CINEMA E SANTITÀ
Dall’Angelicum l’idea di una borsa di studio per un film sull’Aquinate
Se il teologo Tommaso
parlasse dallo schermo
Da Fondi (Lt) Fabrizio Mastrofini
Raccontare sul grande schermo una figura come san Tommaso d'Aquino. Farlo conoscere non solo come un uomo dottissimo, ma anche nella sua dimensione di frate predicatore, capace dunque anche di andare tra la gente e parlare alle persone semplici. È l'idea avanzata durante la tre giorni di dibattiti e convegni su san Tommaso, svoltisi da venerdì a domenica a Fondi, in provincia di Latina. Un progetto che si dovrebbe concretizzare attraverso l'istituzione di una borsa di studio destinata ad allievi delle scuole di cinematografia del Lazio che vogliano cimentarsi con un progetto del genere. Un ponte gettato tra a ntiche e nuove arti figurative: ta tre-giorni su san Tommaso si è svolta infatti a Fondi, una delle località tra Roma e Napoli dove il santo è transitato, proprio in occasione della fine dei lavori di restauro della cappella di Sancta Maria Antiqua, dove per anni sono state custodite le spoglie dell'illustre frate. Con la sapiente regia dell'Istituto San Tommaso della Pontificia Università Angelicum e con l'apporto della Regione Lazio, gli appuntamenti si sono conclusi domenica con una tavola rotonda sul tema «La santità narrata», sull'applicazione del linguaggio cinematografico alle vite dei santi. Il regista polacco Krzysztof Zanussi ha sottolineato l'opportunità di raccogliere la «sfida» lanciata da Giovanni Paolo II, che elevando all'onore degli altari tantissime persone comuni in questi anni ha anche offerto una miniera interessantissima di storie. Una santità tutta da raccontare, espressione di gente comune, non di eroi o campioni; persone capaci di parlare alla gente di oggi se inserite nella loro quotidianità. E nella loro quotidianità, il regista può scoprire tratti «difficili», aspetti del carattere dei personaggi che sfuggono all'agiografia «eroica» e che sfidano regista e sceneggiatori sul terreno della fedeltà al santo e ai meccanismi del cinema. E un tema risuonato unanime durante i diversi interventi: Ugo Vignuzzi, ordinario di dialettologia all 'Università La Sapienza di Roma, ha messo ad esempio in guardia dal rischio di far diventare i santi dei «santini», cioè personaggi stereotipati. Vanno invece inseriti «nel territorio», come ha ribadito Marco Grossi, docente di cinematografia, che ha offerto anche un'indicazione "operativa" per la b orsa di studio: san Tommaso è vissuto tra Roma e Napoli, con diverse puntate a Fondi; anche dall'ambientazione - ha insistito - deve emergere il «realismo» del personaggio. Padre Dalmazio Mongillo, domenicano, moralista, ha ribadito come occorre soprattutto mostrare «l'unico elemento che davvero connota il santo, cioè la ricerca di Dio». Su questo aspetto ha rivelato di avere avuto diversi incontri con la regista Liliana Cavani, che sentiva il bisogno di consigliarsi e verificare le fasi di lavorazione del suo film su san Francesco, per capire se era entrata in «sintonia spirituale» con il personaggio. L'intera tre-giorni di appuntamenti, come ha sintetizzato Margherita Maria Rossi, preside dell'Istituto San Tommaso dell'Università Angelicum, ha avuto il merito di gettare uno «uno scandaglio su una tradizione ancora ampiamente sconosciuta: quella degli albori del tomismo in generale e italiano in particolare» che proprio a Fondi, con la presenza delle reliquie di Tommaso ha avuto un momento importante per la diffusione del tomismo stesso.
Avvenire - 1 febbraio 2005




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