Secondo il 62% degli italiani (particolarmente i giovani) convinti che SB pensi solo ai suoi interessi.

Solo il 50% degli elettori di Forza Italia e il 64% della CDL confermerebbe il voto. L'8% degli ex-elettori CDL passerevve all'Ulivo.
Fuga delle casalinghe, le ex elettrici di riferimento del liftato.



Corriere, 27.1.04

Milano simbolo di una crisi A rischio metà dei voti azzurri

Solo il 50% di chi scelse Forza Italia nel 2001 lo rifarebbe adesso I dubbi di casalinghe e imprenditori: non mantenute le promesse

La significativa sconfitta del centrodestra alle Suppletive di domenica ha origini lontane. Occorre risalire alle Politiche del 2001, se non addirittura a quelle del 1994, le prime che videro la «discesa in campo» e la vittoria di Silvio Berlusconi. In un momento successivo, il Cavaliere affermò di aver individuato allora un nuovo mercato per la politica, sia dal punto di vista della composizione sociale, sia da quello dei contenuti. Aveva ragione. Con l'erosione delle appartenenze politico-ideologiche tradizionali e la conseguente maggior disponibilità di ampi settori di elettorato ad optare per nuove scelte di voto, si apriva un vasto terreno di conquista. Berlusconi agì con tecniche comunicative moderne, tratte dal marketing dei beni e dei servizi e, specialmente, con proposte di valori e politiche diverse da quelle passate, legate più alla crescita del benessere individuale, che alle tematiche «sociali» dei partiti tradizionali. La campagna del 2001 fu l'espressione massima di questa proposta, articolata in slogan semplici e facili da ricordare, che fronteggiavano quelli assai più complessi elaborati dall'Ulivo a causa delle sue divisioni interne.


ELETTORATO TRASVERSALE — Il Cavaliere attirò a sé un elettorato in buona misura trasversale tra le diverse categorie, con forti accentuazioni tra imprenditori e casalinghe, ma con una presenza più che proporzionale anche tra operai, commercianti e pensionati. E' un profilo sociale che, non casualmente, somiglia a quello del collegio 3 di Milano, tradizionalmente di centrodestra (vi fu eletto Bossi), dove la Cdl ha subito domenica una delle sconfitte più cocenti. Anche per questo, il collegio 3 può essere assunto a simbolo della crisi attraversata oggi dal centrodestra e da FI in particolare.
Qui come altrove, infatti, — in misura maggiore in quest'ultimo periodo — il legame tra Berlusconi e i suoi elettori si è andato progressivamente guastando. Da questo punto di vista, il Cavaliere sconta proprio il carattere «nuovo» del suo elettorato, la cui relazione col partito è assai più «leggera» di quella tipica con i partiti della Prima Repubblica.


TRE FATTORI — In questo processo di allontanamento hanno contato soprattutto tre fattori.
1) Il diffondersi dell'opinione che Berlusconi pensi «solo ai suoi interessi». Lo afferma il 62% dell'elettorato, con maggiore accentuazione tra i giovanissimi e tra i possessori di titoli di studio più elevati. Ma — ecco il segnale di mutamento nella struttura dei simpatizzanti per il Cavaliere — è di questo avviso anche la maggioranza assoluta (56%) delle casalinghe, dei pensionati, degli imprenditori e dei liberi professionisti, le categorie che un tempo formavano la base che lo sosteneva. Per questo, l'idea risulta condivisa dal 33% dei votanti di FI, dal 45 degli elettori di An e, addirittura, dal 60% dei leghisti. In realtà, ciò non costituirebbe un problema per il Cavaliere e per la coalizione che dirige. Infatti, al pari della questione del conflitto di interessi, non è tanto la figura morale del leader a preoccupare buona parte dell'elettorato della Cdl, quanto, più pragmaticamente, l'attuazione delle promesse fatte in campagna elettorale.
2) Proprio la percezione della mancata realizzazione di queste ultime, rappresenta il secondo fattore di crisi, quello sicuramente più rilevante. Il 56% della popolazione ritiene che il Cavaliere abbia promesso tanto ma non agito. Condivide questa affermazione il 34% dell'elettorato di FI, il 41% di quello di An e il 54% di quello della Lega. 3) A questi problemi si aggiunge la crescente immagine di disunità offerta dalla coalizione di governo: la sensazione di conflitti tra l'una e l'altra componente della Cdl scoraggia diversi elettori dal votarla.
Quanti sono in FI i «delusi»? Come per tutti i sentimenti, non è facile effettuare una misura quantitativa. Ma si sa che solo la metà dei votanti per FI alle Politiche 2001 esprime oggi l'intenzione di effettuare la stessa scelta. Tra i restanti, il 13% si dirigerebbe verso un altro partito del centrodestra, l'8% verso una forza esterna alla coalizione e il restante 29% si dichiara indeciso o propenso all'astensione. Sono questi ultimi (si tratta in particolare di donne e giovani) a costituire il vero problema per le sorti della futura tornata elettorale del Cavaliere.


IL FUTURO — Questo stato di cose rende difficile ogni previsione. E' ragionevole pensare che se la disaffezione dell'elettorato di centrodestra nei confronti di Berlusconi rimarrà come oggi (o, come alcuni sostengono, si accrescerà) il centrosinistra vincerà anche le prossime elezioni, forse non tanto per merito suo, quanto grazie alla mancata realizzazione delle promesse avanzate da Berlusconi in campagna elettorale. Ma, seppure con un grado minore di probabilità, esiste anche la possibilità che il Cavaliere, nel giro dei prossimi mesi, anche grazie ai recenti mutamenti nel suo stile di comunicazione, riesca a «riconquistare» parte del suo elettorato. Con fatti o con promesse. Malgrado il diffuso scetticismo oggi esistente tra i votanti per la Cdl (sino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile che nel collegio 3 di Milano vincesse il candidato della sinistra) Berlusconi ha le capacità personali e le risorse che gli potrebbero consentire una rimonta dell'ultimo minuto. Specie se le fratture latenti all'interno dell'opposizione si approfondissero