Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Ungern Khan

  1. #1
    Sparuta minoranza
    Data Registrazione
    13 Nov 2003
    Località
    "Gli Dei sono veritieri e reali, gli uomini falsi e irreali" Ananda K.Coomaraswamy
    Messaggi
    842
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ungern Khan



    Román Fiodórovic von Ungern-Sternberg


    Sessantasei anni fa, all’alba del 17 settembre 1921, cadeva fucilato a Novonikolajevsk, secondo altri a Verkhne-Udinsk, presso il confine mongolo, il comandante della divisione asiatica di cavalleria, barone Román Fiodórovic von Ungern-Sternberg, ultimo difensore della Mongolia “esterna” indipendente e della Siberia “bianca”. Con la morte del “Barone pazzo” nulla piú si opponeva al dilagare dell’esercito bolscevico di Blücher nell’Estremo Oriente siberiano e la fase guerreggiata della Rivoluzione si concludeva.

    L’effimera meteora del Barone e le disperate imprese della sua divisione non ebbero, in fondo, un effetto determinante su quest’ultimo scorcio della Guerra Civile, specialmente dopo il crollo dell’esercito bianco di Kolcak che, battuto il 14 novembre 1919 ad Omsk, aveva praticamente cessato di esistere. Invece, l’importanza del barone Ungern e del suo variopinto esercito, formato da Cosacchi della Trans-baikalia, da Buriati, Mongoli, volontari Tibetani e Guardie Bianche di ogni provenienza, era soprattutto di natura spirituale. Il Barone, religiosamente affiliato ad una corrente tantrica facente capo allo Hutuktu di Ta-Kuré e suo braccio militare durante l’anno in cui fu padrone della Mongolia esterna, aveva sin dal principio, cioè sin dalla conferenza panmongola di Cita del 25 febbraio 1919, dichiarato la sua intenzione di ristabilire la teocrazia lamaista nel cuore dell’Asia, «affinché da lí partisse la vasta liberazione del mondo». La controrivoluzione era per lui solo un pretesto per evocare sul piano terreno una gerarchia già attuata su quello invisibile. Questa gerarchia doveva proiettarsi su un mandala, un mesocosmo simbolico, il cui centro sarebbe stata la “Grande Mongolia”, comprendente, oltre alle sue due parti geografiche, l’immenso spazio che dal Baikal giunge allo Hsin-Kiang e al Tibet. Ivi, pensava, si sarebbe attuata la rigenerazione del mondo sotto il segno del Sovrano dell’agarttha (“inafferrabile”) Shambala, la “Terra degli Iniziati”, ove Zla-ba Bzan-po e i suoi 24 successivi eredi perpetuavano il segreto insegnamento del Kalacakra, la “Ruota del Tempo”, loro impartito dal Risvegliato 2500 anni fa.

    2500 anni è esattamente la metà del ciclo di 5000 che, secondo la tradizione, separa l’apparizione dell’ultimo Buddha terrestre, Gautama Sakyamuni, dall’avvento del successivo Maitreya, figura probabilmente mutuata dallo zoroastriano Mithra Saosyant, “Mithra il Salvatore” (difatti l’iconografia buddhista lo rappresenta tradizionalmente come un principe “seduto al modo barbarico”, cioè assiso all’europea). Lo stesso Hutuktu di Urga, che Ungern, liberandolo dai Cinesi, aveva ristabilito sul trono, terza autorità nella gerarchia lamaista dopo il Dalai Lama di Lhasa e il Panc’en Lama di Tashi-lhumpo, era teologicamente considerato quale proiezione fisica (sprul-sku) di Maitreya, prefigurazione, quindi, del Buddha venturo. Ungern, consapevole nonostante questa vittoria della sua fine imminente, si rendeva conto di trovarsi in un istante “apicale” del divenire della storia, come se fosse nel cavo fra due onde, un attimo prima che rovinino in basso. Pertanto, nel suo breve periodo di governo ad Urga (dal 2 febbraio all’11 luglio 1921) cercò di tramutare questo istante in un “periodo senza tempo” che permettesse allo Hutuktu di compiere la sua opera spirituale, liberandolo dalla pressione esterna dei due poteri che incombevano: la Cina dei “Signori della Guerra” dal Sud, e la valanga bolscevica che muoveva inarrestabile dal Nord, dalla Siberia.

    Erano tempi terribili in cui, piú che dal potere delle armi, gli eventi sembravano determinati da forze promananti da una sorta di magia infera. Coloro che furono testimoni degli sconvolgimenti determinati dalla Rivoluzione di Ottobre ricordano la spaventevole automaticità medianica con cui le “forze rivoluzionarie” demolivano le strutture della vita civile cosiddetta “borghese” e le vestigia dell’ordine antico. Le masse si coagulavano in quegli strati della società in cui maggiormente era assente il principio dell’“Io” autocosciente, fra i miseri, i vagabondi, gli allucinati sopravvissuti dai Laghi Masuri e dalle battaglie della Galizia, i fanatici, i tarati e tutti coloro per i quali la ferocia belluina era alimento quotidiano dell’anima. Ai rivoluzionari non si scampava: mossa come da un’ispirazione demoniaca, la “giustizia del popolo” colpiva infallantemente i nemici della Rivoluzione un momento prima che si muovessero. Il Terrore era guidato da una occulta saggezza che nulla aveva a che fare con la brillante intelligenza di coloro (Trockij, Kamenev, Zinoviev ecc.) che lo avevano scatenato e pensavano di dirigerlo: una saggezza che realmente promanava dall’elemento preindividuale della “massa”, come le forze fisico-chimiche che provocano un terremoto o la fuoriuscita della lava da un vulcano.

    Ungern chiaramente si rendeva conto di tutto ciò e, dalle sue conversazioni con l’ingegnere Ossendowski, già ministro delle Finanze nel governo di Kolcak, risulta evidente come egli cercasse di evocare misticamente il principio opposto, quello solare, che segnava il suo stendardo, riferendosi ad una cultura, quella tantrico-buddhista, che da due millenni lo coltivava. Soltanto che la sua ascesi personale non poteva diventare il mezzo strategico di vittoria per i suoi cinquemila cosacchi, russi sí, mistici forse, ma fatalmente appartenenti ad un mondo orientato verso un’esperienza dello Spirito volta al mondo sensibile esteriore. Nel suo Uomini, Bestie e Dèi, che è la narrazione della sua fuga dalla Siberia alla Mongolia, Ossendowski ci ha lasciato un’impressionante descrizione degli eventi, ma, molto di piú, dell’allucinata atmosfera che regnava sulla ufficialità che attorniava il Barone e fra le sue truppe, sottomesse da anni a spaventose fatiche e ad una disciplina rigidissima e, per giunta, consapevoli del disastro imminente. La narrazione dell’Ossendowski verrà in seguito aspramente criticata (fra gli altri dallo stesso Sven Hedin) per la parte riguardante i suoi viaggi fra gli Altai e la Zungaria. Resta, però, intatta la sua testimonianza sulla figura e sulle avventure del Barone e, soprattutto, sul senso “magico” del destino che ivi si compiva.

    Ricordo perfettamente la straordinaria impressione che suscitò nell’Europa distratta e frenetica degli anni Venti, anche fra i lettori piú materialisti e intenti negli affari contingenti, la relazione sul collegamento mistico fra lo Hutuktu, il Bodhisattva incarnato, il Barone Ungern e il Re del Mondo, presenza invisibile ma concretamente percepibile che conferiva un significato trascendente al sacrificio a cui i Cosacchi, il fiore dei popoli russi, andavano incontro. Questo motivo del “Re del Mondo” dette fuoco alle polveri di innumerevoli discussioni, specialmente fra coloro che si accorgevano che non si trattava di una invenzione letteraria. Fra gli altri, lo stesso René Guénon lo sottopose ad una critica serrata nel suo Le Roi du Monde, dimostrandone la fondatezza, in un’epoca in cui la Scienza orientalistica praticamente nulla sapeva del mito di re Chandra-bhadra (tib. Zlâ-ba Bzan-po) depositario di una sentenza segreta comunicatagli dal Buddha, e soprattutto ignorava la saga del suo Regnum spirituale, una specie del Castello del Graal, che storici e geografi si sono in seguito affannati a ricercare in vari luoghi del Tibet e della valle del Tarim in Asia Centrale: regno visibile solo agli Eletti, che però si renderà manifesto a tutti sotto il ventiquattresimo erede di Chandra-bhadra, quando la sapienza del Kalacakra emergerà per illuminare gli uomini circa la coincidenza della loro interiorità purificata e l’Universo degli archetipi.

    La leggenda di questo Barone baltico, di stirpe germanico-magiara che, rivestito della tunica gialla del lama sotto il mantello di ufficiale imperiale, e spiegando davanti agli squadroni lo stendardo mongolo, procede “nella direzione sbagliata”, verso Ovest anziché verso Est, ove chiaramente si sarebbe salvato, è tipicamente russa, ricollegandosi al motivo sacrificale della zértvjennost’ (“l’offrirsi come vittima”) per l’istaurazione del Figlio della Benedizione sulla Terra Madre, che in veste poetica era stata enunciata dallo stesso Solovjèv.

    Nell’ultimo rapporto ufficiale, tenuto ai princípi di agosto 1921, quando la divisione asiatica di cavalleria si trovava sul fiume Selenga intenta ad interrompere la Transiberiana fra Cita e Kiakhta, egli impartí l’ordine apparentemente assurdo di compiere la conversione verso Ovest, indi verso Sud, avendo come meta gli Altai e la Zungaria. In quella occasione disse esplicitamente al generale Rjesusín che si proponeva di raggiungere, attraverso lo Hsin Kiang cinese, niente di meno che la “fortezza spirituale tibetana”, ove rigenerare se stesso e i laceri resti della sua divisione. Assassinato il suo amico Borís la sera stessa dagli ufficiali in rivolta e morti gli ultimi fedeli, egli mosse solitario verso una direzione che non aveva piú rapporto con la realtà geografica del luogo e militare della situazione, nel postremo tentativo, non di salvare la vita, bensí di ricollegarsi prima di morire con il proprio principio metafisico: il Re del Mondo.

    La sua disperata migrazione verso il Sole che tramonta era in realtà un ultimo atto di culto verso la Luce che aveva sorretto le sue imprese. Trascorse la sua ultima notte di libertà nella yurta del calmucco Ja lama. Il Barone si avvide, forse, del significato del nome del suo ospite: Ja, abbreviazione in dialetto khalka del mongolo Jayagha, “fato”, “esistenza”, “destino”, karma. E il “fato” lo consegnerà la mattina seguente alle Guardie Rosse di Shentikín, il fiduciario di Blücher. Era il 21 agosto. Regolarmente processato nel sovjet di Novonikolayevsk, senza che gli venissero toccate le spalline e la croce di San Giorgio, viene accusato di “complotto anti-sovietico per portare al trono Mikhail Romanov, efferatezze ed assassinio di masse di lavoratori russi e cinesi”. Condannato, viene fucilato due giorni piú tardi.

    Nello stesso tempo, in un angolo della lontanissima Europa, nella Germania sconquassata del primo dopoguerra, il mito del Re del Mondo giungeva per vie misteriose a gruppi di giovani intellettuali, corroborando con il suo simbolo solare i nuovi meditatori del “Vril” e le assisi della Thule-Gesellschaft.

    Pio Filippani-Ronconi

    Fonte: http://www.alchemica.it/ungernkhan.html

  2. #2
    Sparuta minoranza
    Data Registrazione
    13 Nov 2003
    Località
    "Gli Dei sono veritieri e reali, gli uomini falsi e irreali" Ananda K.Coomaraswamy
    Messaggi
    842
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Tutto vero o quasi - dissertazione su Ungern e Corto Maltese


    Il Barone Von Ungern Sternberg visto da Hugo Pratt


    Che differenza c’è tra il romanzo storico e la fiaba? Si sa che Alessandro Manzoni, alla fine, non seppe trovare una risposta. E che il suo maestro, sir Walter Scott, fa ancora mostra di sé nelle piccole librerie dei nostri bambini, dove Robin Hood si confonde con Robin Goodfellow, il diavolo folletto di una tradizione che va da prima di Merlino fino a Karl Marx.
    Qui, certo, nel mondo dichiaratamente fiabesco di Hugo Pratt, dichiarato tale dai più storici dei suoi personaggi, tutto è storico, reale, minuziosamente documentato. L’effetto di straniamento non si produrrebbe senza questa ossessione di realtà, senza questa caccia al dettaglio individuale che è la passione dei veri storici. Del resto, l’effetto di straniamento è nato forse in questo paesaggio tra Cina e Siberia, in questi anni in cui Sergej Tretjakov e Bertolt Brecht cominciavano a conoscere la Cina e la sua cultura come qualcosa di reale, più stupefacente delle fiabe di Messer Polo.
    Dunque, dichiariamolo subito chiaramente. È tutto vero e ci vogliono ricerche che forse è peccato affrontare, per ritrovare in questo romanzo i dettagli e i personaggi che forse non sono esistiti (chi può dirci se non leggeremo domani, in qualche storia della rivoluzione mongola pubblicata a Ulan Bator, della feconda collaborazione tra i due dioscuri della rivoluzione, e il leggendario amico venuto da Occidente, Corto Maltese, marinaio come quelli del Potemkin?).
    Roman Nikolaus Ungern Sternberg, preteso barone, mezzo tedesco e mezzo ungherese, ufficiale dell’armata dello zar e tentato erede di Gengiz Khan, è davvero esistito, naturalmente. E ha davvero dominato le vicende della zona di confine tra Siberia, Manciuria e Mongolia tra il 1919 e il 1920. Luogotenente dell’ataman cosacco Nikolai Scmenov, già comandante della guardia consolare di Urga e poi capo di una sorta di governo controrivoluzionario insediatosi a Cita nel 1918 sotto la protezione degli invasori giapponesi, Ungcrn è stato spesso descritto come un autentico folle. Semenov era mezzo mongolo buriato e una delle carte che giocò effettivamente nella guerra antibolscevica fu l’idea della risurrezione dell’impero di Tamerlano. Quanto a Ungern Sternberg, nessuno è in grado di dire come fu che si convincesse di essere la reincarnazione di Gengiz Khan, lui che avrebbe potuto benissimo essere un discendente dei cavalieri teutonici, quelli di Alexandcr Nevskij. Certo è che non ebbe successo nel convincere quelli che avrebbero dovuto essere i suoi sudditi, i nuovi cavalieri dell’Orda d’oro. Secondo il racconto di uno storico sovietico, l’armata che guidava nel 1920 era composta di 4000 russi, 1500-2000 tungusi e qualche decina di ufficiali giapponesi, mentre già l’anno dopo, quando entrò a Urga, il suo piccolo esercito era composto soprattutto dei giapponesi che lo appoggiavano. Però le sue fortune sembrarono davvero, per un attimo, promettere bene. I mongoli erano irritati del dominio cinese dei signori della guerra, in particolare del “piccolo Hsu”, il generale che aveva dominato Urga e imprigionato il Budda celeste. Due mesi dopo la presa di Urga, Ungern Sternberg marciava già oltre la frontiera sovietica con un grosso esercito di 11.000 uomini, fondamentalmente reclutati tra i mongoli. Fu un errore fatale perché i russi avevano appena finito di aiutare la fondazione del partito rivoluzionario del popolo mongolo, di un governo provvisorio mongolo e di un esercito rivoluzionario del popolo mongolo: guidati, appunto, dai nostri Sukhebator e Choibalsan, il Lenin e lo Stalin della Mongolia, ancora oggi il più misterioso dei paesi e da allora il più fedele o l’unico vero alleato dell ‘Urss. I sovietici intervennero per la prima volta fuori della loro frontiera asiatica per respingere l’invasore e aiutare la rivoluzione mongola. Non ebbero difficoltà a sconfiggere il barone megalomane, definitivamente. E il 22 settembre 1921 lo processarono e le fucilarono a Novosibirsk.
    Anche il resto è vero. Vera ovviamente, la storia dei cecoslovacchi che si impadronirono della Transiberiana e determinarono a lungo le sorti della guerra, in alleanza e in dissenso alternati con l’ammiraglio Kolciak e l’ataman Semenov. Vero, anche se oggi non ce lo ricordiamo più, che oltre ai giapponesi a Vladivostock sbarcarono i corpi di spedizione di tutte le principali potenze, inglesi, francesi, persino gli americani di Wilson, come qui si testimonia. Veri i nomi dei signori della guerra cinesi, Hsu Shi tseng e Chang Tso lin, alternatisi al controllo della Manciuria e anche loro amici e protetti dei giapponesi invasori. Il secondo, che non va confuso col (forse immaginario) generale Chang del racconto di Pratt (che lo nomina espressamente, forse per non farsi confondere con lui), finirà davvero su un treno, qualche anno più tardi. I giapponesi lo faranno saltare per aria, a Mukden, sperando di liberarsi di uno scomodo alleato concorrente nei controllo della Manciuria. Calcolo errato, visto che il figlio di Chang, il piccolo maresciallo Chang Hsuc liang, sarà un personaggio molto più scomodo. E qualche anno dopo arriverà a sequestrare Chang Kai sheck, forse d’accordo con i comunisti di Mao, per costringerlo a far la guerra sui serio al Sol Levante (questa storia si chiama l’incidente di Sian).
    Queste, ad ogni modo, sono vicende più tarde. Più antico, invece, è il nome della setta segreta femminile con cui Corto è alleato in questa storia, le “Lanterne rosse”. Questo era il nome dell’organizzazione femminile dei boxers, i rivoluzionari che per la prima volta fecero parlare il mondo del pericolo giallo. Pratt immagina (o sa?) che le Lanterne rosse siano risorte alla vigilia della rivoluzione cinese, provvisorie alleate del dottor Suo Yat sen in nome del riscatto del loro paese. Dopo qualche anno diventeranno il distaccamento femminile rosso, un altro nome caro agli appassionati di fumetti.
    Per concludere, un piccolo rimpianto. Peccato che la storia finisca qui. Fosse durata ancora pochi mesi, fino al settembre 1920, e forse Corto avrebbe accompagnato gli amici Sukhcbator e Choibalsan fino a Baku, non troppo lontano, al Congresso dei popoli dell’Oriente. L’avete appena visto, quel congresso, al cinema. Che bello sarebbe stato trovare anche Corto Maltese insieme a John Reed e a tutti gli altri.


    Rasputin e Corto ad Hong kong

    Fonte: http://digilander.libero.it/papinoro...nta.htm#nota-1

 

 

Discussioni Simili

  1. Metafisica della guerra: Ungern (Sternberg) Khan
    Di Gianky nel forum Eurasiatisti
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 21-11-16, 14:33
  2. gli eredi di Ungern Khan?
    Di dedelind nel forum Destra Radicale
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 10-03-12, 22:37
  3. Ungern Khan
    Di Commissario Basettoni nel forum Destra Radicale
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 10-11-07, 23:37
  4. Ungern Khan
    Di Otto Rahn nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 14-03-03, 04:04
  5. Ungern Khan: l'uomo e la leggenda
    Di Felix (POL) nel forum Storia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 05-08-02, 09:12

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito