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Sul giornale del 23 ottobre
Il Riformista, due anni vissuti pericolosamente
Egregi lettori (non ci siete solo cari, vi rispettiamo e vi portiamo deferenza), abbiamo fatto due anni. E’ vero, non è una gran notizia, il tempo passa per tutti, e gli anniversari, come i compleanni, tutto sommato sono una convenzione. Però per un giornale piccolo e ancora giovane (baby, come ci definisce Michele Salvati in una lettera di auguri sincera e critica come piace a noi) anche due anni sono da festeggiare. Dal 23 ottobre del 2002 ad oggi è cambiato questo: allora eravamo una scommessa, adesso siamo un giornale.
Pregi. I conti economici sono in ordine, e i conti con le idee riformiste li facciamo ogni giorno a modo nostro, con la necessaria brutalità e senza chiederci mai «a chi giova». La redazione è cresciuta, si è arricchita di nuove firme, per contratto senza peli sulla lingua. La comunità di collaboratori-lettori che leggono e fanno il nostro giornale pure. Da martedì, anzi, ci sarà anche qualche nuova entry che vi sorprenderà: in prima pagina approderà una column quotidiana e il giovedì, giorno di Samarcanda, tornerà a farsi sentire Michele Santoro.
Difetti. Di difetti ne abbiamo ancora molti. Il più importante dei quali è non essere riusciti a realizzare il nostro sogno più grande: veder nascere un partito riformista in Italia. Noi ci abbiamo provato (e ci proveremo ancora, non dubitate) ma capite bene che la cosa non è solo nelle nostre mani. Quello che è nelle nostre mani è farvi diffidare delle imitazioni. Un partito riformista è innovazione programmatica, un salto di cultura politica, un ventaglio di idee che mandino in soffitta i tabù di questo paese vecchio e stagnante, di destra o di sinistra che siano. Un partito riformista è pensare l’impensabile, è farne vedere alla gente la convenienza.
Optometria. Vaste programme, direte con de Gaulle. E avete ragione: è un programma così vasto che un giornale piccolo e giovane può farne la sua ragione di vita, perché ha tanto tempo davanti a sé, e non molto altro da fare. Chi siamo noi, del resto, ve lo dice il poster con cui abbiamo incartato la nostra edizione di oggi e con cui speriamo che voi tappezziate i vostri uffici, studi, camerette, cucine e bagni. A chi vuole entrare nel club del Riformista, fate fare il nostro test optometrico: bisogna essere capaci di vedere lontano, fino alla firma di François Truffaut.




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