mozione di Romagnoli
[b]“RIAFFERMARE, RIFONDARE, RILANCIARE”
Parte Prima (a cura di Luca Romagnoli)
Cari camerati,
nell'imminenza del Congresso Nazionale, ma soprattutto prima che il relativo dibattito rischi di obliterare le prospettive politiche che si vogliono ricercare e quindi sostenere, prima che chiunque strumentalmente usi argomenti pleonastici, demagogici o di retroguardia o abbia la tentazione dello "scaricabarile", voglio premettere alla mozione congressuale alcune osservazioni di carattere generale che, spero, siano recepite, andando oltre le singole mozioni e magari integrandole.
Premessa
Ci attendono nuove valutazioni di prospettiva e la ricerca di sinergie, che appaiono essenziali per affrontare l’imminente battaglia elettorale per le regionali e le politiche. Prospettiva che non potrà ignorare la valutazione che il nostro Movimento continua a riferirsi ad un programma antagonista e d'alternativa al sistema e che, comunque, seppure flessibile alle esigenze della legge elettorale come fin qui è stato, deve ora trovare modi di ricerca del consenso e d’ottenimento di rappresentanti nelle istituzioni diversi da quelli fin qui seguiti .
Per essere efficaci e quindi essere interpreti di un'azione politica incisiva, nuova, non è sufficiente cavalcare l'agile antagonismo senza nutrirlo del collegamento alle diverse e tante fasce del malessere sociale che potrebbero trovare in noi i vettori del loro -almeno formale- riscatto dal dominio degli interessi dei grandi gruppi di proprietà e della finanza, nazionale e transnazionale, che potrebbero trovare in noi i difensori civici che non hanno fin qui trovato nelle istituzioni, nei sindacati e nei partiti -scusate il tenore un pò retrò- di regime. Rimando ai documenti d'approfondimento sui temi, alle loro sintesi (come ad esempio la sintesi programmatica presente sulla III di copertina de L'Antagonista) e alle ben accette integrazioni, agli spunti, ai suggerimenti che, se mai sono venuti, hanno sempre trovato e troveranno grata ospitalità, tanto nel progetto quanto nella propaganda del Movimento. Ritengo qui opportuno affrontare prima e diffusamente, seppur non esaustivamente, gli orientamenti sulla "pratica dell'agire politico" del Movimento, e sulla sua organizzazione, dando per scontato, a proposito dei temi, che quanto propagandato dai nostri siti, dai nostri programmi elettorali, quanto elaborato in questi circa due anni di Segreteria, sia sufficientemente, se non condiviso, almeno noto.
Acclarata la centralità del nostro Partito, proprio in ragione di ciò devono ridiscutersi i rapporti nell’area “nazional-popolare”, spazio che esiste, ma è occupato da una “frammentarietà d'intenti e rappresentanti”, frammentarietà che ha fin qui prodotto inviluppo invece che sviluppo politico e, pertanto, con senso di responsabilità tenterò di esperire ogni tentativo utile al suo superamento.
Credo sia evidentemente necessario una riorganizzazione strutturale nonché statutaria, seppure ammonisco dalla tentazione di stravolgere la nostra eredità e le nostre tradizioni statutarie, non scordando che proprio lo stravolgimento di queste condusse poi alla "trasformazione (abiura) di Fiuggi". Credo sia necessario ridiscutere, con serenità ma con determinazione, di come mettere a miglior frutto risorse umane ed economiche (queste ultime che finalmente avremo in misura ben diversa dal poco amministrato in questi due anni di Segreteria). Su questi temi, auspico che i militanti e i dirigenti del Movimento vogliano, con essenzialità e grande praticità, iniziare a riflettere e discutere in vista dell’imminente Congresso Nazionale. Questo meglio dovrà strutturare il nostro Partito e meglio dovrà definirne le tattiche, visto che la strategia, l’identità missina e quindi la “continuità ideale” non è ne può essere in discussione.
Con le unghie e con i denti
Può essere l’alba di un nuovo giorno; il risultato delle elezioni europee, considerate le difficoltà immani nell’ambito delle quali è maturato (che, con neologismo, definirei risultato “sovresistenziale”), conferisce ora delle potenzialità di rappresentatività e delle possibilità economiche per il rilancio del Partito mai prima esperite. Ma, certo, guardando all’oggi e al futuro, non possiamo misconoscere errori del passato che hanno messo a grave rischio la nostra continuità e che vanno in futuro evitati; tra questi:
incapacità nella valutazione d'uomini e contesti territoriali, spesso ingenerate da ambizioni e localismi;
errori smaccatamente organizzativi e atteggiamenti alle soglie dell’irresponsabilità (laddove non dell’incapacità), emarginando ed escludendo individui o piccoli gruppi, anche in occasione degli appuntamenti elettorali recentissimi, "scelte" e condizionamenti che hanno in alcuni casi nuociuto al risultato complessivo delle Circoscrizioni elettorali europee o delle Province al voto; la lettura del dato elettorale qualcosa in proposito evidenzia.
Non posso, non possiamo non tenerne conto, se non altro per il futuro.
Per costruire un nuovo modello d'organizzazione e di relazioni con la società, se Noi, campioni della socialità, non vogliamo essere marginali oltre che emarginati come spesso avviene, dobbiamo finirla d'essere - o sentirci - l’area dell’esclusione sociale. Per questo, più che cercare di occupare un ruolo già ampiamente ricoperto da altri (la destra becera e nostalgica delle forme e delle improponibili rivisitazioni, piuttosto che dell'attualizzazione, oppure quella perbenista e antipopolare del mantenimento dei privilegi di una borghesia cui nulla dobbiamo e alla quale, invece, si devono imputare tanti difetti della nostra società), è tempo di inserirsi nella società e nei suoi "modi d'organizzazione e partecipazione", per creare, nelle categorie, nelle associazioni etc. prima la stima e poi il consenso. Dobbiamo avere la capacità di relazionarci al contesto nel quale viviamo, se su esso vogliamo incidere. È questo tipo d'azione e mentalità che ha costruito e costruisce il successo elettorale di altri.
È dunque tempo di conquistare, pian pianino, il Castello, penetrando nelle salmerie con l'astuzia, per poi tentare di dilagare nelle fucine e nell'armeria e, infine, nella corte, piuttosto che continuare assisi a lanciare invettive dal monte, compiacendoci della nostra purezza, struggendoci di nostalgia, ma non riuscendo ad aggregare altri che noi stessi! Cosa possono assommare sentimenti e ideologie è di lapalissiana evidenza: dobbiamo dunque cercare "d'aggiungere altro", proponendo qualcosa in più, proponendo qualcosa che altri non possono proporre, magari cercando di coinvolgere chi viene sul nostro progetto o, in ogni modo, lo possa integrare. Caratterizzarsi ancora di più come: “quelli del primato degli italiani, quelli dell’indipendenza e sovranità, quelli dell'identità e dell'interesse popolare nazionale ed europeo”. Questo credo riassuma i tanti temi del nostro proporci.
Il Partito, tra le tante necessità ed obiettivi, in particolare deve considerare quanto segue:
a) ricercare l'unità d'intenti, almeno nelle "tattiche elettorali" e senz'altro nell'azione militante. Queste possono essere più incisive se coinvolgono quanti ne condividono le finalità. Qui sta la vera difficoltà: se analizziamo cosa condividiamo con gli altri "soggetti dell'area", rischiamo di ridurci al reducismo, a vaghe asserzioni sulla tradizione e il mito etc. etc; franco poche convergenze, troviamo un'infinità di distinguo e divergenze. Attualmente noi consideriamo la Fiamma come il soggetto politico centrale più "spendibile", anche "elettoralmente", oltre che indubbiamente Partito strictu sensu rispetto ad altri; ma non considerare che sul palcoscenico sono presenti altri "attori" con i quali è opportuno, quantomeno, evitare il reciproco danno o, peggio, il pericoloso confligere sembra valutazione indispensabile. Per questo la mia proposta è tentare, almeno tentare, la Confederazione con altri soggetti o gruppi che vogliano condividere l'impegno militante ed elettorale, soprattutto nelle more della necessità immediata d'organizzazione di una "tattica elettorale" per le prossime elezioni regionali.
b) rilanciare i nostri temi che (tra l'altro, se da più parti ripresi o addirittura scopiazzati) dimostrano un qualche "interesse e originalità" rispetto alla sostanziale omogeneità delle proposte presenti nel panorama politico, "originalità" di cui, con ingenerosità verso noi stessi, spesso non teniamo conto.
Temi quali:
PRIMATO DEGLI ITALIANI (o, se più piace, preferenza nazionale nel lavoro e nei diritti sociali -casa, assistenza sanitaria, istruzione, pensione-);
GIUSTIZIA SOCIALE (e difesa dello Stato Sociale), quindi di tutte quelle che sono state conquiste sociali e veramente rivoluzionarie del "Fascismo Sole dei Popoli" movimentista prima e poi di quello dell'esperienza repubblicana. Giustizia sociale che abbiamo insegnato al mondo ancor prima che esistesse il welfare state, poi affermatosi nella Gran Bretagna laburista e nell'Europa scandinava. Ci sono garanzie sociali, diritti popolari e dell'individuo che vanno strenuamente difesi all'alba del Terzo Millennio, ricacciando tutti i tentativi degli alfieri del liberismo d'involuzione delle garanzie che uno Stato, se civile voglia dirsi, deve continuare a garantire, anzi dovrebbe ulteriormente estendere. Quindi, giustizia fiscale fortemente proporzionale ai livelli di reddito (e non, come ancora una volta tenta di fare il governo della CDL, per "fare più ricco chi già lo è"), ma anche tale da agevolare la famiglia e quelle attività economiche peculiari del nostro territorio e delle nostre tradizioni che, pertanto, non essendo "delocalizzabili", sono la vera garanzia di continuità e sviluppo per la nostra Nazione . Giustizia sociale significa opporsi, come abbiamo fatto - siamo gli unici a poterlo fare a pieno titolo-, alla devoluzione e alla "via italiana al federalismo", che, come abbiamo detto e scritto, amplia le sperequazioni tra italiani delle regioni ricche e di quelle già discriminate e afflitte dal sottosviluppo (invero indotto nel secondo dopoguerra da politiche che hanno mirato allo sviluppo industriale, mortificando investimenti nell'agricoltura o nel turismo contro semplice assistenzialismo). Giustizia, infine, significa meritocrazia nelle opportunità d'accesso ai mezzi di produzione e al lavoro, come pure nelle attribuzioni dei posti di dirigenza e responsabilità, soprattutto nel pubblico impiego;
INDIPENDENZA E SOVRANITÀ in un'Europa Nazione e delle Patrie, che sia indipendenza vera dal giogo e dagli interessi atlantici (ma attenzione, non solo), tanto per ciò che attiene la geopolitica quanto la geoeconomia, nella convinzione che l'Europa sia ancora indiscusso "faro di civiltà", se si riesce ad opporsi al suo ulteriore avvilimento a mero mercato e a difendere, invece che al solito le grandi finanze e la grande impresa (troppo spesso cointeressate direttamente o indirettamente con le mutinazionali), le piccole economie, l'impresa artigiana e la piccola industria ; inoltre, ribadiamo con convinzione - questa volta siamo gli unici finora a sostenerlo anche pubblicamente - che siamo contrari alla strategia iperliberista di Lisbona, siamo contrari all'allargamento ulteriore dell'UE (in particolare alla Turchia e a tutti gli Stati che non hanno "continuità tradizionale" con la nostra Europa), siamo contrari alla Costituzione Europea che non rispecchia la nostra concezione e che, come già avvenuto per l'adozione dell'Euro, vogliono imporci senza consultazione referendaria.
c) migliorare la nostra capacità di comunicazione e, proprio per iniziare, dobbiamo finalmente poter contare su un organo quotidiano di Partito che sia tale, ispirandosi alla linea del Movimento. Certo, aperto al dibattito, ma non per questo propalatore d'opinioni altrui, addirittura confliggenti con quelle del Partito che vorrebbe/dovrebbe rappresentare, così come indiscutibilmente è oggi. Questa situazione d'insoddisfazione nei confronti del quotidiano va avanti da anni e, non avendone più il controllo né la proprietà, il Movimento è stato fin qui costretto a un altro tipo di rapporto, proprio mercè la sua "soggezione economica". Bene ora quel tempo è finito, non funziona più neanche il condizionamento economico: mi sono impegnato e m'impegnerò ancora per ristabilire i diritti e perseguire gli interessi del Partito in proposito;
d) responsabilità degli organi dell'organizzazione attraverso la loro elezione in Comitato Centrale, con delegata allo stesso organo la possibilità di revoca e sostituzione (tale organo sarà ancor più rappresentativo se formato dai Segretari Federali eletti oltre che dai componenti eletti in Congresso e a quelli statutari). Spesso, troppo spesso, è accaduto e accade che gli incarichi fiduciari si trasformino in pretesa, in "diritto acquisito", a prescindere dai risultati conseguiti e dalla soddisfazione di chi ha conferito l'incarico e di chi dall'incaricato é stato "amministrato". Diversi potrebbero essere gli esempi delle discrasie così ingenerate. È bene che ognuno prenda e risponda per le sue responsabilità, e il Partito possa incaricare o revocare con maggior flessibilità in base agli obiettivi raggiunti; questo è possibile rinnovando lo Statuto e attribuendo al Comitato Centrale il potere di scegliere (e revocare e avvicendare) i componenti della Segreteria Nazionale o Esecutivo Nazionale che dir si voglia.
e) diffusione sul territorio delle risorse economiche, che sono assicurate per il quinquennio 2004-09 a seguito del risultato elettorale. In proposito la mia proposta è di attribuire a ciascuna Regione il 60% del rimborso elettorale annuo (in proporzione ai voti conseguiti nelle ultime elezioni europee, ma anche con ovvi pesi ponderati in base alle liste presentate nelle elezioni provinciali, all'importanza politica e demografica delle Province e delle Città, etc.).
f) flessibilità nell'aggregazione dei militanti e nel reclutamento dei simpatizzanti; ma vanno rivisti ruoli e responsabilità, assicurando rappresentatività negli organi del Partito in base alla distinzione tra chi veramente milita e chi, appunto, simpatizza, dedicando al Movimento solo saltuariamente scampoli del proprio tempo libero;
g) un Segretario Nazionale che rappresenti pubblicamente il Movimento (come da nostra tradizione), interpretando al meglio le linee che esso "dovrebbe esprimere" attraverso gli organi eletti in Congresso (che, è bene sottolineare, sono, da Statuto vigente: Segretario Nazionale, Comitato Centrale, Segretari Federali);
h) un Segretario Nazionale che rappresenti il Movimento, nelle sue diverse "anime e sfaccettature" e sia garante di questa policroma composizione umana e politica, oltre che della continuità ideale e progettuale, in condizione di poter mediare tra ambizioni dei singoli ed esigenze della comunità-Partito. Poiché si é insistito, da parte di alcuni, per un congresso a mozioni e con probabili varie candidature, significa, e me ne spiace, che si é voluto cercare un "governo di maggioranza", piuttosto che continuare con la collegialità (secondo alcuni, troppa) che nella sostanza, se non nella forma, ha caratterizzato l'attuale Segreteria;
i) un adeguamento dello Statuto e dell'Organizzazione dovrebbe vedere gli organi del Partito così articolati:
Eletti dal Congresso Nazionale
- Comitato Centrale composto da tutti i Segretari federali eletti più un componente ogni 100 iscritti (oltre i primi 100), integrato dai Segretari Regionali e da non più di 10 (dieci) membri cooptati dal Segretario Nazionale, con le competenze previste dallo Statuto;
- Segretario Nazionale;
- Giunta di Presidenza onoraria (o dei Probi Viri), composta di 7 elementi, garanti della continuità ideale, di "militanza antica" e/o prestigio culturale acclarato, con competenze di consiglio e mediazione, presieduto da un primus inter pares che n'assume la presidenza (la giunta collabora con il Procuratore Nazionale ai fini del tentativo di ricomposizione delle diatribe).
Eletti dal Comitato Centrale
- Presidente del Comitato Centrale.
- Direzione Nazionale, presieduta dal Segretario Nazionale e composta da 40 (quaranta) elementi, di cui 18 eletti dal C.C. con specifiche competenze di settore, della quale facciano parte i Coordinatori Regionali, un rappresentante di Gioventù Nazionale e una rappresentante del Movimento Femminile);
- Segreteria Nazionale (o Esecutivo Nazionale), formata da 6 componenti più il Segretario Nazionale (che tra i 6 incarica un Vice Segretario). A ciascun componente il C.C. affida specifiche competenze e responsabilità, settoriali e/o geografiche che siano;
- Segretario Amministrativo, cui affidare l’amministrazione economico-finanziaria del Partito;
- Procuratore Nazionale per la Disciplina, con l'incarico di istruire i provvedimenti disciplinari e quindi affidarli al giudizio collegiale dei Coordinamenti Regionali, mantenendo competenze di giudizio di secondo grado;
- Segretaria Nazionale Femminile.
Eletti dai Segretari Federali della Regione
- Coordinatori Regionali (revocabili dai Segretari Federali o per richiesta a maggioranza della Direzione Nazionale, con l'esclusione dal diritto di voto in proposito dei Coordinatori Regionali): sono responsabili dell'immagine del Partito, delle iniziative politiche e della formazione delle liste a livello Regionale;
Le cariche di Componente la Direzione Nazionale, di Segretario Amministrativo, di Segretario Nazionale Giovanile, di Segretaria Nazionale Femminile, di Segreteria Nazionale (o Esecutivo Nazionale), di Coordinatore Regionale, di Segretario Federale, di Procuratore Nazionale per la Disciplina, di Componente della giunta di Presidenza onoraria (o dei Probi viri) e, ovviamente, di Segretario Nazionale sono incompatibili con altre cariche stabilite espressamente dallo Statuto.
Parte seconda (a cura di Roberto Bevilacqua)
Posizione politica
Per quel che riguarda la politica interna, dobbiamo chiarire definitivamente e senza equivoci la posizione del Movimento. Le vicende e i risultati delle recenti elezioni europee, e ancor prima delle amministrative del 2003, hanno dimostrato quanto sia difficile trovare un’ampia intesa con le altre forze “nazionalpopolari” (e quelle che si dicono comunque antagoniste al sistema), essendo ancora prevalenti certi egoismi e personalismi, tradizionali difetti del nostro ambiente. Il correre separati alle competizioni elettorali ha, peraltro, provocato un’emorragia verso l’area del centro-destra di certa parte dell’elettorato perplessa sull’utilità del voto al di fuori dei due schieramenti del cosiddetto bipolarismo, considerato il prevalente sistema elettorale maggioritario. Insomma, molti nostri potenziali elettori, a torto o a ragione, hanno preferito il “male minore” piuttosto che assistere al predominio degli ex-comunisti e sinistrume vario. Ma in quali termini, occorre domandarsi, è possibile accordarsi elettoralmente con la Casa delle Libertà, nel momento in cui la “forbice” fra le “nostre” e le loro “posizioni”, in termini di politica economica ed estera, di Stato Sociale e d'occupazione, d'immigrazione e delocalizzazioni industriali, di valori fondamentali quali la famiglia e il diritto alla vita si allarga sempre più? Come si può concepire un'alleanza con quei traditori dell’Idea che tutto hanno venduto e rinnegato, pur di conquistare un “posto al sole” nella politica che conta, e che ci hanno definito, anche se indirettamente il “male assoluto”?
E non possiamo nemmeno condividere alcunché con chi sfrutta il suo illustre cognome a fini propagandistici e poi si schiera a favore delle coppie omosessuali, del loro matrimonio e della loro adozione di bambini, non condanna lo sciagurato intervento militare in Iraq e non si oppone all’ingresso nell'U.E. della Turchia.
La vigente legge elettorale, che praticamente obbliga ogni forza politica a partecipare ad uno schieramento più ampio, pena la sua sconfitta, non può più essere una scusante per accordi con chi è distante politicamente da Noi anni luce. Non possiamo perdere la faccia e i consensi che, con una condotta coerente e veramente alternativa ai due schieramenti prima o poi verranno, per assicurarci effimeri ed ipotetici risultati in termini di seggi e visibilità: appiattirsi sulle posizioni altrui sarebbe il nostro suicidio come forza politica, disperdendo tutto l’enorme patrimonio ideale, culturale e programmatico ereditato dai nostri predecessori e, soprattutto, dai nostri numerosi Caduti.
Dobbiamo avere, invece, la capacità di rivolgerci con proposte concrete a quel 30% d'elettori che ormai disertano sistematicamente le urne, stanchi delle solite promesse e dei soliti inganni pre-elettorali. E qui vanno citati quei gruppi cosiddetti "extraparlamentari" che qualche mese fa hanno aderito senza se e senza ma alla Fiamma Tricolore: questi, formati per lo più da giovani senza precisi punti di riferimento, a volte emarginati, derisi e spesso perseguitati per le loro idee, rappresentano tutt’altro che gruppi chiassosi, folkloristici e avventuristici, come qualcuno li ha definiti. Rappresentano, piuttosto, un esempio di come le giovani generazioni cerchino delle risposte che in questa società, votata al materialismo, al consumismo e alla dissoluzione dei valori, nessuno sa più dare. Ma le difficoltà incontrate da questi giovani hanno fatto scuola facendoli spesso crescere culturalmente, cosa che sarebbe stata impensabile e insperabile nel nostro ambiente e nel M.S.I. di qualche decennio fa, permeato purtroppo, occorre riconoscerlo, anche d'arrivisti, di massoni, di filo-americani e d'avvocati “azzeccagarbugli”, la maggior parte dei quali, per fortuna, prese un’altra strada nell’altro congresso di Fiuggi del gennaio 1995.
Proprio la cronica mancanza di momenti d'apprendimento e accrescimento culturale è uno dei punti dolenti da affrontare e cercare di risolvere. Va ricordato, infatti, che i successi della sinistra italiana per oltre 50 anni si sono basati su una cultura che, a partire dall'immediato dopoguerra, è diventata quasi incontrastatamente egemone, a partire dalle scuole, dalle università, fino alle fabbriche, nei posti di lavoro in genere, nella Magistratura, nei Ministeri, negli Enti Locali e in tutti i gangli vitali dell'apparato statale. Si era giunti al punto che chi non avesse parlato un certo linguaggio o non avesse solo "pensato" in una certa, maledettamente dominante e massificante, maniera sarebbe stato inevitabilmente emarginato e penalizzato nel riconoscimento dei propri diritti, e in molti casi "fisicamente fronteggiato" dai democratici "antifascisti militanti (i quali però, va ricordato, malgrado la sproporzione numerica di quegli anni, in diversi casi le hanno anche prese…). La testimonianza di tale egemonia sono i diversi partiti più o meno comunisti tuttora esistenti in Italia, alcuni con percentuali di consenso considerevoli, anche molti anni dopo il crollo dell'impero sovietico e del muro di Berlino, caso forse unico nel panorama europeo. Coloro che circa dieci anni fa rinnegarono, favoriti da un contesto politico mutato in seguito al "crollo del muro" e al fenomeno "mani pulite" versus "tangentopoli", hanno avuto un successo incontestabile, conquistando importanti posizioni di potere e di Governo con ruoli di gran rilievo; ma, è bene ricordarlo, grazie alle idee, i programmi e i progetti che, finalmente, dopo 50 anni di ghetto e d'emarginazione, trovavano ragione e riscontri. Ma si può rinunciare a tali idee e progetti, rinnegare le proprie radici e, soprattutto, ingannare la fiducia di milioni di italiani per mire puramente arrivistiche e personalistiche? Se così fosse avrebbe ancora senso l’esistenza di un Movimento Sociale che faccia tali scelte rinunciatarie dopo dieci anni di “trincea”?
Abbiamo il dovere-obiettivo di portare avanti, di “salvaguardare” tutto un patrimonio d'idee e di tesi programmatiche, tutto un immenso retroterra di cultura, di tradizioni e di progettualità che, altrimenti, andrebbero dispersi. Lo possiamo fare nell'attesa di tempi migliori: ci fanno ben sperare la conquista del seggio all'europarlamento, come ci fa ben sperare, la voglia di ritorno al “proporzionale” di tanti "soggetti politici minori", indotto dal sostanziale fallimento del sistema elettorale maggioritario, anche se il percorso di tale cambiamento è di là da venire, peraltro, con l’insidia della contestuale proposta di uno sbarramento “alto” (intono al 4-5 %).
Per l’immediato futuro e in vista delle prossime elezioni regionali, pertanto, dobbiamo mirare ad aggregare intorno a noi chi è con noi in sintonia sui valori e sulle idee fondamentali, accantonando gelosie e personalismi. Il nostro compito deve essere quello di rinnovare per rilanciare e realizzare una nuova unica vera “alternativa al sistema”, nazionale, popolare e sociale, nell’ambito della quale il ruolo del Movimento Sociale Fiamma Tricolore sia indiscutibilmente centrale e fondamentale.
Grandi temi sociali, alcuni esempi
Lavoro
L’acritica moda del liberismo e delle privatizzazioni selvagge hanno già distrutto e disperso nel giro di pochi anni gran parte di un enorme patrimonio statale, fatto d'immobili e d'infrastrutture d'ogni specie, messo insieme in circa settanta anni di storia Patria, nonostante il lungo intermezzo bellico. Allo stesso modo l’occupazione di tipo classico e tradizionale, che consentiva di far fronte alle necessità della propria famiglia per tutta la durata del rapporto lavoro, e anche dopo con il trattamento pensionistico, quasi non esiste più per le nuove generazioni. Come si provvede alle svendite dei beni pubblici e alle cartolarizzazioni del credito per rimpinguare il “rosso” bilancio dello Stato, così si ricorre alla cassa integrazione straordinaria, ai piani di mobilità, ai prepensionamenti, al lavoro in affitto e interinale, perché dopo decenni di malgoverno, di collusioni, di sperperi, di ladrocini e di guasti irreparabili, ci si è accorti che nella grande impresa privata, partecipata e del pubblico impiego (alla FIAT, come all’Alitalia) ci sono gli “esuberi”, e si vuole utilizzare tale scusante per coprire le incapacità di amministrare, se non addirittura il latrocinio.
Ormai il “nuovo” lavoro e sempre più precario quando non è sommerso senza alcuna garanzia sociale. E la naturale conseguenza di questa “condanna” all’instabilità per molti è di non poter metter su famiglia e avere dei figli, proprio in Paesi come l’Italia che sono in grave e irreversibile calo demografico (considerando in calo, ovviamente, la sola popolazione “autoctona” e autenticamente italiana). Con grave ritardo, peraltro, si è constatata la tenue consistenza, di tanta ricchezza artificiale e di tante false solidità economiche sbandierate dalle principali imprese italiane (casi Cirio, Parmalat e Lubiam solo per fare qualche esempio recente), che hanno goduto e godono del contributo e degli aiuti dello Stato. Dobbiamo qui rilanciare, in tutti i settori produttivi in crisi, l’idea grande e attuale della socializzazione delle imprese.
Occorre mettere un freno decisivo al fenomeno della “delocalizzazione” dell’attività produttive in quei paesi ove la manodopera può avere un’incidenza sul prodotto finito anche venti volte inferiore rispetto all’Italia e al resto dell’Europa occidentale dove, invece, sono obbligatori (ancora per molto?) i contributi a carico del datore di lavoro per l'assicurazione contro gli infortuni, la previdenza sociale, le pensioni e l’assistenza sanitaria. Tale fenomeno sta diventando “planetario” come logica conseguenza del “mondialismo economico”, ed è già dimostrato che la “globalizzazione” dei mercati non è la ricetta del futuro ma una mostruosità inaccettabile, che va calpestando e annichilendo, fra l’altro, le tradizioni, la cultura, gli usi e i costumi di tante realtà nazionali nel mondo intero, che vedono spesso in essa un’imposizione e un alibi alla ribellione.
Proprio in Inghilterra, patria del liberismo più sfrenato, in alcuni casi, come ad esempio sta succedendo per la rete ferroviaria, si stanno constatando i limiti e i guasti del ricorso all’economia privata e si sta tornando indietro, verso un controllo pubblico dei settori strategici della vita nazionale. Anche le crisi energetiche degli anni passati negli Stati Uniti, che sarebbero peraltro dovute essere da monito ad evitare i recenti analoghi fenomeni verificatisi anche in Italia (nell’estate 2003), hanno reso l’idea di cosa vuol dire “societarizzare” e finalizzare indispensabili servizi pubblici al massimo profitto privato.
La logica del libero mercato, del resto, è come un treno in orario che lascia "a piedi" chi arriva in ritardo e diventa quindi inevitabile per ogni azienda puntare al massimo profitto, pena la propria sopravvivenza. Peccato che "a piedi" rimangano i lavoratori italiani e le loro famiglie, ma tant'è: cercheranno altri a cui far consumare, a cui vendere.
Ambiente
L’Italia ha un territorio fra i più ricchi al mondo di risorse idriche, forse le maggiori se rapportate all’estensione, che però non sono sfruttate appieno (si pensi alla carenza nella distribuzione d’acqua in Sicilia e in Puglia o alle tante centrali idroelettriche dimesse e abbandonate al degrado). Per contro si spendono ogni anno migliaia di milioni d'euro per rimediare ai danni del dissesto idrogeologico quando accadono i prevedili e scontati disastri. A cadenza stagionale, un’alluvione, la piena di un fiume o di un torrente, mettono a nudo la cruda realtà su deficienze, ritardi e omissioni croniche. Così come un terremoto, il crollo di un palazzo, costruito chissà come e con quali permessi, scatenano le solite polemiche e rimpalli di responsabilità, poi torna tutto come prima fino alla nuova sciagura e al nuovo condono.
Questo, va detto, con tanti specialisti, esperti del settore e giovani disoccupati che potrebbero realizzare importanti e indispensabili progetti di recupero e riassetto delle zone a rischio. E’ anche da chiedersi se, la recente riclassificazione del territorio italiano in zone sismiche, basata su dati storici, sia sufficiente, senza concreti programmi attuativi e un monitoraggio continuo dell’evoluzione geologica del sottosuolo, a prevenire nuovi eventi luttuosi. Ancora uno sfregio all'ambiente con l’ultimo vergognoso condono del governo.
Assistenza degli anziani
Il calo demografico, dovuto alla denatalità diffusa in tutta l'Europa, ha tra le varie conseguenze allarmanti il progressivo invecchiamento della popolazione. A fronte di tale problema non esiste un servizio sociale, organico ed efficiente, che permetterebbe, agli anziani, di esser seguiti e assistiti meglio a casa loro e a migliaia di giovani di avere un'occupazione. Esiste, in tal senso, qualche esempio "a macchia di leopardo" sul territorio italiano d'iniziative da, parte di soggetti privati o d'alcuni enti locali, ma è sempre troppo poco e, nella maggior parte dei casi si deve far fronte ad enormi rette per far accogliere gli anziani, che spesso debbono, peraltro, essere autosufficienti, in case di riposo o cliniche private. E non è nemmeno percorribile la strada del ricovero ospedaliero di lunga degenza, considerata la cronica mancanza di posti letto nelle strutture sanitarie pubbliche. Non si pensi inoltre che il devolvere completamente la gestione di tali strutture alle Regioni possa in qualche modo aiutare a risolvere tale deficienza. Un nuovo servizio sociale di assistenza degli anziani può e deve essere competenza esclusiva dello Stato, affinchè tutti i cittadini italiani possano usufruirne allo stesso modo e alle medesime condizioni, indipendentemente dalla loro collocazione geografica.