di Manila Alfano

L’onorevole Michele Scandroglio è un uomo all’antica.
Mai fumato uno spinello, cocaina neanche a parlarne. Acidi? Pura fantascienza. «I ragazzi della mia età si facevano qualche Marlboro e qualche bicchiere di whisky. Mai visto altro». Forse è anche per questo che lui è tra i politici che fanno la fila per fare il test antidroga.

Onorevole Scandroglio, sa già quando farà l’esame?
«Martedì prossimo. Mi presento la mattina e faccio l’esame del sangue. Ma sono tranquillo. Anzi, tranquillissimo».

Ma un test antidroga non dovrebbe essere fatto a sorpresa?
«Senta, io mi attengo alle regole di questa iniziativa. È un primo passo e io mi sono sentito in dovere di partecipare per dimostrare che non è vero che in Parlamento siamo tutti dei drogati. Io posso parlare per me, ma credo che per tutti la moralità dichiarata dovrebbe anche essere moralità dimostrata. E questo mi sembra un ottimo passo».

Lo farebbe senza preavviso?
«Mi dica lei il giorno che devo andare a farmi l’esame e io ci vado. Scelga il Giornale. Io sono pulito. Mai toccato niente in vita mia».

Nemmeno uno spinello?
«Mai».

Forse perché la marijuana è di sinistra.
«Ma non scherziamo, non ho mai usato nessuna droga».

E i suoi colleghi?
«Non mi sembra. Li frequento, vado a cena insieme. Non mi è mai sembrato di vedere qualcuno di loro alterato».

Cosa pensa della liberalizzazione della cannabis?
«Contrario. Non fa parte della nostra cultura, anche se mi rendo conto che oggi è nel percorso dei giovani. Noi genitori trattiamo la droga come i nostri padri trattavano il sesso, un tabù. Forse si immagina che esiste ma non si vorrebbe sapere».

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