Veltroni presidente nel 2011 dice il Socialdittatore D'Alema, ma Prodi lo hanno già preso a calci in culo ancor prima della sua alquanto improbabile vittoria?
D'Alema: Veltroni leader nel 2011? Roba da futurologi
Monica Guerzoni - Corriere della Sera - 19/10/2004
«Massimo D’Alema non è il mio nemico storico ma il mio amico storico» giurava tre settimane fa il sindaco di Roma. E ieri il presidente dei Ds ha ricambiato la cortesia. «La guerra tra me e Veltroni è un genere letterario, insieme abbiamo portato la sinistra al governo e quando sono andato a Palazzo Chigi io stesso l’ho proposto come segretario del partito. Quindi guerra Dove sono i morti E i feriti». Fosse finita qui, il filo diretto con Pierluigi Diaco a Radio 24 sarebbe passato alla storia della Quercia come l’intervista del disgelo. Peccato per quella domandina un po’ insidiosa su Walter Veltroni... «Certo, è una persona che può aspirare alla candidatura a premier nel 2011. Ma ce ne sono anche altre. E comunque questo è uno di quei tipici dibattiti che possono interessare i giornalisti e appassionare i futurologi». Futurologi, 2011, Fausto Bertinotti fiuta una punta di «malizia», ma in Campidoglio lo staff del sindaco assicura di averla presa bene: i rapporti sono del tutto «normali», D’Alema ha solo risposto a una domanda. I due, è cosa nota, non si amano, ma non è facile odiarsi in una città dove si stagliano la sagoma del Quirinale e quella di Palazzo Chigi. Quando vi arrivò da vice di Romano Prodi, una cosa Veltroni avrebbe chiesto ai suoi: «Mi raccomando, evitate di parlare male degli altri», D’Alema in primis.
Quale che sia la strategia del presidente Ds per garantire al centrosinistra il ricambio generazionale di cui tanto si parla, non è storia di oggi. Il candidato del 2006 si chiama Romano Prodi, il «protagonista del risanamento», uno «statista di livello internazionale», «l’uomo che fa l’unità del centrosinistra». Da quando è volato a Strasburgo, l’eurodeputato che fu presidente del Consiglio guarda alla politica italiana con nuovo distacco e a se stesso con un certo affetto: via l’abito del «cinico e doppio», qualità che qualcuno deve avergli cucito addosso per «prevenzione anticomunista». Assai meno indulgente D’Alema si mostra con Giuliano Ferrara, che da «osservatore liberale» sarebbe diventato un «clericale reazionario», e con Bertinotti. Candidandosi alle primarie, il leader di Rifondazione sarebbe in cerca di visibilità: «Anziché il 6 per cento che il suo partito otterrà, prenderà forse il 7 o l’8 per cento e questo calcolo non è molto serio».
Ben più alto, a sentire il protagonista, l’obiettivo della sfida con Prodi. «Un 51, 52 per cento» scherzava ieri Bertinotti negli studi di La7 e quando il conduttore di Omnibus , Antonello Piroso, gli chiede se aspiri ai voti del Correntone Ds, il segretario del Prc conferma quanto fondate siano le preoccupazioni di D’Alema e Fassino. Non che pensi di «prosciugare» i Ds, ci mancherebbe, ma una «collaborazione» con Fabio Mussi non è esclusa. D’altronde prima o poi «il problema della distanza tra radicali e riformisti si porrà» e il «nuovo contenitore» cui Bertinotti guarda da tempo potrebbe accogliere Correntone e dintorni. A pensarci bene la prima invasione nel campo della Quercia c’è già stata: il segretario del Prc ha strappato all’ Unità un nome storico come Piero Sansonetti, primo direttore di Liberazione senza tessera del Prc.
Dove porterà la «svolta di governo» forse nemmeno Bertinotti può saperlo, ma il progetto è ambizioso: chi l’ha detto che il candidato premier non possa venire dalla sinistra anche estrema Nel ’96 - ricorda Bertinotti - Prodi fu scelto perché la Quercia si sentiva ancora «figlia di un Dio minore» e oggi perché è l’unico nome in grado di «battere le destre», l’unico in grado di scongiurare le «liti interne» tra gli alleati. Ma domani... «Il treno per rinnovare la classe dirigente è passato e non l’abbiamo preso. Sarà questo il primo problema che Prodi dovrà affrontare».
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