Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 108/04 del 25 ottobre 2004, San Guadioso



Choc a Strasburgo: aborto «diritto fondamentale»
La risoluzione 1399 adottata martedì dal Consiglio d'Europa sistema l'aborto
tra i diritti fondamentali dell'uomo. Senza mai nominarlo esplicitamente.
Una forma di prudenza, una "delicatezza" linguistica, verrebbe da pensare, e
invece è esattamente il contrario, il che spiega molto bene che aria tiri
sull'argomento dalle parti di Strasburgo: «Il punto è proprio qui - dice
Patrizia Paoletti Tangheroni, parlamentare di Forza Italia al Consiglio
d'Europa -: l'aborto viene dato per scontato, non lo si nomina perché è
ovvio e c'è un atteggiamento di totale chiusura verso ogni punto di vista
alternativo». La risoluzione, adottata con 45 voti a favore e 12 contro, si
propone, già dal titolo, come una «Strategia europea per la promozione della
salute e dei diritti sessuali e riproduttivi»: quello di controllare, e
interrompere, le nascite rientra tra questi. «La discussione in aula è stata
molto esplicita - spiega Paoletti Tangheroni -: l'assunto era che l'aborto è
un diritto fondamentale, ma il fatto ancor più grave è che ci sia stato, e
continua ad esserci, un'ostilità pregiudiziale verso chi non la pensa così,
tanto che al capitolo nove della risoluzione è stato introdotto un
"richiamo" ad alcuni Stati membri dove le donne sono "costrette a ricorrere
all'aborto illegale"». Nello stesso capitolo, si sottolinea come in alcuni
Paesi dell'Europa orientale l'uso dei contraccettivi sia ancora scarsamente
diffuso. Gran parte degli emendamenti proposti dal gruppo parlamentare,
tutti bocciati, puntavano proprio a bloccare l'introduzione nella
risoluzione di giudizi di valore sui Paesi che in Europa non hanno
liberalizzato l'aborto (Irlanda, Portogallo, Polonia). «Li si vuole tacciare
di oscurantismo. Mi chiedo se non sia il contrario visto che non c'è la
minima disponibilità ad accogliere proposte diverse. Addirittura, ci hanno
rifiutato un emendamento in cui si chiedeva quantomeno di privilegiare il
ruolo dei genitori nell'educazione dei figli, rispettando la sensibilità di
ogni famiglia. Era una proposta "laica", che volevamo venisse compresa tra
le altre opzioni: non è passata». Altri emendamenti chiedevano di non
inserire l'aborto tra i diritti fondamentali: non sono stati accolti e la
risoluzione lo riconosce come tale, facendo riferimento alle precedenti
Conferenze internazionali del Cairo e di Pechino, «dove però - sottolinea la
parlamentare - che i diritti sessuali e riproduttivi siano diritti
fondamentali non viene detto, non in quei termini». Paoletti Tangheroni
denuncia anche il «paradosso» del regolamento che porta all'adozione delle
risoluzioni in seno al Consiglio d'Europa. «Perché un'Assemblea sia valida è
necessario un determinato quorum - spiega -, ma per avere diritto di
chiedere la verifica del numero legale, occorre la presenza di un sesto dei
membri titolari dell'Assemblea. Ebbene: quasi tutte le Assemblee sono al di
sotto di questo numero, il che significa che d'ufficio il numero è legale e
che risoluzioni così delicate come questa rischiano di essere adottate senza
una discussione significativa. La parlamentare ha già presentato una
richiesta di modifica del regolamento: «Un meccanismo tanto distorto-
conclude - è lesivo del diritto fondamentale alla rappresentatività».
(Da Avvenire del 7 ottobre 2004)

Nel Consiglio d¹Europa la promozione dei diritti alla sessualità, nasconde
contraccettivi e aborto
Città del Vaticano - Nel Consiglio d¹Europa la promozione del diritto alla
salute sessuale e riproduttiva nasconde delle intenzioni "contrarie al
riconoscimento del diritto alla vita", e che sostengono la diffusione dei
contraccettivi e dell?aborto, sostiene monsignor Elio Sgreccia, vice
Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. In un suo articolo
apparso sull¹Osservatore Romano (14 ottobre 2004) dal titolo Votazione
preoccupante all¹Assemblea Generale del Consiglio d?Europa, monsignor
Sgreccia analizza due documenti votati in seno all'Assemblea Parlamentare
del Consiglio d'Europa, il 5 ottobre scorso: la Risoluzione n.1399 (2004) e
la Raccomandazione n. 1675 (2004). I documenti che hanno per oggetto la
"Strategia europea per la promozione della salute e dei diritti sessuali e
riproduttivi"? sono un segnale di una mentalità e di un programma che a
partire dalla Conferenza Mondiale del Cairo e di Pechino e soprattutto dai
conseguenti ³programmi di azione? sempre più carichi di insistenza nel senso
della liberalizzazione², afferma il prelato.
Da subito, in merito agli esiti delle votazioni, il monsignore rileva che
"sui 313 componenti dell'Assemblea Parlamentare erano presenti al voto
finale 62 parlamentari che si sono così espressi: per la Risoluzione i
favorevoli sono stati 45, i contrari 12, gli astenuti 5". Mentre "per quanto
riguarda la Raccomandazione (presenti, 61), i favorevoli sono stati 48, i
contrari 11 e gli astenuti 2". In questo modo, in base al regolamento
dell¹Assemblea, spiega monsignor Sgreccia, viene comunque decretata la
validità del voto, nonostante le molte assenze su argomenti così delegati.
Entrambi i documenti, afferma Sgreccia, meritano una critica approfondita
perchè "mirano ad imporre una cultura ed una linea di legislazione contrarie
al vero significato dei diritti dell'uomo e perfino contrarie al
riconoscimento del diritto alla vita".
Nei primi due articoli della Risoluzione si afferma che il diritto alla
protezione della salute menzionato nella Carta Europea implica anche il
diritto alla salute sessuale e riproduttiva.
L'art. 2 in particolare, spiega il prelato, desume che "il diritto alla
salute sessuale e riproduttiva implica la facoltà di stabilire una relazione
intera soddisfacente e sicura, libera da coercizioni o violenze e senza che
si debba temere malattie sessualmente trasmesse (MST) ivi compresi il SIDA o
le gravidanze indesiderate. Gli individui e le coppie dovrebbero essere
poste in grado di regolare la loro fecondità senza conseguenze negative e
pericolose".
In questa descrizione, continua, a parte il riferimento alla prevenzione
delle malattie sessualmente trasmesse non figurano quegli elementi e aspetti
che riconducono alla "salute riproduttiva" e che servono ad evitare
abitudini di vita erronee nella salvaguardia della fertilità, "mentre si
esplicitano delle istanze che non hanno a che fare con la salute, ma
implicano, fra l'altro, l'aborto". Qui nell' "intento di liberare la
sessualità da ogni preoccupazione e timore", quella che si propone è una
terminologia già presentata nel corso della Conferenza del Cairo del 1994.
Infatti l¹espressione "reguler la fertilité", "fertility regulation",
"comprende oltre la contraccezione anche l'aborto (regolazione prima e dopo
i rapporti sessuali)" mentre per "conseguenze negative o pericolose"
dell'atto coniugale, si comprende il ricorso al cosiddetto aborto sicuro,
che sarebbe l'aborto legalizzato richiesto come rimedio all'aborto
clandestino che potrebbe risultare pericoloso", spiega monsignor Sgreccia.
Il monsignore ha commentato che queste proposte non hanno nulla a che vedere
con la salute, "ma piuttosto esaltano l'edonismo, che è causa spesso di
comportamenti rischiosi e, peggio ancora, insinuano il diritto all'aborto"
come "esigenza interna al diritto alla protezione della salute sancito dalla
Carta europea dei diritti sociali".
Nella Raccomandazione, costituita da un solo articolo, al n. II si esorta
invece "a concepire una strategia europea globale per la promozione della
salute e dei diritti in tema di sessualità e procreazione". "Se una tale
esortazione fosse chiaramente rivolta a rispondere a delle urgenze vere e a
mete auspicabili in tema di salute in generale riferiti alla prevenzione
delle cause di infertilità, alla prevenzione delle infezioni, alla cura
della salute della madre e del bambino concepito, come certi Stati hanno
fatto e fanno, non avremmo nulla da ridire", ha commentato. "Ma mescolare
alcune di queste istanze con cose tutt'altro che prive di ambiguità e
negatività morale, come la diffusione di ogni tipo di contraccezione
(compresi gli intercettivi e contragestativi) e lo stesso aborto, per
promuovere il tutto a livello di diritti dell'uomo, risulta una manovra da
denunciare esplicitamente", ha quindi dichiarato.
Secondo quanto annunciato il 14 ottobre da Van Den Broek, rappresentante
della Commissione Europea all¹Assemblea generale delle Nazioni Unite,
l¹Unione Europea farà quest¹anno una donazione di 75 milioni di dollari al
Fondo dall¹UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, da
destinarsi ai paesi in via di sviluppo. "L¹UNFPA - si legge nel sito di
questa stessa organizzazione - ha stimato che quella somma sarà necessaria
per venire incontro alle richieste di forniture per il 2005 di 49 paesi in
via di sviluppo che dipendono dall¹assistenza esterna per contraccettivi e
preservativi per l¹HIV".
Il monsignore ha osservato che dibattiti come quelli avvenuti nel Consiglio
d¹Europa servono ad evitare di parlare di "diritto alla vita", facendo
scomparire i termini "maternità-paternità, famiglia e matrimonio", così come
il riferimento "alle responsabilità dei comportamenti nell'ambito della
sessualità". (?)
(Agenzia Zenit del 20 ottobre 2004)

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