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    Predefinito La Geopolitica Mediterranea dell'Italia fascista

    Spero di far cosa gradita ai Forumisti di Destra Radicale pubblicando qui la traduzione dell' interessantissimo articolo di "stratisc.org", sito di strategia e geopolitica, intitolato "LA GEOPOLITIQUE MEDITERRANEENNE DE L’ITALIE FASCISTE" e dedicato in particolare alla rivista "Geopolitica".
    Pubblicherò l'articolo in 7-8 post e le note nell' ultimo.
    La traduzione dal francese è mia, mi scuso per eventuali inesattezze.


    La Geopolitica Mediterranea dell'Italia fascista

    Il primo numero della rivista uscì a Milano nel 1939; era diretta da due geografi triestini, Giorgio Roletto (1) ed Ernesto Massi (2) e costituiva "una rivista mensile di geografia politica," economica, sociale e coloniale ";" ha rappresentato per quattro anni (l'ultimo numero uscì nel dicembre 1942) il luogo di riunione di quelli che, in Italia, sul modello dei géopolitici tedeschi e francesi (gli autori anglosassoni erano poco conosciuti), si dedicavano allo studio di una disciplina definita all'epoca come la"sintesi delle dottrine geografiche", ma i cui limiti scientifici erano sfocati.

    Geopolitica ricevette l'appoggio del ministro dell'istruzione nazionale Giuseppe Bottai e l'iniziativa fu approvata dal Duce, che dimostrava un grande interesse alle questioni geografiche (3).

    Benché questa rivista si proponesse di comprendere "la coscienza geopolitica ed imperiale del popolo italiano" (4), " le relazioni con gli ambienti governativi erano abbastanza blande"(5) ed è difficile dire se mille copie di Geopolitica arrivarono ad esercitare un'influenza sulle scelte politiche del regime.(6)

    I quattro anni d'esistenza di Geopolitica restano, in ogni caso, una prova storica preziosa del periodo che Renzo de Felice ha definito "gli anni del consenso".(7)

    La rivista, alla quale collaborarono alcuni dei più eminenti geografi italiani di quell 'epoca, fu soprattutto l'espressione nazionalistica di una città, Trieste, per definizione città frontiera, "porta dell'oriente", "città emblema del compimento dell'unità nazionale ed anche simbolo di nuove volontà d'espansione e di conquista dell'oriente balcanico";" città marginale rispetto al contesto politico economico italiano ed allo stesso tempo "laboratorio sperimentale" di iniziative, di idee e di violenze per il movimento fasciste nel suo periodo di ascesa" (8). La gran parte del comitato di redazione proveniva da Trieste ed in particolare, i due co-direttori: Roletto e Massi. Inoltre, Geopolitica trovò a Trieste l'appoggio materiale della classe mercantile, espressione delle tendenze nazionalistiche e colonialistiche locali più estreme (9).

    La pubblicazione di questa rivista rovesciò la centralità universitaria dei geografi italiani, imputati a numerose riprese, anche nelle pagine di Geopolitica, di lasciarsi vivere, ripiegati nel mondo astratto della scienza fisica, incapaci di mettersi al servizio degli interessi politico-commerciali dell'Italia.

    Geopolitica sorse, in realtà, del tentativo di stimolare ed orientare la scelta delle istanze decisionali politiche e degli ambienti commerciali italiani fornendo loro, grazie alla geografia, mezzi utili per scegliere gli orientamenti "naturali" della loro espansione.

    (CONTINUA)

  2. #2
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    Benché una grande parte degli articoli abbia un orientamento "continentale" a proposito dell'Europa centrale e dei balcani, la rivista triestina contribuì tuttavia a sviluppare il concetto fascista "di spazio vitale mediterraneo".

    Tale rivendicazione presupponeva l'esistenza reale di un' '"unità mediterranea": "Se tutti i mari interni servono a collegare più che a dividere i popoli rivieraschi," nessun "mediterraneo" forma un'unità completa fisica, biologica, economica ed umana", come il nostro, Romano.(10.)

    Roma, senza dubbio, era il centro geopolitico di quest'unità; è per questo che, nelle argomentazioni di Roletto, svolgeva il ruolo d'elemento unificatore necessario: "Dalla legge costante geopolitica," la nostra penisola o sarà la leader assoluta del Mediterraneo, o cadrà sotto la scure dell'estero... La tesi centrale è la seguente: ad un'Italia forte, centro naturale della forza mediterranea, corrisponde un Mediterraneo forte, indipendente dallo straniero e degno di essere alla testa ora e sempre della civilizzazione mondiale"(11). Due anni più tardi, Roletto scriveva: "Il Mediterraneo," per fare la sua unità, ha dovuto sempre sostenersi su un perno centrale, la cui funzione appare tanto più efficace in quanto si trova al centro geografico del bacino."(12).

    Nell'analisi geopolitica di Antonio Renato Toniolo, uno degli specialisti più conosciuti di geografia politica dell'epoca, si trova la stessa certezza;egli oppone le diverse caratteristiche delle due grandi ripartizioni del Mediterraneo: il bacino occidentale, "con una forte economia agricola omogenea ed una società sedentaria a tendenza centripeta", ed il bacino orientale, "con la sua popolazione di poveri allevatori nomadi dispersi," ma con forti tendenze centrifughe in direzione delle regioni lontane ed ampie dell'Asia orientale "," e conclude che solo la Roma imperiale era stata capace di raccogliere i numerosi particolarismi per dar luogo alla "sintesi armoniosa" "dell'unità mediterranea"(13)."

    (continua)

  3. #3
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    Stati Uniti del Mediterraneo

    Fu allora che la storiografia dell'epoca entrò nel dibattito geopolitico; Federico Chabod, il futuro storico dell'idea di Europa, mutando le tesi di Henri Pirenne(14), affermava, nell'articolo "Mediterraneo" del Dizionario di Politica del Partito nazionale Fascista(15), che solo l'egemonia di Roma aveva realmente condotto a quell' unità mediterranea che "anche le invasioni germaniche non poterono distruggere".

    In modo diverso, si trovava, negli articoli di Geopolitica, una rivendicazione fiera dell'originalità e dell'indipendenza culturale della "latinità". Le osservazioni di alcuni geopolitici tedeschi che, a proposito del "nuovo ordine europeo", avevano proposto l'idea di lasciare da parte lo spazio nordafricano, vitale, poiché apparteneva al più grande blocco mediterraneo nel sogno di grandezza dell' Italia (16), avevano suscitato numerose reazioni. In particolare, va osservato che gli sforzi dei geopolitici italiani per fare rientrare nel "nuovo ordine europeo" tutto il bacino del Mediterraneo, l'Africa ed anche il Medio-Oriente (17), cioè quello che avrebbe dovuto essere lo spazio geopolitico sotto l'influenza dell'Italia, andavano nel senso di un contraltare alla supremazia atlantico-continentale della Germania. Ciò corrispondeva ad un antagonismo naturale tra due imperialismi, concepiti in modo radicalmente diverso: il germanismo continentale opposto alla latinità mediterranea (18).

    La rivendicazione da parte dell'Italia di un ruolo autonomo nell'unificazione e di una supremazia nell'insieme mediterraneo ricevette da Geopolitica un sostegno molto attivo.

    In un articolo dell' ottobre 1939 (19), Renzo Sertoli Salis, personaggio in vista della cultura fascista, membro dell' Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI )di Milano ed amico di Massi, si pronunciava a favore "di un blocco autonomo" della regione mediterranea, "per quanto possibile indipendente", soprattutto di fronte alle "thalassocrazie occidentali", e in primo luogo all'Inghilterra (ma non applicabile alle altre potenze extra-mediterranee, come la Germania).

    Paolo d' Agostino Orsini, autore, tra l'altro, nel 1934 di un libro di geopolitica (20) che aveva ottenuto considerevole e duraturo successo, era più esplicito. Innanzitutto, affermava: "I popoli germanici," slavi, nordici possono raccogliersi come vogliono; sono e devono restare lontano dal Mediterraneo; ma, in compenso, i mediterranei non hanno l'intenzione di inserirsi nei loro affari ed entrare nella loro sfera d'influenza e nel loro "spazio vitale". Il Mediterraneo è "lo spazio vitale" dell'Italia imperiale "(21). Nello stesso articolo, l'autore invocava una nuova struttura geopolitica, il cui centro era a Roma ed alla quale dava il nome di Stati Uniti del Mediterraneo (22).

    (Continua)

  4. #4
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    Con uno spirito essenzialmente critico, Ernesto Massi, co-direttore e vero ispiratore di Geopolitica, faceva osservare come quest'unità mediterranea, di cui si elogiava l'esistenza, non era una regione "geografica" perfetta, ma un prodotto della "volontà umana". Scriveva nel 1940: "L'unità mediterranea non esiste nelle caratteristiche naturali dello spazio," ma è la creazione pervicace dell'uomo mediterraneo: essa non è geografica, è geopolitica!"(23)." Si può trovare in queste parole l' "anti-determinismo" che caratterizza la geopolitica italiana. Lo spazio non condiziona l'azione dell'uomo al punto di renderla schiava delle leggi geopolitiche eterne. "lo spirito predomina e modella la materia" è un pensiero che ha sempre fatto parte della visione dei geopolitici italiani (24). Ecco perché Massi concludeva:

    Nel Mediterraneo, non esiste né uniformità né omogeneità, al contrario, c'è la più forte eterogeneità delle forme naturali e delle manifestazioni della vita, forme e manifestazioni che si presentano tuttavia strettamente associate al punto da comporre un'unità, quando le condizioni storiche ne favoriscono il coordinamento e l'organizzazione grazie al coraggio politico... Le premesse geografica per fare l'unità mediterranea esistono, ma queste devono essere realizzate, modellate, forgiate da un popolo che possieda una tempra imperiale, che sappia essere l'interprete della storia... Italia, spetta ancora una volta a te realizzarla (25).

    (continua)

  5. #5
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    Italia e Inghilterra nel Mediterraneo

    Il ripristino dell'egemonia italiana in Mediterraneo era seriamente ipotecato dalla potenza navale inglese e dai punti d'appoggio che questa aveva acquisito nel mare latino.

    Mussolini aveva lanciato il grido di guerra: "Vogliamo rompere le catene di carattere territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare," poiché un popolo di quarantacinque milioni di cuori non è realmente libero se non ha il libero accesso all'oceano "(26)." Nel corso della riunione della Gran Consiglio del Fascismo tenuta nella notte dal 4 al 5 febbraio 1939, aveva già avuto l'occasione di evocare la situazione dell'Italia sul mare:

    L'Italia non possiede il libero accesso agli oceani; è dunque prigioniera nel Mediterraneo e più l'Italia vedrà la sua popolazione aumentare e più diventerà potente, più soffrirà di essere prigioniera. Le porte di questa prigione sono la Corsica, la Tunisia, Malta, Cipro; le sentinelle a queste porte sono Gibilterra e Suez. La Corsica è un'arma puntata al cuore dell'Italia; la Tunisia minaccia la Sicilia, mentre Malta e Cipro costituiscono un'altra minaccia contro tutte le nostre posizioni in Mediterraneo centrale ed occidentale. La Grecia, la Turchia e l'Egitto sono Stati pronti ad allearsi con la Gran Bretagna e a perfezionare l'accerchiamento politico e militare dell'Italia (27).

    Se nei primi discorsi della sua vita politica, Mussolini, ancora militante nelle file del partito socialista italiano, fu contro la conquista della Libia nel 1911, dopo la prima guerra mondiale, con la creazione del Fasci di Combattimento, il futuro Duce si interessò, in compenso, sebbene in un modo molto generale e retorico, al futuro sul mare dell'Italia. Scriveva nel Popolo di Italia del 18 dicembre 1919: "Il nostro futuro è sul mare..." Per la sua struttura e la sua posizione geografica (l'Italia) deve voltarsi verso il mare, deve trovare nell'elemento che lo circonda le strade della sua prosperità "." Ed un mese dopo, ritornando sullo stesso argomento: "navigare necesse..." È assurdo non lanciarsi sulle strade del mare, quando questc ci circonda da tre lati "(28)."

    Superando le posizioni dei nazionalisti ed anche quelle della marina di guerra stessa, centrate quasi esclusivamente sulla questione dell'Adriatico, Mussolini, alla fine del 1920, si faceva portavoce di interessi molto più ampi, che l'Italia avrebbe dovuto rappresentare sulla scena internazionale: "Pensiamo che pur non perdendo di vista la questione dell'Adriatico," la nostra sfera di interessi debba essere estesa poco a poco al Mediterraneo "(29)."

    Il 5 ottobre 1926, Mussolini pronunciò un discorso all'università per stranieri di Perugia nel quale un argomento , significativo, era "la Roma vecchia sul mare"; questo discorso pacifico era una ricostruzione della storia marittima romana, interamente volta a dimostrare che, nonostante la psicologia "continentale" del popolo romano (come confermava l'eminente storico e senatore Ettore Pais (30), Roma "fu anche una grande potenza marittima": "senza il controllo del mare," Roma non avrebbe conquistato l'impero, né avrebbe potuto conservarlo "(31)."

    Gli slogan di Mussolini per quanto riguarda il mito del "mare nostrum" trovarono il loro pieno significato nel discorso che il Duce tenne a Piazza del Duomo a Milano, il 1 novembre 1936: "Se per gli altri , il Mediterraneo è una strada, per noi italiani, è la nostra stessa esistenza."(32)."

    La libertà di navigazione, cioè la possibilità di entrare ed uscire dal bacino mediterraneo, era considerata come un problema vitale per l'Italia, soprattutto perché essa dipendeva da oltremare per le materie prime; occorreva, inoltre, proteggere la strada imperiale con l'Africa orientale. La Gran Bretagna, in quanto padrona delle due uscite dal Mediterraneo, rappresentava il nemico da abbattere.

    Geopolitica sosteneva questa tesi. Nelle sue pagine echeggia l'appello che aveva determinato la lotta per la supremazia di Roma nel Mediterraneo: "Delenda Carthago!..." L'Inghilterra è la novella Cartago (33)."

    Per Massi stesso, l'unità mediterranea trovava sulla sua strada un solo ostacolo: "cacciare l'Inghilterra dal Mediterraneo è premessa obbligatoria per qualsiasi costruzione dell'unità mediterranea" (34).

    Nonostante la superiorità navale della Gran Bretagna, i geopolitici italiani rimanevano convinti che la sua supremazia potesse essere contrastata: "La mobilità della flotta," arma offensiva che costituiva la forza dell'Inghilterra considerata fino ad oggi come eccezionale, non è più tale ormai. Quest'arma essenziale, in una guerra di blocco, che è la flotta britannica - tenuto conto della potenza dell'asse - è stata privata di numerose possibilità dal patto Germano-sovietico. L'aviazione proibisce alla flotta qualsiasi sorpresa in un'operazione offensiva contro un paese che possiede una grande lunghezza di coste e dei grandi Porti come l'Italia (35)."

    (continua)

  6. #6
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito Riflettere e pensare elaborando il passato.....

    Complimenti per la traduzione.
    Oggi che parlano tanto di Trieste, questo documento assume una rilevanza storica non comune.

  7. #7
    ardimentoso
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    A tal riguardo è da leggere anche "Mare Nostrum"

  8. #8
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    Ottimo post! grazie per la traduzione 'Cristiano72'.

    In tempi di fautori di improbabili Califfati islamo/europei, di austro imperiali (l'Impero si ma solo quello degli asburgo!), di celto/germanico imperiali, ribadire una dottrina geopolitica che cerchi di riconquistare all'Italia un ruolo di primo piano e non solo quello di limes, di periferia dell'Impero (come se essere camerieri degli USA o della Framania cambi poi molto) non è cosa di poco conto...

    Da parte mia poi vedo il mare nostrum come lo "spazio vitale" par excellence della nostra Patria sul quale l'Italia dovrebbe maggiormente far sentire il suo influsso politico (personalmente vedrei bene anche un '"unione latina" dal Portogallo alla Moldavia).

    Saluti

  9. #9
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    Grazie per gli apprezzamenti, la traduzione però non è ancora conclusa, ora continuo

  10. #10
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    L'Italia e i Paesi mediterranei

    L'unità mediterranea doveva essere realizzata, sia con l'espulsione dell'Inghilterra, sia tramite un'intesa con gli altri paesi mediterranei.

    La Spagna, secondo Toniolo, era un paese rivolto verso l'Atlantico; per Agostino Orsini, doveva tuttavia associarsi con l'Italia per la colonizzazione dell'Africa del Nord (37) e partecipare all'impresa "eurafricana"(38)." La sua posizione geografica, controllando lo stretto di Gibilterra, faceva di essa un' alleata dell'Italia nei suoi progetti di supremazia mediterranea; questi progetti spingevano con ardore alla creazione "di un triangolo Roma-Berlino-Madrid (39)."

    La Francia suscitava, in compenso, molte riserve; era considerata come un paese anch'esso rivolto verso l'Atlantico o al massimo continentale (40), nonostante la sua forte presenza in Mediterraneo. Questo agli occhi degli italiani, faceva di essa il nemico, soprattutto per essersi impiantata in Tunisia, con la base navale di Bizerte, e per la sua politica di mantenimento dello status quo, mentre l'Italia aveva l'intenzione di creare un "ordine nuovo".

    Ciononostante, Geopolitica era pronta a far rientrare la Francia "nello spazio vitale mediterraneo" (41), ma soltanto dopo che fosse stata diminuita territorialmente nel nord ed avesse rotto i suoi legami con l'Inghilterra (42).

 

 
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