioni, indipendentemente dalla loro collocazione geografica.
    mozione di Taranto
    [b]“PATRIA E TRADIZIONE”.
    Dal tempo ….. nel tempo!
    (Ripartire dalle Federazioni per difendere la Nazione)[b]

    PREMESSE

    L’Occidente contemporaneo si caratterizza ormai in maniera palese per la decadenza dell’Idea politica, in quanto i valori spirituali che informavano di sé tradizionalmente l’ordinamento sociale sono venuti meno.
    Ad essi si sono sostituiti pseudo valori materialistici che hanno lasciato libero il campo ai feticci della nuova religione delle masse.

    L’illusione della potenza della tecnica, la volontà livellatrice, l’imperio del numero, l’odio verso la gerarchia, la qualità e la differenza hanno prodotto una società nella quale il vincolo principale è rappresentato dalla mutua insufficienza, all’interno di un sistema caratterizzato da un solidarismo anarcoide e nemico giurato della spiritualità, della politicità e dell’ordine sociale.

    In questo quadro, la potenza e il legame di dipendenza degli esseri umani, sono divenuti il capitale e le macchine, tant’è che di schiavitù vera si può parlare solamente oggi, nella cosiddetta società “moderna” del consumismo, del materialismo, della globalizzazione mondialistica.

    I mezzi per la vita, che ciascuno nella sua esistenza si affanna per procacciarsi, hanno finito per dominare la vita, riducendola infine a proprio mezzo.

    Lo Stato che noi vogliamo è invece permeato di una immanente spiritualità; in esso “l’uomo”, schiacciato oggi dall’avvento di una realtà di massa che è per sua stessa essenza impersonale e che livella tutti gli individui, riacquista la coscienza di libertà, individualità e autonomia in armonia con i valori della Tradizione.

    Spezzare il giogo dell’oro, respingere il feticcio della massificazione livellatrice, restaurare i valori di qualità, di differenza, di coraggio, di orgoglio di appartenere ad una comunità che per millenni ha saputo fare la Storia, il senso della Patria e della appartenenza ad una Nazione: tutto ciò deve essere alla base del progetto politico del Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

    ORIENTAMENTI NAZIONALI

    Una forza politica, che è qualcosa di più di ciò che con questa denominazione oggi si intende, avendo la palese ambizione di porsi alla guida di una comunità che ha ben presenti le premesse sopra enunciate e di rivelarsi come punto di riferimento di quanti nella Nazione siano “risvegliati” a quelle premesse dalla nostra azione politica, non può prescindere dalla propria “alterità” e “diversità” da tutti quegli interlocutori politici che invece benissimo rappresentano lo status quo, contro il quale la nostra azione si dispiega.

    Ciò discende direttamente dalla consapevolezza della originalità delle proprie posizioni e della praticamente assoluta e totale assuefazione delle altre formazioni politiche a quel decadimento occidentale che nelle premesse citavamo.

    Urge in Italia l’affermazione di un Partito che risvegli i nostri connazionali a quegli Ideali superiori cui abbiamo fatto riferimento.
    Tutte le forze politiche, dalla estrema sinistra alla destra liberale e socialmente reazionaria, hanno abbracciato la visione economicistica dei rapporti tra Stato e Uomo, tra Uomo e Uomo, e tra Stato e Stato: la Nazione mai come nell’epoca attuale ha avuto improrogabile bisogno di chi abbia il coraggio di dire: PRIMA GLI ITALIANI!

    Il PARTITO DEGLI ITALIANI, il Partito della Patria Italia, deve però rifuggire la tentazione, anch’essa abusata, di rincorrere meri modi di dire, vuoti di reali contenuti.
    Di ciò non c’è per nulla bisogno, nel quadro attuale: mai come nell’ultima fase politica, culminata con le recenti elezioni europee, le più svariate forze hanno abusato del concetto di “interesse degli Italiani”.

    Non è nell’interesse degli Italiani una politica che deprima il sentimento nazionale, ponendo finanche in dubbio l’unità politica della Nazione stessa.
    Non è nell’interesse degli Italiani qualsiasi iniziativa che privilegi assurdamente chi proviene da altre realtà mondiali, concedendo gratuitamente ed improvvidamente loro quanto viene invece richiesto ai nostri connazionali di guadagnarsi con fatica ed impegno di una vita.
    Non è nell’interesse degli Italiani asservire la Patria ad interessi stranieri, di Stati o di multinazionali che siano, determinando le scelte politiche dell’Italia per esclusivo compiacimento di volontà che con essa nulla hanno a che spartire.
    Non è nell’interesse degli Italiani indirizzare una cultura, una scuola, un’educazione in base a concetti di mondialismo, di globalizzazione, di livellamento antigerarchico, di materialismo antispirituale, di solidarismo anarchico.

    IL MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ASSUMERE CON OGNI SUA FORZA QUESTO COMPITO DI ESSERE E RAPPRESENTARE IN TUTTE LE SUE INIZIATIVE IL PARTITO DEGLI ITALIANI, IL PARTITO DELLA NAZIONE, IL PARTITO DELLA PATRIA!

    Ciò non significa affatto rinunciare ad un bagaglio di proposte e di programmi che ci contraddistingue da decenni.
    - la fiera rivendicazione di una continuità ideale e di programmi con l’esperienza del Fascismo, della Repubblica Sociale Italiana e del Movimento Sociale Italiano nel dopoguerra,
    - la battaglia per la socializzazione e la soluzione corporativista,
    - l’attenzione ai problemi dell’occupazione e del lavoro, prima fra tutti la delocalizzazione e le sue perverse ed immorali conseguenze sul mercato del lavoro,
    - la ferma convinzione che non si possa prescindere dall’attuazione di uno Stato organico che perciò che riguarda le funzioni economiche e della produzione avochi a sé la mediazione sociale e si riappropri della banca affinché l’economia nazionale cessi di essere ostaggio dell’usura internazionale,
    - la dura lotta in tema di immigrazione e di ordine pubblico,
    - la visione della centralità della Famiglia, che tale può essere per noi solo se ruotante attorno al fulcro rappresentato dalla figura del “pater familias”, mutuata dal diritto romano e restata pietra miliare dell’edificio istituzionale fino al colpo di mano dell’imposizione sovversiva del nuovo diritto di famiglia degli anni ’70.
    - la determinazione perchè l’Italia e l’Europa si liberino al più presto dal giogo dell’americano occupante e tornino ad esercitare la propria sovranità, ponendosi al di fuori della Nato
    continuano a rappresentare le nostre priorità e devono essere a gran voce riaffermate e perseguite con iniziative concrete sul territorio.

    Ma se si vuole veramente rappresentare qualcosa di incisivo nell’immaginario politico degli Italiani occorre un “quid” in più, occorre un fatto nuovo.
    Occorre una BATTAGLIA CHE IDENTIFICHI la Fiamma Tricolore come qualcosa di veramente caratterizzante.
    E’ necessario che, analogamente a quanto accade per altre forze politiche, quando la gente veda in un qualsiasi consesso un rappresentante missino, sia messa in grado di dire: “ah, questi sono quelli che dicono ……”.

    Noi crediamo di identificare a ragione tale battaglia con la difesa della Nazione: il PARTITO DEGLI ITALIANI. Patria, Patria, Patria!
    Ciò è scritto nella nostra stessa storia.
    Due esempi che rappresentano pietre miliari: a Trieste, nel secondo dopoguerra il MSI fu forza portante nell’organizzare e fomentare la lotta per la liberazione della città e il suo rientro nel seno della madre Patria, pagando un pesante tributo di sangue nei moti anti inglesi del 1954; a Bolzano il MSI fu in prima fila nella lunga e pervicace battaglia per la difesa dell’Italianità sapendo porsi al di là degli stessi schieramenti partitici, permettendo agli elettori di identificarlo non tanto e non solo come forza politica di destra, ma soprattutto come Partito etnico degli Italiani, raggiungendo il primato elettorale.

    Abbiamo fatto della difesa dei più deboli uno dei nostri principali punti programmatici: OGGI I PIU’ DEBOLI IN ITALIA SONO I NOSTRI CONNAZIONALI.
    Gli Italiani debbono, in questa situazione, guadagnare con fatica e sudore ciò che ad altri viene elargito senza giustificazione alcuna e con inusitata prodigalità.
    La lingua, la cultura, le tradizioni della Nazione sono quotidianamente messe a rischio da una legislazione che attenta alla loro sopravvivenza.
    E’ necessario invece sollecitare la riscoperta e la riaffermazione dei simboli dell’italianità, indispensabili questi ultimi per far comprendere al popolo il valore dell’identità nazionale.
    Occorre ricordare che l’Italia è stata sognata e costruita, anche con il sangue, dai sacrifici di tante generazioni.

    La Fiamma Tricolore, già protagonista, unica ed isolata, di battaglie regionali quali quella contro il bilinguismo in Friuli – Venezia Giulia, a difesa della lingua in Valle d’Aosta, contro l’ignominioso “pacchetto” e contro la “proporzionale etnica” in Alto Adige, deve, dal IV Congresso in avanti, estendere in chiave nazionale questa sua caratteristica peculiare.
    La DIFESA DEGLI ITALIANI deve diventare il principale e caratterizzante motivo della nostra battaglia politica: dentro gli attuali confini del territorio nazionale e fuori di esso, senza mai dimenticare a tal proposito la causa degli esuli istriani e dalmati che attende dall’Italia una risposta che equivalga ad una riscossa storica.

    A supporto di tale battaglia politica, occorre investire, soprattutto nella fase iniziale di avvio, gran parte delle risorse economiche del Movimento.
    Non è possibile prescindere dalla presa d’atto che oggi la politica è immagine ed è comunicazione.
    La Fiamma Tricolore deve pertanto attrezzarsi con i necessari mezzi da rinvenirsi all’interno e all’esterno del Movimento stesso, per porre in essere una grande campagna di immagine che identifichi agli occhi di tutti il nuovo PARTITO DELLA PATRIA, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

    Ciò deve conseguirsi con una incessante e qualitativa campagna di informazione, attraverso l’adozione di segni esteriori che ricordino agli Italiani l’identificazione fra il nostro Movimento e la battaglia per la difesa della Patria: sarà importante ad esempio adottare distintivi e segni di riconoscimento tricolori molto visibili ad ogni manifestazione, uscita pubblica, intervista di nostri rappresentanti.
    Sarà inoltre utile discutere sull’inserimento nel simbolo stesso del Partito della dicitura “Patria” o della dicitura “Italia”.

    In tale quadro politico, e constatato che la Fiamma Tricolore non vede attorno a sé altre forze Nazionali occupate in tal senso o in possesso delle adeguate credenziali, E’ INCONCEPIBILE PRECONIZZARE ALLEANZE POLITICHE CON LE FORZE ANTINAZIONALI DEL CENTRODESTRA COME DEL CENTROSINISTRA.
    Ciò dovrà necessariamente tradursi in una strategia uniforme sull’intero territorio Nazionale in occasione di consultazioni elettorali nazionali aventi valenza politica, restando essa valida, quale strumento orientativo, anche per le elezioni amministrative, nelle quali peraltro occorrerà, comunque e sempre, rapportare ed adeguare tale indirizzo alle condizioni oggettive presenti sul territorio.

    ORIENTAMENTI INTERNAZIONALI

    Una sincera e concreta battaglia per la riaffermazione dell’importanza della Nazione e della Patria non può prescindere dal rilancio della nostra azione politica per sensibilizzare gli Italiani sulla necessità di GARANTIRE LA SOVRANITA’ NAZIONALE, all’interno di un Europa che, lungi dall’essere ciò che oggi è, sia soprattutto soggetto autonomo dalla tracotante influenza americana e delle lobbies che, da oltre oceano, dettano la politica mondiale.

    Il Movimento Sociale RIAFFERMA LA PROPRIA ASSOLUTA CONTRARIETA’ ALLA PERMANENZA DELL’ITALIA NELLA NATO E DELLA NATO SUL TERRITORIO NAZIONALE ED EUROPEO.
    A tal proposito la Fiamma Tricolore dovrà mobilitarsi annualmente nella ricorrenza del 26 aprile, al fine di commemorare il giorno di inizio di una occupazione militare, quella statunitense, che da ormai 59 anni perdura nella nostra Nazione e in tutta Europa attraverso l’ingombrante presenza delle basi americane e con esse del perpetuarsi di una politica di vassallaggio che non trova giustificazioni alla luce del ruolo che l’Europa e l’Italia dovrebbero avere nello scacchiere geopolitico mondiale.
    In questo unico vero giorno della memoria, assumerà particolare importanza rivolgere un appello alle coscienze libere e consapevoli del ruolo e dell’importanza della nostra civiltà e della nostra cultura all’impegno per la vera Liberazione dell’Europa e per il suo completo affrancamento nel quadro di una piena affermazione delle proprie prerogative, peculiarità e potenzialità.
    Ciò rappresenta la conditio sine qua non per la rifondazione di un’Europa dei popoli che possa legittimamente aspirare a riprendere il luminoso cammino e la vitale funzione nel mondo di un “Imperium” che, nato in riva al Tevere, ha informato di sé ventisette secoli di storia e la cui eclissi è la causa essenziale delle presenti sciagure.

    E’ partendo da questa visione “armonica e augusta” che un’Europa siffatta può farsi portatrice di una profonda rivoluzione nei rapporti economici tra Nord e Sud del mondo: la situazione attuale è caratterizzata da improvvise esplosioni di “bolle speculative finanziarie” che decretano la rovina di interi popoli nell’America latina e in Asia; l’Africa sprofonda in condizioni di vita subumane, nel totale disinteresse mondiale, conseguenza diretta della decolonizzazione all’americana ed il fenomeno dei popoli spinti ad una emigrazione selvaggia sulle imbarcazioni della disperazione impongono di riflettere ed agire per l’azzeramento del debito pubblico degli Stati del Sud del mondo: esso non costituisce infatti che la catena, mediante la quale multinazionali e logge economiche tengono servi miliardi di esseri umani e le loro organizzazioni statuali.

    Rivendichiamo pertanto con orgoglio il diritto di primogenitura nella percezione e nella trattazione del tema fondamentale dell’antiglobalizzazione, sul quale, assai tardivamente, tutte le forze politiche sembrano oggi sentire il dovere di confrontarsi.
    Moltiplicheremo i nostri sforzi reciproci, per favorire la nascita di un vero e proprio fronte politico anti-mondialista europeo.

    Assoluta contrarietà esprimiamo nei confronti dell’allargamento della Comunità Economica Europea a realtà che non appartengono all’Europa per civiltà, cultura, usi, costumi, tradizioni.
    TURCHIA ED ISRAELE, COSI’ COME TUTTA LA SPONDA AFRICANA DEL MEDITERRANEO, NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON LA REALTA’ EUROPEA.
    In modo particolare, per quanto riguarda Israele, occorre un chiaro impegno dell’Italia nel chiedere la fine della "sistematica perpetrazione da parte di Israele di crimini razzisti, inclusi crimini di guerra, atti di genocidio e pulizia etnica", come riportato nel documento redatto a Durban dalle Organizzazioni Non Governative mondiali.

    ORIENTAMENTI INTERNI

    Il IV Congresso Nazionale dovrà rappresentare un reale e irrevocabile punto di svolta per il nostro Movimento.
    Le passate esperienze legate ad una visione accentratrice che tanti guasti e tante emorragie di talenti ha inferto alla Fiamma Tricolore, non sono oggi più percorribili, tanto più alla luce della esistenza di una classe dirigente giovane, rinnovata e potenzialmente in grado di portare nuova linfa alla nostra azione politica.

    Urge pertanto una radicale riforma istituzionale del Movimento che tenga conto di alcuni irrinunciabili capisaldi:
    - fine dell’era della cosiddetta “fiduciarietà” e conseguente ELETTIVITA’ DI TUTTE LE CARICHE DI PARTITO, dal Segretario di Sezione alla Segreteria Nazionale;
    - COLLEGIALITA’, almeno per quanto attiene il massimo organo interno (Segreteria Nazionale), che consenta di sviluppare e rafforzare la presenza di una classe dirigente coesa, dando al Partito la possibilità di parlare finalmente a più voci.
    - PROPORZIONALITA’, nei massimi organi (Segreteria Nazionale, Comitato Centrale) del Movimento, facendo sì che tutte le eventuali componenti trovino voce e spazio in proporzione al risultato ottenuto dalle diverse Mozioni in occasione del Congresso Nazionale. Tale principio assume estrema rilevanza al fine di porre termine alle emorragie di dirigenti ed iscritti puntualmente verificatesi all’interno di un Movimento sempre mono-tono nel corso della sua storia.
    Otterremo in tal modo più partecipazione, maggior confronto di idee e tesi, arricchimento del dibattito e nessun allontanamento dalle nostre file.
    - SEPARAZIONE TRA CARICHE PARLAMENTARI E CARICHE POLITICHE INTERNE: il Movimento può contare attualmente su un Parlamentare europeo ed un Parlamentare Nazionale. Ciò, alla luce dell’importanza che la rappresentanza parlamentare riveste per l’azione della nostra forza politica, impone che quanti siano investiti di tale ruolo dedichino tutte le proprie capacità a far sentire all’interno delle aule parlamentari, e quindi nel Paese, il peso delle nostre iniziative e delle nostre proposte di riforma.
    Tale impegno non può peraltro ripercuotersi sulla funzionalità della struttura interna, la quale, tanto più per lavorare in sinergia con i Parlamentari eletti, dovrà essere seguita da camerati che siano disponibili a profondere con altrettanto esclusivo impegno le proprie energie nell’organizzazione e nella guida politica del Partito.
    Troppe disfunzioni organizzative si sono nel passato, anche recente, riscontrate perché non si senta l’esigenza di porvi rimedio nel senso sopra indicato: chi, ricoprendo la carica di Segretario Politico o di Coordinatore del settore Organizzazione, è chiamato alla responsabilità di rispondere prontamente alle diverse esigenze dettate dai fatti politici di attualità, non può essere frenato da impegni ed assenze legate al proprio ruolo elettivo.

    Nel concreto pertanto proponiamo:
    - SI RIPARTA DALLE FEDERAZIONI: qualsiasi limitazione del ruolo o dell’autonomia delle Federazioni nel loro ambito territoriale deve essere pregiudizialmente esclusa.
    Le Federazioni costituiscono l’ossatura della nostra organizzazione e rappresentano l’unica causa artefice dei successi che il nostro Movimento ha conseguito in questi anni di attività.
    In una situazione, come la nostra, gravemente deficitaria dal punto di vista economico e delle presenze negli organi di informazione, non riconoscere i meriti delle Federazioni (e delle Sezioni) nella elezione, ad esempio, dei nostri parlamentari nazionali ed europei vorrebbe dire compiere un grave atto di mancanza di rispetto nei confronti di quanti hanno dato molto senza avere spesso nulla in cambio;
    ciò vorrà dire altresì tornare a riconoscere la necessità etica dell’intervento del Movimento nel sostentamento delle Federazioni dotate di sedi aperte al pubblico e di quelle iniziative di rilievo regionale che esse concordino di attuare sul territorio, destinando a ciò quota parte degli introiti del Movimento.
    - le Federazioni saranno coordinate, nella loro azione politica sul territorio da un COORDINATORE REGIONALE CHE SIA ELETTIVO all’interno di un Coordinamento Regionale del quale faranno parte i Segretari Federali, i membri regionali del Comitato Centrale ed il Segretario Regionale di Gioventù Nazionale;
    - MANTENERE IL COMITATO CENTRALE NEL RUOLO DI PARLAMENTO DEL PARTITO, nella misura di 100 componenti eletti a Congresso Nazionale, proporzionalmente alle diverse Mozioni congressuali, oltre ai Coordinatori Regionali, al Segretario Nazionale di Gioventù Nazionale, ai componenti della Segreteria Nazionale, al Presidente della Commissione Centrale di Disciplina.
    Contrazione del numero dei componenti del Comitato Centrale rispetto all’attuale riducendo a dieci i cooptabili dal Segretario Nazionale, in base ad esclusivo criterio di meritocrazia e capacità.
    - PREVEDERE LA CONVOCAZIONE DI UNA ASSEMBLEA PROGRAMMATICA da
    svolgersi con cadenza annuale, alla quale partecipino di diritto i componenti del Comitato Centrale unitamente ai Segretari e ai Commissari Federali
    - LA SEGRETERIA NAZIONALE SARA’ ELETTA AL CONGRESSO E RIVESTIRA’ IL RUOLO DI GUIDA POLITICA DEL MOVIMENTO.
    In seno ad essa, IL SEGRETARIO NAZIONALE SARA’ ORGANO ESECUTIVO DEI DELIBERATI DELLA STESSA, PORTAVOCE DEL MOVIMENTO, LEGALE RAPPRESENTANTE DELLO STESSO.
    Ne faranno parte nove membri (SEGRETERIA POLITICA):
    Il Presidente (eletto nel suo ambito), il Segretario Nazionale, il Segretario Amministrativo, i cinque coordinatori organizzativi di macro area (collegi elezioni europee), l’addetto ai rapporti con gli organi di informazione, tutti eletti in occasione del Congresso Nazionale.
    Ai lavori della Segreteria Nazionale parteciperanno inoltre i Parlamentari eletti, il Segretario Nazionale di Gioventù Nazionale e i Responsabili dei Dipartimenti, in ragione dei loro incarichi di competenza.
    - SI CREI FINALMENTE UN DIPARTIMENTO PER LA SCUOLA QUADRI, che traduca in realtà gli auspici in questo campo formulati da tutti da innumerevoli anni.
    - Quota parte degli introiti del Movimento venga destinata annualmente a finanziare l’attività di GIOVENTU’ NAZIONALE: una forza politica che non ha a cuore la crescita politica dei giovani al suo interno, non ha futuro!
    - GIOVENTU’ NAZIONALE divenga il laboratorio di una politica missina “per i giovani” che trovi finalmente il reale e incondizionato appoggio del Movimento con i fatti e non solo a parole.

    CAMERATI, VIVA L’ITALIA!
    VIVA LA FIAMMA TRICOLORE!
    Ci sarebbe anche una terza mozione, quella di Buonocore ma conoscendo il tipo possiamo benissimo tralasciarla e anche perchè non sostiene alcun candidato a segretario nazionale. Ci sono poi state altre 2 mozioni - 1 di Venosi (Salerno) e 1 di Corrao (Palermo) - consegnate però fuori tempo limite perciò anche queste inutili da discutere.

  2. #2
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    Sono entrambi 2 belle mozioni anche se mi ha sorpreso vedere la mano di Bevilacqua (che poteva risparmiarsi l'inciso sulle sue eroiche vittorie a pugilato coi rossi...) nel documento di Romagnoli. Al di là della solita e monotona pappardella sugli orientamenti di politica nazionale ed internazionale (ma questo è un bene perchè vuol dire che il nostro apparato ideologico è intatto), quello che risalta nelle due mozioni è la concorde condanna agli accordi con la CdL e L'Ulivo e la questione dell'unità d'area: mentre Romagnoli dichiara la Fiamma come forza centrale attorno al quale si devono riuniore il resto delle forze (esclusa la Mussolini), Taranto non sembra predere posizioni e spero che lo faccia presto seguendo la linea di Romagnoli. Devo ammettere che la mozione di Taranto carpisce le mie simpatie poichè vuole caratterizzare il partito dandogli una identità tutta italiana (e chi meglio di noi può fare questo? ricordiamoci che AN va battuta anche su questo campo) e ancor di più per l'organizzazione interna (più volte ho sottolineato come il rilancio del partito passi per questo punto) basata sui principi di COLLEGIALITA' - PROPORZIONALITA' - ed ELETTIVITA' DELLE CARICHE. Anche Romagnoli vuole caratterizzare il partito attraverso l'eredità missina ma io credo che quello del MSI (senza DN) debba essere il nostro stile, mentre la nostra caratteristica deve essere quella del partito della Patria e degli italiani. Entrambi inoltre vogliono giustamente ripartire dalle federazione sostenendole anche economicamente, ma sembra che Taranto ponga anche delle importanti attenzioni verso Gioventù Nazionale, altra carta vincente per il rilancio del movimento. Di Taranto comunque non condivido l'incompatibilità fra le cariche istituzionali e le cariche di partito.

  3. #3
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    a me preoccupa che Romagnoli potrebbe in caso fosse riconfermato segretario considerare la Mussolini come interlocutore affidabile.

  4. #4
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    In Origine postato da Destino
    a me preoccupa che Romagnoli potrebbe in caso fosse riconfermato segretario considerare la Mussolini come interlocutore affidabile.
    Mi pare chiaro che nessuno qui abbia una stima particolare per la Mussolini. Ma, come ho avuto già occasione di far presente, il fenomeno Mussolini va affrontato, ci piaccia o meno.
    Dobbiamo pensare al futuro della Fiamma, e pensare alla Fiamma significa fare il possibile per evitare che il nostro movimento venga schiacciato su una scena politica che, già di per se bipolare, rischia di farci sparire (politicamente, intendo) e leggittimare AS come movimento "nazionalpopolare". Non possiamo presentarci come "gli alternativi" degli "alternativi". Politicamente sarebbe un suicidio, ammesso che esista uno spazio politico-elettorale del genere.
    Oltra alle discussioni sulle tesi, sulle segreterie, ecc (importantissimi), vorrei sapere da voi quale sia il ruolo più consono alla Fiamma alle prossime regionali di primavera:

    1) Fiamma da sola
    2) Fiamma con AS (anche solo elettoralmente)
    3) Fiamma con il Polo
    4) Fiamma assente del tutto dalle schede

    Scartando l'ipotesi 3), sulla quale mi sembra che ben pochi concordino, resta praticabile la 2), oppure la 1) in stretta concomitanza con la 4). E' già, miei cari, perchè oltre al "voler" andare da soli, c'è la dura realtà. Nelle regionali 2000 fummo presenti in 7 regioni, meno della metà. Oggi non ho motivi per pensare ad un miglioramento, anzi. E una volta raccolte migliaia di firme, spesi migliaia di Euro, un mazzo tanto, presenti magari a macchia di leopardo, con candidati di fortuna e una campagna elettorale disperata, ci troveremmo a prendere lo 0.5/0.6 (valore di picco). Con la Mussolini presente in tutte le regioni con almeno il doppio dei voti nostri. Spero che tutti capiate come ciò sarebbe un autentico suicidio politico.
    Mi vengono solo i brividi a pensare alla mia regione: il Lazio, con la Mussolini candidato presidente che prende 3-4% minimo... e noi? Lei ha iniziato la campagna elettorale già da più di un mese, la puzza della merda di Storace si sente per tutta Roma. E noi ancora niente. Non abbiamo un candidato. Non abbiamo le firme. Rischiamo di fare un flop clamoroso e di sparire dall'immaginario collettivo (che, fino ad ora, ci ha per lo meno identificato come l'unico movimento nazionalpopolare).

    No ragazzi, non possiamo permetterci una toppa del genere. Se abbiamo alternative alla Mussolini tiriamole fuori... Ma qui non stiamo alle Europee. Un errore può essere fatale...

    Vi ripeto, non ho alcuna stima della Mussolini in se, ma dobbiamo essere realisti. Lei sta riuscendo a creare un movimento non trascurabile. Potrebbe aver bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci tolga dall'isolamento....

  5. #5
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    più che sulla Mussolini tu hai toccato un punto molto importante. Lei ha organizzato un partito dal niente, e noi invece cosa abbiamo fatto?
    Non c'è nessuna chiarezza in Fiamma, è questo il problema. Vedo beghe interne e una non-volontà di risolverle. Si aspetta il Congresso come "resa dei conti" e intanto il partito va a rotoli.

  6. #6
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    Per quanto riguarda la Mussolini, essa è un personaggio incontrollabile e sicuramente "altro" rispetto al nostro modo di essere di pensare e di essere.

    L'immaturità politica e culturale di molti "camerati" ha fatto si che si coalizzasse intorno alla sua figura un notevole interesse, tanto che molti della Fiamma si sono fatti abbagliare da quella M ed hanno abboccato all'amo come pesci.

    Diversa è stata la posizione degli altri movimenti che hanno visto in lei sono un'opportunità per uscire dal vicolo cieco in cui erano finiti. Ma hanno ottenuto magrissimi risultati e la stessa Mussolini ha preferito fare asso piglia tutto, ben sapendo che i voti che AS ha preso sono TUTTI i suoi. Pensate che ha preferito perdere un seggio al Parlamento italiano che lasciare quello europeo. Certo lei si è candidato con quell'obbiettivo, ma allora AS che vuol dire?
    Se AS fosse stato un movimento degno di questo nome certamente avrebbe preferito essere rappresentato anche in Italia... Certo essere rappresentati dalla Mussolini la dice lunga, ma questo è un altro discorso.

    Che sia necessario un accordo con questi individui forse è troppo evidente, anche se penso che sia un abbraccio mortale. Il loro scopo è solo distruggere la Fiamma e la maggior parte dei missini sono impreparati per questa battaglia. La Fiamma, evidentemente, interessa ben pochi.
    Invece, gli altri si coalizzano all'interno del loro movimento, fanno blocco e... caricano!

    Personalmente preferirei, almeno qui a livello locale, andare a parlare con Forza Italia e AN che con quelli di AS. Saranno pure dei ladri ma almeno sanno che vuol dire fare politica... ma purtroppo sembra che l'andazzo sia quello di puntare a prendere il 51% dei voti e di fronte a questa scelta, credetemi, rimango disarmato ( ).

    Al Congresso si dovrà necessariamente fare blocco intorno a Romagnoli che ha dimostrato almeno una fedeltà all'idea - meglio: fedeltà alla Fiamma - non indifferente.

    Per quanto riguarda le strutture organizzative trovo triste che non si parli in queste discussioni di organizzazioni parallele.
    Sono sempre convinto che Gioventù Nazionale - il partito dei piccoli - debba essere sciolta e i giovani in quadrati in organizzazioni operative: studentesche, universitarie, ambientali, sociali.
    Solo così si potrebbe rilanciare il movimento dalla base e superare le croste in cui ci siamo chiusi in questi ultimi anni.

    Nella speranza di trovare interesse su queste posizioni vi saluto romanamente.

  7. #7
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    In Origine postato da Fiamma Nettuno

    Per quanto riguarda le strutture organizzative trovo triste che non si parli in queste discussioni di organizzazioni parallele.
    Sono sempre convinto che Gioventù Nazionale - il partito dei piccoli - debba essere sciolta e i giovani in quadrati in organizzazioni operative: studentesche, universitarie, ambientali, sociali.
    Solo così si potrebbe rilanciare il movimento dalla base e superare le croste in cui ci siamo chiusi in questi ultimi anni.

    Nella speranza di trovare interesse su queste posizioni vi saluto romanamente.
    Il movimento giovanile ha enorme importanza sia perchè ti rende più facile aggregare e sia perchè responsabilizza i suoi militanti diventando un corso di formazione per i nuovi politici del partito.
    Molti di AG che sono entrati (per ultimi quelli di Novara che nelle scuole hanno subito vinto con 3 liste studentesche dimostrando di avere qualcosa da insegnare a molti coetanei della Fiamma) e che in questo momento stanno pensando di entrare, hanno deciso di fare il grande passo solo perchè davanti hanno trovato un movimento giovanile che tenta con tutte le sue forze di essere il vero erede del Fronte della Gioventù.

    Gioventù Nazionale è l'unica cosa buona della Fiamma....non sciogliamola!! Pensiamo ai federali passivi o corrotti che devono essere spediti a calci in culo sulla luna piuttosto!!

    A mio avviso semmai biognerebbe rendere più autonoma GN dalla Fiamma. Però è anche vero che siamo troppo pochi per arrivare a pensare una cosa del genere. L'errore più grande del msi è stato infatti portare sotto la sua totale direzione la "giovane italia" e il "raggruppamento" rovinando quel prezioso laboratorio politico e metapolitico che una volta aveva la destra. Proprio a seguito di ciò siamo caduti nel "ghetto" perdendo la piazza in tantissime città. A Palermo ad esempio, fino a prima della nascita del FdG, camerati e compagni si spartivano equamente la gioventù!

    Guardiamo indietro e correggiamo gli errori del passato prima di passare a sperimentazioni giovanili che non funzionano (vedi FN e FsN)
    Vita est militia superterram

  8. #8
    fedalmor
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    Io appoggio l'ipotesi nr.2, la Fiamma con AS in un cartello elettorale, senza (per carità) entrare in una sorta di 'pentapartito' (orrore) con la Mussolini che fa da segretario... l'obiettivo dev'essere quello di stringere un'allenza esclusivamente elettorale con LdA/FSN/FN e tentare, dall'interno, di fondere questi tre movimenti nella Fiamma. Sarà un'utopia, ma possiamo farcela. Non è un caso che alcuni vertici locali di Forza Nuova da qualche tempo (l'ho scoperto, con piacevole sorpresa, dopo la riunione di lunedì in federazione) siano entrati nella Fiamma. Dall'esterno rischiamo soltanto di f**terci (tanto per essere chiari), mentre dall'interno possiamo dimostrare di essere realmente importanti, fondamentali, per l'intera area. L'imminente recupero della denominazione MSI (sempre 'a condizione che', etc.) può essere un bel traino. Detto ciò, sarebbe un bene la riconferma del Segretario Luca Romagnoli, per garantire continuità e, soprattutto, scongiurare pericolose, ulteriori scissioni. Su GN io ribadisco l'importanza di mantenere attivo e sempre più indipendente il movimento, perché il futuro della Fiamma è nelle nostre mani (specie pensando al fatto che, a prescindere dalle posizioni sui candidati alla segreteria, siamo concordi su tutta la linea): sciogliere GN e valorizzare il FUAN e la GEA? Meglio rafforzare GN e delegare al FUAN, alla GEA e, perché no, ad una realtà liceale/superiore gli ambiti di competenza, sempre dall'interno. A me francamente sembra ridicolo vedere 200/300 siti che propongono gli stessi contenuti, gli stessi volantini, le stesse campagne ma con nomi diversi (sul sito di FN c'è un volantino contro la Turchia in Europa, una campagna anti-abortista, un'altra anti-israeliana come sul nostro: cazzo, che bello sarebbe 1 solo nome, 1 sola realtà, 1 solo Fronte della Gioventù!)... lavoriamo per uniformare l'area, dall'interno, pian piano, ma si deve costruire una realtà forte, stabile e unita, veramente alternativa al bipolarismo. È stupido proporre campagne identiche, sotto nomi diversi: l'elettorato si spacca e francamente nessuno capisce la differenza tra FN/FSN/LdA/MSFT se non per la dirigenza dell'uno o, dell'altro. Puntiamo ad un partito unico, l'MSI, sotto un'unica segreteria, con un unico obiettivo: vincere!

  9. #9
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    A mio avviso semmai biognerebbe rendere più autonoma GN dalla Fiamma.


    GN è praticamente a sè stante, ha una autonomia da paura. Il gruppo giovanile, nel corso degli anni (dal 70 c.a. in poi) non ha mai avuto tanta autonomia. Che vogliamo fare, gli indipendenti?!?
    CESARO - M.S.I. Padova

  10. #10
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    In Origine postato da cesaro


    GN è praticamente a sè stante, ha una autonomia da paura. Il gruppo giovanile, nel corso degli anni (dal 70 c.a. in poi) non ha mai avuto tanta autonomia. Che vogliamo fare, gli indipendenti?!?
    Veramente è proprio sotto la "gestione Almirante" che l'autonomia dei movimenti giovanili finisce. Nel '68 Valle giulia e l'assalto guidato da Almirante all'univesità occupata dai compagni che erano d'accordo con quelli del Fuan di giurisprudenza per non attaccarsi a vicenda segnano il momento preciso di questa perdita di autonomia.

    Cmq GN va bene così com'è. volevo solo dire che semmai biosgnerebbe pensare di darle più autonomia (quando si ritroverà minimo 20.000 iscritti ovviamente)
    Vita est militia superterram

 

 
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